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Una dama di nobile lignaggio, sì, e una signora della grande Waterdeep, per giunta, sebbene la sua signoria fosse tenuta segreta ai più. Tuttavia, l’età l’aveva relegata in quelle stanze protette da incantesimi, oltre che a un ruolo che le permetteva solo di dispensare consigli, approvazioni e disapprovazioni che venivano puntualmente disattesi, pur con grande delicatezza.

Tamaeril sedeva appoggiata alla sedia, a rievocare feste e pretendenti della sua giovinezza. Allungò la mano verso la fiaschetta alta e sottile appoggiata sul tavolo accanto a lei. La sua sagoma sinuosa, ricoperta d’argento, rispecchiò il baluginio della candela; la donna la sollevò fra le mani segnate dalla vecchiaia e guardò pensierosa il suo riflesso dai capelli grigi.

Nemmeno quattro notti prima Mirt le aveva parlato di organizzare un’ultima avventura. «Un ultimo lancio di noi, vecchi dadi.» Aveva scalpitato altre volte, seduto sulla sedia del suo signore, e aveva già pronunciato tali parole, ma lei non aveva mai percepito quell’eccitazione avida e crescente alle parole di Mirt. Forse…

Dietro alla fiaschetta intravide un improvviso luccichio di luce bianca e fredda… luce là, dove ci sarebbe dovuto essere solo il buio. Tamaeril l’abbassò per vedere meglio.

Un ovale via via più ampio di luce bianca fluttuante stava sospeso a mezz’aria e scintillava come fosse un cerchio di fiamme che non emanavano calore. Un cancello! Un portale verso un tempo distante, forse un collegamento di quel piano a un altro, a un mondo ancor più sconosciuto. Era tuttavia pericoloso, e non si sarebbe dovuto manifestare in quel luogo, all’interno delle barriere magiche!

Tamaeril appoggiò la fiaschetta e fece per alzarsi, portando la mano al pugnale ornamentale alla cintura… ma era vecchia e lenta.

Troppo lenta per la lama sottile e scintillante che, impugnata da una mano bramosa e inguantata, scaturì dalle fiamme fluttuanti del cancello e si avventò su di lei. Scivolò nel suo petto senza far rumore, con una facilità sconvolgente. Il suo bacio fu tanto freddo che i vecchi polmoni di Tamaeril smisero momentaneamente di respirare. Quasi incredula, la donna percepì il rumore della punta che penetrava nella sedia dietro di lei.

L’anziana signora fissò il volto mascherato del suo assassino… un giovane uomo, a giudicare dal profumo e dalla corporatura, con guanti e abiti di pelle grigia. Questi le sorrise con ferocia, un’espressione fredda e colma d’odio.

Staccando la mano dalla spada che inchiodava la donna alla sedia, l’intruso la portò al polsino dell’altro guanto, dove scintillavano alcuni piccoli ornamenti d’argento.

«Non mi conosci, Lady Tamaeril?» le chiese con voce bassa e suadente. La donna era certa di non averla mai udita prima. «Sono sorpreso. Le signore, in genere, sembrano non sapere nulla, ma tu sei una. dama e una signora. E i signori di Waterdeep, o almeno così mi è stato riferito», aggiunse beffardo, «sanno tutto».

La mano inguantata si stava ora avvicinando al suo petto, al di sopra della lama che la trafiggeva, proprio mentre il torpore della morte si diffondeva rapido dalla ferita. Impotente, Tamaeril la osservò portare una piccola spilla d’argento verso di lei, una spilla a forma d’arpa.

Un’arpa! Ora l’uomo gliela stava appuntando alla tunica, con delicatezza, prestando attenzione a non pungerla. Tamaeril sorrise per l’ironia di quel gesto, nonostante le forze la stessero lentamente abbandonando. Il sangue fluiva copioso sul suo ventre e lungo le cosce, rovinando la sua tunica preferita…

«Perché sorridi, Lady Tamaeril?» chiese la voce suadente, questa volta con una punta di rabbia. «Mi trovi forse divertente

A quelle parole seguì un breve silenzio. Tamaeril deglutì e si ritrovò impossibilitata a parlare.

L’uomo mascherato sembrava perfettamente padrone di sé. Quando parlò di nuovo, la sua voce era calma e controllata. Indietreggiò di un passo per studiarla, con la spilla al petto, e parve soddisfatto di ciò che vide.

«Sappi, Signora, che devi morire per fare ammenda della vergogna arrecata alla mia famiglia. Tu non hai avuto parte in essa, questo è vero, ma sei una signora, e avresti potuto rimediare. Non l’hai fatto, perciò ora devi morire. In maniera più rapida di quanto non avrei voluto, forse, ma sto ancora imparando, la mia “vendetta” è solo all’inizio. E come dicono i bardi, è piuttosto dolce.»

La mano inguantata si protese di nuovo e l’intruso si avvicinò. «Mi dicono che un tempo eri bella», esclamò quasi con approvazione, sollevando nel contempo la fiaschetta e agitando il vino rimasto. Poi indietreggiò, verso il fuoco freddo del portale, e aggiunse: «Ora che il colore ti è tornato, sembri carina. Le mie scuse per la tunica… ma non vorresti mai che qualcuno la indossasse dopo che te ne sarai andata, vero! Nessun uomo comune o fuorilegge» - la sua voce si fece improvvisamente fredda come l’acciaio - «dovrebbe esser visto per strada con le vesti raffinate di Lady Tamaeril!»

L’assassino sorseggiò il vino, pensieroso. «Rimarrò qui finché non morirai, naturalmente. C’è qualcosa di cui vorresti parlare?»

Tamaeril sedeva impotente e sempre più debole sulla sua sedia dallo schienale alto. Un ardito rivolo di sangue le stava scivolando freddo lungo la caviglia. Parlare… non era forse stanca di parlare! Eppure… tu sei una signora, e avresti potuto rimediare. Lei non era più potente di altri, e… La mia vendetta è solo all’inizio. Quell’uomo avrebbe ucciso quanti più signori fosse riuscito!

Gran parte di loro possedevano di certo Arte, forza o conoscenza della spada maggiori delle sue, ma molti erano vecchi o molto occupati, o entrambe le cose. Erano abituati a dormire profondamente quando si ritiravano nelle loro stanze, protette dalla magia e sorvegliate da guardie fedeli. Quanti ne avrebbe uccisi prima d’essere fermato!

Dentro di lei una voce sottile e gelida chiese, Sarebbe stato fermato? Un’ultima avventura, le aveva proposto Mirt. Beh, non era stata lei a sceglierla, ma questa a scegliere lei, la Signora della Fortuna permettendo, ed era davvero tale.

Tamaeril sorrise amaramente, proprio mentre lo stordimento dell’ultimo grande sonno s’insinuava nei suoi occhi. D’incantesimi, ne aveva ancora, ma nessuno che potesse uccidere quell’uomo o chiunque altro. Doveva usarli, per il bene di Mirt, di Durnan e degli altri, anche del giovane e serio Piergeiron…

La donna mosse le labbra per parlare, anche se esercitò la sua volontà in modo silenzioso. Una porta che non poteva vedere, dietro la sua sedia, una porta che non avrebbe più rivisto, si aprì improvvisamente, in risposta al suo comando.

«Ch-chi…?» riuscì a balbettare, mentre il sangue le colava lungo le costole più lentamente.

L’uomo mascherato sollevò ancora la fiaschetta.

Il suo segugio notturno fiutò il sangue, lo sconosciuto e la paura di Tamaeril in una sola volta e uscì dalla porta con un balzo silenzioso. L’ululato stridulo d’avvertimento e l’ardore della battaglia gli stavano ancora salendo in gola, quando aprì le fauci per azzannare il collo dell’intruso. Le zampe anteriori di Borgul abbassarono il braccio che l’uomo aveva sollevato per difendersi dalla sua furia.

Uomo e cane caddero insieme davanti a Tamaeril. La donna tentò di sollevare la mano per afferrare la spada che l’inchiodava alla sedia, ma questa tremolò e le ricadde lungo il fianco. Intontita, chiamò a raccolta la sua volontà e si concentrò sul tappo di cristallo della fiaschetta di vino sul tavolo accanto a lei. Si spostò, solo di qualche millimetro. Sì!