«Torgent?»
«Una delle guardie di palazzo. È di turno al tunnel di Shyrrhr questa notte. Se hai bisogno di un amico o di un protettore qui a palazzo, Lady, non c’è uomo migliore. Cerca un vecchio con i baffi bianchi. Mi ha detto che parlavi poco e che in questi ultimi giorni tenevi l’armatura; sapeva che qualcosa non andava; mi ha praticamente detto che nell’armatura non c’era Piergeiron. Il popolo capisce, ragazza. La gente capisce sempre.» Mirt alzò le spalle. «Inoltre, se non sbaglio, tuo padre ha qualche debito con me. Non è mia abitudine saltare addosso a ogni donna che incontro, sai.»
«Negli ultimi tempi?» chiese Asper sollevando un sopracciglio. «Non esiste un tunnel che porti fino alla Torre di Blackstaff!»
«Sì», esclamarono all’unisono Mirt e Aleena, poi ridacchiarono. «Venite», ordinò loro il grasso usuraio dirigendosi verso una colonna. «Da questa parte.»
Aleena si accigliò. «Qui! Ma si scende nell…»
Mirt sogghignò. «Fidati, Lady.» La interruppe. «Ci sono numerosi passaggi in questo palazzo. Non vorrai perdere l’occasione di far prendere un accidenti a quello scorbutico che sta fuori dalla porta, no! Quando scoprirà che te ne sei andata gli verrà un colpo!»
Scuotendo il capo, Aleena li seguì. «Mio padre mi aveva messo in guardia da te, una volta. Ma non avevo idea…»
«Come tutti», esclamò Mirt compiaciuto, mentre le pietre si aprivano per rivelare uno stretto passaggio segreto. «Attente alla testa, ragazze…»
Un topo affamato in un angolo del locale ebbe il tempo di fare solo tre respiri dopo che la porta segreta si chiuse, e prima che un guizzo illuminasse la stanza.
Fiamme fredde si proiettarono in avanti e tutt’intorno. Da esse uscì una figura mascherata, la spada sguainata nella mano. La stanza era buia e vuota. Dopo una breve occhiata silenziosa, l’uomo alzò le spalle e ritornò nelle fiamme. Il fuoco e la luce scomparvero e la sala fu invasa nuovamente dall’oscurità.
Il topo si affrettò a uscire dal nascondiglio, nel caso lo strano visitatore avesse lasciato qualcosa di commestibile, ma non trovò nulla. Non era come ai vecchi tempi, tutto era cambiato, rifletté con calma. Forse era così che andava il mondo.
SIGNORE DEGLI ABISSI, MAGO, DOV’È QUESTA DANNATA MAGIA? [silenzio, il verme mentale che fruga arcigno nell’oscurità cavernosa]
«Da questa parte», ansimò Mirt, trotterellando a testa china. «Il passaggio si apre…»
«Esattamente! Un pericolo in più per chiunque sia un signore di Waterdeep, del resto Faerûn è un luogo pericoloso!»
La voce era allegra e inaspettata, molto vicina all’orecchio di Mirt. Il Vecchio Lupo fu più rapido di quanto non sembrasse; con prontezza sollevò la spada nel punto giusto e, con un ringhio, fece un balzo all’indietro.
Il suo aggressore borbottò un’imprecazione. Una sottile lama d’acciaio sferrò sibilando un colpo violento, che tuttavia trafisse solo aria.
La spada più robusta del Vecchio Lupo lo colpì da sopra, affondando nel cuoio e nella carne sottostante; l’uomo singhiozzò di dolore improvviso. Mirt ritrasse la spada gocciolante di sangue scuro e colpì l’arma del suo avversario.
I due lottarono, lama contro lama. Mirt usò la mano libera, con la candela e tutto, per assestare un pugno nel punto in cui ci sarebbe dovuta essere la ferita. Il nemico grugnì e rabbrividì, vacillando all’indietro. Per la prima volta, Mirt osò abbandonare il passaggio e correre nella stanza.
Asper lo chiamò, con voce bassa e tesa, da dietro Aleena.
Mirt mugugnò: «Sono vivo… e sto lottando con un uomo mascherato, tanto per cambiare».
«È il mio turno», ribatté Asper. «Tu hai ucciso l’ultimo assassino spietato che ci ha attaccato, ricordi!»
«Huh», mormorò Mirt in tutta risposta e agitò vigorosamente la spada per parare un altro fendente mortale. Il colpo, che fece risuonare la spada dell’avversario, riecheggiò da pietra a pietra e stordì l’aggressore.
L’uomo mascherato e inguantato agitò la spada come se stesse alimentando un fuoco, poi indietreggiò barcollando lungo il passaggio laterale dal quale aveva attaccato, si voltò e fuggì.
Mirt si precipitò all’inseguimento, ringraziando il cielo che quel passaggio avesse il soffitto alto.
«Chi è!» gridò Asper, affrettandosi dietro di lui.
Aleena cercò di tenere il passo, incespicando goffa e rumorosa nella sua armatura.
«Non lo so», ringhiò Mirt, saltando una breve rampa di scale a pochi passi dall’intruso ferito. «Qualcuno che sa chi sono e come trovarmi, ovviamente… oh! Il tuo nome, vigliacco! Te lo sta chiedendo una signora!»
Ansimante, la snella figura mascherata attraversò in fretta una stanza e si tuffò nell’oscurità fetida di una fogna. Mirt lo seguì grugnendo d’entusiasmo.
Più avanti avvampò una luce tremolante. Mirt intravide il nemico in abiti di pelle balzare in una ruota di fiamme bianche e fredde. Queste avvampavano a formare un anello che vorticava lentamente, a una spanna, forse, da un muro di pietra. Un cancello, che gli dei siano ringraziati.
Il Vecchio lupo s’arrestò all’improvviso ignorando un topo che si era avvicinato per vedere se i suoi stivali potessero fargli da cena, e guardò nella stanza. Alcuni tubi maleodoranti s’immettevano in essa; alcuni canali convogliavano le acque nere lungo un lato del locale. Il soffitto a volta era disseminato di vecchie e minuscole crepe. Tutti i passaggi erano sbarrati da fiamme fredde.
Mirt adocchiò il topo che gli stava mordicchiando lo stivale e guardò di nuovo il cancello… prima di colpire il suolo con la spada.
La sua lama curva si sollevò un istante più tardi, quando Asper irruppe nella stanza. La ragazza aggirò la spada ancor prima che lui la ritraesse e si fermò scivolando a pochi passi dalle fiamme.
«Non dovevi aspettare», affermò Asper con una smorfia, indicando l’anello di fuoco. «Non avremmo potuto perderci senza altre via d’uscita, no!»
Mirt le sbarrò la strada con la spada, poi sollevò un dito in segno d’avvertimento, abbassò l’arma per trafiggere il topo e lo lanciò dritto nell’anello infuocato.
Si vide un bagliore, si udì un forte sfrigolio e si sentì un odore che fece indietreggiare, nauseato, il guerriero in armatura che stava per entrare nella stanza. Aleena sollevò una mano, disgustata e strizzò gli occhi per il chiarore improvviso delle fiamme rotanti. Queste divennero più luminose, languirono, poi avvamparono nuovamente… e svanirono, lasciando dietro di loro soltanto fumo e un odore di topo di fogna bruciato.
«Avresti potuto fare la stessa fine», osservò cupa Aleena, fra i conati di vomito.
Asper scosse la testa. Se era spaventata, non lo dava certo a vedere. Sul suo viso c’era solo rabbia quando scrutò la stanza intorno a lei. «Potrebbe essere nel più basso degli inferi a quest’ora», affermò pungente, «o nella fogna adiacente… e non lo sapremo mai».
DIVERTENTE, ELMINSTER. IO RIDO, MA ORA MOSTRAMI UN PO’ DI MAGIA.
Da qualche parte a Waterdeep una fiala tintinnò su un tavolo, e a quel rumore si accompagnò un sospiro di soddisfazione. Un attimo dopo una mano inguantata si abbassò sul tavolo e prese una spilla d’argento a forma di arpa. Ridacchiando, la figura ondeggiò, creando dal nulla una ruota fiammeggiante. L’uomo dai vestiti in pelle entrò nel cerchio tremolante e scomparve.
MAGIA, SÌ, E UN ALTRO RICORDO CHE MYSTRA TI HA TRASMESSO, MA ANCORA NON TROVO CIÒ CHE CERCO! È RIDICOLO! MAGO, CONTINUA!
La storia prosegue, Lord Nergal.
[flusso d’immagini vivide]
Le ore che precedevano l’alba si facevano sempre più difficili col passare degli anni. Durnan si stava vestendo al freddo per cominciare un’altra lunga, lunga giornata. Lo Sbadiglio era la sua casa e la sua vita, e lo amava con tutto il cuore, ma talora - di solito in quelle buie ore mattutine - avrebbe voluto essere altrove. In un luogo in cui non fosse permesso agli osti di alzarsi prima dell’alba, quando i piedi e le gambe dolenti sarebbero stati scaldati dal sole, e qualcun altro avrebbe acceso il fuoco già da tempo, un pasto caldo già pronto, e…