Con un boato il tetto crollò in ogni caso.
17.
Gran fuoco all’Inferno
MOLTO DIVERTENTE, MAGO. LO VEDRÒ TUTTO, MAGIA O NON MAGIA. PROCEDI.
Come desideri. [immagini che avvampano]
Laeral giaceva sul pavimento, pietre sotto e sopra di lei. Enormi blocchi del soffitto si erano sfracellati accanto, sopra e intorno a lei. La polvere si stava ancora depositando al suolo. La maga avvertì un dolore lancinante irradiarsi dalla gamba destra e al fianco sinistro. Le pietre cadenti dovevano averle fratturato qualche osso.
Gli echi del crollo si spensero in angoli lontani e invisibili della stanza. La donna era rimasta incosciente solo per uno o due secondi. Sopra di lei una lastra di pietra si era incuneata contro un’altra, lasciando sotto uno spazio che l’aveva salvata da una morte certa… fino a quel momento. Al di là delle lastre, grazie alla debole luce delle sue piccole sfere, Laeral riuscì a vedere il trono di pietra vuoto.
Al che ordinò alle luci danzanti di diminuire d’intensità, compito questo assai facile con il dolore che stava minando la sua concentrazione, poi rimase distesa in silenzio, a mordersi il labbro. Era inchiodata a terra, impotente, impossibilitata a muoversi. Sarebbe stata una morte fredda e lunga.
La maga si domandò, scoraggiata, quanto sarebbe sopravvissuta. Un errore, solo uno… e una lezione rapida: la morte cattura i maghi tanto facilmente quanto un paio di mani forti.
Per favore, Mystra: fa’ che sia rapida.
Laeral chiamò a raccolta le sue deboli facoltà mentali per inviare un ultimo messaggio al suo apprendista lontano, al fine di indicargli l’ubicazione dei libri d’incantesimi e dei tesori segreti e di congedarsi con un addio. Lo sforzo le costò l’ultima delle luci evocate; un attimo dopo la ragazza si ritrovò improvvisamente al buio.
Un nuovo rumore invase la stanza polverosa.
Una risata fredda, familiare. Un bagliore evocato da qualcun altro illuminò la stanza e si fece più intenso. In quella luce la maga vide Blaskyn uscire dall’ombra, l’Elmo dell’Invisibilità sotto il braccio. L’uomo ridacchiò ancora, guardando verso di lei.
Rapida, Laeral chiuse gli occhi lasciando solo due fessure e rimase immobile. Fin dapprincipio il suo apprendista si era dimostrato molto bravo negli incantesimi distruttivi.
«Così finisce il mio apprendistato», affermò Blaskyn trionfante. «La “padronanza della magia” del trono sarà mia!» mormorò. L’uomo agitò svelto e sicuro le mani.
Laeral chiuse gli occhi, ribollendo di rabbia. Il suo apprendista conosceva molto di più la magia di quanto non le avesse fatto credere.
La ragazza sentì sollevarsi lentamente le rocce sopra di lei, un incantesimo di telecinesi, senza dubbio. Il peso schiacciante svanì, delicatamente, senza rumore. Le rocce che l’inchiodavano erano scomparse.
Con volontà d’acciaio, la maga resistette al forte istinto di cambiare posizione per placare un po’ il dolore; doveva apparire morta… altrimenti lo sarebbe stata presto. Si sentì sfilare la bacchetta dalle dita semiaperte. «Intatta? Perfetto», esclamò la voce di Blaskyn da un punto molto vicino sopra di lei. Laeral, per quanto attanagliata dal dolore, mantenne il viso immobile. «Hmm… gli anelli.»
Si sentì sfilare anche gli anelli dalle dita e udì il suo ex apprendista sospirare disgustato per il sangue di cui erano imbrattate.
Abili dita le percorsero il corpo e le sottrassero i pugnali che teneva negli stivali e il fodero della bacchetta nascosto nel corpetto. Si udì uno sfregamento di rocce quando tali oggetti vennero rimossi e poi di nuovo la voce disgustata di Blaskyn.
«Rotti. Beh, rimane solo questo.» Il pendente grezzo e disadorno che aveva indossato per tanto tempo le fu strappato bruscamente dal collo, con un rumore di cinghia spezzata. «È un oggetto magico; su questo non c’è dubbio.»
La ragazza rimase immobile mentre le dita dell’uomo si muovevano sul suo corpo. L’unica arte che le rimaneva era costituita da qualche incantesimo contenuto nella sua mente e da un certo oggetto magico, un orecchino solitario nascosto fra i capelli. Lui l’avrebbe trovato, fin troppo presto, poi l’avrebbe lasciata morire.
Dita curiose trovarono il punto scabroso in cui la gamba si era rotta e lo palparono, in cerca di tesori nascosti. Che male! Incapace di controllarsi, Laeral rabbrividì e piagnucolò.
Due mani crudeli le sollevarono brusche il mento, e le scossero la testa finché lei non aprì gli occhi sconvolti dal dolore e non fissò gli occhi freddi e vicini del suo ex apprendista.
Blaskyn sorrise. «Sei ancora viva, eh? Bene, vivrai abbastanza a lungo per rivelarmi dov’è nascosta la tua magia, e abbastanza a lungo, forse, per… altre cose!»
La ragazza piagnucolò. Con un tocco beffardamente carezzevole l’uomo le spostò la gamba, e le due estremità ossee spezzate sfregarono l’una contro l’altra. Laeral provò a gridare, ma riuscì a emettere solo un singhiozzo. Blaskyn ridacchiò all’udire quel suono e, crudelmente, la lasciò ricadere fra le pietre.
Una rossa foschia di dolore le offuscò gli occhi e attraverso di essa la maga vide il giovane camminare verso il trono, rivolgerle con scherno un saluto e sedersi con un ghigno trionfante.
In quello stesso istante il suo viso mutò: sembrò risplendere di fuoco bianco e il sorriso scomparve quasi immediatamente dalle labbra. Un bagliore perlaceo s’irradiò dalla pietra, sempre più intenso. Ammutolita, Laeral osservò il fuoco bianco scorrergli su e giù lungo gli arti.
La carne di Blaskyn s’afflosciò, la pelle avvizzì e penzolò dalle ossa messe d’un tratto in rilievo. L’uomo si mise a urlare.
Lo sguardo terrorizzato della donna incrociò il suo, e Laeral vide gli occhi dell’uomo prender fuoco e bruciare. La sclera s’annerì e si rimpicciolì fino a trasformarsi in un puntino di luce scintillante.
Mentre anche le gengive e le labbra si raggrinzivano, Blaskyn gridò con voce cupa: «Laeral! Padrona! Aiutami-i-i!».
I denti gli schizzarono fuori dalla bocca agonizzante; il suo grido divenne un verso soffocato e il corpo fu colto da tremiti e spasmi. Il mago sembrava incapace di alzarsi dal trono in fiamme.
Cadde il silenzio. Quello che era stato il suo apprendista sembrò calmarsi… o perdere coscienza. Laeral assunse la posizione più comoda possibile e si domandò se Blaskyn fosse morto.
D’un tratto il corpo inerte seduto sul trono iniziò a sorridere. Le sue mascelle prive di labbra si mossero lievemente, pronunciando alcune parole. «Ah… ah… un bel corpo, questo. Migliore di quello della ragazza, malgrado gli abbia insegnato ben poca Arte. Mi sarà utile.»
Ciò che rimaneva di Blaskyn si alzò rigidamente. La bacchetta, i pugnali e tutto il resto caddero sul pavimento con un forte clangore e gli anelli rotolarono lentamente nell’oscurità.
Sin toppo presto, il volto scavato si chinò sulla maga.
HA HA! QUESTA SOMIGLIA A UNA DI QUELLE BELLE COMMEDIE CHE I NOBILI DI WATERDEEP INSCENANO ALLE LORO FESTE!
Già, ed è tutto vero.
OH? PUOI PROVARLO?
Devo fidarmi di Mystra.
[sguardo minaccioso, sbuffata] BEH, UNO DI NOI DEVE FARLO, SUPPONGO, ALTRIMENTI NON VEDRÒ MAI LA TUA MAGIA. PROCEDI.
Esatto.
«Questo stolto pensava di interrogarti prima di reclamarti per sé e ucciderti», affermò una voce fredda. Somigliava più a quella dello zombie che aveva distrutto che alla voce di Blaskyn. «lo sono Thalon e non ho bisogno di sprecare parole per cercare di carpirti segreti servendoti nell’inganno. I miei artigli ti cucineranno nel punto in cui ti trovi e, quando avranno finito e io mangerò la tua carne, saprò tutto ciò che conosci. Il tuo cranio raggiungerà gli altri sullo scaffale… i crani degli stolti che hanno accompagnato maghi bramosi di potere e magia. “Non sederti da solo” e tutto il resto…»