Выбрать главу

«E i vermi?»

«Ce ne saranno senz’altro» replicò Paul.

Jessica si concentrò sulla sua stanchezza, sui muscoli doloranti che le offuscavano i sensi. «Non sarebbe meglio fermarci e mangiare?»

Paul si tolse lo zaino dalle spalle, si sedette sulla roccia e appoggiò la schiena allo zaino. Jessica si sostenne alla sua spalla, mentre si lasciava scivolare sulla roccia accanto a lui. Sentì Paul girarsi e frugare, cercando qualcosa.

«Ecco» disse.

Jessica sentì la sua mano secca e coriacea che le porgeva due capsule energetiche. Le inghiottì con un sorso d’acqua, che aspirò a malincuore dal tubo della tuta.

«Bevi tutta la tua acqua» l’invitò Paul. «Assioma: il miglior posto dove conservare la tua acqua è il tuo corpo. Conserva la tua energia e ti fa sentire più forte. Abbi fiducia nella tua tuta distillante.»

Jessica obbedì e svuotò completamente le tasche di raccolta. Sentì l’energia che le ritornava. Allora assaporò quel momento di calma e di stanchezza, e ricordò le parole che una volta il menestrello guerriero Gurney Halleck le aveva detto: «Meglio un tozzo di pane tranquilli, che una casa piena di lotte e di sospetti».

Jessica le ripeté a voce alta. Paul annuì.

«Tipico di Gurney» disse.

Jessica colse in queste parole la rievocazione di un morto, e pensò: Sì, il povero Gurney potrebbe esser morto. Tutta la gente degli Atreides era morta, o prigioniera, o sperduta in quel vuoto senz’acqua, come loro.

«Gurney aveva sempre pronta la citazione giusta» riprese Paul. «M’immagino di sentirlo, in questo momento: ’Asciugherò questi fiumi, venderò la terra ai cattivi, trasformerò il paese e quanto c’è sopra in un’arida distesa, e questo per mano straniera!’»

Jessica chiuse gli occhi, commossa fino alle lagrime dalla tristezza che sentiva nella voce di suo figlio.

Poco dopo Paul disse ancora: «Come… ti senti?»

Lei capì che la domanda riguardava il suo stato, e rispose: «Tua sorella non nascerà prima di molti mesi. Mi sento ancora… in forze».

E pensò: È mio figlio e gli parlo con tanta rigida formalità! Poi, secondo la Via Bene Gesserit, cercò la spiegazione del proprio comportamento e la trovò: Ho paura di mio figlio. Mi spaventa la sua diversità. E ancor più quello che potrebbe vedere davanti a noi, sulla nostra strada. E quello che potrebbe dirmi.

Paul si calò il cappuccio sugli occhi. Ascoltò il sottile brusio della notte. I suoi polmoni erano pieni del suo stesso silenzio. Il naso gli prudeva. Lo grattò, si tolse il filtro e percepì l’intenso odore di cinnamomo nell’aria.

«C’è del melange qui vicino» disse.

Un vento leggero gli accarezzò le guance e fece ondeggiare il suo «burnus». Ma questo vento, lo sentì chiaramente, non era foriero di tempesta.

«Presto sarà l’alba» disse ancora.

Jessica annuì.

«C’è un solo modo di attraversare senza pericolo le sabbie aperte. I Fremen lo usano.»

«E i vermi?»

«Se piantassimo qui nelle rocce un martellatore… Ne ho uno nello zaino. Terrebbe occupato il verme per un certo tempo.»

Jessica considerò il deserto sotto la luna, fino all’altra scarpata: «Abbastanza tempo per arrivare laggiù?»

«Forse. E se noi riuscissimo a marciare producendo soltanto rumori naturali, quei rumori che non attirano i vermi…»

Paul studiò il deserto piatto cercando nella sua memoria presciente, ritrovando le misteriose allusioni ai martellatori e agli ami da creatore che aveva letto nel manuale dei Fremen. Gli sembrava strano dover provare soltanto quel terrore dei vermi. Giusto al di là della sua consapevolezza, c’era la convinzione che i vermi dovevano essere rispettati, e non temuti, se… se…

Scosse la testa.

«Dovranno essere rumori senza alcun ritmo» disse Jessica.

«Che cosa? Oh, sì. Se camminiamo irregolarmente… La sabbia, ogni tanto, frana spontaneamente. I vermi non possono precipitarsi verso ogni suono. Ma dobbiamo essere completamente riposati, per questo.»

Fissò nuovamente l’alta parete di roccia alle sue spalle e lesse il passaggio del tempo nelle ombre verticali disegnate dalla luna: «Sarà alba tra un’ora».

«Dove passeremo la giornata?»

Paul si voltò a sinistra e puntò la mano: «Lo strapiombo gira a nord da quella parte. Vedi com’è eroso? Quello è il lato esposto al vento. Vi saranno senz’altro profondi crepacci, laggiù».

«Non sarebbe meglio partire subito?» disse Jessica.

Paul si alzò e l’aiutò a rimettersi in piedi. «Sei abbastanza riposata per la discesa? Voglio arrivare il più presto possibile vicino al deserto, prima di accamparci.»

«Abbastanza.» E con un gesto lo invitò ad aprire la marcia.

Paul esitò, poi sollevò lo zaino, lo agganciò alle spalle e cominciò a muoversi sulla roccia.

Se soltanto avessimo dei sospensori, pensò Jessica. Sarebbe così semplice saltare laggiù. Ma forse i sospensori sono un’altra delle cose che vanno evitate in pieno deserto. Forse attirano i vermi allo stesso modo di uno scudo.

Arrivarono a una serie di sporgenze che digradavano verso il basso, e più in là videro una spaccatura, messa in risalto dal chiaro di luna, che sprofondava nella roccia. Paul iniziò la discesa, muovendosi con cautela ma in fretta, poiché era ovvio che il chiaro di luna non sarebbe durato per molto. S’inabissarono in un mondo di ombre sempre più profonde. Forme rocciose appena visibili oscurarono le stelle intorno a loro. Il crepaccio si restrinse fino a soli tre metri di larghezza, sull’orlo di un pendio di sabbia grigia che sprofondava nelle tenebre.

«Possiamo scendere?» bisbigliò Jessica.

«Credo di sì.»

Paul saggiò la superficie col piede.

«Possiamo lasciarci scivolar giù» disse. «Io vado per primo. Aspetta finché non sentirai che mi sono fermato.»

«Sii prudente.»

Paul si lasciò scivolare lungo il pendio, ruzzolando e slittando sulla superficie soffice fino a trovarsi su una distesa quasi piatta ricoperta di sabbia indurita, tra le muraglie rocciose. Sentì allora il rumore della sabbia che franava dietro di lui. Si voltò, cercò di distinguere la sommità del pendio nell’oscurità, e fu investito da una valanga di sabbia che rumoreggiò a lungo prima di fermarsi.

«Madre?» chiamò, nel silenzio improvviso.

Non ci fu risposta.

«Madre?»

Lasciò andare lo zaino e si precipitò sul pendio, cercando di risalirlo, scavando la sabbia come un animale impazzito. «Madre!» ansimò. «Madre, dove sei?»

Un’altra valanga di sabbia lo investì, seppellendolo fino ai fianchi. Si strappò via con violenza.

È stata travolta dalla valanga, pensò. La sabbia l’ha seppellita. Devo restare calmo e avanzare con precauzione. Non soffocherà subito. Entrerà in sospensione bindu per ridurre il consumo di ossigeno. Sa che sto scavando per ritrovarla.

Seguendo l’addestramento Bene Gesserit che lei gli aveva insegnato, Paul placò il furioso battito del cuore e ridusse la mente a una lavagna vuota, sulla quale gli ultimi istanti del passato potevano comparire di nuovo. La sua memoria rievocò ogni singolo movimento, vortice o contorsione della valanga, con enorme ricchezza di particolari, anche se il tempo richiesto fu in realtà una frazione di secondo. Quindi Paul si mosse lungo il pendio, obliquamente, sondando con cautela fino a ritrovare la parete rocciosa e una sporgenza su di essa. Cominciò a scavare, lentamente, per non causare un’altra valanga. Le sue dita incontrarono un lembo di tessuto. Lo seguì, trovò un braccio. Con delicatezza proseguì fino a liberare il viso.

«Mi senti?» bisbigliò.

Nessuna risposta.