Il sesto giorno, il caporale Kee si ammala di una febbre misteriosa ed è ricoverato in ospedale. De Soya la ritiene una conseguenza della risurrezione: ciascuno di loro ha patito in privato tremiti convulsi, sbalzi emotivi e altre indisposizioni meno gravi. Il settimo giorno Kee è in grado di camminare e implora de Soya di toglierlo dall’infermeria e da quel pianeta. Ma ora l’arcivescovo chiede con insistenza che quella sera de Soya lo assista nella celebrazione di una Messa solenne in onore di Sua Santità Giulio XIV. De Soya non può rifiutare, perciò quella sera… fra scettri e monsignori dai bottoni rosa, sotto il gigantesco stemma con la Triplice Corona e le Chiavi Incrociate di Sua Santità (stemma che compare anche sul diskey papale che de Soya porta al collo) tra i fumi d’incenso, le mitre bianche e il tintinnio di campanelle, nel solenne canto di un coro di seicento voci bianche, il semplice prete-guerriero nato su MadredeDios e l’elegante arcivescovo celebrano il mistero della crocifissione di Cristo e della risurrezione. Quella sera il sergente Gregorius riceve la comunione dalla mano di de Soya (come fa ogni giorno, dall’inizio della ricerca) in compagnia di alcune decine di persone scelte come lui per ricevere l’Ostia, segreto del successo dell’immortalità crucimorfica in questa vita, mentre tremila fedeli pregano e assistono alla cerimonia nella fioca luce della cattedrale.
L’ottavo giorno i quattro lasciano il sistema e per la prima volta il Padre Capitano de Soya accoglie come gradito mezzo di fuga la prossima morte.
La loro risurrezione avviene in una culla su Porta del Paradiso, pianeta un tempo miserrimo, ai tempi della Rete terraformato con alberi ombrosi e con tutte le comodità, ora in gran parte tornato al fango ribollente, alle paludi pestilenziali, all’atmosfera irrespirabile e all’ardente cascata di radiazioni del suo sole, Vega Primo. Il computer di bordo della Raffaele, calcolatore privo d’intelligenza, ha scelto il percorso da seguire lungo i mondi del Teti sulla base dell’efficienza del viaggio per visitarli, perché su Vettore Rinascimento non si sono trovati indizi della possibile destinazione della bambina. De Soya nota con interesse che si avvicinano sempre di più al sistema della Vecchia Terra… meno di dodici anni luce, da TC2; ora solo poco più di otto anni luce, da Porta del Paradiso. Si rende conto che visiterebbe con piacere il sistema solare della Vecchia Terra… anche senza la Vecchia Terra… nonostante il fatto che Marte e gli altri corpi celesti abitati, pianeti e lune e asteroidi, siano provinciali e arretrati e non rivestano per la Pax maggior interesse del suo stesso MadredeDios.
Ma il Teti non scorreva nel sistema della Vecchia Terra, perciò de Soya deve dominare la propria curiosità e accontentarsi del fatto che i mondi seguenti saranno ancora più vicini a quel sistema solare.
Anche Porta del Paradiso comporta la perdita di otto giorni, ma non per ragioni di politica interna della Chiesa. In orbita intorno al pianeta c’è una piccola guarnigione della Pax, che di rado scende su quel mondo disastrato. Nei 274 anni standard dalla Caduta, la popolazione di Porta del Paradiso si è ridotta da quattrocento milioni di residenti a una decina di scombicchierati cercatori minerari che vagano sui pianori di fango: ancora prima che Meina Gladstone ordinasse la distruzione dei teleporter, gli Sciami Ouster avevano assalito il sistema vegano, avevano distrutto la sfera di contenimento orbitale, sbriciolato la capitale Città Piana Fangosa e i suoi amabili giardini, annientato con bombe al plasma le stazioni generatrici d’atmosfera per la cui costruzione erano occorsi secoli e praticamente avevano sterilizzato il pianeta ancora prima che la perdita del collegamento teleporter facesse in modo che niente vi sarebbe più cresciuto.
Perciò ora la guarnigione della Pax sorveglia il ribollente pianeta per via dei suoi minerali grezzi di cui tanto si parla, ma non ha motivo di scendervi. De Soya deve convincere il comandante della guarnigione, maggiore Leem, che bisogna organizzare una spedizione. Il quinto giorno dopo l’ingresso della Raffaele nel sistema vegano, de Soya, Gregorius, Kee, Rettig, un certo tenente Bristol e una decina di soldati della Pax, muniti di tute per difendersi dai pericoli ambientali, prendono una navetta e scendono dove un tempo scorreva il Teti. Non trovano i portali.
— Credevo che fosse impossibile distruggerli — dice de Soya. — Il TecnoNucleo li ha costruiti per durare e li ha muniti di marchingegni che ne rendessero impossibile la distruzione.
— Qui non ci sono — dice il tenente Bristol e ordina di tornare in orbita.
De Soya lo blocca. Avvalendosi dell’autorità del diskey papale, insiste per una ricerca con tutti i sensori. I due teleporter sono infine localizzati: distano sedici chilometri l’uno dall’altro e sono sepolti sotto un centinaio di metri di fango.
«Il mistero è risolto» trasmette il maggiore Leem sul canale a raggio compatto. «O l’attacco degli Ouster o una successiva slavina di fango hanno sepolto i portali e quello che era stato il fiume. Questo pianeta è andato letteralmente all’inferno.»
«Può darsi» replica de Soya. «Ma voglio che i portali siano portati alla luce, che siano racchiusi in bolle ambientali temporanee per consentire la sopravvivenza a chi ne dovesse uscire e che siano sorvegliati di continuo.»
«Lei è uscito di senno, crocesanta!» esplode il maggiore Leem; poi, ricordando il diskey papale, soggiunge: «Signore».
«Non ancora» replica de Soya, con un’occhiata di fuoco nell’obiettivo della telecamera. «Voglio che tutto sia pronto entro settantadue ore, Maggiore, altrimenti lei passerà i prossimi tre anni standard laggiù nel distaccamento planetario.»
Occorrono settantadue ore per scavare, costruire le cupole ambientali e disporre le sentinelle. Chi percorresse il Teti, non troverebbe il fiume, è ovvio: solo fango ribollente, atmosfera nociva e irrespirabile e soldati in pieno assetto di guerra. Nell’ultima notte in orbita intorno a Porta del Paradiso, a bordo della Raffaele de Soya s’inginocchia e prega che Aenea non sia già passata di lì. Nel fango sulfureo dello scavo non sono state trovate ossa, ma l’ingegnere della Pax incaricato dei lavori ha detto a de Soya che lì, nella sua forma naturale, il suolo è talmente acido che potrebbe avere già corroso lo scheletro della bambina.
De Soya non crede che sia andata così. Il nono giorno effettua la traslazione dal sistema vegano, ma prima ammonisce il maggiore Leem di tenere sul chi vive le sentinelle, di mantenere vivibili le bolle ambientali e di usare espressioni più educate verso eventuali visitatori futuri.
Nel terzo sistema solare toccato dalla Raffaele non c’è nessuno a occuparsi della loro risurrezione. La nave Arcangelo entra con il suo carico di morti nel Sistema NCG 2629 e lancia segnali nel codice della Pax. Non riceve risposta. Il sistema NCG 2629 comprende otto pianeti, uno solo dei quali, noto col nome ben poco fantasioso di NCG 2629-4BIV, può mantenere la vita. Dai dati ancora disponibili alla Raffaele, pare attendibile che l’Egemonia e il TecnoNucleo abbiano sostenuto lo sforzo e la spesa di far passare su quel pianeta il fiume Teti come forma di autocompiacimento, una formulazione estetica. Il pianeta non è mai stato seriamente colonizzato né terraformato, a parte la casuale semina RNA nei primi tempi dell’Egira, e a quanto pare è stato incluso nel giro turistico del Teti solo per i panorami e per l’osservazione d’animali.
Ciò non significa che al momento non ci siano sul pianeta esseri umani: la Raffaele li annusa dall’orbita di parcheggio negli ultimi giorni della risurrezione automatica dei suoi passeggeri. Per quanto possono ricostruire e capire le limitate risorse dei computer quasi-IA della Raffaele, la scarsa popolazione di NCG 2629-4BIV, composta di biologi, zoologi, turisti e squadre di supporto (in visita sul pianeta e lì rimasti a seguito della Caduta) è diventata indigena. Tuttavia, nonostante l’incontrollata riproduzione per quasi tre secoli, solo alcune migliaia d’anime popolano ancora le giungle e gli altopiani di quel primitivo pianeta: gli animali ottenuti per semina RNA erano in grado di mangiare gli esseri umani e l’hanno fatto con entusiasmo.