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Io non so, demone, che cosa possa sorprenderti.

DAVVERO? NEMMENO IO. [arcigno sorriso mentale] BENE, IMPAREREMO INS…

Alcuni spinagon sfrecciarono nel cielo rosso sangue, piombarono sopra una creatura grande e goffa, la infilzarono con forconi e la graffiarono con i piedi. L’essere si sollevò di scatto, sbarazzandosi di loro con due sferzate di tentacolo e ringhiò: «Chi osa….

Urlando, i demoni abbandonarono la conca e fuggirono in preda al panico.

Nergal li fissò mentre si allontanavano, dopo essere stato in grado di afferrare solo uno degli aggressori, poi con i suoi tentacoli serpentini strappò un arto dopo l’altro allo sventurato spinagon. L’arcidemone introdusse l’estremità di un tentacolo nella bocca della creatura, gli ruppe la mascella per evitare d’essere morso, e ne smorzò le urla. Infine scosse il capo.

Sia che fossero agenti inviati da un rivale o cacciatori senza cervello, quei moscerini volanti erano un monito, anche se giunto troppo tardi. Preso dal divertimento di frugare fra i ricordi umani, Nergal si era reso vulnerabile. Non tutti gli abitanti di Averno erano abbastanza saggi da evitare un arcidemone. Altri avrebbero potuto tentare la fortuna con un Nergal ansimante e ferito… per non parlare di quella cosa gracile, nuda e strisciante a cui era stato ridotto Elminster. Da solo, in mezzo al fumo e a creature in fuga, a poche gole di distanza, il mago sarebbe potuto benissimo finire tra le braccia di Tasnya, di Oomrith o di Skeldagon, o di una decina di altri demoni.

Doveva stare attento. Nergal raggiunse un luogo più facilmente difendibile, muovendosi attraverso le fessure fumanti del terreno. Un branco di nupperibos era radunato nel posto prescelto, perciò Nergal rivolse loro un sorriso che prometteva efferate crudeltà, le zanne in bella vista. Questi fuggirono in fretta, mugugnando. Poi l’arcidemone riportò l’attenzione sulle oscure caverne della mente di Elminster.

Sulla gioventù dell’umano nella città di Hastarl, e di lì, senza dubbio, sulla lunga e tortuosa serie di ricordi in cui il mago imparava a conoscere il potere di Mystra, di magie assimilate e quindi nascoste. Magie che ben presto sarebbero appartenute a lui.

Una risata diabolica echeggiò in una caverna attorno al signore dai molti tentacoli. Il suono riempì anche le cavità distrutte dietro gli occhi del Vecchio Mago. Gli aculei donatigli da Nergal per rendere Elminster un boccone meno ovvio, si rizzarono.

Membra languide, color rosso ciliegia, si stirarono, lucide del sangue di lemuri sbudellati e semischiacciati che riempivano il letto concavo.

«Dunque», affermò leziosa la sua proprietaria, mentre piccole fiamme le fuoriuscivano dalle labbra e s’innalzavano dai capezzoli di magnifici seni, «Nergal ha un nuovo giocattolo… allettante quanto basta da distrarlo dalle sue solite cacce e crudeltà. Tasnya se ne dovrà impossessare».

La creatura demoniaca si rotolò sopra i corpi dei lemuri, sfuggendo alle fauci affilate delle lamprede di terra, i cui morsi le causavano tanto dolore e piacere. Varie diavolesse s’inginocchiarono bramose ai piedi del letto. Lei ne fissò una con sguardo fiammeggiante. Una lingua, simile a quella di un umano, leccò le labbra lussuriose e le zanne sottili dietro di esse, pregustandosi il piacere di quella missione.

Tasnya non deluse la schiava, per quanto la sua voce fosse colma d’ironia. «Va’ avanti, leale Sressa», ordinò il demone alla erinni, «e scopri che cosa sta facendo Nergal. Fagli del male se puoi, e rubagli il prigioniero, vivo se possibile, e portamelo. Tasnya sa cosa fare con i maghi mortali… e con i rozzi arcidemoni che, furiosi, vengono a riprenderseli».

9.

Chi uccide i potenti signori di Waterdeep?

Un continuo strisciare, tra spine e tormenti…

[immagini di un uomo grasso e ansimante e di una ragazza snella, che si affrettano di notte in una città]

TI OSTINI A COINVOLGERMI IN QUESTA STORIA? SARÀ MEGLIO CHE ORA DELLA FINE CI SIANO SCENE VIVIDE E UTILI DI MAGIA, ELMINSTER, ALTRIMENTI TI FORNIRÒ RICORDI DI DOLORI CHE NON SCORDERAI FACILMENTE.

E NON DIRMI CHE HAI GIÀ UDITO TALI MINACCE.

[silenzio]

EBBENE?

Mi limito a esaudire i tuoi desideri, demone, perciò rimango in silenzio.

HUMMPH. DENTRO DI TE BRUCI COME TUTTI I DEMONI, NON È VERO?

[silenzio compiaciuto]

PROSEGUI, MAGO!

«Useremo il tunnel», borbottò Mirt. «Non ho tempo per scambiare battute con i cortigiani.»

«Che novità!» ribatté Asper, divertita. L’uomo si limitò a grugnire. Già da un po’ correva per le strade e i vicoli bui accompagnato dal rumore dei suoi vecchi stivali, e ormai gli era rimasto poco fiato per parlare, il che accadeva di rado.

Asper lo udiva ansimare davanti a lei, il suo respiro ridotto a un sibilo costante nella notte. Il Vecchio Lupo brandiva con naturalezza la spada e si spostava a velocità sorprendente. La ragazza cercava di scrutare tutte le ombre notturne più scure, sempre tesa e all’erta, nell’eventualità di un attacco che sperava non si sarebbe verificato.

Mirt, invece, non si sforzava d’essere furtivo o cauto; caricava nella notte come un toro infuriato, diretto verso il braccio roccioso del Monte Waterdeep, sul quale si ergeva il Castello. S’inerpicò fra i vicoli, superò mucchi di spazzatura e cortili posteriori col bucato appeso. L’uomo cominciò a emettere un ruggito dal profondo della gola, a intermittenza, un ruggito che non prometteva nulla di buono per chiunque, o qualunque cosa, gli avesse intralciato la strada. Come sempre.

Attraversarono Gem Street a passo di corsa, e per poco non investirono una pattuglia di guardie. Mirt si tuffò in un vicolo laterale, mentre Asper sgattaiolò sotto il braccio di un soldato e cercò di raggiungerlo, ignorando le grida incollerite che le intimavano l’alt.

Mirt stava armeggiando con la cintura. «Ecco», ringhiò affibbiandole la spada. «Tieni questa!»

«Sento queste parole almeno tre volte al giorno», ansimò Asper. La ragazza si voltò… e vide due ufficiali che venivano loro incontro di corsa. Lasciare che il suo signore soddisfacesse il suo bisogno in un momento simile! Ma, no…

Mirt si voltò con un grugnito più forte del solito e si tuffò mirando alle caviglie della guardia più vicina. Lo sfortunato gridò di protesta quando l’uomo lo sollevò in aria e lo lanciò come una bambola di pezza addosso ai compagni. Caddero tutti per terra con un gran tonfo, che fece trasalire Asper.

Il Vecchio Lupo si voltò verso di lei. In una mano dal dorso irsuto teneva un pezzo di nastro di seta che correva fino alla cintura, alla cui estremità libera era annodata una chiave, solitamente nascosta nella brachetta. Si fermò davanti a un muro del vicolo.

«Hah!» esclamò un attimo dopo. Un raggio randagio di luna si rifletté sulla chiave quando la lasciò cadere a penzoloni, voltandosi verso Asper. «Forza, ragazza!» ruggì. «Entra, svelta!»

Senza attendere risposta, Mirt si girò per dare un calcio al bastone di una delle guardie. «Non abbiamo tempo per questi idioti!», sbraitò, mentre sbatteva l’uomo contro il muro più vicino.

Asper si gettò oltre il Lupo, in un’oscurità ancor più tenebrosa. Mirt la seguì tastandole la spalla con le dita, ma solo dopo aver sferrato un calcio alla mano della guardia che aveva messo fuori combattimento, in modo da non schiacciargliela nella porta.

«Forse dopo», mormorò con un sorriso feroce. Si avvicinò al volto dell’uomo sbigottito, gli mostrò i denti scoloriti e sbatté la porta.

«Dove siamo, Signore!» sussurrò Asper con una nota d’apprensione nella voce. Mirt ridacchiò.

«A casa di Shyrrhr», rispose. «Resta ferma, ragazza, mentre cerco una lampada.» Con destrezza le prese la spada dalle mani, come se riuscisse a vedere perfettamente.