Il Vecchio Mago sorrise e annuì con approvazione.
Il bastone si sollevò ancora. Questa volta le lacrime fluirono tanto copiose che il mago riusciva a malapena a intravedere il pezzo di legno. Il giovane fu pervaso da un doloroso senso di perdita e da una sensazione straziante, che lo attanagliava a ondate, in concomitanza con le pulsazioni del bastone.
Questo s’innalzò sopra la pietra. Il sibilo si fece più forte nelle orecchie di Tarth. All’improvviso s’illuminò di una luce accecante; il mago urlò, interrompendo il canto, poi cadde in ginocchio, impotente, scivolò sull’erba, e oltre…
[brontolio] QUANTO ANCORA, MAGO? QUANTO MANCA AL DUNQUE?
L’aria fresca gli sfiorò la fronte. Su di lui si posarono mani delicate… due, tre… al saggio erano forse spuntate altre mani?
Tarth batté le palpebre e si ritrovò a fissare un cielo azzurro e foglie danzanti sopra la sua testa. Era sdraiato supino su un terreno accidentato. Un forte aroma di tè caldo gli solleticò le narici.
«Sei di nuovo con noi, ragazzo!» gli chiese la voce ormai familiare di Elminster. Tarth si voltò a guardare il Vecchio Mago, aprendo la bocca per rispondere e rimase in quella posizione a lungo, in preda allo stupore.
El sedeva su una roccia, una tazza di tè in mano; indossava solo una sotto-tunica di cotone, rattoppata e logora, e i suoi soliti stivali consunti. Seduta accanto a lui vi era una donna slanciata, dagli occhi grigi, che osservò Tarth con interesse. In mano teneva due tazze fumanti e indossava la tunica fluente di Elminster.
«Buongiorno», affermò la signora, con voce gentile.
Il Vecchio Mago sogghignò. «Tarth Bastondituono», lo introdusse con tono solenne, indicando la donna, «ti presento il tuo bastone. Lady Nimra. Ai suoi tempi conosciuta come Nimra Novemani, dal suo incantesimo preferito».
Il suo ghigno si ampliò. «Hai sfruttato le sue forze per esercitare la tua Arte in questi lunghi anni, perciò ho fatto sì che tu gliene rendessi un po’, prima di distruggerla completamente. Ora, ho già perso abbastanza tempo. Alla mia torre vi aspetta un banchetto serale, quando troverete la strada del ritorno. Immagino abbiate molto da dirvi.»
Elminster ridacchiò per l’espressione attonita di Tarth. «Forza, ragazzo», lo redarguì, «non capita tutti i giorni che un mago abbia la possibilità di parlare tanto liberamente con il proprio bastone. Usa la tua parlantina.» Detto ciò, El agitò una mano e scomparve.
In silenzio, la donna porse al giovane una delle tazze.
Lui l’afferrò con circospezione, cercando di non rovesciarsela addosso, e si schiarì la gola. «Ah, è un piacere!» cominciò incerto e abbozzò un sorriso esitante…
GAH! ALTRE SVENEVOLEZZE? AH, VOI UMANI!
Più tardi, quella stessa sera, Tarth era di nuovo seduto con il Vecchio Mago fra i mucchi impolverati di pergamene. «Da quanto tempo sapevate di lei!» gli domandò curioso il giovane, indicando il soffitto. Lady Nimra stava dormendo nella stanza da letto di Elminster, proprio sopra di loro.
«Nimra fu imprigionata in un bastone più di settecento inverni fa, da un rivale, a Myth Drannor», rispose El lentamente. «Non l’abbiamo mai liberata, poiché il suo imprigionamento scatenò numerose creature maligne che teneva in suo potere. Esse la cercarono dappertutto: l’avrebbero trovata e distrutta, se avesse percorso i Regni nella sua vera forma. Il bastone era la protezione migliore che potesse trovare.»
«Che cos’è accaduto alle creature che la cercavano!»
«Distrutte a loro volta, nel corso dei secoli», rispose il Vecchio Mago. «Nerndel ne uccise più di una.»
«Il maestro Nerndel! Come ha fatto ad avere il bastone?» gli domandò Tarth sorpreso.
Elminster sogghignò. «Era lui il rivale di Nimra. Fu la sua trappola a imprigionarla. Sperava un giorno di poterla liberare e farle la corte, ma io collocai alcuni incantesimi nel bastone, in modo da poterlo trovare dovunque fosse nascosto, e in maniera che Nimra non potesse essere liberata se non dopo la morte dei suoi nemici. Inoltre, presi a Nerndel gli incantesimi che usò per intrappolarla, perciò ora sei legato a lei, giovane Mastro Mago.»
«Legato?» gli fece eco Tarth, senza comprendere.
«Sì. Nimra doveva a Nerndel sei servigi, il primo dei quali era formarlo. Il secondo era intraprendere un certo rituale. Ma lui la intrappolò in un bastone quando il primo compito non era ancora ultimato. Nimra non è libera dalla rete d’incantesimi del tuo tutore finché non completa la formazione, la tua, dal momento che sei l’erede di Nerndel.»
«La mia?» chiese Tarth, stupito. «E poi?»
Elminster scrollò le spalle. «La questione è fra voi due. Lei ti ha servito negli anni passati, di buon grado, anche se tu non lo sapevi, e credo che tu le piaccia. Le vostre vie potrebbero correre a lungo insieme.»
«Insieme», affermò il giovane in tono interrogativo, guardando il soffitto. «Ma come dovrei trattarla! Che cosa le dico! Dovrei tentare di farle eseguire i servigi che rimangono! Se ci provo, che cosa penserà di me? Devo temere che… ah, un suo attacco?»
Elminster sorrise lentamente e allargò le braccia. «In questo devi essere tu la guida di te stesso. Hai già dimostrato di saper prendere da solo la via giusta.»
Tarth lo fissò. Poi socchiuse all’improvviso gli occhi. «Voi avete accettato di insegnarmi fino al termine della prossima luna. Ditemi, allora, ciò che voglio sapere!»
El annuì. «Ho acconsentito, sì. Ma temo di poterti aiutare ben poco, Tarth. Non conosco le risposte alle domande che mi hai posto.»
«Si dice che siate il più saggio di tutti gli individui viventi, in molti campi!» protestò Tarth. «Uno che conosce tutte le risposte!»
Udirono un passo leggero sulla scala. Tarth si voltò e vide Lady Nimra, che gli sorrideva. Il mago guardò profondamente nei suoi occhi limpidi e si perse.
«Solo gli stolti conoscono tutte le risposte», replicò Elminster senza scomporsi. Poi svanì silenziosamente, sollevando un po’ di polvere intorno a sé.
«E così, Maestro Tarth», esclamò dolcemente Nimra, mentre si sedeva al posto del Vecchio Mago, «devi rispondere da solo alle tue domande, fare da solo le tue scelte e accettarne le conseguenze. Questo è ciò che significa essere un mago, dopo tutto».
Tarth annuì e si schiarì la voce. «Ah, uh… benvenuta!» cominciò con tono allegro.
Lei cominciò a ridere…
QUESTA È LA TUA «MAGIA POTENTE»? STAI METTENDO A DURA PROVA LA MIA PAZIENZA, PICCOLO MAGO!
CHE COSA ACCADE SE FACCIO LO STESSO CON LA TUA CATENA? E SE AL TEMPO STESSO LA INCENDIO. EH? EH?
[urla, stridule, selvagge e vane, che si affievoliscono lentamente]
OH, NO! NON COSÌ FACILMENTE! UN PO’ DI MAGIA GUARITRICE, UNO SCOSSONE, ED ECCOTI PRONTO PER RIASSAPORARE IL TORMENTO!
[risata diabolica ruggente, urla che si levano alte]
16.
Per amore di un vecchio mago
Una massa di tentacoli si gettò rabbiosa verso quell’esserino nudo, sporco e incatenato, poi, riluttante, si ritrasse.
SONO MOLTO PERPLESSO: NON CAPISCO COME ALCUNI DEI RICORDI CHE MI HAI MOSTRATO SIANO DI TALE INTERESSE PER MYSTRA… E PER TE. PER QUALE RAGIONE SI TROVANO NELLA TUA MENTE, ELMINSTER? LA TUA DEA TI FA VEDERE SOLO CIÒ CHE DESIDERA, O ANCHE QUELLO CHE DESIDERI TU?
Per amore e per grazia, la Signora che servo mi concede ricordi di eventi a cui non potrei assistere ma che desidero conoscere. Le imprese di Mirt, per esempio… sentivo la necessità di capire il carattere di quest’uomo, in quanto collega e Arpista.
AH. COME IO GUARDAVO TE DA LONTANO, TU OSSERVI ALTRI. [grugnito] NON TENTERÒ DI NASCONDERTI, MAGO, CHE IN ME CRESCE LA RABBIA, MENTRE SCAVO NELLA TUA MENTE A CACCIA DI UN RICORDO DOPO L’ALTRO, COME SE CERCASSI UNA PIETRA NELLA GRANDE DISTESA DI ROCCIA CHE È AVERNO, E NON TROVASSI LA MAGIA CHE VOGLIO. I RICORDI DI CUI HO BISOGNO.