«Un erede? Un gioiello della corona? La seconda miglior brachetta di Azoun? O si tratta ancora di un cameriere!»
Vangerdahast lanciò al collega un’occhiata torva. «Un Mago della Guerra», rispose pacato. «Un brav’uomo tutto sommato.» Senza posare gli occhi sul tappeto o sulla pietra parlante, il mago di corte si avviò a grandi passi verso le porte ed Elminster lo seguì, dopo aver scrollato le spalle.
MANCA ANCORA TANTO ALLA MAGIA, PICCOLO MAGO. CHE COSA STAI TRAMANDO?
Sto cercando di ricordare per te, demone. Vi sono tante memorie, sepolte nel profondo. Ma in questa vi è magia sufficiente. Aspetta e vedrai.
Al secondo giro di perlustrazione nella stanza, El si chinò ad annusare. Si mise carponi e, annusando costantemente si aggirò furtivo, come un ragazzino che gioca a fare il lupo a caccia, trascinando la barba sul pavimento e socchiudendo gli occhi. «Avete molti problemi coi topi?», chiese senza sollevare lo sguardo.
«Che corrono in giro! No. O intendi i topi morti nei muri?» Vangerdahast rivolse un’occhiata cupa al mago che avanzava a quattro zampe. «Non c’è nient’altro che aria al di fuori di queste mura… perché? Che cosa senti?»
«Carne putrida. Decadimento. Un odore molto debole.» El scattò in piedi e chiese bruscamente: «La ragazza ha detto che il tappeto sembrava diverso!».
Vangerdahast annuì.
El ricambiò il cenno e un freddo sorriso apparve sulle sue labbra. «Ma certo, ma certo.»
Gli occhi del mago di Cormyr divennero due fessure. «Che cosa sai o sospetti!»
«Una bestia-trappola sul pavimento, che si è mangiata il tappeto con sopra il tuo mago e le sue scartoffie. Ossa, boccette d’inchiostro, e cose simili sono facilmente inghiottibili. Le bestie feroci emanano quell’odore a volontà.»
«Una bestia-trappola! L’avrei notata», ribatté serio il Mago Reale di Cormyr, indicando il pavimento, «e ora non c’è. Mi sono già assicurato che il tappeto fosse solo un tappeto. Raccontane un’altra, Vecchio Mago».
«L’assassino l’ha messa qui prima che Bolifar arrivasse, e l’ha ripresa dopo che la ragazza è venuta a cercarti.»
«Qualcuno che si porta in giro bestie feroci come tappeti o comanda loro di seguirlo come cagnolini! Stento a creder…»
Vangerdahast non terminò la frase e rimase a bocca aperta. Ogni traccia di colore scomparve gradualmente dal suo volto.
«Kaugetharr Drell», riprese, lentamente. «Padrone delle Bestie del Re. Lui ha una bestia simile, l’ho vista divorare avanzi e altro. Quando quell’uomo sferra i giusti incantesimi, l’animale lo segue come un segugio.»
El sorrise e allargò le mani. «Bene allora», esclamò bruscamente, «ho del lavoro che mi aspetta, giù a Sh…»
Nell’istante in cui sollevò la mano dalle lunghe dita, Vangerdahast gridò: «Aspetta!».
Il Vecchio Mago alzò di nuovo un sopracciglio e il collega di Cormyr si affrettò ad aggiungere: «La mia scrivana, Sardyl, aveva chiuso magicamente la porta! Drell non può essere semplicemente…».
Vangy sbiancò per la seconda volta. Sembrò d’un tratto invecchiato, giallo e fragile come una pergamena pronta a sbriciolarsi.
«Sardyl», mormorò. «È coinvolta anche lei!»
Elminster scrollò le spalle. «Può darsi… ma non necessariamente. Non è quello il modo in cui la bestia e il domatore sono entrati.»
Con una mano indicò la mappa sul muro. «È uno dei portali di Amedahast. Lo sono tutte le sue mappe. Non lo sapevi!»
Vangerdahast lo guardò inebetito.
«Attraverso di esse è anche possibile vedere e udire», aggiunse El con un sorrisetto. Voltandosi verso la mappa, il mago v’infilò le dita simili ad artigli di una vecchia arpia e sembrò chiamare con un cenno o trascinare qualcuno verso di lui.
La mappa scintillò e da essa uscì un uomo barcollante, con indosso una camicia adorna, aperta davanti, un paio di brache e stivali di pelle con nappe. Il nuovo arrivato aveva la faccia distorta in un ghigno e balzò addosso a Elminster. Una mano armata di un pugnale scintillante si sollevò e si riabbassò numerose volte e i colpi risuonarono sordi come zoccoli al galoppo, mentre l’uomo colpiva ripetutamente il Vecchio Mago.
Elminster sollevò l’altro sopracciglio. «Hai finito?» chiese con calma, osservando la lama che gli entrava e usciva dal torace, innocua come fumo.
La mano che impugnava l’arma s’irrigidì. Il pugnale cadde dalle dita tremanti, cozzò contro lo stivale dell’uomo e rotolò rumorosamente fino a fermarsi contro una parete.
«Baerune Cordallar», esclamò Vangerdahast con tono solenne proprio dietro l’orecchio dell’uomo, «arrenditi e confessa la verità, ora, oppure verrai condannato per sempre al tormento di una vita sotto forma di bestia!»
Il nobile immobilizzato riuscì a muovere solo gli occhi.
Elminster avanzò quasi con indolenza, toccò la fronte di Cordallar con un dito affusolato e mormorò, «Altri tre con le stesse fattezze… tra cui una donna. Suoi parenti. E un uomo crudele dai lineamenti sottili e dalla barba appuntita. Gli altri… uno di Arabel, uno di Marsember… sono ambiziosi ma solo lievemente coinvolti, da usarsi più tardi come fantocci. La donna ha organizzato il complotto, ma il qui presente doveva essere lo strumento principale. Avrebbe dovuto sposare la Principessa Alusair… per poi ucciderne la sorella maggiore, Tanalasta».
Vangerdahast borbottò, e il suo brontolio ben presto si trasformò in furia. Ora negli occhi di Baerune si leggeva disperazione: l’uomo cercò di parlare, la bocca tremolante, ma gli uscirono solo uggiolii, quasi fosse un cane con la museruola.
«Quanti complotti contro la corona sono stati orditi in questi dieci giorni!» chiese Elminster quasi allegro. «Adesso devo veramente andare.»
Vangerdahast fece un respiro profondo e rispose semplicemente, «Grazie. Ti devo un altro favore». Poi sollevò un sopracciglio. «Come sapevi delle mappe!»
Elminster sorrise. «Se fossi un gentiluomo», rispose dolcemente al suo ex allievo, «non te lo direi. Amedahast era… molto bella. Mi occuperò del tuo domatore di bestie, prima di andarmene; questa mappa porta a un’altra, appesa nelle sue stanze, nella camera posteriore delle toghe».
«Riesci a vedere attraverso la mappa?» domandò curioso il Mago Reale di Cormyr mentre avanzava per osservare il disegno del regno di Amedahast.
Baerun Cordallar fu trascinato impotente lungo la scia del mago, rigido, immobile, capace solo di roteare gli occhi come uno spiritato.
«No», rispose El con tono gentile. Il Vecchio Mago fece un passo ed entrò per metà nella mappa. «Ricordo dove si trovano quelle corrispondenti. Un tempo quella stanza delle toghe era mia.»
L’ultima cosa che Vangerdahast credette di vedere di Elminster non fu la mano agitata in segno di saluto, ma quel suo vecchio e sardonico sorriso. Come sempre.
GUARDO MA NON VEDO MYSTRA, NÉ IL FUOCO ARGENTEO. SOLO UN’ALTRA DIMOSTRAZIONE D’INTELLIGENZA DI ELMINSTER.
[rabbia rossa che svanisce]
EPPURE SEI UN ELETTO DI MYSTRA E DEVI PER FORZA CUSTODIRE ALCUNI DEI SUOI SEGRETI NELLE TENEBRE DELLA TUA MENTE.
PERCIÒ RIVELAMI CIÒ CHE CERCO, ALTRIMENTI MORIRAI.
Beh, prima o poi tutti dobbiamo morire. Uccidimi, dunque, se tieni tanto al mio attuale benessere.
TI DARÒ IL SOLLIEVO DELLA MORTE, ELETTO DI MYSTRA, QUANDO IL FUOCO ARGENTEO SARÀ MIO. SE LA SMETTI DI CONTRARIARMI, POTREBBE PERSINO ESSERE UNA FINE RAPIDA.
Ti ringrazio, demone.
VA’ AVANTI, MORTALE! [schiaffo mentale]
[dolore, vacillamento, la larva che si nutre, si nutre… aaghh]
[guarigione, fuoco purificatore, la larva che frigge]
ECCO. NON ERA NIENTE DI IMPORTANTE. PROCEDI.
«Vangy», brontolò la principessa in un’armatura scintillante mentre s’infilava i guanti, «spero che questa sia migliore. Devo occuparmi di una questione di tradimento e…»