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Asper gli credeva, suo malgrado. Ah, Mirt! pensò, gli dei mi arridono, poiché mi hanno dato te come padre e come signore e forse, un giorno, anche come marito, tutto in una volta!

«No!» sussurrò l’uomo lentamente. «Per tutti gli dei, no! Tamaeril!» Asper si voltò a guardarlo, asciugandosi le lacrime, nel cuore un improvviso presagio. «Tamaeril!» gridò d’un tratto Mirt, la voce triste e bassa. Era sconfitto, ascia e spada penzolanti dalle mani, dimenticate.

«Signore!» sussurrò Asper, esitante. Mirt guardò nell’ombra un istante ancora, poi si voltò lentamente verso la voce, come richiamato da un luogo lontano. Aveva lo sguardo spiritato.

«Tamaeril è morta», mormorò rauco, poi i suoi occhi divennero di nuovo furiosi e il suo mento si sollevò. «Qualcuno sta uccidendo i signori di Waterdeep», affermò, la mandibola irrigidita, lo sguardo furente. «Qualcuno in grado di violare gli incantesimi guardiani», mormorò agitando, impaziente, la spada nella stanza, «la cui magia è insuperabile. Forse un arpista o qualcuno che vuol farsi credere tale. Potrebbe essere una donna, un illithid o peggio. Si aggira mascherato, questo è tutto ciò che so». Infine, scosse la testa, come per svegliarsi, e s’incamminò verso la porta con improvvisa energia. «Vieni, ragazza!»

«Dove andiamo?» chiese Asper, seguendolo fuori da quel posto di morte.

«A trovare Piergeiron. Tutti i signori devono essere avvisati». Il Vecchio Lupo scese per gli scalini di pietra consunta, diretto verso la porta d’ingresso ovale di Resengar e il vicolo ombroso sul retro.

«Tamaeril? Lady Tamaeril Bladesemmer?» gli chiese Asper a bassa voce, la schiena contro le spalle di Mirt mentre questi si chinava per sbirciare dalla feritoia della porta nell’oscurità oltrestante.

«Sì. È riuscita a mandarmi un messaggio prima di morire», rispose truce Mirt mentre apriva la porta con un calcio e protendeva nel vicolo l’ascia coperta dal mantello. Silenzio. Non si muoveva un’ombra; l’uomo scrollò le spalle, retrasse il mantello e si acquattò per lanciarsi nella notte. «Veloce», mormorò rivolto alla ragazza. «E stai bassa.»

«Mio signore», sussurrò Asper concitata, «non dovremmo andare a casa a prendere armatura e rinforzi, armi migliori, magia! Tu non sei l’ultimo dei signori! Sei in grave pericolo!»

Mirt sogghignò con ferocia. «Gli dei sapevano probabilmente che mi stavo annoiando. Affronterò il pericolo, fanciulla! Se colui che uccide i signori sa che sono un lord, allora lascia che mi trovi! Voglio essere trovato poiché, se così accadrà, anch’io troverò lui

La spada che brandiva si sollevò un po’, come un serpente pronto ad attaccare. «Devo scovare quell’assassino, subito», aggiunse tranquillo, e Asper rabbrividì suo malgrado. Poi scomparve nella notte. La ragazza strinse le labbra tremanti nel silenzio, sollevò la spada e lo seguì. Come sempre.

8.

Nuovi tormenti

Elminster avanzò barcollante sulle rocce affilate, ancora una volta vigile… e attanagliato dagli artigli di una nebbia rossa di dolore.

Gli sembrava di vacillare, di trascinarsi e di strisciare da un’eternità, le viscere dilaniate dal dolore, i pensieri un caos di foschi intrighi e di ricordi involontari, pungolato dall’arcidemone che si muoveva nella sua mente come un destriero esausto, le ali da pipistrello sbrindellate…

LA TUA MENTE È PIÙ AMPIA DI QUELLA DI QUALSIASI ALTRO UMANO CHE ABBIA CONOSCIUTO, osservò Nergal, la voce mentale suadente come sempre. Crudeltà avvolta da una grazia sottile…

Questa torchiatura potrebbe durare per sempre, e mi sto stancando.

Elminster si raddrizzò in modo da appoggiarsi a una pietra imbrattata di sangue vecchio, nero e spesso. I crani spaccati dei demoni scricchiolarono e rotolarono sotto i suoi piedi. E allora?

E ALLORA, MAGO AUDACE, È ORA DI FRUGARE SERIAMENTE NELLA TUA MENTE INTRICATA E CONTORTA, affermò Nergal con voce pungente come una spada. RIFIUTO LE VISIONI CHE MI MOSTRI PER FARMI PERDERE TEMPO. NON M’IMPORTA NULLA DELLE AVVENTURE E DEGLI AMORI DEL PASSATO. IO DESIDERO IL POTERE DI MYSTRA… SO CHE L’HAI ADOPERATO, E DAI RICORDI DEL SUO USO POSSO IMPARARE! PERCIÒ IMPEGNATI, UOMO… MOSTRAMELO E STRISCIA!

Non dovrebbe essere mostramelo o striscia? Tutto ciò che devi fare è… aaarggh!

[lance scure che trafiggono, dolore chiaro, fulminante, ruzzolone, memorie che affiorano e poi scompaiono, fitta lancinante, grida e urla fra le risate del demone, che si levano sino a sovrastare ogni rumore]

PICCOLO VERME, AVREI POTUTO FARTI QUESTO FIN DAL PRINCIPIO!

[sferzata mentale, urla selvagge]

HAH! AVREI DOVUTO FARTI QUESTO FIN DAL PRINCIPIO!

[caos turbinante e scintillante di ricordi cancellati, valanga di schegge e frammenti]

… Lei lo vide allontanarsi attraverso i campi, una forma grigia, curva e cenciosa. L’uomo continuò a camminare e si fece più piccolo, divenne una figura minuscola e scomparve.

E lei rabbrividì, sospirò e si voltò.

[immagini che scemano, cadono, sbiadiscono, perdute e dimenticate per sempre, ormai, sulla scia della furia dell’arcidemone]

Il guerriero abbassò lo sguardo sullo stormo di avvoltoi e sui corpi ammucchiati delle vittime e si appoggiò alla lancia.

Si estendevano in lontananza, dall’altura sulla quale si trovava, oltre le colline ondulate e la pianura; centinaia e centinaia di anime e altre ancora, in quel giorno. Davalaer pensò ai lamenti e al dolore che la notizia di quella battaglia, anche se vinta, avrebbe portato nelle valli. Troppi soldati non sarebbero più tornati a casa. Troppi uomini erano scomparsi per sempre.

Sì, molti pianti si sarebbero levati dalle case dei valligiani. Davalaer sospirò, guardando le sagome immobili sotto di lui. «Ma dimenticheranno», affermò con amarezza. «E poi… un giorno, da qualche parte… tutto ciò si ripeterà.»

BAH! LA TUA MENTE È UN LETAMAIO DI MOMENTI PATETICI! CHE COSA VUOI CHE M’INTERESSINO LE LACRIME DEGLI UMANI SCIOCCHI E DEBOLI?

[frammenti di ricordi scagliati lontano, rotti, perduti…]

COME RIESCI A NASCONDERMI CIÒ CHE CERCO, QUANDO LA MAGIA È IL TUO POTERE E IL LAVORO DI UNA VITA? COME? DIMMELO!

[occhi rossi che avvampano nell’oscurità di stanze distrutte, ricordi che giacciono al suolo, inutilizzabili, come frammenti di vetro e ragnatele devastate]

MYSTRA. ECCO COME. LA TUA DEA TI AIUTA.

[occhi diabolici diventano roghi devastanti]

VIENI FUORI, DEA!

[tenebre, frammenti di ricordi che cadono a terra con un sospiro]

ELMINSTER AUMAR, RIVELAMI MYSTRA! MOSTRAMI I RICORDI CHE HAI DI LEI! AVANTI!

[l’umano si rannicchia, esita, tormentato dal dolore]

Sì…

«Gli Starym hanno la tendenza a essere sciocchi e troppo orgogliosi», affermò pacata Lady Laurlaethee Shaurlanglar, «ma su una cosa hanno ragione: lasciare che queste bestie puzzolenti di umani si mescolino a noi significa macchiare il nostro onore e condannarci a morte. Per questo ti ho invitato, giocattolo della Srinshee. Il vino della luna che ti sei scolato con tanta eleganza conteneva una dose di srindym sufficiente a uccidere una dozzina di maghetti umani troppo ambiziosi.»

L’uomo che chiamavano Elminster lanciò tre rapide occhiate da falco, dietro e davanti a sé, facendo un passo di lato per sbirciare dietro un arazzo con la grazia di un giovane guerriero della Gente.