Выбрать главу

Scavò più in fretta, liberando le spalle. Jessica si afflosciava sotto le sue mani, ma sentì il debole battito del suo cuore.

Sospensione bindu, disse tra sé.

La liberò dalla sabbia fino alla vita, l’afferrò per le spalle e la tirò verso il basso, prima lentamente, poi sempre più veloce: sentì la sabbia aprirsi e liberare la presa. Tirò il corpo di Jessica sempre più forte, ansimando e lottando per mantenere l’equilibrio. Poi scivolò sulla sabbia compatta, si caricò il corpo sulle spalle e corse disperatamente mentre l’intero pendio sabbioso precipitava dietro di lui, rombando tra le pareti rocciose.

Si fermò alla fine del crepaccio e guardò trenta metri più in basso l’ininterrotta distesa di dune. Distese dolcemente Jessica sulla sabbia e pronunciò le parole che l’avrebbero fatta uscire dalla catalessi. Jessica si risvegliò lentamente, il suo respiro si fece più intenso.

«Sapevo che mi avresti salvata» bisbigliò.

Lui si guardò alle spalle, seguendo la spaccatura sempre più in alto, «Sarebbe stato meglio che non ti avessi trovata» disse.

«Paul!»

«Ho perduto lo zaino» spiegò. «È sepolto sotto cento tonnellate di sabbia, come minimo…»

«Tutto?»

«L’acqua di riserva, la tenda distillante… tutto quello che conta.» Si toccò una tasca. «Ho ancora la parabussola.» Frugò nella cintura. «Coltello e binocolo. Almeno, faremo in tempo a dare un’occhiata al luogo dove moriremo.»

In quel momento il sole comparve sull’orizzonte, in qualche punto a sinistra, al di là del crepaccio. I colori rifulsero sulla sabbia. Un coro di uccelli intonò il suo canto dai nidi tra le rocce.

Ma Jessica vide soltanto la disperazione negli occhi di Paul. Parlò con una punta di disprezzo: «È questo che ti è stato insegnato?»

«Ma non capisci?» disse lui. «Tutto quello che ci è indispensabile a sopravvivere nel deserto è perduto sotto quella montagna di sabbia!»

«Tu hai ritrovato me» e la sua voce, adesso, era dolce e ragionevole.

Paul si accovacciò sui talloni. Il suo sguardo esaminò il nuovo pendio che si era formato. La sabbia era soffice, instabile.

«Se soltanto potessimo bloccarne una piccola parte» disse, «e scavare un pozzo fino allo zaino. Ma ci serve acqua per questo, e noi non ne abbiamo abbastanza…» S’interruppe di colpo. «Della schiuma!»

Jessica restò immobile, per paura di disturbare l’iperconcentrazione mentale di suo figlio.

Paul scrutò fra le dune, cercando insieme con gli occhi e con le narici: trovò la direzione giusta, poi concentrò la sua attenzione su un tratto di sabbia più scuro, sotto di loro.

«Spezia» disse. «La sua essenza è altamente alcalina. E ho la parabussola. La sua pila contiene dell’acido.»

Jessica si raddrizzò contro la roccia.

Paul l’ignorò, balzò in piedi e si precipitò sulla superficie indurita dal vento che si protendeva dal fondo della spaccatura fin dentro al deserto.

Jessica osservò il modo in cui lui camminava, interrompendosi ad ogni passo: una pausa… un passo… un altro… una scivolata… una pausa…

Non c’era alcun ritmo, in questo, che potesse indicare a un verme in cerca di preda che qualcosa di estraneo al deserto si muoveva laggiù.

Paul raggiunse il giacimento di spezia, ne prelevò una manciata e la raccolse in una piega della tuta, poi ritornò alla spaccatura. Cosparse la spezia sulla sabbia, davanti a Jessica, si accovacciò e cominciò a smontare la parabussola, usando la punta del coltello. Il quadrante si staccò. Paul si sfilò la sciarpa, vi mise sopra le varie parti della bussola, poi estrasse la batteria. Poi tolse il meccanismo interno, lasciando un compartimento vuoto largo e piatto nello strumento.

«Avrai bisogno di acqua» gli disse Jessica.

Paul staccò l’estremità del tubo dal collo, ne succhiò una boccata e la sputò nel compartimento vuoto.

Se non riesce sarà acqua sprecata, pensò Jessica. Ma in questo caso non avrà più importanza.

Col suo coltello Paul praticò un foro nella batteria, spargendo i cristalli nell’acqua. Essi schiumeggiarono leggermente, poi si calmarono.

Jessica percepì un movimento sopra di loro: alzò gli occhi e vide una fila di falchi in alto sulla spaccatura. Erano appollaiati, con lo sguardo fisso nell’acqua.

Grande Madre! pensò Jessica. Possono percepire l’acqua perfino a quella distanza!

Paul aveva di nuovo applicato il coperchio alla parabussola, escludendo il pulsante di regolazione per lasciare un piccolo foro. Afferrando con una mano lo strumento così trasformato e una manciata di spezia con l’altra, risalì lungo il crepaccio, studiando la struttura del pendio. La sua tuta si rigonfiava dolcemente, non più trattenuta dalla sciarpa. Avanzò sprofondando nella sabbia, provocando una serie di piccole frane.

Poi si fermò, infilò un pizzico di spezia nella parabussola e agitò lo strumento.

La schiuma verde ribollì dal foro del pulsante. Paul la fece schizzare sul pendio, creando in quel punto una piccola diga che subito consolidò scalciandovi sopra la sabbia e versando altra schiuma.

Dal basso, Jessica lo chiamò: «Posso aiutarti?»

«Vieni su e scava. Ci sono ancora tre metri. Ce la faremo a stento.» Mentre parlava, la schiuma cessò di schizzare dallo strumento.

«Presto» disse Paul. «Non so per quanto tempo la schiuma tratterrà la sabbia.» Jessica si arrampicò con le mani e i piedi al fianco di Paul, mentre suo figlio versava un altro pizzico di spezia nel buco, scuotendo la parabussola. La schiuma schizzò fuori un’altra volta.

Mentre Paul riprese a consolidare la diga, Jessica scavò con le mani, gettando la sabbia giù per il pendio. «Quanto manca?» ansimò.

«Circa tre metri» disse Paul. «Ma la posizione è approssimativa. Forse dovremo allargare il buco.» Si spostò di un passo, scivolando sulla sabbia molle. «Scava obliquamente all’indietro. Non verso il basso.»

Jessica obbedì.

Lentamente, la buca si approfondì fino al livello del bacino esterno, e non c’era alcuna traccia dello zaino.

È possibile che io abbia sbagliato i calcoli? si chiese Paul. Mi sono lasciato prendere dal panico e ho sbagliato? La paura ha intaccato le mie capacità?

Guardò dentro la parabussola. Ormai l’acido si era quasi consumato.

Jessica si raddrizzò nella buca, si sfregò contro la guancia una mano macchiata di schiuma. I suoi occhi incontrarono quelli di Paul.

«All’altezza della tua testa» disse Paul. «Lentamente.» Aggiunse un altro pizzico di spezia nel contenitore, spruzzando la schiuma intorno alle mani di Jessica mentre cominciava a intagliare un foro verticale sulla parete della buca. Subito le sue mani incontrarono qualcosa di duro. Lentamente, Jessica liberò un pezzo di cinghia con una fibbia di plastica.

«Basta così» bisbigliò Paul. «Non abbiamo più schiuma.»

Jessica strinse la cinghia con la mano e alzò gli occhi, a guardarlo. Paul scaraventò la bussola giù nel bacino e disse: «Porgimi l’altra mano. Ora, ascoltami attentamente. Ti tirerò violentemente verso il basso, lungo il pendio. Non lasciare la cinghia. Non precipiterà più molta sabbia dall’alto; ormai il pendio si è stabilizzato. Cercherò di tenere la tua testa fuori della sabbia. Quando la sabbia avrà riempito tutto, potrò scavarti fuori insieme allo zaino».

«Capisco» disse Jessica.

«Sei pronta?»

«Sono pronta.» Strinse le dita intorno alla cinghia.

Con uno strappo violento Paul la sollevò per metà fuori dalla buca; e le tenne la testa sollevata mentre la barriera di schiuma cedeva e la sabbia si rovesciava giù. Quando la frana si arrestò, Jessica era seppellita fino alla vita, un braccio e una spalla anch’essi prigionieri, ma il suo mento era appoggiato su una piega della tuta di Paul. Le spalle le facevano male per lo sforzo.