Prima delle "presentazioni", padre Glauco ci aveva guidati nel grattacielo e su per una rampa di scale fino a una stanza più calda, senza dubbio il suo luogo di soggiorno: c’erano lanterne e bracieri in cui ardeva vividamente la stessa carbonella usata dai Chitchatuk, solo che lì lanterne e bracieri erano centinaia e c’erano comodi mobili e un antiquato apparecchio per suonare dischi di musica e scaffali di libri che rivestivano le pareti… cosa che trovai incongrua, nella casa di un cieco.
— I Chitchatuk hanno bambini — rispose il vecchio prete — ma non li fanno stare con le bande che girano così lontano a nord.
— Perché? — domandai.
— Gli spettri artici — spiegò padre Glauco. — A nord della vecchia linea di terraforming sono numerosissimi.
— Pensavo che i Chitchatuk dipendessero per tutto dagli spettri artici.
Il vecchio annuì e si lisciò la barba, piena, candida, tanto lunga da nascondere il solino. Aveva una tonaca rattoppata e rammendata con cura, ma gualcita e lisa. — I miei amici Chitchatuk dipendono totalmente dai cuccioli di spettri artici — precisò. — Il metabolismo degli adulti rende la pelle e le ossa inutili per i loro scopi…
Non capivo l’ultima parte, ma non chiesi spiegazioni.
— Agli spettri artici, d’altro canto, niente piace di più dei bambini Chitchatuk. Ecco perché Cuchiat e gli altri sono così perplessi per la presenza della sua giovane amica.
— Dove stanno i loro bambini? — domandò Aenea.
— Molte centinaia di chilometri più a sud — rispose il prete. — Con i gruppi che allevano i bambini. Laggiù… fa caldo. Il ghiaccio è spesso solo trenta o quaranta metri e l’atmosfera è quasi respirabile.
— Perché gli spettri artici non vanno laggiù a caccia dei bambini? — domandai.
— Per loro è un territorio sgradevole… troppo caldo.
— Allora perché tutti i Chitchatuk non si spostano a sud al sicuro… — M’interruppi: evidentemente l’elevata gravità e il gelo m’avevano reso più stupido del solito.
— Per l’appunto — disse padre Glauco, accorgendosi dalla mia pausa che avevo capito da solo. — I Chitchatuk dipendono totalmente dagli spettri artici. Le bande di cacciatori, come quella del vostro amico Cuchiat, vanno incontro a rischi terribili per rifornire di carne, di pelli e di utensili le bande che allevano i bambini. Queste ultime corrono il rischio di morire di fame, prima di ricevere le forniture di cibo. I Chitchatuk hanno pochi bambini, ma quei pochi sono preziosi. O, come direbbero nella loro lingua, "utchai tuk aichit chacutkuchit".
— Più… sacri, mi pare significhi… del calore — tradusse Aenea.
— Precisamente — confermò il vecchio prete. — Ma dimentico le buone maniere. Ora vi accompagno nelle vostre stanze… ho alcune stanze per gli ospiti, ammobiliate e riscaldate, anche se voi siete i miei primi ospiti non Chitchatuk in… ah… cinque decenni standard, credo. Mentre vi sistemate, scalderò il pranzo.
43
Il cardinale Lourdusamy interrompe la spiegazione del vero motivo della missione di de Soya, si appoggia allo schienale del seggio e muove la mano grassoccia per indicare l’alto soffitto. — Cosa gliene pare di questa stanza, Federico? — domanda.
Il Padre Capitano de Soya, pronto ad ascoltare qualcosa d’importanza vitale, rimane sorpreso e alza lo sguardo. La grande sala è riccamente ornata come le altre stanze Borgia; in misura maggiore, si rende conto de Soya, perché i colori sono più vivaci, più vibranti… e poi nota le differenze: gli arazzi e gli affreschi sono più attuali, ritraggono Papa Giulio VI mentre riceve il crucimorfo da un angelo del Signore, mostrano Dio protendere la mano, in un’eco del michelangiolesco soffitto della Cappella Sistina, per conferire a Giulio il Sacramento della risurrezione. Vede il diabolico antipapa, Teilhard I, bandito da un arcangelo che impugna una spada fiammeggiante. Altre immagini nel soffitto e negli arazzi alle pareti proclamano lo splendore del primo grande secolo della risurrezione della Chiesa stessa e dell’espansione della Pax.
— Il soffitto originale crollò nell’a.D. 1500 — tuona il cardinale Lourdusamy — e rischiò di uccidere Papa Alessandro. Le decorazioni originali andarono in gran parte distrutte. Alla morte di Giulio II, Leone X le fece sostituire, ma il risultato era inferiore all’originale. Centotrenta anni standard fa, Sua Santità ha commissionato il nuovo arredamento. Noti l’affresco centrale… è opera di Halamn Ghena di Vettore Rinascimento. L’arazzo con l’Ascensione della Pace, laggiù, è di Shiroku. I restauri architettonici sono opera dei migliori artigiani locali, compreso Peter Baines Cort-Bilgruth.
De Soya si limita ad annuire per cortesia, visto che non capisce proprio come quella dissertazione artistica si colleghi al discorso precedente. Forse il cardinale, come accade a molte persone potenti, ha fatto l’abitudine a divagare a piacimento, perché mai nessun sottoposto se ne lamenta.
Come se leggesse nel pensiero del prete-capitano, il cardinale Lourdusamy ridacchia e posa la mano sul piano di pelle della scrivania. — Gliene ho parlato perché c’è un motivo, Federico — riprende. — Conviene anche lei che la Chiesa e la Pax hanno portato all’umanità un’era di pace e di prosperità mai vista prima?
De Soya esita. Ha letto i libri di storia, ma non è sicuro che l’epoca attuale sia senza precedenti. In quanto alla "pace"… visioni di foreste orbitali in fiamme e di pianeti devastati ancora gli tormentano i sogni. — La Chiesa e i suoi alleati della Pax — dice infine — hanno di sicuro migliorato la situazione di gran parte dei mondi dell’ex Rete da me visitati. E nessuno può negare che il dono della risurrezione non abbia precedenti.
Il cardinale Lourdusamy emette un basso gorgoglio di divertimento. — I santi ci scampino… un diplomatico! — Si liscia il labbro superiore. — Sì, sì, ha perfettamente ragione, Federico. Ogni epoca ha le proprie manchevolezze e le nostre includono la continua guerra contro gli Ouster e l’ancora più urgente lotta per stabilire nel cuore di uomini e donne il Regno del Nostro Signore e Salvatore. Ma, come vede — indica di nuovo gli affreschi e gli arazzi — ci troviamo in un’epoca di vero Rinascimento, altrettanto reale di quella imbevuta dello spirito del precedente Rinascimento che ci diede la cappella di Niccolo V e le altre meraviglie che ha visto venendo qui. E questo Rinascimento è davvero dello spirito, Federico…
De Soya rimane in attesa.
— Quell’abominio distruggerà ogni cosa — riprende il cardinale Lourdusamy, ora molto serio. — Come le ho detto un anno fa, quella che cerchiamo non è una bambina, è un virus. E ora sappiamo da dove quel virus proviene.
De Soya ascolta.
— Sua Santità ha avuto una delle Sue visioni — prosegue il cardinale, con voce bassa, poco più d’un bisbiglio. — Lei sa, Federico, che il Santo Padre spesso è visitato da sogni accordati da Dio?
— Ho udito delle voci, Eccellenza — ammette de Soya. Personalmente ha sempre ritenuto di minimo interesse quest’aspetto magico della Chiesa. Aspetta.
Il cardinale Lourdusamy muove la mano come per spazzare via le voci più sciocche. — È vero che Sua Santità ha ricevuto rivelazioni d’importanza vitale dopo lunghe preghiere, lungo digiuno e dimostrazione della massima umiltà. Una di queste rivelazioni ci ha precisato quando e dove la bambina sarebbe comparsa su Hyperion. Sua Santità è stato preciso all’istante, vero?
De Soya china la testa.
— E fu una di queste sacre rivelazioni che indusse il Santo Padre a richiedere proprio lei, Federico, per questo servizio. Egli vide che il destino di un certo Federico de Soya e la salvezza della nostra Chiesa e della nostra società sono inestricabilmente intrecciati.