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Vangerdahast deglutì, chiuse gli occhi e gracchiò: «Vino, ho bisogno di vino. Tanto».

Mentre attraversava le tende, la ragazza dalla tunica fiammeggiante schioccò le dita affusolate. Otri pieni di vino apparvero dal nulla e piovvero sul Mago Reale.

Non fu colpa del Mago di Shadowdale se il terzo otre scoppiò quando Mastro Raurild tentò d’afferrarlo, e se il quarto colpì in testa il mercante, accecandolo momentaneamente, e si ruppe, inondando Vangerdahast e l’esattore Murauvyn, e schizzando su tutti i presenti.

Era rubino, naturalmente.

PER TUTTI I FUOCHI DELL’INFERNO, NON C’È LIMITE A QUESTE BANALITÀ? MAGO, COME FA UN UOMO A VIVERE PER ANNI E A CREARE TALI… TALI RIFIUTI?

[scarica furiosa di fulmini mentali]

[il mago urla e gocciola sangue nell’oscurità lacerata, in frantumi, silenzio immobile]

[soddisfazione diabolica]

15.

La visita di Halaster

Artigli neri si richiusero crudelmente sulla carne bianca e tremula di una creatura strisciante.

ECCOTI FINALMENTE! TI STAI PRENDENDO ANCORA GIOCO DI ME!

Braccia possenti strattonarono e strapparono quella cosa che sarebbe potuta essere umana, e la scossero con violenza tale che alcune appendici sanguinanti si staccarono.

[piagnucolio]

HAH! CHE GRANDE ARCIMAGO!

[fulmine magico, sferragliare di catene]

[sfrigolio di carne che brucia, ululati di dolore]

HAH! TI HA SCOSSO, NON È VERO? SÌ, SONO IN GRADO DI SCAGLIARE INCANTESIMI MEGLIO DI MOLTI MORTALI. GUARDA, COLLARE E CATENA. MA CHE BRAVO CAGNOLINO.

[risata]

Che… cosa mi hai fatto?

TI HO MESSO AL GUINZAGLIO, PER EVITARE CHE ALTRI DEMONI TI MANGINO… O PEGGIO.

Esiste di peggio? [divertimento ironico]

OH, SÌ. PERCHÉ SE IO… MA NO. NON PARLEREMO DI TALI COSE. STAI CERCANDO DI ESTORCERMI I SEGRETI DELL’INFERNO? MORTALE, A CHE GIOCO STAI GIOCANDO?

[risatina mentale] Esatto.

Vi fu un momento di silenzio minaccioso su una cresta fumante di Averno, poi anche Nergal scoppiò a ridere.

UMANO, COMINCIO A PENSARE CHE MI MANCHERAI.

Te ne vai? Così presto?

[sbuffo mentale] IDIOTA. SEI UN MAGO BURLONE, NON È VERO?

SCENDI, CANE, E VIENI DA QUESTA PARTE, TI GUARIRÒ UN PO’. NON VOGLIO CHE TRACCE DEL TUO SANGUE ATTIRINO ATTENZIONI INDESIDERATE.

Dove stiamo andando?

DA UN’ALTRA PARTE. [grassa risata] PROVA A INDOVINARE, SAPUTELLO D’UN MAGO. CREDI CHE GLI UMANI SIANO GLI UNICI A SAPER USARE LA MAGIA POTENTE? SAI, CONOSCO UN INCANTESIMO CHE PUÒ IMPRIGIONARE UN DEMONE PER CENT’ANNI SOTTO FORMA DI SPADA. LO CHIAMIAMO «SPADA DEL DESTINO». AL MOMENTO VE NE SONO UNA DECINA O PIÙ NELLA TUA PREZIOSA TORIL, BRANDITE DA MANI INCONSAPEVOLI. HAI RUBATO SPADE DI RECENTE, MAGO?

Che cosa intendi con «di recente»?

[scroscio di risate] AH, ELMINSTER, FINIRAI PER UCCIDERMI!

Ahem, un modo di dire, suppongo.

EH? CERTO, CERTO. PICCOLO BASTARDO UMANO.

Silenziosamente, una roccia appuntita alle spalle dell’arcidemone si mosse, piegandosi come un dito scuro…

Nergal lasciò che il fuoco guaritore ardesse brevemente sull’umano tremante fra le sue mani. Si concentrò e guardò la sua magia trasformare lentamente l’uomo scarno in una creatura degli Inferi: un nupperibo, gonfio e sporco, di colore bianco-giallastro. Con un freddo sorriso lasciò penzolare Elminster, che iniziò a soffocare appeso all’estremità della catena irta di punte. Altro sangue fluì mentre il nuovo corpo del prigioniero urtava impotente contro i barbigli.

Nergal agitò la catena, facendo sbattere il mago contro una roccia. El si aggrappò freneticamente alla catena, per evitare che questa gli spezzasse il collo, e saltellò per sopravvivere, mentre l’arcidemone reclinava il capo e rideva a crepapelle.

Con uno scatto improvviso, la punta di roccia scura si gettò in avanti e trafisse il demone degli abissi come una lancia gigante.

Nergal urlò.

Impalato e in fiamme, il demone agitò vanamente le braccia verso il cielo, batté le grandi ali in preda al dolore e barcollò in avanti, nel tentativo di liberarsi, sanguinante, dalla roccia. La lancia di pietra emanò un bagliore bianco e blu e bruciò ulteriormente il demone urlante.

Quando questi riuscì a liberarsi, era visibilmente più piccolo, e a ogni passo era scosso da violenti tremori. Una serie improvvisa di piccole esplosioni - una magia lasciata in lui dalla pietra - gli dilaniò le viscere: sangue e interiora schizzarono in tutte le direzioni. Tremante e piegato su se stesso, Nergal si accasciò sulle rocce di Averno. Grugnì e si ridusse a un ammasso tremante di tentacoli.

La pietra che aveva trafitto l’arcidemone si mosse ancora. S’incurvò per toccare il terreno e la materia di cui era fatta fluì visibilmente. La punta si ampliò e divenne più dritta, si alzò in piedi e poi fece un passo ardito sulle rocce affilate dell’Inferno.

Un mago calvo, dalla barba bianca, apparve sopra la sagoma incatenata di Elminster. I suoi occhi scintillarono di fiamme bianche e blu mentre tesseva una rete dello stesso colore intorno al mago prigioniero.

La rete toccò la catena, crepitò furiosamente lungo il metallo e svanì. Halaster mormorò un’imprecazione e sollevò le mani per elaborare un altro incantesimo.

Aveva pronunciato solo tre parole quando una nuvola di pietre si sollevò da una cresta dietro di lui. Questa si scagliò violenta contro il mago e lo scaraventò in aria con un grido sbigottito. I sassi s’infransero sulle rocce di Averno e smisero di rimbalzare. Halaster era da qualche parte sotto di esse, invisibile, immobile.

«All’Inferno, umano, hai a disposizione un colpo solo», sbottò Nergal, sollevandosi da dietro la cresta, gli occhi rosso fiamma. Altri quattro massi erano stretti dai suoi tentacoli. «Meglio far sì che funzioni.»

Il cumulo di pietre che aveva scagliato si mosse una volta, due, poi andò in pezzi e una fiamma bianca e blu si levò ruggente dal suo centro.

Nergal sogghignò e scagliò fiamme nere e rosso rubino, che artigliarono rabbiose le rocce. Queste si frantumarono in schegge micidiali.

Elminster, ormai ridotto a un essere strisciante attanagliato dal dolore, si allontanò agitandosi freneticamente. Alcune schegge brucianti lo raggiunsero e sfrigolarono a contatto con la sua carne.

La fiamma bianca e blu si ergeva come una lama di pugnale al centro delle fiamme magiche evocate da Nergal e, d’un tratto, eruttò una raffica di fulmini che decapitarono il demone tentacolato.

«Hah!» ruggì una faccia che prontamente si sviluppò all’estremità di un tentacolo. «Pensavi d’avermi ucciso, mago? È così che si scaglia un incantesimo di fulmini accecanti!»

Una folata di saette due volte più grandi e più numerose di quelle di Halaster si diresse conto il mago. Le pietre sulle quali poggiava svanirono, esplosione dopo esplosione, e l’inviato di Mystra fu scaraventato in aria. Spandendo fuoco bianco e blu intorno a sé, il mago ricadde nell’inferno di rocce scricchiolanti e incandescenti e atterrò in un turbine convulso di magia. A fatica, si rimise in piedi.

«Sono qui per il tuo sangue, demone», ringhiò Halaster, sollevando le mani crepitanti di saette.

«E io», ribatté Nergal mentre gli spuntavano tante code con pungiglioni di scorpione quanti erano i suoi tentacoli, «sono qui per il tuo!»

L’incantesimo del mago pazzo, una rete luminosa di lance argentee collegate da fulmini e circondate da spirali d’acqua sacra, s’abbatté sul demone reietto, che ruggì in tutto il suo dolore.

Il terreno sotto i piedi di Halaster si sollevò tramutandosi in enormi zanne ossee, scure e fumanti, somiglianti alla punta del primo attacco del mago. Come le lance argentee, anche le zanne trafissero il loro bersaglio.