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«Beh, amico», ribatté Sabrast, «tu sarai un vecchio leone… ma lei è una leonessa ancor più vecchia».

«Che cosa! Magia? Sembra avere venti inverni, non un giorno di più!»

«Magia, esattamente. Ti impedisce di vedere la sua barba in maniera molto efficace, non credi!»

«Barba? Sabrast, che cosa stai bevendo?»

«Vinfuoco d’ottima qualità, grazie», rispose Sir Windriver. L’uomo sbucò dalla tenda per procurarsi abilmente un intero vassoio di ostriche al burro e aglio. Il servitore che teneva il piatto sembrò molto sorpreso, ma proseguì rapido e silenzioso. «Andemel, hai già incontrato prima quella ragazza dalla tunica di fiamma e, se ben ricordo, hai continuato a rabbrividire e a imprecare per dieci giorni. Quella fanciulla è il mago Elminster.»

«Che cosa? Sabrast, parli… parli sul serio! Oh, dei!»

«Come pensi che si tenga al corrente di tutti i pettegolezzi di Cormyr? Te lo vedi a trascorrere le sue giornate seduto di fronte a una sfera di cristallo, quando può divertirsi a spiare di persona le nostre menti?»

«Ma…» mormorò un Mastro Andemel Graeven molto scosso, mentre cercava di superare coraggiosamente lo shock, visto quant’era andato vicino a sedurre uno dei maghi più vecchi e temuti di tutta Faerûn. «Ma…»

Un’altra coppia di servitori si fece strada fra gli invitati, ansimando sotto il peso di un nobile grasso e russante. Per lo sforzo, il metallo del vassoio placcato in argento si lamentava ancor più rumorosamente dei due uomini. Il braccio irsuto che penzolava da un’estremità sarebbe potuto essere quello di Lord Blester o di Lord Staglar. Nessun altro a corte era tanto sfacciatamente grasso.

Sir Windriver chiuse con cura le tende dell’alcova. «Glah! La mia brama di vedere altre giovani signore impudenti non è tale da farmi sopportare la vista dell’essere più corpulento di Cormyr che viene portato a letto. Talora mi domando come faccia questo regno a tirare avanti giorno dopo giorno con tipi come Blester a corte. Bah, ora basta coi pettegolezzi. Mi hai portato qui, Andemel, col pretesto di parlarmi di qualcosa che potrebbe interessarmi molto. Confido che fosse qualcosa di più che il mero piacere di vedere Elminster in quella graziosa tunica magica!»

Mastro Graeven prese posto fra i cuscini della poltrona più comoda e incrociò gli stivali dalla punta d’argento su un tavolino di vernice lucente. «Non ricordo di averti trascinato qui con tanta insistenza, Sir Windriver, ma hai ragione, ho qualcosa d’importante da dirti. Qualcosa che ho appena acquistato: è lo “Scudo Antidisapprovazione degli dei”.»

«“Scudo antidisapprovazione”? Spiegati!»

Andemel allungò la mano e afferrò un’ostrica. «Se ti dovessero rubare un carico di valore, carro e tutto il resto, o se il tuo magazzino bruciasse insieme alla merce, gli dei ti guarderebbero con cipiglio, no? Perciò Baerusin si prende cinquanta leoni d’oro e si preoccupa d’intercedere presso gli dei per un mese, dieci giorni, o per qualsiasi periodo venga concordato. Se il carro va perso o l’edificio brucia, lui ti paga numerose migliaia di pezzi d’oro per ricompensarti del danno. Lui è il tuo scudo, il tuo “Scudo Antidisapprovazione degli dei”. Se tutto va bene… e lui dispone di agenti capaci di difendere con molta attenzione il tuo carro o magazzino, affinché la cosa vada per il meglio… si tiene i cinquanta leoni.»

Sir Sabrast si accigliò. «Hmmm, a prima vista pare un furto, ma in fondo non lo è: le guardie sono tutte troppo costose, soprattutto se devi sganciar loro di più di quanto non faccia il tuo rivale, per evitare tradimenti. Gli scudi sono sempre costosi, e se fallisce, questo risulta molto dispendioso per Baerusin.»

Andemel annuì. «Esatto. Perciò ho acquistato uno scudo per il mio negozio che durerà fino a…»

Le tende dell’alcova si aprirono e un volto che ostentava baffi e barba acconciati all’ultima moda con minuscoli anelli d’oro, sbirciò nella stanza. «Ah!» esclamò soddisfatto, un secondo prima che un servo annunciasse inutilmente: «Mastro Raurild Sarpath!».

Raurild si girò e rivolse al servo un gesto inequivocabile di congedo, accompagnato da una mancia di un leone d’oro, poi entrò nell’alcova, chiudendo bruscamente le tende dietro di sé. «Andemel! Sei vivo, per tutti gli dei! Mille grazie a Tymora! Ho appena sentito dell’incendio al tuo negozio ieri sera, e…»

Mastro Andemel Graeven scrutò, nervoso, gli angoli bui della stanza, in cerca di spioncini che [asciassero intravedere pupille scintillanti, ma grazie al cielo non ne trovò. «Shhh!» mormorò con urgenza. «Oghma santissima, per l’esattezza della cronaca: l’incendio non è avvenuto ieri sera, ma questa notte. Circa un’ora fa.»

Sir Sabrast Windriver ruppe il momentaneo silenzio con una risatina e si versò altro vino. Rubino, naturalmente.

«Raurild, non è un po’ tardi per te… o la tua brava mogliettina ti ha concesso il permesso per una volta!»

Mastro Raurild Sarpath fece una smorfia. «Sì, per combinazione. “Forse è una buona occasione per combinare affari, a patto che tu beva poco”, mi ha detto, perciò eccomi qui.»

«Tua moglie decide se puoi o non puoi recarti a una festa!» chiese Andemel con aria incredula.

«Già, proprio così», rispose Raurild. «Nel matrimonio lascio tutte le piccole decisioni a lei… in realtà insiste molto perché sia così. Delle faccende più importanti, me no occupo io.»

Sir Sabrast Windriver inarcò un sopracciglio. «Faccende più importanti? E quali?»

Raurild abbozzò un sorriso. «Non lo so. Siamo sposati solo da sedici estati; non se ne sono ancora presentate.»

Sabrast e Andemel scoppiarono a ridere. Quando si fu ricomposto, il cavaliere versò un altro bicchiere di vino e lo porse a Raurild, proprio nell’istante in cui le tende dell’alcova si spalancavano per la seconda volta, gettandola in un silenzio improvviso. La quiete che precede la tempesta. I quattro Dragoni Purpurei dallo sguardo truce, in armatura completa, avevano forse a che fare con il cambio improvviso d’atmosfera? Due ufficiali sollevarono le mazze luminose, fra loro la figura dai capelli untuosi del più anziano esattore delle tasse del Suzail. Quelle armi di corte potevano paralizzare una persona o deviare eventuali incantesimi, ed erano in dotazione solo ai soldati di grado superiore e più abili del regno. Immult Murauvyn abbozzò un sorriso sottile e malizioso.

«Ah, Sir Sabrast Windriver», esclamò sottovoce Murauvyn, «che piacere vedere finalmente la vostra faccia. Un uomo difficile da trovare nella grande regione del Suzail. Mi avevano avvertito, e avevano ragione. Tuttavia ora ci s’incontra; vi porto l’affettuoso saluto della Corona e la richiesta di consegnarmi i trentaseimila leoni delle tasse non pagate lo scorso anno, che voi, Sir Sabrast, dovete al Tesoro Reale di Cormyr!»

Sentendo su di sé il peso di sguardi interessati - quelli di Andemel e di Rauril soprattutto - Windriver impallidì lievemente. «Temo di non avere con me tanto denaro», osservò tranquillo. «Sono queste nuove tuniche aderenti, lasciano poco spazio per migliaia di monete, capite…»

L’esattore Murauvyn lo interruppe, gelido. «Sir Sabrast Windriver, i miei agenti non vi hanno trovato con denaro sufficiente nella tunica alla vostra villa di Turnhelm Street, alle vostre stalle di Sarangar Lane, alla vostra residenza cittadina di Ambel Row, nei vostri uffici di Waervar Street, nel vostro nascondiglio romantico in Westchapel Way, al cottage che ospita tanto sontuosamente la vostra amante su Brightstar Street…»

«Ahem», si affrettò a commentare Sir Sabrast Windriver.

«… al cottage della vostra seconda amante su Undelmring Street…»

«Ahem, hem, hem», aggiunse Windriver, con più vigore. «Ora, solo un…»

«… alla vostra villa di campagna di Gray Oaks, sul vostro yacht ancorato a Moonever, al casino di caccia di Mouth o Gargoyles… e oh, sì, al cottage della vostra terza amante, a Waymoot. I registri portuali del Suzail riportano sedici partenze di vascelli di vostra proprietà fino a questa stagione, e venti ritorni; almeno due delle navi che hanno scaricato sulle banchine per rimpinguare le vostre casse avevano lo stesso nome e la stessa licenza, ma erano molto diverse per dimensioni ed età. Colleghi agenti della Corona riferiscono che il libro mastro degli approdi nel Marsember, che registra i dati della vostra flotta, è misteriosamente scomparso. Inoltre, non hanno ancora esaminato personalmente le merci scaricate, il che comporterà, naturalmente, nuove tasse oltre a quelle che vi ho menzionato prima, per non parlare delle transazioni personali che potreste aver concluso e che forse meritano il nostro interesse. Parlo solo del valore nominale delle imposte fondiarie annuali sulle proprietà appena elencate, sebbene uno dei miei colleghi riferisca che possedete almeno una quarantina di case in questa città e un centinaio di fattorie in collina. Com’è che, con tanta terra da vendere per soddisfare qualsiasi richiesta di denaro, sembrate dimenticare costantemente di dare ad Azoun ciò che innegabilmente gli spetta?»