Halleck distolse gli occhi dal riflesso del proprio viso e fissò Tuek. Ora scopriva la somiglianza col padre: le sopracciglia folte, il profilo duro e tagliente delle guance e del naso.
«I vostri uomini mi hanno detto che vostro padre è morto, ucciso dagli Harkonnen» disse Halleck.
«Dagli Harkonnen o da uno dei vostri che ha tradito» gli rinfacciò Tuek.
Halleck ebbe uno scatto di collera, nonostante la stanchezza. Si raddrizzò e disse: «Potete farmi il nome del traditore?»
«Non ne siamo certi.»
«Thufir Hawat sospettava di Lady Jessica.»
«Ah… la strega Bene Gesserit… forse. Ma ora Hawat è prigioniero degli Harkonnen.»
«Lo so.» Halleck respirò profondamente. «Sembra che si preparino altri massacri.»
«Noi non faremo niente che attiri l’attenzione» dichiarò Tuek.
Halleck s’irrigidì. «Ma…»
«Voi e i vostri uomini potrete ripararvi fra noi» disse ancora Tuek. «Voi parlate di gratitudine. Molto bene: lavorate per pagare il vostro debito verso di noi. Abbiamo sempre lavoro per degli uomini in gamba. Tuttavia siamo pronti a uccidervi con le nostre mani alla prima mossa contro gli Harkonnen.»
«Ma hanno ucciso vostro padre!»
«Forse, ma vi darò la stessa risposta che avrebbe dato mio padre a quelli che agiscono senza pensare: ’Pesante è la pietra e densa la sabbia; ma non sono nulla al confronto della furia di un pazzo’».
«Volete dire che non farete niente, allora?» lo schernì Halleck.
«Non ho detto niente di simile. Ho detto soltanto che voglio proteggere il nostro contratto con la Gilda. La Gilda esige un comportamento circospetto. Ci sono altri modi per distruggere un nemico.»
«Ah…»
«Sì, davvero. Se avete in mente di cercare la strega, fatelo pure. Ma vi avverto che probabilmente è troppo tardi… E io dubito che sia lei quella che cercate.»
«Hawat si è sbagliato molto di rado.»
«Ma è caduto nelle mani degli Harkonnen.»
«Credete che sia lui il traditore?»
Tuek scrollò le spalle. «Poco importa. Noi siamo convinti che la strega sia morta. Almeno, lo credono gli Harkonnen.»
«Sembra che voi sappiate parecchio sugli Harkonnen.»
«Supposizioni… voci e sospetti.»
«Noi siamo in settantaquattro» disse Halleck. «Se voi ci proponete seriamente di arruolarci nelle vostre file, dovete essere convinto che il nostro Duca sia morto.»
«Il suo corpo è stato visto.»
«E anche il ragazzo, il Giovane Duca Paul?» Tentò invano d’inghiottire: aveva come un nodo alla gola.
«Secondo le ultime informazioni si è sperduto con la madre in una tempesta in pieno deserto. Probabilmente, neppure le sue ossa saranno mai ritrovate.»
«Così, la strega è morta… Tutti morti, allora.»
Tuek annuì. «E Beast Rabban, così mi dicono, riprenderà il suo posto sul trono di Dune.»
«Il Conte Rabban di Lankiveil?»
«Sì.»
Halleck lottò alcuni istanti per dominare l’ondata di rabbia che minacciava di travolgerlo. «Ho un conto personale con Rabban. Le vite dei miei…» (Si sfregò la cicatrice). «… e anche questo…»
«Non si rischia tutto per liquidare un conto troppo presto» disse Tuek. Si accigliò nel vedere il gioco dei muscoli sulla mascella di Halleck, il suo sguardo assente.
«Lo so… lo so…» Halleck sospirò.
«Voi e i vostri uomini… potete pagarvi il viaggio fuori di Arrakis lavorando per noi. C’è una grande disponibilità di posti…»
«Lascio i miei uomini liberi di scegliere… Ma se Rabban è qui, io resto.»
«Dopo le vostre parole, non sono più così sicuro di desiderare che voi restiate.»
Halleck fissò il contrabbandiere: «Dubitate della mia parola?»
«No…»
«Voi mi avete salvato dagli Harkonnen. Ho giurato fedeltà al Duca Leto per l’identica ragione. Resterò su Arrakis… con voi… o con i Fremen.»
«Che un pensiero sia espresso oppure no» replicò Tuek, «è pur sempre una cosa reale e potente. Forse, tra i Fremen, voi scoprireste che la linea che separa la vita dalla morte è troppo fragile e incerta.»
Halleck chiuse gli occhi per un attimo e nuovamente sentì la stanchezza. «’Dov’è il Signore che ci ha guidato in questa terra di deserti e di abissi?’» mormorò.
«Agite lentamente e il giorno della sua vendetta arriverà» disse Tuek. «La rapidità è lo strumento di Shaitan. Placate il vostro dolore… Possiamo aiutarvi in questo. Vi sono tre cose che alleggeriscono l’anima: l’acqua, l’erba verde e la bellezza di una donna.»
Halleck aprì gli occhi. «Preferirei che il sangue di Rabban Harkonnen zampillasse ai miei piedi.» Fissò Tuek. «Verrà quel giorno?»
«Io non posso aiutarvi ad affrontare il domani, Gurney Halleck. Posso soltanto aiutarvi ad affrontare l’oggi.»
«Accetto l’aiuto e resterò fino al giorno in cui voi mi direte di vendicare vostro padre e tutti gli altri che…»
«Ascoltatemi, guerriero.» Tuek si piegò in avanti sulla scrivania, la testa incassata tra le spalle, lo sguardo intenso. Il suo viso era diventato una maschera di pietra. «L’acqua di mio padre… la riacquisterò io stesso, con la mia lama.»
Halleck lo fronteggiò. In quel momento Tuek gli ricordò il Duca Leto: un condottiero di uomini, coraggioso, sicuro di sé e della sua autorità. Era come il Duca… prima di Arrakis.
«Volete la mia lama al vostro fianco?» domandò Halleck.
Tuek si rilassò sulla sedia, studiando Halleck in silenzio.
«Voi pensate a me come un guerriero?» insistette Halleck.
«Voi siete l’unico dei luogotenenti del Duca che sia riuscito a salvarsi» replicò Tuek. «I nemici erano in numero soverchiante e tuttavia voi vi siete battuto contro di essi… e li avete sconfitti, come noi abbiamo sconfitto Arrakis.»
«Come?»
«Qui ci tolleriamo a vicenda, Gurney Halleck» continuò Tuek. «Arrakis è il nostro nemico.»
«Un nemico alla volta, non è così?»
«È così.»
«Anche i Fremen fanno così?»
«Forse.»
«Voi avete detto che potrei trovare la vita coi Fremen troppo dura. Vivono nel deserto, all’aperto. È questa la ragione?»
«Chissà dove vivono i Fremen? Per noi, la Piana Centrale è terra di nessuno. Ma io vorrei che parlassimo un po’ più di…»
«Mi dicono che la Gilda si avventura raramente con le sue navi cariche di spezia sul deserto» disse Halleck. «E corrono voci che, sapendo guardare, si scorgono chiazze di verde qua e là.»
«Voci, soltanto voci!» Tuek lo schernì. «Ora, volete scegliere tra me e i Fremen? Noi garantiamo una certa sicurezza, abbiamo il nostro sietch scavato nella roccia, i nostri bacini nascosti. La nostra vita è quella di esseri civili. I Fremen sono poche bande di pezzenti che noi usiamo come cacciatori di spezia!»
«Ma uccidono gli Harkonnen.»
«E volete sapere i risultati? Anche in questo momento sono perseguitati, cacciati come animali… coi laser, perché non hanno scudi. Saranno sterminati. E perché? Perché hanno ucciso degli Harkonnen.»
«Ma sono proprio Harkonnen quelli che hanno ucciso?» domandò Halleck.
«Che cosa volete dire?»
«Non avete sentito parlare della presenza dei Sardaukar al fianco degli Harkonnen?»
«Ancora voci.»
«Ma un pogrom… Non è una cosa da Harkonnen. Un pogrom è uno spreco.»
«Io credo soltanto a quello che vedo» ribatté Tuek. «Fate la vostra scelta, guerriero. Io, o i Fremen. Io vi prometto un rifugio e la possibilità di spargere quel sangue che voi e io vogliamo. Potete esserne sicuro. I Fremen vi offriranno soltanto la vita di un animale braccato.»