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«Umano, io sono Malachlabra, Duchessa dell’Inferno e figlia di Dispater! Se mi sarai fedele, libererò la tua mente da quella bestia tentacolata!»

[un fulmine mentale si scontra con un altro fulmine mentale, bagliore intenso, urlo d’agonia, lungo e disperato, El si dibatte mentre saette di fuoco vengono scagliate avanti e indietro nella sua mente bruciante]

«Umano, io… ah, il tuo nome è… Elminster! Elminster Aumar, aggrappati a me

Alcuni abishai fuggirono, fra sputi e urla, quando il demone serpente s’impennò ed emise lingue di fuoco nel cielo di Averno. Malachlabra infilò un artiglio lungo e crudele nella goffa creatura distesa ai suoi piedi. Le sue urla si trasformarono in guaiti schiumosi e persino le larve si allontanarono da quell’essere di carne ribollente, dalle membra eruttanti, che emanavano gas umidi.

In lontananza il terreno tremò. Malachlabra gridò trionfante. Stava ancora ridendo, sollevata in un cielo squarciato dai suoi artigli, quando la risposta di Nergal s’abbatté su di lei.

L’aria rossa scintillò, stillò sangue e si ritrasse per un istante, per poi vomitare enormi sfere purpuree di fiamme ruggenti e tremolanti addosso al demone serpente.

Sfere che, naturalmente, esplosero.

Artigli sferzarono, convulsi, l’aria e superarono oltre quella cosa filamentosa che era diventato Elminster. Il mago fu colpito da alcune pietre e sommerso dal sangue della diavolessa. Pezzi di serpente dilaniati e sventrati continuarono a tremolare in maniera macabra anche dopo essere caduti fra le pietre. Nel punto in cui prima c’era Malachlabra non era rimasto altro che pietre fumanti, e una poltiglia nera e cremisi che imbrattava il terreno.

D’un tratto la risata di Nergal tuonò nella mente di Elminster e la creatura dentata, dagli strani arti e dai corpi bitorzoluti, rabbrividì. Ciò pose fine al caos di trasformazioni. Inarcandosi e tirando su col naso, il mago trasformato iniziò a contorcersi sulle rocce sporche di sangue. Le larve s’impennarono affamate, bianco-giallastre, lucide di bava; El, immerso nelle ombre insanguinate della sofferenza, non le sentì nemmeno affondare i denti nel suo corpo.

DUNQUE PUOI CAMBIARE FORMA A PIACERE, PICCOLO UOMO? BENE, BENE. UN ALTRO SEGRETO CHE È ORA DI SVELARMI. ALLA FINE LI AVRÒ TUTTI, SAI… MA PER IL GRAN STIGE GELATO, MI RENDI IL LAVORO DURO, DEVO ESTORCERTI TUTTO QUANTO CON LA FORZA!

[attraverso fiumi di sangue la creatura tentacolata si apre la strada a spallate, impavida. Nelle stanze buie e distrutte, cerca i ricordi delle trasformazioni]

Il fuoco argenteo pervase il mago in maniera impercettibile… piccole gocce dove sarebbero state necessarie intere vampate. Il volto deformato dal dolore, Elminster Aumar si dimenò sul terreno, colpendo le larve. Mentre il pensiero di Nergal imperversava nella sua mente, sempre più in profondità, il lungo torso fessurato svanì, e le sue membra tornarono umane.

El grugnì e fece in modo che un lieve flusso di fuoco argenteo bruciasse le larve che lo attanagliavano. Queste si staccarono, uccise all’istante, e il mago si accasciò di nuovo con un mugugno. Lasciamo che Nergal pensi che la trasformazione sia stata opera mia e non di Malachlabra. Qualsiasi cosa per evitare che noti il fuoco…

[una grande testa cornuta si gira bruscamente a destra e a sinistra, mentre avanza in una mente in cui i fiumi rossi arretrano. Lunghi tentacoli strisciano nel sangue mentre il demone va su e giù e scruta]

«Muori, mago malvagio!» Lance crudeli s’infilzano come lingue di fuoco nella sua schiena. El ringhia un’imprecazione che si trasforma in un debole sputo di sangue. Le punte delle lance lo trafiggono. Lo spingono in avanti, fra i merli, per poi gettarlo nel vuoto sottostante, giù verso il fossato fetido.

Si odono grida roche di felicità mentre il mago precipita, ma queste si trasformano in urla allarmate prima ancora che l’uomo raggiunga l’acqua. L’atterraggio avverrà da un’altra parte.

L’anello che portava al dito ha fatto bene il suo lavoro. Le sue ossa diventano elastiche; un senso di nausea lo assale, la pelle gli prude, il corpo si fa umido e vuoto… e fluisce, cambia, mentre il mago respira a fatica. Guarda il terreno e l’acqua ricoperta di schiuma che si avvicinano sempre più rapidamente…

A una distanza dal fossato pari a quella di un uomo non molto alto il corpo vestito di nero diventa una stella del medesimo colore. L’esplosione di luce scura si congela per un istante. La folla che osserva inizia a mormorare. La stella si sposta lateralmente nella brezza, poi ammicca e scompare…

* * *

Pozze nere e maleodoranti ribollono di vapori sulfurei. Vespe crudeli si posano sulla testa dei prigionieri, sommersi e impotenti, e infilano i loro lunghi pungiglioni, scambiando veleno con sangue. Le vittime agonizzanti e boccheggianti annegano.

Un gorgo improvviso agita quelle acque e porta in superficie carcasse giganti, nere di melma, e creature ignote dalle strane forme vengono scagliate lontano dal sudiciume. Al centro di quel turbinio si leva una nuvola rossa e nera. Questa continua a vorticare, dapprima rapida, poi sempre più lenta, fino a fermarsi e rivelarsi come…

«Malachlabra, Duchessa dell’Inferno e figlia di Dispater», mormorò Tasnya che stava osservando la scena. La donna scacciò l’immagine con un pigro gesto della mano, prima che il demone distante percepisse il suo incantesimo scrutatore. «Sei una sciocca testarda. Quasi malvagia quanto Nergal.»

Il demone si compiacque della sua intelligenza con un sorriso e si rotolò di nuovo per mordere la gola di una erinni. Mentre le altre piagnucolavano e si allontanavano dal letto grondante di sangue, i diavoletti sospesi sopra Tasnya continuarono a lavorare imperterriti, frustandola come lei aveva comandato, con le fruste uncinate inventate dalla loro padrona. Per tutti i Nove Inferni, quanto amava il dolore.

* * *

TENTI DI NUOVO DI GABBARMI, UMANO! FINO A CHE PUNTO MI CREDI STUPIDO?

[silenzio]

SÌ, FAI BENE A STARE ZITTO ORA. FUOCO E SANGUE, COME FAI A TROVARE QUALCOSA IN QUESTO PANTANO CHE TU CHIAMI MENTE? OGNI COLLEGAMENTO HA UN SENTIERO LATERALE, OGNI RICORDO È SOVRAPPOSTO AD ALTRI DUE O TRE, E TU SVOLAZZI DAVANTI A ME COME UN DIAVOLETTO CIARLIERO, GETTANDOMI IN PASTO UNA COSA QUANDO NE CERCO UN’ALTRA! QUANDO FINALMENTE AVRÒ CARPITO I TUOI SEGRETI, AVRÒ L’IMMENSO PIACERE DI DARTI UNA MORTE LENTA E DOLOROSA. TI STRAPPERÒ GLI ORGANI TENERI DENTRO E FUORI DAL TUO CORPO, ORGANI CHE NON SAPEVI NEMMENO DI AVERE!

[il silenzio fu pervaso da uno stanco divertimento]

SÌ, LO SO CHE DILEGGI I DEMONI PER LE LORO CRUDELTÀ GROSSOLANE, PICCOLO VERME UMANO, MA LE CREATURE CESSANO DI RIDERE QUANDO SONO TROPPO OCCUPATE A GRIDARE… SCOPRIRAI ANCHE QUESTO! ORA, VOGLIO ALTRI RICORDI, PERCIÒ CONTINUA!

Due ciotole di zuppa fumante erano posate davanti a loro sul tavolo consunto della cucina, con accanto altrettanti boccali di sidro caldo. Le due donne dai capelli argentei ignorarono entrambi, intente a ridacchiare dell’ultimo romanzo di Sembia Cuore d’acciaio.

«“Gli occhi scintillanti”», esclamò una voce tremula sul punto di scoppiare in una fragorosa risata, «“la donna lanciò gli dweomer che raggiunsero sfolgoranti l’apparizione sovrannaturale…”»

L’altra donna grugnì, fingendo d’essere disgustata, e fu colta da un attacco di riso poco dopo la sorella.

Storm, che possedeva sia il libro sia il titolo di Lettore ad alta voce alla folla, riuscì a placare per prima la sua ilarità. Scostandosi i lunghi capelli dagli occhi, osservò la sorella scuotere le spalle e affermare con voce roca, «Ora basta ridere… dobbiamo finire un’epica!»

«“Una saga da palpitazioni, che narra di cuori infranti e d’incantesimi abbaglianti!”» citò Syluné in preda a un nuovo accesso di riso. «In cui spade audaci trafiggono il male nel suo centro vitale, spezzando cinture di castità sul loro cammino!»