Laurlaethee rimase a bocca aperta dallo stupore. Nessuno poteva fare una cosa simile. Nessuno.
«Mystra è soprattutto pietosa», le giunsero forti all’orecchio le parole di Elminster. «Rallegratevi e siate in pace con voi stessa, Lady Shaurlanglar. Nessuno di noi è in collera con voi.»
Poi scomparve. L’anziana elfa sollevò una mano e si asciugò le lacrime. Per la prima volta da secoli… lunghi e lunghi secoli d’orgoglio solitario… provò meraviglia.
Voltò la testa per guardarsi nell’unico specchio della stanza e rimase a fissarsi pensierosa. Persino il tremore era svanito. Sembrava… più giovane! Si girò di fianco, prima a destra, poi a sinistra. Più giovane, più soda, più alta… la donna gettò il capo all’indietro e rise, incurante del fatto di sembrare un po’ matta. Poi, impaziente, si slegò la tunica e la lasciò cadere dietro di sé, uscì sul balcone completamente nuda e annusò l’aria in cerca della bottiglia di vino di luna. La trovò, naturalmente, purificata dal srindym.
Laurlaethee scosse il capo, un sorriso appena abbozzato, e si sporse a vedere gli uccelli volteggiare, frullare e cantare. Una brezza fresca si era alzata dalle ombre e soffiava oltre il parapetto, ma lei rimase imperterrita, e non rabbrividì nemmeno.
Lo stupore può essere un manto molto caldo.
PICCOLI DEI CHE BORBOTTANO ALTRE SMANCERIE? IL MIO CUORE TREMA, MA MI VIENE IL VOLTASTOMACO! PER IL FUOCO DEGLI ABISSI, UMANO, METTI A DURA PROVA LA MIA PAZIENZA! SUPPONGO FOSSE MYSTRA A OPERARE ATTRAVERSO DI TE, E QUINDI… A BEN GUARDARE… HAI ESEGUITO IL MIO COMANDO.
Esatto.
SILENZIO! SE AVRÒ BISOGNO DELLA TUA INTELLIGENZA, MAGO, NON MANCHERÒ D’INFORMARTI. ORA PUOI EVITARE IL TORMENTO MOSTRANDOMI TE STESSO MENTRE ESERCITI IL POTERE CHE MYSTRA TI HA CONCESSO… APERTAMENTE, COME UN’ARMA, IN MODO A ME UTILE E CHIARO… UN POTERE GRANDIOSO, BADA, NON COME SI IDENTIFICA UN FIORE DAL SUO PROFUMO O SCIOCCHEZZE SIMILI!
Ogni tuo comando è un mio desiderio.
E LA TUA BOCCA CONTINUA A ESSERE UN PO’ TROPPO IMPERTINENTE, IDIOTA DI UN MAGO! FAI COME TI HO DETTO… MUOVITI!
[flusso d’immagini brillanti, come stelle versate in un pozzo, che accelerano e si fanno più ampie, più profonde, rallentano, rallentano, un bagliore si leva in alto e oscura tutto]
La linea di fuoco blu avvampò intorno alle porte, sigillandole. Magie antiche isolarono la sala, in tutto il suo stato di rovina, dal resto della grande Faerûn. Al suo interno i più potenti si erano battuti in duelli ufficiali per secoli e secoli, fondendo la pietra in ammassi vetrosi, incastonandovi bagliori disperati, lasciandosi dietro l’odore della paura e la tensione pungente di innocui spiriti guardiani.
Un sorriso illuminò la faccia del combattente alto e magrissimo, ma in esso non v’era traccia di gioia o di amicizia.
«Credi forse», sibilò trionfante lo zombie, «che sarei venuto solo?»
Una stalattite dietro e sopra una spalla ossuta si offuscò e discese… trasformandosi in una sfera fluttuante dai molti occhi, che avanzò con i tentacoli a penzoloni e le numerose fauci che si aprivano e si chiudevano in cima ad essi. Dall’ombra vicina uscì volando un gargoyle dalle ali di pipistrello, che brandiva una spada di fiamma nera. Poi fu la volta di un enorme serpente che sollevò la sua testa gigantesca, d’una bellezza crudele e quasi umana. Accanto a esso vi era un’elfa graziosa, dalla pelle color ossidiana, i cui polsi erano circondati da sottili pugnali magici roteanti.
Tali creature avanzarono camminando, strisciando o fluttuando nella sala per minacciare lo sfidante solitario, un umano che non era né alto né magro quanto lo zombie. Non aveva la corporatura di un guerriero e non possedeva nulla d’affilato se non il naso aquilino.
L’uomo sollevò le sopracciglia. «Strani alleati, oserei dire», osservò con calma. «Come si è formata la vostra consorteria, questa sì che è una storia che mi piacerebbe ascoltare.» L’umano si sedette su un frammento di pietra crollato accanto a lui, appoggiò gli stivali impolverati su un altro frammento ed estrasse la pipa. «Allora!»
Lo zombie lo fissò, «Sei forse pazzo?»
Il mago prese un po’ di tabacco da una tasca e, con il pollice, cominciò a pressarlo nel fornello della pipa. «Probabilmente», rispose allegro. La morte avanzava verso di lui e lo accerchiava con grazia furtiva. «Sei sorpreso!»
Lo zombie non si curò di rispondere, ma esclamò frettolosamente: «Davanti a Mystra e ai Maghi Arcani, rivendico il diritto di sussunzione in questo duello, che tutti i poteri del mio oppositore siano concessi a me… all’attacco!».
Nonostante questi avesse vari alleati e non avesse concesso all’avversario di reclamare i suoi diritti prima dell’inizio dello scontro, in palese violazione delle regole di Spelldown Hall, e malgrado le creature che lo fronteggiavano rendessero la sua morte un’eventualità più che certa, l’umano cominciò a fumare la pipa e non si mosse.
Quando il primo incantesimo lo toccò, un fulmine luminoso scagliato dal tiranno della morte, la sala si riempì improvvisamente di fuoco bianco e blu e di un canto mormorato, femminile ed esultante. Alcuni arti protesi avvamparono e svanirono. Il gargoyle si sciolse in un rapido vorticare di fiamme nere e di frammenti di spada liquefatti. Il serpente gigante esplose come una salsiccia bollita in mille pezzi. In silenzio, scomparve anche il beholder.
Quando l’ultimo dei suoi alleati svanì nel nulla, lo zombie incredulo sussurrò: «Come…?».
«Mystra ti saluta», lo interruppe cordiale l’uomo seduto. Poi soffiò un cerchio di fumo in direzione del nemico e gli pose una domanda innocente. «Ciò significa forse che non vuoi raccontarmi la storia della vostra piccola alleanza!»
Lo zombie emise un urlo di rabbia nello stesso istante in cui si levava il canto di Mystra. Fiamme rosse e nere fuoriuscirono con un rombo dalla sua mano ossuta e attraversarono la sala, verso l’uomo con la pipa.
Elminster le vide arrivare. Quando lo colpirono, il corpo di El si contrasse e fu colto da spasmi che fecero schizzare la pipa verso il soffitto. Un po’ di fumo gli fuoriuscì dalle labbra quando annunciò, tranquillo: «Mystra ti risponde».
Poi chiuse le labbra e, quando le riaprì, tutto il fuoco bianco e blu di Faerûn uscì e spazzò via un’estremità di Spelldown Hall, lo zombie delirante e tutto il resto, in un unico momento assordante…
Un colore bianco e blu, tanto brillante…
AARGH! RRRAAAAAAGHH! OUGHHH!
[dolore profondo agli occhi, corna e tentacoli che rabbrividiscono, un corpo che oscilla e s’inginocchia, in preda a un’agonia impotente, strisciante, che si trasforma lentamente in un respiro affannoso]
[sbirciata cauta, uscita furtiva dall’ombra per guardare la rovina fumante di troppi ricordi, con le facoltà mentali di un arcidemone che si bruciano nel messo]
OHHH. URRHH. [l’arcidemone si rotola, piega gli artigli irrigiditi, flette i tentacoli contorti, distendendosi in un’improvvisa assenza di dolore] PER I DOLCI FUOCHI DI NESSUS!
Nergal?
SE PENSASSI CHE TU L’ABBIA FATTO DELIBERATAMENTE, MAGO, TI STRAPPEREI UN ARTO PER VOLTA E CALPESTEREI I TUOI RESTI!
Ti ho solo dato quello che volevi a tutti i costi.
GIÀ. MA NON MI HAI MOSTRATO NULLA DI UTILE. UNA FURIA SIMILE FUORIESCE RARAMENTE DA ME QUANDO APRO LA BOCCA.
Oh, su questo potrei anche non essere d’accordo…
RIDI PURE, PICCOLO UMANO. IL TORMENTO TI AFFLIGGERÀ MOLTO PRESTO.
[il demone si solleva dalle rovine, barcolla, i tentacoli sondano l’aria davanti a lui, la luce si fa più intensa mentre la ricerca ricomincia]
DUNQUE È QUESTO IL SAPORE DEL FUOCO DI UNA DEA. NON LESINARE SUGLI AVVERTIMENTI IN FUTURO, SE DOVRÒ AVERE A CHE FARE CON SORPRESE DEL GENERE!