14.
Un diavolo d’affare
I tentacoli strinsero… e una testa di demone volò via. Dal collo dello spinagon fuoriuscì un geyser di sangue nero e fumante, mentre il suo corpo si dimenava in preda a spasmi grotteschi. La testa dagli occhi fissi rimbalzò sulle rocce poco distanti.
Disgustato, Nergal si voltò. Anche uccidere altre creature non gli procurava ormai più soddisfazione. Averno era in tumulto, con generali dei demoni degli abissi che cavalcavano draghi qua e là, legioni di cornugon che volavano nella loro scia e osyluth che si appostavano ovunque, a spiare e sbirciare. Tre volte era sfuggito agli attacchi solo grazie a rapido mutamento di forma e a una recita magistrale. Presto o tardi avrebbe finito per impersonare un generale di fronte alle truppe che facevano rapporto a quello vero.
Quasi temibile quanto quella prospettiva era la probabilità d’incontrare una spia del Signore delle Menzogne, un margravio, un arciduca o un semicancelliere, inviato per scoprire la realtà dei fatti in Averno.
Tutto ciò perché un mago mortale vecchio, debole e dalla lingua pronta non aveva ancora ceduto ai suoi tentativi di saccheggio mentale. Un mago che in quel momento stava vagando in Averno e che si sarebbe certamente cacciato nei guai. Trascinandovi anche lui. Finché avesse controllato la sua mente, fra loro sarebbe esistito un legame, rintracciabile persino da un amnizu.
Sarebbe stato meglio raggiungerlo e metterlo in catene, e poi assumere la forma di uno dei demoni degli abissi che lui stesso aveva ucciso, Gorkor, o Jarleil, o Tharthammon. Sì, Tharthammon era perfetto: un gigante lento, silenzioso, dallo sguardo truce. In pochi, anche fra i duchi, osavano fargli domande quando rivolgeva loro occhiate minacciose.
Perciò Nergal disse addio ai suoi tentacoli e diede il benvenuto a due grandi ali arcuate e a una mole quattro volte la sua. Era tempo di richiamare il suo schiavo mentale.
Un bastardo faerûniano dalla mente contorta.
OH, PICCOLO VERME! CHE NE DICI DEL PAESAGGIO DI AVERNO?
[un turbinio argenteo colpevole… il fuoco argenteo? Quello era fuoco argenteo? Ma piano piano…]
Sei ben poco attraente.
AH, ALLORA RIESCI DI NUOVO A VEDERMI?
In questo momento gli occhi non mi sanguinano.
[grugnito] STAI APPROFITTANDO PERICOLOSAMENTE DELLA MIA PAZIENZA, MAGO…
Una erinni è scesa in picchiata e mi ha guarito, leggi il ricordo se non mi credi.
CHE COSA?
[ricerca mentale affannosa, frenesia, immagini che scorrono con un ruggito, osservazione lenta e attenta, poi un’imprecazione amara nella lingua degli Inferi]
ELMINSTER, BADA! SMETTI DI VAGABONDARE. TROVA UNA CAVERNA O UNA FESSURA IN CUI NASCONDERTI, E RIMANI LÀ. STO VENENDO A PRENDERTI.
Non vorrei mai perdermi il piacere di una buona compagnia.
LA TUA LINGUA, MORTALE, SARÀ LA SPADA CHE TI FERIRÀ. LIMITATI A RIMANERE IN UN LUOGO PRECISO FINCHÉ NON TI RAGGIUNGERÒ. MI INFASTIDISCE IL TUO CERCARE DI FARMI PERDER TEMPO. SAI BENE CHE COSA CERCO E INSISTI NEL MOSTRARMI RICORDI DI QUESTA O QUELLA FANCIULLA: LA LUSSURIA È TUTTO CIÒ CHE TI CONSUMA?
No, ma è uno dei miei ricordi preferiti.
[grugnito] QUELLA TUA LINGUA MALEDETTA…
INIZIO A CREDERE DI AVER CERCATO I TUOI RICORDI DEL POTERE NEL MODO SBAGLIATO. GLI UOMINI SEMBRANO TANTO DIRETTI, MA FORSE VOI MAGHI AGITE COME FACCIAMO NOI DELL’INFERNO: V’IMMISCHIATE, AGITE A DISTANZA TRAMITE AGENTI, INCONSAPEVOLI E ALTRIMENTI…
Possiedo una gran collezione di ricordi della mia ingerenza in cose varie… secoli di ricordi, in realtà.
[imprecazione mormorata] NON SONO SORPRESO. ALLORA, INIZIAMO…
[frustata mentale, occhi feroci che si muovono forzatamente in avanti, grida ignorate, immagini che scorrono…]
La luce di una torcia illuminò una fanghiglia color malva, quando una testa tentacolata si voltò. «Bene, che cos’abbiamo qui?»
«Mhulker», sbottò Baergrim alle sue spalle. «Sei ancora tu, non è vero? Quella… quella cosa non si sta impossessando di te, vero?»
«Il mio ospite ha… necessità», rispose il mago con la testa da mindflayer, offeso. «Avevi particolarmente fretta di scendere quelle scale e di morire giù, nel Sottomonte? O questi dintorni sono abbastanza esclusivi per te?»
«Non ho particolarmente fretta di morire in nessun luogo, grazie», rispose irritato il guerriero. «Volevo solo ricordarti che questa è la tana di Halaster il Matto, e le cose raramente sono ciò che sembrano. Intendo dire, se quella donna è incatenata da tempo, com’è che qualche altro essere non è venuto prima a divorarsela?»
Con respiro affannoso il mago scostò la tenda di perline del corridoio ed entrò in una stanza in cui una donna era incatenata a un piedistallo, le gambe e le braccia divaricate. I suoi grandi occhi erano terrorizzati e imploranti al di sopra del bavaglio di pelle stretta, che le copriva la parte inferiore del volto.
«Il mio ospite vuole solo il suo cervello», sbottò il mago. «Tu puoi avere il resto quando avrò finito.»
Baergrim si arrestò distante dal piedistallo su cui poggiava il busto della donna e scambiò occhiate d’avvertimento con le altre due Spade: Eltragar, un guerriero basso dalla pelle scura e Mheriyam, una donna slanciata in abiti di pelle consunti e rattoppati. Quest’ultima era una ladra e aveva un’indole molto nervosa; in quel momento stringeva un pugnale in entrambe le mani, pallida in volto per la paura.
Insieme, le tre Spade osservarono il mago avvicinarsi al piedistallo; questo era circondato da un cerchio luminoso di polvere verde, sparsa sul pavimento. Rune di un colore simile erano state disegnate sulle braccia della donna.
Il mago lanciò un’occhiata beffarda al cerchio e lo attraversò. Mentre si chinava sulla donna con un sorriso teso sul volto, lei agitò la testa a destra e a sinistra, con movimenti frenetici, con gran sferragliamento di catene. Tuttavia, per quanto s’inarcasse e si contorcesse, non poteva sfuggire ai tentacoli che le si stavano avvicinando…
«Mhulker!» esclamò d’un tratto Baergrim. «Mhulker, allontanati! Quel bavaglio le copre la bocca e il naso! Non può respirare… perciò non può essere umana!»
Vi fu una confusione improvvisa di tentacoli contorti, di catene agitate e di luci vorticanti intorno al piedistallo, poi il breve ruggito di una fiamma.
Quando il bagliore si affievolì e le Spade riuscirono nuovamente a vedere, si ritrovarono a fissare terrorizzate qualcosa che avanzava traballante in loro direzione. Mheriyam emise un grido.
Le gambe e il bacino di Mhulker stavano indietreggiando, vacillanti, dal piedistallo, ma sopra di esse non era rimasto nulla, se non una piccola nuvola di cenere fluttuante.
Tre spade si sollevarono simultaneamente, ma nessuno mosse un passo verso il piedistallo. Quando i resti del mago s’accasciarono sul pavimento, la nuvola di fumo e di luci ammiccanti sopra il piedistallo si condensò all’improvviso, a formare un uomo.
Un uomo anziano e calvo dai lunghi capelli bianchi e dalle vesti stropicciate, di color marrone, stava in piedi dietro il piedistallo. I suoi occhi feroci non s’addolcirono nemmeno un po’ quando incrociò le braccia sul petto e sfoderò un bramoso sorriso di benvenuto.
«Halaster!» ululò di terrore Mheriyam, voltandosi rapidamente e dandosi alla fuga. «Halaster Blackcloak!»