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«È bene che tu capisca» riprese Stilgar. «Non c’è tempo di metterti alla prova, donna. Ma non vogliamo che la tua ombra ci affligga. Prenderò tuo figlio. Il fanciullo-uomo avrà tutto il mio appoggio e sarà accolto nella mia tribù. Ma tu, donna… Non c’è niente di personale in questo, capisci? È Istislah, la regola nell’interesse di tutti. Non ti basta?»

Paul fece un passo avanti. «Cosa vuol dire tutto questo?»

Stilgar gli lanciò un’occhiata, senza distogliere la sua attenzione da Jessica. «A meno che tu non sia stata addestrata sin dalla fanciullezza a vivere qui, potresti causare la distruzione dell’intera tribù. È la legge, non possiamo accettare gli inutili.»

Il movimento di Jessica s’iniziò come uno svenimento: il corpo parve sul punto di afflosciarsi. Fin troppo ovvio, da parte di una straniera debole e infelice. E ciò che è ovvio rallenta le reazioni dell’avversario. Ci vuole qualche istante per riconoscere una cosa nota, se essa ci viene mascherata come qualcosa di diverso. Jessica entrò in azione nell’istante in cui vide la sua mano sinistra frugare nel mantello per estrarre un’arma e puntarla contro di lei. Girò fulminea su se stessa, calò un colpo col taglio della mano in un turbinio confuso di vesti, e si ritrovò con le spalle alla roccia e l’uomo indifeso davanti a lei.

Al primo movimento della madre, Paul era balzato indietro. Mentre lei attaccava, si tuffò nell’ombra. Un uomo barbuto gli tagliò la strada, puntando un’arma. Paul colpì l’uomo sotto lo sterno con un colpo secco della mano, lo schivò e colpì ancora alla base del collo, strappandogli l’arma mentre cadeva.

Poi si nascose nell’ombra, arrampicandosi fra le rocce, l’arma infilata nella cintura. L’aveva identificata nonostante la sua forma poco familiare: un’arma che scagliava piccoli dardi, e questo diceva molte cose su quegli uomini, un altro indizio che qui non si usavano gli scudi.

Concentreranno le loro forze su mia madre e su Stilgar. Lei può neutralizzarlo. Devo trovare una posizione dalla quale attaccarli e darle il tempo di fuggire.

Nel bacino, numerose molle scattarono: dardi crepitarono sulle rocce intorno a lui. Uno gli sfiorò la tuta. Scivolò dietro una roccia al riparo, e si trovò in una stretta fenditura verticale: cominciò a scalarla, centimetro per centimetro, schiacciando la schiena su un lato e puntando i piedi sull’altro, il più silenziosamente possibile.

La voce di Stilgar ruggì: «Stai indietro, pidocchio dalla testa di verme! Mi spezzerà il collo se ti avvicini!»

Un’altra voce disse: «Stil, il ragazzo è fuggito! Che cosa…»

«Ma certo che è fuggito, cervello di sabbia… Ahi, donna, ferma!»

«Di’ che smettano d’inseguire mio figlio!» ordinò Jessica.

«Hanno già smesso, donna. È fuggito come volevi tu. Grandi Dèi del profondo! Perché non mi hai detto che eri una maga e una guerriera?»

«Di’ ai tuoi uomini di ritirarsi» disse Jessica. «Di’ che vadano in mezzo al bacino, dove posso vederli… ed è meglio che tu dia per certo che io sappia quanti sono.»

E pensò: Siamo in un momento delicato. Ma se quest’uomo è sveglio quanto sembra, abbiamo una speranza.

Paul continuava a salire, centimetro per centimetro. Trovò una stretta sporgenza su cui riposare, si fermò e guardò giù nel bacino. La voce di Stilgar lo raggiunse.

«E se rifiuto? Come puoi… Uuugh! Ferma, donna! Non voglio più farti del male. Grandi Dèi! Se puoi far questo al più forte di noi, vali dieci volte il tuo peso in acqua!

Ora, la prova della ragione, pensò Jessica, e disse: «Tu cerchi il Lisan al-Gaib».

«Voi potreste essere le persone della leggenda» disse Stilgar, «ma non lo crederò finché non sarà stato provato. Tutto quello che so è che siete venuti qui con quello stupido Duca, il quale… Aaaah! donna! Non m’importa se mi uccidi! Era un uomo d’onore e coraggioso, ma è stato stupido a cacciarsi nella trappola degli Harkonnen!»

Silenzio.

«Non aveva scelta» replicò Jessica, dopo qualche istante. «Ma non parliamo di questo. Ora, ordina al tuo uomo dietro il cespuglio, laggiù, di smetterla di puntare la sua arma contro di me, altrimenti sbarazzerò l’universo della tua presenza e dopo mi occuperò anche di lui.»

«Tu, laggiù!» ruggì Stilgar. «Fa’ come dice!»

«Ma, Stil…»

«Fa’ come dice, faccia di verme, testa di sabbia, sterco di lucertola! Fallo, o l’aiuterò a farti a pezzi! Non capisci il valore di questa donna?»

L’uomo nel cespuglio si alzò in piedi e abbassò l’arma.

«Ha obbedito» disse Stilgar.

«Ora» replicò Jessica, «spiega chiaramente ai tuoi quello che ti aspetti da me. Non voglio che qualche giovane testa calda compia un errore così pazzo.»

«Quando noi scivoliamo nei villaggi e nelle città dobbiamo mascherare la nostra origine, mescolandoci alla gente del graben e del pan» fece Stilgar. «Non portiamo armi, perché il cryss è sacro. Ma tu, donna, tu conosci l’arte magica del combattimento. Ne avevamo sentito parlare, e molti dubitavano, ma non si può dubitare di quello che si è visto coi propri occhi. Hai vinto un Fremen armato. Una simile arma, nessuna perquisizione potrà mai scoprirla…»

Un confuso agitarsi nel bacino indicò che le parole di Stilgar coglievano nel segno.

«E se io acconsentissi a insegnarvi questa… arte magica?»

«Avrai il mio appoggio, come tuo figlio.»

«Come possiamo esser certi che dici il vero?»

La voce di Stilgar smarrì un po’ della sua ragione e divenne amara. «Qui all’aperto, donna, non abbiamo carte o contratti. Noi non facciamo promesse alla sera, per dimenticarle all’alba successiva. Quando un uomo dice una cosa, è un contratto. Io sono il capo del mio popolo. Esso è legato alla mia parola. Insegnaci la tua magica abilità nel combattere, e avrai protezione fin quando lo vorrai. La tua acqua si mescolerà con la nostra acqua.»

«Puoi parlare per tutti i Fremen?» domandò Jessica.

«Col tempo, può darsi. Mio fratello Liet è l’unico che può parlare a nome di tutti. Qui, io posso soltanto prometterti il segreto. La mia gente non parlerà di voi a nessun altro sietch. Gli Harkonnen sono ritornati in forze su Dune, e il vostro Duca è morto. Si dice che anche voi siate morti in una Madre delle Tempeste. Il cacciatore non cerca prede già morte.»

È una protezione, pensò Jessica. Ma questa gente dispone di buoni mezzi di comunicazione e può sempre inviare un messaggio.

«Penso che sia stata posta una taglia sulla nostra testa» disse.

Stilgar tacque, e Jessica riuscì quasi a vedere i pensieri che gli vorticavano nella mente, mentre i suoi muscoli le guizzavano tra le dita.

Poco dopo, parlò: «Lo ripeto, vi ho dato la parola della tribù. La mia gente ora conosce il vostro valore. Che cosa potrebbero offrirci gli Harkonnen? La nostra libertà? Ah! … No, voi siete il taqwa, che può comperare più cose di tutta la spezia nei forzieri degli Harkonnen».

«Allora v’insegnerò il modo di combattere» disse Jessica, e percepì l’intensità rituale che inconsciamente animava le sue parole.

«Ora mi lascerai andare?»

«Così sia» fece Jessica. Lo liberò e fece un passo di lato, offrendosi alla vista di tutti gli uomini riuniti nel bacino. Questo è il mashad, pensò, l’ultima prova. Ma Paul deve sapere come sono questi uomini, anche se dovessi morire perché lui lo sappia.

Nel silenzio pieno di tensione, Paul si protese in avanti per meglio vedere la madre. Sopra di lui, in verticale sulla spaccatura rocciosa, udì un respiro affannoso che subito si arrestò, e percepì la presenza di un’ombra delineata contro le stelle.