Dei fazzoletti ondeggiavano come farfalle multicolori.
«La nostra casa è laggiù» disse Stilgar. «Ci arriveremo questa notte.» Esplorò il bacino con lo sguardo, tirandosi i baffi: «La mia gente ha lavorato più a lungo del solito. Questo vuol dire che non ci sono pattuglie in giro. Quando li avrò avvertiti si prepareranno ad accoglierci».
«La tua gente è molto disciplinata» fece Jessica. Abbassò il binocolo e vide che Stilgar li stava osservando.
«Obbediscono alle leggi che garantiscono la salvezza alla tribù» replicò. «Così viene scelto un capo tra noi. Il capo è il più forte di tutti. Quello che procura l’acqua e la sicurezza.» La fissò intensamente.
Jessica sostenne il suo sguardo, notò gli occhi privi di bianco, le palpebre macchiate, la barba e i baffi bordati di polvere, il tubo fissato alle narici che sprofondava nella tuta distillante.
«Ho compromesso la tua posizione di capo, Stilgar?»
«Non mi avevi sfidato.»
«È importante che un capo conservi il rispetto dei suoi uomini» disse Jessica.
«Non c’è uno solo di questi pidocchi della sabbia che io non possa scaraventare a terra» dichiarò Stilgar. «Vincendo me, li hai vinti tutti. Ora, sperano di imparare da te… la tua magica abilità. E qualcuno di loro si aspetta che tu mi sfidi.»
Lei soppesò le implicazioni. «A lottare per il comando?»
Stilgar annuì. «E io ti consiglio di non farlo, perché non ti seguirebbero. Tu non sei della sabbia. L’hanno visto durante la nostra marcia notturna.»
«Gente pratica.»
«È vero.» Guardò ancora il bacino. «Noi conosciamo i nostri bisogni, ma non tutti vi dedicano ogni loro pensiero, ora che siamo così vicini a casa. Abbiamo perso troppo tempo a consegnare la nostra quota di spezia ai liberi commercianti della Gilda… che siano maledetti! Che i loro volti siano neri per sempre!»
Jessica si voltò bruscamente. «La Gilda? Cosa ha a che fare la Gilda con la vostra spezia?»
«Liet l’ha ordinato» disse Stilgar. «Noi sappiamo il perché, anche se questo ha un gusto amaro per noi. Noi paghiamo alla Gilda una quantità mostruosa di spezia perché nessun satellite ci spii dal cielo e non sappia che cosa facciamo alla superficie di Arrakis.»
Jessica soppesò le sue parole, ricordandosi quello che Paul aveva detto per spiegare l’assenza di satelliti intorno al pianeta. «E che cosa fate, alla superficie di Arrakis, che non dev’esser visto?»
«La stiamo cambiando… lentamente, ma sicuramente… per renderla adatta alla vita umana. La nostra generazione non lo vedrà e neppure i nostri figli o i figli dei figli, né i loro pronipoti… ma verrà il giorno.» Il suo sguardo assente vagò sul lato opposto del bacino. Acque aperte, piante verdi e gente che cammina liberamente senza tute distillanti.
Questo è dunque il sogno di Liet-Kynes, pensò Jessica. E disse: «Il prezzo della corruzione ha un rischio. Tende ad aumentare sempre più».
«Aumenta, infatti. Ma la via più lenta è la più sicura.»
Jessica contemplò il bacino, sforzandosi di vedere quello che Stilgar sognava. Vide solo le grandi macchie color mostarda delle rocce lontane e un improvviso offuscamento del cielo sopra le rocce.
«Aahh…» fece Stilgar.
A tutta prima lei pensò che fosse un ornitottero di pattuglia, poi si rese conto che era un miraggio… un altro paesaggio sospeso sul deserto sabbioso, un verde ondeggiare, lontano, e più vicino un lungo verme che sembrava viaggiare in superficie e aveva sul dorso qualcosa che sembravano mantelli ondeggianti di Fremen.
Il miraggio svanì.
«Sarebbe meglio cavalcare» disse Stilgar, «ma non possiamo ammettere un creatore in questo bacino, e così dovremo camminare di nuovo questa notte.»
Creatore… chiamano così il verme, pensò Jessica.
Valutò l’importanza di questa parola e l’affermazione di Stilgar che non potevano ammettere un verme in quel bacino. Capiva, ora, quanto aveva visto nel miraggio: Fremen che cavalcavano un verme gigantesco. Le costò uno sforzo terribile non tradire lo choc di quella scoperta.
«Dobbiamo ritornare con gli altri» disse Stilgar. «Altrimenti la mia gente crederà che io ti stia seducendo. Già alcuni sono gelosi perché le mie mani hanno sfiorato la tua bellezza, la notte scorsa, quando abbiamo lottato nel Bacino del Tuono.»
«Basta così!» esclamò Jessica.
«Non volevo offenderti» replicò Stilgar, e la sua voce era gentile. «Da noi le donne non sono mai prese contro la loro volontà… e con te… (scrollò le spalle) …anche questa regola non conta.»
«Non dimenticare che io ero la Lady del Duca» disse Jessica, ma la sua voce era più calma.
«Come vuoi» fece Stilgar. «Ma è tempo di sigillare questa apertura, perché tutti possano rilassarsi dopo la disciplina delle tute distillanti. I miei uomini, oggi, hanno bisogno di star comodi e di riposarsi. Domani, in famiglia, non avranno un attimo di respiro.»
Il silenzio calò tra loro.
Jessica guardò il paesaggio illuminato dal sole. Nella voce di Stilgar c’era qualcosa di più che l’offerta di una protezione. Aveva forse bisogno di una moglie? Lei avrebbe potuto benissimo sostenere quel ruolo, al suo fianco. Sarebbe stato un modo per metter fine ad ogni conflitto per la guida della tribù: la femmina sulla stessa linea del maschio.
Ma che cosa sarebbe accaduto a Paul, allora? A questo punto, quali erano le regole di parentela? E cosa sarebbe accaduto alla figlia non ancora nata che portava in grembo da alcune settimane? Che cosa sarebbe accaduto alla figlia del Duca morto? Decise, una volta per tutte, di confessare il vero significato di questa nuova creatura che cresceva dentro di lei, l’origine autentica di questo concepimento. Lei ne era ben conscia. Aveva ceduto a quell’istinto profondo di tutte le creature di fronte alla morte: la spinta all’immortalità attraverso la propria progenie. L’impulso alla fertilità della specie che aveva sempre trionfato.
Jessica guardò Stilgar e vide che lui la stava studiando, e aspettava. Una figlia, qui, da una donna sposata a quest’uomo… Quale sarebbe il suo destino? Forse lui tenterebbe di ostacolare gli obblighi ai quali una Bene Gesserit è sottoposta?
Stilgar si schiarì la gola, rivelando di avere intuito la maggior parte delle domande che si agitavano in lei. «Quello che importa, in un capo, sono le qualità che lo hanno reso tale. I bisogni del popolo. Se tu m’insegnerai i tuoi poteri, verrà il giorno in cui uno dei due dovrà sfidare l’altro. Preferirei un’altra soluzione.»
«Esistono forse alternative?» chiese Jessica.
«Le Sayyadina» lui disse. «La nostra Reverenda Madre è vecchia.»
La nostra Reverenda Madre!
Prima che lei potesse replicare, Stilgar riprese: «Non mi sto necessariamente offrendo come compagno della tua vita. Non c’è niente di personale in ciò. Tu sei bella e desiderabile. Ma se tu dovessi diventare una delle mie donne, questo potrebbe far credere ai miei uomini più giovani che io mi preoccupi più dei piaceri della carne che dei bisogni della tribù. Anche in questo momento ci guardano e ci ascoltano».
Ecco un uomo che pesa le sue decisioni e che pensa alle conseguenze, disse Jessica tra sé.
«Vi sono alcuni, fra i giovani della mia tribù, che hanno raggiunto l’età dei pensieri selvaggi. Devono essere guidati con cautela durante questo periodo. Non devo dar loro nessun motivo per sfidarmi. Perché allora dovrei ucciderne o storpiarne un gran numero. Questo non è il giusto atteggiamento di un capo, se può essere evitato con onore. È il capo, capisci, che fa la differenza tra un popolo e un branco. Che crea e conserva gli individui. Troppo pochi individui, e il popolo ridiventa un branco selvaggio.»