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«Non ce n’è bisogno», esclamò una voce nell’oscurità. «Ne ho una pronta.» Una porta si aprì con un lieve cigolio. Un cappuccio si sollevò da dietro una lanterna, forse a quattro passi di distanza. «Benvenuto… Mirt?»

«Sì, Lady.» Asper sentì l’uomo sorridere. «Il tuo allarme funziona ancora, vedo.»

Davanti a loro vi era una signora alta e meravigliosa, in pantofole e camicia da notte color verde smeraldo, lavorata in oro. Teneva la lanterna in una mano e qualcosa che sembrava una bacchetta magica nell’altra. Gli occhi erano dello stesso colore della camicia. La donna sorrise.

«Di nuovo alle prese con i tuoi giochetti, Vecchio Lupo!»

Mirt si rinfilò con noncuranza la chiave nei pantaloni. «Lady, questa è la mia signora, Asper. Asper, lei è Lady Shyrrhr. So che vi siete viste molte volte da lontano a corte, perciò possiamo fare a meno di tante chiacchiere. Siamo di fretta, Sheer, dobbiamo raggiungere il palazzo.»

La donna aggrottò le sopracciglia. «Venite», esclamò semplicemente, e li condusse attraverso numerose porte e giù per una ripida scala a chiocciola. «Se non fossi quello che sei, Mirt», aggiunse piano, mentre scendevano nell’umidità, «non ti lascerei passare da questa parte. C’è qualcosa che non va a palazzo.»

Mirt ne fissò intensamente i capelli bronzei, come se il suo sguardo potesse mettere a nudo i pensieri della donna. «E anche fuori», mormorò l’uomo. «Alcune guardie ci hanno seguito».

Shyrrhr emise una risata musicale. «So che posso sempre contare su di te per una serata divertente, Vecchio Lupo. Senza offesa, Lady Asper.»

«Nessuna offesa, Signora», rispose la ragazza.

La scala terminò in un tunnel rivestito di pietra. Shyrrhr prese una lampada da uno scaffale, dove ve n’era una fila pronta, e la porse ad Asper. «Lui le fa sempre cadere», esclamò, indicandole Mirt con lo sguardo mentre accendeva lo stoppino. «Fate in fretta. Che gli dei vi proteggano.»

«Che siano con voi, Lady», rispose Asper.

Shyrrhr agitò la mano e con leggiadria risalì le scale. «Terrò lontane le guardie», aggiunse a bassa voce.

Mirt grugnì. «Tamaeril Bladesemmer e il mago Resengar sono morti stanotte, Lady. Guardati le spalle.»

Shyrrhr si voltò, gli occhi più verdi che mai. «Lo faccio sempre», ribatté. «Grazie per la notizia, Mirt. Dimmi di più quando potrai.» Quindi si voltò e scomparve.

Mirt annuì in risposta. «Una brava ragazza, Sheer. Senza dubbio di sopra ha con lei qualche inviato, che le svelerà involontariamente un sacco d’informazioni mentre si scola le sue bottiglie di vino.»

Asper inarcò un sopracciglio. «Scommetto che tu ti sei scolato le sue bottiglie, una volta o due, senza rivelarle ciò che voleva sapere.»

Mirt sogghignò. «È il miglior agente di Piergeiron», affermò in modo distaccato, «ma non è una signora, se sai che cosa intendo. Se Piergeiron si dovesse risposare, tuttavia, non mi sorprenderebbe di trovare Shyrrhr al suo fianco, inginocchiata davanti ai sacerdoti».

L’uomo sogghignò ancora e proseguì a lunghi passi nel tunnel. «Ora stai molto attenta. Le pietre sono un po’ sconnesse.» Il Vecchio Lupo sbuffò e accelerò il passo, procedendo quasi al trotto. «Tieni alta la lanterna, ragazza, e prega Tymora di arrivare in tempo!»

HO ATTESO PIÙ DEL NECESSARIO PER UN MISERO INCANTESIMO. SPERO PER TE CHE CI SIA DELL’ALTRO… E DI MEGLIO, ANCHE! MAGO, MI DIVERTI, MA MI STAI FACENDO PERDERE TEMPO.

Hai impegni più urgenti, Lord Nergal?

[borbottio, schiaffo mentale]

[dolore mozzafiato]

[denti digrignati; soddisfazione]

Torgent era vecchio per essere incaricato a proteggere un signore. I suoi baffi da grigi erano diventati bianchi come la neve, e le sue spalle non erano più possenti e muscolose come una volta. Ma lui se ne stava eretto e fiero nella sua livrea e nessuno l’aveva mai visto fare più di un paio di sbadigli durante un turno di guardia.

Messi insieme, i tre uomini al suo comando non arrivavano alla sua età, ma le sue vecchie orecchie furono le prime a udirlo: il debole scalpiccio di suole di cuoio su una delle pietre del tunnel.

«State pronti, ragazzi!» sbottò Torgent. «Arriva qualcuno!»

Le guardie impugnarono le balestre cariche. Torgent sguainò la spada e alzò lo scudo davanti a sé, poi si posizionò dietro il cancello dalle sbarre e dalle punte d’acciaio per sfidare chiunque stesse sopraggiungendo. Waterdeep la Potente dipendeva da Torgent, e lui era pronto.

«Fermatevi e dichiarate il vostro nome, la verità, senza omissioni», esordì il vecchio con le tradizionali parole di sfida. La sua voce profonda rimbombò nel tunnel. Tra i suoi echi s’intravidero due individui che avanzavano di fretta, uno rotondo e ansimante, l’altro esile e flessuoso. Entrambi brandivano una spada sguainata.

«Torgent! Sono io, Mirt di Waterdeep, con la mia signora, Asper», ruggì Mirt mentre si avvicinava al cancello. «Dobbiamo vedere Piergeiron, subito, perciò ordina ai tuoi ragazzi di abbassare quelle balestre e di aprire il cancello più in fretta possibile!»

«Mirt! Benvenuto, Vecchio Lupo!» ridacchiò Torgent, scostando la spada e lo scudo. Il cancello emise un forte clangore quando tutti i presenti lo presero per sollevarlo.

«Non tanto “vecchio”, giovanotto», borbottò Mirt mentre passava sotto le punte di ferro del cancello e stringeva la mano inguantata dell’amico. «Dov’è Piergeiron, a quest’ora!»

Torgent sembrava turbato, anche quando sorrise e aiutò Asper a rialzarsi. «Signora», la salutò automaticamente con un inchino. Poi il suo volto assunse di nuovo un’espressione truce. «Il lord è senza dubbio nella Stanza Interna delle Udienze, ben protetto dalle guardie. Sono felice che siate venuti. Non è più lui in questi giorni.» Gli altri soldati convennero con un mormorio, poi riabbassarono a fatica il cancello. «Tiene indosso l’armatura giorno e notte, con la visiera abbassata. Non è mai stato un gran chiacchierone, ma ultimamente parla ancor di meno. Solo “sì” e “no”, “prossimo” e “basta”. Ti sarei grato se ci facessi sapere che cosa c’è che non va.»

Mirt aggrottò le sopracciglia, cupo in volto.

Con un piccolo brivido Asper lo rivide nei suoi ricordi, ancora una volta a cavallo, nei suoi giorni da mercenario, che apprendeva del tradimento di un nobile tethyriano e giurava di rendere giustizia.

La spada che Mirt stringeva in pugno sussultò un po’. Vedendola muoversi, una delle guardie più giovani afferrò la sua per abitudine.

«Ti dirò ciò che potrò, quando potrò», rispose Mirt, incamminandosi. «Molte grazie, Tor. Conosco la strada.» Poi scomparve, sbattendo gli stivali. Asper trotterellò al suo fianco con passo più leggero.

Torgent tornò al cancello, un sorriso feroce sul volto. «Ora, per la mia spada, vedremo qualcosa! Ciò che si nasconde dietro a questo mistero, ragazzi… e quell’uomo riuscirà dove altri rimbalzerebbero contro un muro di pietra. Scoppierà un putiferio, se il mio intuito non m’inganna!» L’anziano si sedette e fischiettò una vecchia e allegra marcia.

Le guardie più giovani si scambiarono un’occhiata, scrollarono le spalle e sogghignarono. Più di una aveva osservato furtivamente il modo in cui Mirt e Asper si erano allontanati, ma nessuna aveva fatto commenti sulla bellezza della donna. Torgent sembrava esserne rimasto solo lievemente colpito.

MAGIA, ELMINSTER. QUANDO ARRIVA LA MAGIA?

Presto, demone, presto.

QUESTO RITORNELLO L’HO SENTITO MOLTE VOLTE, È QUASI DIVENTATO UNA CANTILENA.

Effettivamente, Nergal. Ti piacerebbe ascoltare l’intera ballata?

[disgusto] VA’ AVANTI COL RICORDO, MAGO. NON ME NE STARÒ SEDUTO A SENTIRTI CANTILENARE.

[divertimento, immagini chiare e brillanti]

S’infilarono in un passaggio segreto, poi in un altro ancora, ed evitarono gran parte delle guardie e dei servi. Mirt era conosciuto e le sue parole d’ordine, accompagnate dall’esibizione di un anello col sigillo di Waterdeep, gli permisero di raggiungere rapidamente le porte della Stanza Interna delle Udienze.