Le guardie sguainarono le spade e non le scostarono di un millimetro mentre il loro capitano entrava ad annunciare i visitatori. Passò tuttavia molto tempo prima che questi uscisse dalla sala. Quando le porte si spalancarono, la sua voce era fredda.
«Lord Piergeiron riceverà entrambi, pur con riluttanza. Lasciate le spade e seguitemi.»
Mirt scrollò le spalle e lasciò cadere l’arma. Nascoste addosso, ne aveva da vendere. Asper consegnò la sua, per l’impugnatura, alla guardia più vicina.
«I miei saluti e grazie», esclamò Mirt, ricambiando lo sguardo freddo del capitano con il gelo della sua rabbia. Se non fosse stato un signore di Waterdeep, non avrebbe potuto nemmeno raggiungere il Primo Lord. Quelle guardie non conoscevano il suo vero status.
Se non fossero stati signori, i suoi amici non sarebbero morti, né sarebbe stato necessario avvisare Piergeiron.
Il volto di Mirt era scuro come il suo umore quando entrò nella penombra della Stanza Interna delle Udienze. Davanti a lui, Piergeiron sedeva con addosso un’armatura completa, sotto un’unica lampada.
«Andate», sbottò Mirt rivolto al capitano delle guardie.
Questi lo ignorò. Chi si credeva d’essere quel grasso usuraio? Il signore di tutti i lord di Waterdeep!
Un gesto silenzioso di Piergeiron confermò il comando di Mirt.
Quest’ultimo fece cenno ad Asper con un dito di tenere d’occhio Piergeiron. Non appena la guardia ebbe richiuso la porta, il Vecchio Lupo si voltò, estrasse un pugnale da chissà dove, lo lanciò e trafisse la corda della campanella a pochi centimetri dalla mano del Primo Lord.
Asper rimase a bocca aperta.
Mirt avanzò, saltò su Piergeiron, infilò dita d’acciaio nella fenditura per gli occhi, e la sollevò mentre cadevano insieme sul pavimento.
«Non pensavo», ringhiò, fissando un paio d’occhi castani spaventati all’interno dell’elmo. «Chi sei, e che cos’hai fatto a Piergeiron!» Senza attendere risposta e senza distogliere lo sguardo sbottò: «Prendilo per il polso, ragazza e mettiglielo sopra la testa! Attenta ai pugnali!».
Chiunque vi fosse nell’armatura oppose solo una debole resistenza. In un attimo Mirt riuscì a togliere l’elmo, per rivelare il volto spaventato di una fanciulla più giovane di Asper.
«Chi mai… Aleena?» bofonchiò Mirt, sollevando un altro pugnale contro la gola nuda della ragazza in armatura.
«S-sì.» Aleena deglutì, il volto bianco come il marmo, la bocca tremante. Sollevò il mento e guardò l’uomo con rabbia. «Sei… hai tentato tu di uccidere mio padre?» La sua voce era profonda e cupa come quella di un uomo di mezz’età: Piergeiron, difensore di Waterdeep. Era strano udirla da labbra tanto delicate.
Mirt aggrottò le sopracciglia e si tolse da sopra la ragazza, indicando ad Asper di fare altrettanto. «No, naturalmente no», borbottò. «Che cos’è accaduto? Forza fanciulla, in fretta! Raccontami! Alcuni signori di Waterdeep sono morti questa notte! Che fine ha fatto tuo padre, e perché tu indossi la sua armatura! Piergeiron non sarebbe d’accordo a usarti come esca per intrappolare la spada che l’ha mancato una volta!»
Aleena annuì, triste. «Mio padre non è in condizioni di convenire o di proibire alcunché. È nella Torre di Blackstaff, immerso in un sonno profondo. Qualcuno l’ha quasi ucciso, tre notti fa.»
A Mirt si rizzarono tutti i peli. «E non siamo stati informati? Come sta?»
Aleena scrollò le spalle, gli occhi umidi. «È vivo. Laeral gli ha fatto bere sette pozioni guaritrici. È stato… trafitto più di una volta. Lui… oh, per tutti gli dei, Mirt!» La fanciulla si aggrappò a lui e scoppiò in lacrime. Mirt le batté goffamente una mano sulla schiena, rivolgendosi ad Asper con sguardo supplicante.
La ragazza prese la caraffa più vicina e versò un bicchiere del liquido che conteneva, qualsiasi cosa fosse.
Mirt la ringraziò con lo sguardo e avvicinò il bicchiere alle labbra di Aleena. Lei scosse violentemente il capo fra le lacrime. «Ne ho già bevuto troppo», affermò. Mirt alzò le spalle e si scolò la bevanda.
«Ero così spaventata!» singhiozzò Aleena. «Seduta qui, in attesa che l’assassino tornasse… non riesco nemmeno a toccare questa spada! È la spada sacra di papà, anche se sono in grado di difendermi come i guerrieri!»
Asper fece spostare delicatamente Mirt e s’inginocchiò per cingere la ragazza con un braccio. La sontuosa armatura di ferro era fredda e dura al tatto.
Aleena abbozzò un vago sorriso. «M-mi perdoni, Signora», mormorò desolata «lo… non sta bene piangere davanti a estranei. Io sono Aleena, figlia di Piergeiron. Qual è il suo nome!»
Asper sorrise. «Sono Asper. Mirt è il mio signore. Siamo venuti per avvisare tuo padre: almeno due signori di Waterdeep sono stati uccisi stanotte. Lady Tamaeril Bladesemmer è morta, ma è riuscita a mandare un messaggio telepatico al mio signore, e sappiamo che l’ha uccisa un uomo mascherato, che è stato capace di superare le sue barriere. Prima ancora, anche il mago Resengar era stato ammazzato nel suo salotto. Sapete se ci siano altre vittime?»
Aleena scosse la testa. «Non so nemmeno chi siano tutti i signori. Laeral mi disse che Mirt era uno di loro, prima di mandarmi qui.»
Mirt la fissò, la caraffa mezza vuota in mano. «Ti ha mandato Laeral? Che sciocchezza è mai questa!»
Aleena sollevò di nuovo il mento. «Signore», mormorò, «è mio dovere nei confronti di Waterdeep, come per voi lo è il vostro servizio. Il trono di palazzo non poteva essere lasciato vuoto, altrimenti quest’uomo o questi uomini, e i loro mandanti, avrebbero creduto d’essere riusciti nell’intento… e che cosa accadrebbe allora alla Città degli Splendori? Verrebbe attaccata da un esercito? Da una flotta! Dobbiamo prevenire eventuali massacri!»
«Uomini, hai detto», affermò Mirt, la fronte aggrottata, ignorando le altre parole. «In quanti hanno attaccato tuo padre?»
Aleena scrollò le spalle. «Nessuno lo sa. Ha usato un anello per il teletrasporto donatogli da Khelben molti anni fa, per raggiungerci nella Torre di Blackstaff. Il mago sta effettuando un viaggio nei piani ormai da diciannove giorni, per un lavoro di cui non mi ha parlato. Laeral e io abbiamo accudito mio padre e, dopo aver fatto tutto il possibile, lei mi ha detto di indossare l’uniforme di mio padre e sedere qui sul trono, visto che sono all’altezza del compito. Io non ho fatto obiezioni. Abbiamo lavato il seggio e lei mi ha fatto un incantesimo, in modo che…», un sorriso le sfiorò le labbra, per scomparire subito dopo… «la mia voce somigliasse a quella di mio padre. Un effetto ridicolo, mi dicono».
Mirt sogghignò. «Già, ci penserei due volte ad abbracciarti, con la visiera abbassata. E ora?»
Aleena allargò le mani inguantate. «I-io non so che fare. Non riesco a dormire tanto sono preoccupata per mio padre. Sono stanca di decidere chi debba essere impiccato o chi debba qualcosa a chi, che cosa sia dannoso o… sono stufa di tutto! Non so come mio padre o chi altro riesca a farlo giorno dopo giorno! I-io non posso andare avanti così». La ragazza arricciò il naso. «E poi puzzo in maniera tremenda dentro quest’armatura, e presto chi conosce mio padre saprà che l’odore non è il suo.»
Mirt e Asper ridacchiarono. «Sì, ora che ti sei tolta l’elmo si sente», affermò Asper. «Andiamo alla Torre di Blackstaff a parlare con Laeral, allora, altrimenti ci ritroveremo in un vicolo cieco.»
Mirt annuì. «Hai ragione. Rimettiti l’elmo, andremo a fare un bagno, se non altro.»
Aleena sorrise. «Come avete fatto a scoprirlo, così in fretta intendo!»
Il Vecchio Lupo alzò le spalle. «Il modo in cui sedevi. Il modo in cui hai fatto cenno alla guardia. Il modo in cui non ti sei offesa a priori per la battuta sporca con la quale sapevi ti avrei salutato… tutto questo, più quello che mi ha detto Torgent.»