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«Alletteremo Hawat» continuò il Barone. «Lo nasconderemo ai Sardaukar. E terremo in riserva… la facoltà di togliergli l’antidoto del veleno. Non c’è alcun modo di asportare un veleno residuo. E, Nefud, Hawat non avrà mai bisogno di sospettarlo. L’antidoto non tradirà la sua presenza al rivelatore di veleni. Hawat potrà controllare le sue pietanze come vorrà, e non troverà alcuna traccia di veleno.»

Gli occhi di Nefud si spalancarono, indicando che aveva capito.

«L’assenza di una cosa può essere mortale come la sua presenza» disse ancora il Barone. «L’assenza dell’aria, eh? L’assenza dell’acqua, l’assenza di qualsiasi altra cosa alla quale siamo abituati.» Il Barone annuì. «Capisci, Nefud?»

Nefud inghiottì. «Sì, mio Signore.»

«Allora, muoviti. Trova il comandante dei Sardaukar e inizia le operazioni.»

«Subito, mio Signore.» Nefud s’inchinò, si voltò e si allontanò di corsa.

Hawat al mio fianco! pensò il Barone. I Sardaukar me lo daranno. Nel peggior dei casi sospetteranno che io voglia distruggere il Mentat. E io confermerò il loro sospetto! Gli idioti! Uno dei più formidabili Mentat di tutta la storia, un Mentat addestrato a uccidere, e me lo lasceranno come uno stupido giocattolo da fare a pezzi! Ma io mostrerò loro in che modo si può usare un simile giocattolo!

Il Barone infilò una mano dietro una tenda, accanto al letto a sospensione e premette un pulsante per chiamare il suo nipote più anziano, Rabban. Poi si distese di nuovo, sorridendo.

E tutti gli Atreides morti!

Quello stupido comandante delle guardie aveva ragione, naturalmente Niente poteva sopravvivere a una tempesta di sabbia su Arrakis. Non certo un ornitottero… o i suoi occupanti. La donna e il ragazzo erano morti. Tutte le corruzioni al punto giusto, le incredibili spese per trasportare quelle soverchianti forze militari sul pianeta… tutti gli ambigui rapporti confezionati su misura per le orecchie dell’Imperatore, tutto il vasto piano accuratamente messo a punto… E tutto questo, infine, dava i suoi frutti!

Potere e paura… paura e potere!

Il Barone vedeva il cammino tracciato davanti a lui. Un giorno, un Harkonnen sarebbe stato Imperatore. Non lui stesso, non il frutto della sua carne. Ma un Harkonnen. Non quel Rabban che aveva appena chiamato, naturalmente. Ma il fratello più giovane di Rabban, Feyd-Rautha. C’era in quel ragazzo una certa acutezza, una ferocia… che facevano gioire il Barone.

Un ragazzo adorabile, pensò. Diamogli ancora un anno o due: quando avrà diciassette anni, allora saprò di sicuro se è lo strumento adatto alla Casa degli Harkonnen per la conquista del trono.

«Mio Signor Barone…»

L’uomo che era comparso sulla soglia della camera da letto, al di là dello scudo, era basso di statura, il volto massiccio coi lineamenti degli Harkonnen, gli occhi stretti e le spalle grosse. C’era una certa rigidità nel suo grasso, ma si capiva chiaramente che un giorno anche lui avrebbe dovuto usare i sospensori portatili per trasportare l’eccesso del proprio peso.

Una mente dura e muscolosa in quel cervello, pensò il Barone. Non è un Mentat, mio nipote, non è un Piter de Vries, ma è senza dubbio adatto per i compiti che gli affiderò adesso. Se gli lascio piena libertà, schiaccerà tutto al suo passaggio. Oh, come lo odieranno, qui su Arrakis!

«Mio caro Rabban» disse il Barone. Disinnescò il campo di forza alla porta, ma conservò, intenzionalmente, il suo scudo individuale, sapendo che il luccichio del globo accanto al suo letto l’avrebbe rivelato.

«Mi hai chiamato» replicò Rabban. Entrò nella stanza, lanciò una rapida occhiata alla turbolenza dell’aria dovuta allo scudo. Si guardò intorno, cercando una sedia, ma non la trovò.

«Avvicinati un po’ di più, fatti vedere» l’invitò il Barone.

Rabban fece un altro passo, maledicendo quel maledetto vecchio che aveva fatto sparire le sedie per obbligare i visitatori a restare in piedi.

«Gli Atreides sono morti» disse il Barone. «Tutti, fino all’ultimo. È per questo che ti ho fatto venire su Arrakis. Di nuovo, questo mondo è tuo.»

Rabban ammiccò: «Ma io credevo che tu avessi proposto a Piter de Vries di…»

«Anche Piter è morto.»

«Piter?»

«Piter.»

Il Barone riattivò il campo della porta, contro qualsiasi penetrazione di energia.

«Ti sei finalmente stancato di lui, eh?» chiese Rabban.

La sua voce risuonò piatta e senza vita nella stanza schermata.

«Una volta per tutte, ascoltami bene» tuonò il Barone. «Tu insinui che io abbia eliminato Piter come si cancella un’inezia… così?» Fece schioccare le dita grassocce. «Non sono così stupido, nipote. La prossima volta che ti salterà in mente di suggerire, con le parole o con gli atti, che io sia uno stupido, non lascerò passare l’offesa!»

Un lampo di paura comparve negli occhi porcini di Rabban. Egli sapeva, entro certi limiti, fino a che punto il Barone avrebbe agito contro un membro della sua famiglia. Non l’avrebbe certo ucciso, a meno che non ne avesse ricavato un enorme profitto o non fosse stato provocato. Ma ugualmente una punizione di famiglia poteva essere molto dolorosa.

«Perdonami, Mio Signore e Barone» balbettò Rabban. Abbassò gli occhi, sia per nascondere la rabbia sia per mostrarsi ossequioso.

«Non cercare d’ingannarmi, Rabban» disse il Barone.

Rabban tenne gli occhi abbassati, inghiottendo.

«Ti ho insegnato una cosa» insistette il Barone. «Mai sopprimere un uomo senza riflettere, come potrebbe farlo una faida con un processo completamente automatico. Fallo sempre per qualche ragione fondamentale… e sii consapevole di questa ragione!»

«Ma tu hai fatto uccidere il traditore, Yueh!» La rabbia trapelava dalle parole di Rabban. «Quando sono arrivato, la notte scorsa, ho visto che trascinavano fuori il suo corpo!» Si arrestò, fissando lo zio, spaventato dal suono delle sue stesse parole.

Ma il Barone sorrise: «Io sono molto prudente con le armi pericolose» disse. «Il dottor Yueh era un traditore. Mi ha consegnato il Duca.» La voce del Barone divenne più squillante. «Ho corrotto un dottore della Scuola Suk! La Scuola Interna! Hai capito, ragazzo? Un’arma micidiale… guai a lasciarla in giro. Non l’ho soppresso senza riflettere.»

«L’Imperatore sa che hai corrotto un dottore della Scuola Suk?»

Domanda acuta, pensò il Barone. Ho forse giudicato male questo mio nipote?

«L’Imperatore ancora non lo sa» rispose. «Ma i suoi Sardaukar certamente glielo diranno. Prima che questo accada, tuttavia, avrò già fatto pervenire nelle sue mani il mio rapporto, attraverso la CHOAM. Gli spiegherò che, per fortuna, ho scoperto un dottore che fingeva di essere condizionato. Un falso dottore, capisci? Poiché tutti sanno che non è possibile violare il condizionamento di una Scuola Suk, la mia affermazione sarà accettata.»

«Ah, vedo» mormorò Rabban.

E il Barone pensò: Spero davvero che tu capisca. Spero che tu capisca la necessità del segreto. Ma all’improvviso si chiese: Perché ho fatto questo? Perché mi sono vantato con questo mio sciocco nipote che dovrò utilizzare e poi scartare? Il Barone s’infuriò con se stesso. Sentì di essersi tradito.

«È necessario che resti segreto» disse Rabban. «Capisco.»

Il Barone sospirò: «Nipote mio, questa volta le tue istruzioni per Arrakis sono diverse. Quando hai governato questo mondo per l’ultima volta, ti ho strettamente imbrigliato. Questa volta, invece, ho un’unica richiesta da farti».