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Nergal, urlò Elminster, mettendo tutta la paura che poteva in quel grido, aiutami, in fretta… o il tuo giocattolo scomparirà, col fuoco argenteo, i ricordi e tutto il resto… e chiunque abbia mandato questo demone verrà a sapere del tuo complotto!

Rabbia rossa avvampò nella parte posteriore della sua mente. COME OSI…?

OH. FARFUGLIA, UOMO, TREMA, GRIDA… E POI AGITA LA MANO COME SE STESSI PER SCAGLIARE UN INCANTESIMO. NON FUGGIRE!

I secondi divennero lunghi minuti di pensieri frenetici - fulmini e luccichii fra gli scuri pilastri della mente - mentre Elminster eseguiva entusiasta ciò che gli era stato ordinato. Nergal si fece strada nella mente distrutta del mago, raccogliendo le sue forze per ciò che sarebbe venuto, e il suo prigioniero capì molte cose.

Una rabbia violenta pervase il Vecchio Mago e lo stimolò, una rabbia per quell’ultimo abuso. Nergal doveva essere distrutto. Non per la soddisfazione di un certo mago di Shadowdale, ma per i ricordi di cui l’arcidemone si era già impadronito. Ora sapeva troppo di troppa gente perché la Faerûn civilizzata potesse sopravvivere. Un demone libero di giocare avrebbe potuto manipolare individui importanti e, con loro, interi regni.

Nergal deve essere annientato, prima che qualcun altro venga a conoscenza di ciò che ora sa o che legga i ricordi che ha rubato… ma come?

Quella domanda rimbombava ancora nella mente del mago quando il demone degli abissi si avventò su di lui. Una magia tanto potente che lasciò El nauseato e tremante scaturì dal suo corpo, insieme alla risata trionfante di Nergal. Questi cavalcò la saliva insanguinata del mago lungo l’esofago del mostro, per poi esplodere al suo interno.

El s’inarcò all’indietro, ruzzolando in aria, avvolto in uno scudo di magia infernale mentre una serie di esplosioni annunciava il trionfo del suo aguzzino sullo sventurato demone. Gli incantesimi rimbombarono tanto forte da sgretolare persino le rocce su cui era appoggiato il nemico e da ridurre in cenere il potente demone. Elminster, nel frattempo, era rotolato indenne fuori dalla carcassa.

Nergal dev’essere distrutto. Ma come?

7

LA NOTTE SCENDE SU TAMAERIL

Ansimante e dolorante malgrado la parziale guarigione, l’essere strisciante in cui Elminster era stato ridotto barcollava, spossato al punto che nemmeno la sofferenza riusciva più a tenerlo sveglio…

SÌ, CADI PURE! CHE M’IMPORTA SE LA TUA FACCIA SI FRACASSA? MA NON FARMI ATTENDERE OLTRE, MAGO. SEI ANCORA VIVO PER I RICORDI CHE MI TRASMETTI, PERCIÒ MOSTRAMENE ALTRI. ATTENTO PERÒ A NON FARMI PERDERE ALTRO TEMPO, PERCHÉ MI STAI INSEGNANDO SIN TROPPO BENE UNA COSA: L’IMPAZIENZA.

[scintillio di numerose immagini, che mutano e fluiscono come sciarpe di seta nera mosse da una brezza chiara…]

Era il quarto giorno del mese di Flamerule, nell’Anno dell’Arpa. Nel chiaro cielo notturno sopra la grande città di Waterdeep, un cielo di colore del velluto blu reale brillava di stelle simili a minuscole torce lontane. Una brezza calda spirava fra le guglie e i leoni di pietra dei tetti cittadini. In alto, su un certo balcone, le porte di rame e di osso nero erano state lasciate aperte affinché entrasse l’aria.

Sulla balaustra del terrazzo si udì un improvviso trambusto. Un’ombra si levò nascondendo la luce stellare e scivolò con passo felpato nella stanza buia.

Un occhio guardiano fluttuava vigile e silenzioso nell’oscurità vellutata del letto a baldacchino. Guardando attentamente, l’occhio riuscì a mettere a fuoco l’intruso nella penombra. Era un uomo in abiti di pelle grigio fumo, con guanti e maschera, che impugnava una spada lunga e sottile. La luce lunare scintillò sulla lama d’acciaio quando l’intruso si voltò a destra e a sinistra per perlustrare cautamente la stanza da letto vuota.

Tutto era avvolto nel silenzio. Qualsiasi cosa cercasse, lì non c’era. L’uomo mascherato accostò l’orecchio a una porta, poi l’aprì silenziosamente. Un’altra stanza buia, piena di abiti appesi a grucce di legno, simili a pipistrelli in una caverna: non era per quelli che era venuto.

L’intruso richiuse la porta con cautela e attraversò la stanza, diretto a un’altra, più grande e sontuosa. Vicino alla porta si percepiva un fremito, una tensione che crebbe quando la figura mascherata appoggiò la punta del dito sulla sua superficie scura e la sospinse lievemente.

Dal punto in cui si trovava, poteva intravedere un’ampia scalinata che scendeva in una sala cavernosa dalla volta alta. L’oscurità regnava sovrana, fatta eccezione per deboli bagliori color blu acciaio, provenienti da una guardia in armatura, appostata davanti alla porta. Questa voltava le spalle all’intruso mascherato e impugnava una pesante spada.

Tuttavia sembrava fluttuare. Non si vedeva alcun piede spuntare dalle gambiere scure dell’armatura e posarsi sul gradino di pietra sottostante. Fra i guanti d’acciaio, le cubitiere e gli spallacci scanalati non vi era carne, e la luce lunare scintillava lievemente fra l’elmo e la gorgiera alta della corazza nera sottostante.

Dietro l’intruso la luce lunare si fece più intensa. L’elmo fluttuante della guardia si voltò leggermente, la spada si sollevò.

Con un lieve brivido il soggetto mascherato ritrasse lentamente la punta delle dita e lasciò che la porta si chiudesse. Poi alzò la spada, pronto, indietreggiò cauto di qualche passo e attese.

Silenzio. La stanza da letto stava diventando via via più luminosa; l’intruso diede un’occhiata intorno e si chinò per guardare sotto il letto, tenendosi a distanza di sicurezza. Lì dentro non si nascondeva nessuno e nulla si muoveva. Tese le orecchie e non udì alcun suono all’infuori di una musica lontana nella notte.

Via di lì, dunque. Con tre rapidi passi l’uomo mascherato guadagnò il balcone e si dileguò nell’ombra notturna. Ci sarebbe stato abbastanza sangue da versare, altrove.

FARESTI MEGLIO A MOSTRARMI UN PO’ DI MAGIA UTILE, VERME DI UN MAGO… OPPURE ACCENDERÒ LA TUA MENTE COME UNA TORCIA E LA FARÒ FINITA CON QUESTA PERDITA DI TEMPO!

Vedrai la magia, Nergal… e anche sangue e crudeltà, abbastanza da soddisfare persino te.

CERCHI DI FARMI INFURIARE O DI PLACARMI?

[silenzio]

UOMO SFUGGENTE! MOSTRAMI I TUOI RICORDI, O MUORI CON ESSI!

[immagini, che turbinano copiose]

Echi di risate giunsero fino a lei dalle stanze sottostanti. Le parole distinte e la magia che alcune di esse liberavano non riuscivano a penetrare i suoi incantesimi guardiani, ma Tamaeril riusciva ugualmente a udire il mormorio. I servi sembravano allegri quella notte.

Tamaeril fece per alzarsi per aprire la porta e ascoltare, ma poi si risedette sulla sedia dall’alto schienale e sorrise stancamente. Non aveva udito abbastanza discorsi in tutti quegli anni! Sussurri nei corridoi, schiamazzi e lagnanze nei bazar, e dibattiti freddi negli uffici mercantili della nobile casata in cui era nata. In quegli ultimi nove inverni, inoltre, aveva sentito altri discorsi altisonanti, attraverso l’elmo mascherato di un signore di Waterdeep mentre era intenta a giudicare, il nome e il volto coperti da segreto.

Forse alcuni dei figli più giovani dei Bladesemmer erano tornati in anticipo dai barconi del piacere o dalle feste danzanti a lume di lanterna che si tenevano nelle strade della Zona Settentrionale.

Se così fosse stato, ora avrebbero, senza dubbio, dato la caccia alle giovani serve di Casa Bladesemmer. Chi tornava più tardi spesso entrava nella sala del cortile anteriore su barelle trasportate dai servi della casa, russando o vomitando per il troppo vino bevuto e lo scarso buon senso dimostrato.

Tempo addietro, quando Bladesemmer ben più seri avevano governato la casata, non erano permessi divertimenti tanto sconsiderati. Ma il tempo cambia ogni cosa, e la sua marcia inesorabile aveva spazzato via quei fratelli, quegli zii e quei cugini più austeri, e fra loro il marito di Tameril. I giovani ridevano di più e nutrivano meno rancori; erano meno interessati ad accumulare monete d’oro e a mantenere vive vecchie tradizioni e antiche contese. Il mondo stava nuovamente cambiando, e chi era Tamaeril per fermarlo?