Le due facce barbute, insieme, assumono espressioni irritate mentre turbinano giù per un pozzo dai colori dell’arcobaleno…
Un’esile mano femminile si allunga lentamente, risoluta e sicura attraverso il chiaro di luna a toccare la spalla, avvolta da una tunica nera, di Khelben Blackstaff Arunsun. Il mago s’irrigidisce, sul volto un misto di sorpresa e d’apprensione. La mano si dissolve in un turbine di minuscole stelle, che fluttua, danza e vortica fino a formare un cerchio di nove stelle.
Khelben s’inginocchia, riverente, gli occhi fissi sul cerchio. Le nove stelle girano veloci e diventano sette, e le sette, una sola. Una che non è una stella, dopo tutto, ma un occhio blu-nero, contenente numerosi granelli che si muovono rapidi. Ammicca lezioso, una volta, poi scompare…
NO! BASTA CON GLI INSEGNAMENTI DI MYSTRA! CHE COS’È QUELLO, LAGGIÙ… DOVE TI SEI SOFFERMATO, DIETRO QUELLA SUCCESSIONE D’IMMAGINI SPEZZETTATE CHE NON MI SERVONO A NULLA! MOSTRAMI DOVE STAI ROVISTANDO!
[turbine d’immagini, scaraventate via]
COSÌ VA MEGLIO. GIUDICHERÒ IO CHE COSA VEDERE, PRIGIONIERO.
[scena luminosa che si svolge]
QUESTO RICORDO SEMBRA INTERESSANTE. LO VEDRÒ TUTTO.
La notizia si diffuse in città come un violento incendio. La Compagnia del Lupo stava entrando a cavallo. In testa il Lupo in persona, trionfante dopo la vittoria sugli eserciti di Amn nelle battaglie della lontana Seitrombe e sulle sponde di Winding Water. Dopo l’arcigno capitano sarebbero giunti cavalli e cavalli carichi d’argento, di monete, di bottini di terre lontane: sete del Calishite, spezie, vino e ogni sorta di oggetti bizzarri. I soldati avrebbero speso e festeggiato, per dimenticare gli amici caduti, la faticosa cavalcata e il sangue versato. Tutto ciò significava affari per le ragazze che frequentavano la Pantofola.
Mirt lo Spietato, uccisore di migliaia e migliaia di nemici, imboccò la solita via dalla Porta Sud, attraverso le strade tortuose della Zona del Porto, in testa a una fiera processione di uomini spossati in sella a cavalli esausti. Uomini, che giorni addietro avevano visto la morte in faccia, cavalcarono lentamente all’ombra del Castello di Waterdeep e si fermarono, finalmente, nel loro solito luogo di ritrovo: la costruzione vecchia e irregolare della taverna nota col nome di Pantofola Scarlatta.
Il Lupo rimase paziente in sella, mentre i feriti venivano portati alle infermiere appena ingaggiate, nella Zona Meridionale. Tre fidati capitani andarono a comprare cavalli, cibo e bevande fresche. Altri organizzarono le stanze per i volontari a cavallo della compagnia. Solo allora Mirt smontò dal suo destriero con un cigolio di protesta della sella di cuoio, ed entrò con le gambe irrigidite nell’ombra della Pantofola Scarlatta, a reclamare la sua prima fiasca di vino.
BAH! ANCORA AMORE E TENEREZZE! DEBOLEZZA! SOLO QUESTO CONOSCE IL NOSTRO MAGO?
È SOLO UNO SPRECO DI TEM… MA ASPETTA. QUESTO RICORDO NON PUÒ ESSERE TUO. DEVE ESSERTI STATO DATO DA MYSTRA. FORSE SE LO SEGUO, POSSO RINTRACCIARNE ALTRI E FINALMENTE… NESSUS, FINALMENTE… OTTENERE QUALCOSA DI UTILE.
La Pantofola Scarlatta era molto nota a Waterdeep, la Città degli Splendori. Ogni sera era frequentata dalle ragazze della notte, del genere meno costoso… giovani e vecchie, grasse e magre, bellezze locali o esotiche, pesantemente truccate e dall’aspetto eccentrico. Le cittadine che i mercanti chiamavano «fanciulle della sera» rimanevano nelle zone più raffinate della città. La Pantofola aveva una reputazione meno elevata.
Al calar della sera, quando il crepuscolo iniziò a insinuarsi furtivamente nei vicoli, cominciarono ad apparire le ragazze della notte che sopraggiungevano da sole, in coppia, o anche a gruppi di tre. Come ombre dal profumo leggero, scendevano alla chetichella dalle loro stanze disseminate ovunque nella Zona del porto; un numero sorprendente di loro proveniva dalle campagne. La notizia dell’arrivo della compagnia aveva scatenato ciò che i marinai chiamavano «una caccia grossa», con tanto di profumi, pellicce, tuniche di seta e di raso. All’interno della locanda il vino scorreva rapido, e la notte si stava facendo via via più rumorosa.
GLI UMANI SEMBRANO TRASCORRERE MOLTO TEMPO A FESTEGGIARE… MA LO STESSO FAREI IO, SE AVERNO NON FOSSE UN LUOGO IN CUI INDUGIARE SUL PASTO SIGNIFICA DIVENTARE TU STESSO UN PASTO. HMMM…
Guerrieri sfregiati e induriti ridevano, sbraitavano e giocavano a dadi. Alcuni, incoraggiati dal vino, dalla giovinezza o dall’impellenza del desiderio, iniziarono a ballare con le fanciulle della taverna fra i tavoli affollati. Altri scomparvero sopra scalinate scure o nei vicoli laterali ancor prima che facesse completamente buio.
In mezzo a quella confusione, silenzioso e vigile, l’uomo chiamato il Lupo sedeva carezzando una fiasca di vino, ignorando i mormorii, le carezze e le civetterie. Al contrario, i numerosi uomini che sedevano con lui guardavano la scena interessati. Con un rapido cenno del capo, Mirt concesse loro il permesso di lasciare, a turno, il servizio e di unirsi al divertimento.
Il corpulento comandante della compagnia, dal volto da falco, rimase prudentemente seduto al tavolo, senza mai allontanare troppo la mano dalla spada. Non si unì ad alcuna delle molte donne che gli si avvicinarono e il suo sguardo guizzò non più di una volta o due.
La serata trascorreva inesorabile. Gli avventori abituali della Pantofola entrarono alla spicciolata e si unirono alla baldoria e alle canzoni dei menestrelli del locale. Birra e vino scorrevano a fiumi. Altre persone si unirono alla festa: ufficiali della guardia, monelli, passanti e marinai. Molti se ne stavano in silenzio lungo le pareti accanto alle porte, attenti e curiosi. Mirt ricambiò gli sguardi, calmo e tranquillo, ma annuì a pochi e non parlò con nessuno.
Anche le ragazze della notte meno coraggiose si ammassavano accanto agli ingressi e rimanevano lì a guardare, timide e speranzose. Ogni tanto qualcuna veniva trascinata via per un ballo, oppure coglieva lo sguardo del favorito e scompariva con lui. Gran parte, tuttavia, rimanevano, immobili e desiderose, a guardare.
Mirt le osservò tutte con viso inespressivo, mentre il vino della sua fiasca diminuiva lentamente. Giovani o vecchie, basse o alte, formose o snelle… le aveva già viste tutte, o altre simili, più e più volte. Presto o tardi ne avrebbe scelta una, quale non lo sapeva, poiché nessuna aveva ancora suscitato il suo interesse, per trascorrere insieme a lei ciò che restava della notte. Non aveva fretta. Di rado un lupo si può rilassare.
D’un tratto notò una nuova arrivata. Con la grazia silenziosa di una signora, la donna entrò nella taverna e si pose dietro una schiera di prostitute più chiassose e spavalde, in piedi, nell’ombra. Mirt la notò poiché era molto più semplice delle colleghe.
Indossava una tunica grigia disadorna, non era truccata, non si atteggiava, non cercava di attirare l’attenzione. Il Lupo la guardò ancora e incrociò il suo sguardo. La ragazza sembrò momentaneamente sorpresa del suo interesse, poi ricambiò lo sguardo con calma e fermezza.
Mirt la guardò con maggiore attenzione. Aveva molti più anni di gran parte delle ragazze. La vide spostarsi tranquilla quando un guerriero si fece largo a spintoni. Aveva il naso adunco, più adatto al viso di un uomo che al volto sereno i cui occhi grigio-verdi l’avevano fissato con tanta risolutezza. In esso non c’era eccitazione, ma nemmeno derisione né disinteresse. Era in certo qual modo curiosa… ma c’era anche qualcos’altro dietro a quella maschera di fermezza.
Mirt si alzò senza indugio. Mentre avanzava, schivò mani audaci che lo accarezzavano e lo pizzicavano e ignorò inviti familiari, sussurrati o gridati. Con pochi passi raggiunse le donne che si tenevano in disparte. Alcune erano timide, o fingevano d’esserlo, altre erano giovani e insicure, o intimorite da rivali più esperte. La donna che voleva non aveva ancora parlato con nessuno. Gran parte delle ragazze la credevano una moglie o una creditrice, venuta a cercare un uomo della compagnia, ma non certo una prostituta.