L’urlo acuto e stridulo fece balzare Durnan fuori dai pantaloni. Tamsil, nel bar sottostante! L’uomo saltellò goffamente, calciò via gli indumenti con un’imprecazione, afferrò per l’elsa la spada e la cintura alla quale era attaccata e si lanciò fuori nell’oscurità urtando il telaio della porta.
Mentre, nudo, si precipitava giù per le scale, riuscì a liberare la spada dalla cintura e, con un ruggito furioso, corse a distrarre chiunque stesse assalendo sua figlia. Tam aveva un’età e una formosità tali da attirare l’attenzione di un ladro, probabilmente convinto che agli osti fosse effettivamente concesso dormire fino a tardi, e…
Con una scivolata Durnan attraversò la soglia del locale, in una mano la spada scintillante, nell’altra il pugnale, ma non trovò alcun nemico con cui combattere.
Tamsil e la madre Mhaere lo guardarono entrambe con occhi scuri, sgranati per la paura. La moglie impugnava una doppia balestra, la cui corda ancora vibrante indicava che erano stati scagliati entrambi i dardi. Sul pavimento davanti a loro non giaceva alcun nemico morto o gemente… ma all’occhio del locandiere nudo non sfuggirono le terrecotte in frantumi e alcune macchie di sangue fresco.
«State bene?», esclamò brusco Durnan. «Dov’è…» Indicò il disastro sul pavimento «… andato?»
Mhaere sorrise lievemente. «Sì, è scomparso. Un uomo mascherato, armato di spada. Lui…»
La donna fece un respiro profondo ed esitante, prova che non era tanto calma quanto appariva, poi reclinò il capo per respirare meglio e riprese a parlare con serenità, come se stesse discutendo del tempo. «Vestito di pelle, solo, aspetto sconosciuto. Un ovale… un ovale messo in verticale, simile a uno specchio per signora… di fiamme bianche e fredde, non bollenti, è apparso improvvisamente, proprio qui, e lui ne è uscito e si è gettato su Tamsil. Grazie a Tymora, lei stava portando dell’acqua… quella caraffa che vedi lì a pezzi… e gliel’ha gettata in faccia».
Durnan si voltò lentamente a osservare il campo di battaglia, annuendo. «Al che tu», ribatté l’uomo, «hai preso la balestra da dietro il bancone e lo hai colpito».
«Al petto e alla spalla», aggiunse Mhaere, una nota di soddisfazione nella voce. «L’uomo è fuggito nel cerchio di fiamme ed è svanito insieme a esso, in un istante».
Il locandiere attraversò la stanza a grandi passi, come una pantera, e si avventò su qualcosa di piccolo lasciato sul pavimento. «Ha perso qualcosa nella fretta», bofonchiò perplesso, mentre raccoglieva l’oggetto. Era una piccola arpa argentata.
«Papà», esclamò Tamsil con voce squillante, «Non voglio più vedere quell’uomo. In che modo possiamo evitare che torni!»
«Nell’unico modo in cui si può fermare veramente un nemico», brontolò Durnan, fissando la spilla nel palmo della mano. «Devo trovarlo… e ucciderlo».
Perbacco, i ricordi di Mystra fanno sembrare la tua Toril un luogo interessante. Ma non vedo quello che cerco, giusto?
10.
Gli Arpisti cacciano al chiaro di luna
La Maga di Waterdeep si chinò sulla spilla d’argento, posata sul tavolo fra gli strani e impetuosi bagliori e mormorò: «Ecco. Fra un attimo vedremo…».
Obbediente, la spilla esplose e varie saette si lanciarono bramose nella stanza mentre il mondo diventava bianco e il corpo indifeso di Lady Laeral veniva scagliato lontano.
Un Vecchio Lupo si alzò in fretta dalla sedia mentre il fulmine che avrebbe dovuto uccidere Aleena rovesciò, invece, un braciere. Questo stava per cadere sulla sedia di Mirt quando Laeral si scontrò con lui e lo gettò lontano. Ruzzolarono insieme sul pavimento, rimbalzando con violenza. Alcune fiamme avvamparono brevemente qua e là nella stanza, poi si spensero.
Inchiodato sotto un braciere, tra mobili a pezzi e una maga singhiozzante di dolore, Mirt sollevò lo sguardo verso una sfera accecante che fluttuava in prossimità del soffitto: la guardia del corpo di Laeral. Avendo assorbito gran parte della magia rilasciata, stava pian piano tornando invisibile. Il soffitto presentava numerosi segni di bruciature, il che indicava che tali disastri erano accaduti altre volte. Non era certo che fosse un fatto rassicurante, ma dopotutto la Torre di Blackstaff era ancora in piedi.
«Ragazze!» chiese Mirt con tono duro, cercando di liberarsi. «State bene!»
Gli giunsero tre sequele di grugniti e d’imprecazioni, una delle quali da sopra il suo petto. L’uomo afferrò saldamente, ma con delicatezza, la maga e la sollevò in aria in modo da potersi alzare. «Che cos’è accaduto!»
«Quella spilla conteneva una trappola», affermò Laeral, affaticata. La donna spostò la mano di Mirt e si mise dolorante in ginocchio: «Messa lì deliberatamente, per ferire chiunque usasse incantesimi contro di essa. Nessun Arpista farebbe una cosa del genere. Qualcuno sta tentando di farci credere che un Arpista abbia ucciso Resengar».
Mirt annuì. «Ciò non mi sorprende», affermò, voltando la testa per vedere come stessero Asper e Aleena. Accanto a lui Laeral cadde silenziosamente a faccia all’ingiù.
Alcune fiamme si levarono dal suo corpo quando toccò il pavimento, scosso da spasmi, al che Mirt lanciò un’imprecazione e un grido d’aiuto. Mentre girava la maga, Asper corse alla porta e suonò il gong d’allarme situato sulla parete fuori dalla stanza.
Solo la più piccola delle sue borracce conteneva acqua e Mirt la versò sulla faccia di Laeral e le strofinò il naso e le guance, per controllare le fiamme, lingue di fuoco caldo color giallo verdognolo, che sembravano scaturire dal nulla. Era un fuoco magico, naturalmente, complimenti a Mystra… Le fiamme evitarono qualsiasi tentativo di spegnimento nonostante, per qualche strana ragione, non si propagassero su di lui. Il Vecchio Lupo fu molto lieto quando la stanza si riempì improvvisamente di apprendisti della Torre, l’espressione seria sul volto.
Mirt venne fatto spostare all’istante e il locale fu invaso da incantesimi, ordini secchi e occhiate sospettose. Una volta accertate le loro condizioni, Asper, Mirt e Aleena furono fatti sedere su alcune sedie nell’angolo più lontano della stanza e severamente invitati ad attendere senza fare alcuna mossa In quel momento nessuno di loro aveva la forza di intervenire: rimasero seduti con aria sbalordita, in attesa che lo stordimento svanisse. I giovani apprendisti si affrettavano a portare altre sedie; nel futuro dei tre visitatori, piombati inaspettatamente da Laeral a tarda notte, si profilava un duro interrogatorio.
In mezzo al tumulto e al nervosismo una figura alta entrò zoppicante nella stanza. Aleena si alzò di scatto, con un gran sferragliamento e gli corse incontro.
«Piano, Leen», l’ammonì Piergeiron quando lei fece per gettargli le braccia al collo. Alcuni apprendisti accigliati tesero le braccia per trascinarla indietro; Piergeiron si diresse verso la sedia più vicina, con passo un po’ incerto. Aveva il volto teso e bianco per la sofferenza.
«Ebbene, giovane leone!» esclamò Mirt, guardandolo negli occhi.
Lo sguardo dell’uomo era di un verde anomalo, una stranezza che sembrò aumentare quando il Lord di Waterdeep si lasciò cadere pesantemente sulla sedia e mormorò: «Forse vivrò». Mentre la figlia, che era riuscita finalmente a raggiungerlo, lo riempiva di baci sul volto, lui afferrò entrambi i braccioli della sedia e si scrollò, sussultando.
«Debole come un gattino abbandonato», sibilò, indicando ad Aleena di tornare alla sua sedia. «Ora, vogliano gli dei, o uno di voi, dirmi gentilmente che cosa sta succedendo?»
Mirt sollevò una mano per anticipare chiunque stesse per parlare e si voltò verso l’apprendista posto in piedi, vigile, accanto alla sua sedia. Tutti e quattro avevano una sentinella dall’aria non molto amichevole.