La Raffaele sfrutta fino in fondo le proprie potenzialità nel semplice compito di trovare i portali teleporter. I dati della Rete di cui dispone in memoria dicono semplicemente che i portali sono dislocati a intervalli variabili lungo un fiume di seimila chilometri nell’emisfero nord. La Raffaele modifica la propria orbita, spostandosi in un punto grosso modo geosincrono sopra l’esteso continente che domina quell’emisfero e comincia a tracciare una mappa fotografica e radar del fiume. Purtroppo sul continente ci sono tre grossi fiumi, due che scorrono verso est, uno che scorre verso ovest, e la Raffaele non può stabilire un ordine prioritario in base alle probabilità. Decide allora di tracciare la mappa di tutt’e tre i fiumi, compito che richiede l’analisi di dati relativi a più di ventimila chilometri.
Quando il cuore dei quattro uomini comincia a battere, al termine del terzo giorno del ciclo di risurrezione, la Raffaele tira l’equivalente siliceo di un sospiro di sollievo.
Ascoltando il computer che descrive il lavoro già eseguito, Federico de Soya, nudo di fronte allo specchio, non prova alcun sollievo. A dire il vero si sente sul punto di piangere. Pensa alla Madre Capitano Stone, alla Madre Capitano Boulez e al capitano Hearn, ormai alla frontiera della Grande Muraglia e probabilmente impegnati in duri combattimenti con il nemico Ouster. De Soya invidia il loro compito, semplice e onesto.
Dopo una conversazione con il sergente Gregorius e con i suoi due uomini, de Soya esamina i dati, scarta subito il fiume che scorre verso ovest perché troppo poco pittoresco per il Teti in quanto segue soprattutto profondi canyon e si allontana dalle giungle e dalle paludi infestate di vita; scarta anche un secondo fiume, per l’evidente numero di cascate e di rapide (troppo arduo per il traffico del Teti) e inizia una rapida rilevazione radar del terzo fiume, il più lungo, con vaste e placide distese d’acqua. La mappa mostra decine, forse centinaia, di ostacoli naturali che possono sembrare arcate di teleporter… cascate su strapiombi, ponti naturali, campi sassosi fra le rapide… ma tutte cose che possono essere esaminate a vista in poche ore.
Il quinto giorno de Soya e gli altri localizzano i portali… molto distanziati tra loro, ma senza dubbio artificiali. De Soya pilota di persona la navetta e lascia sulla Raffaele il caporale Kee, come rinforzo in caso d’emergenza.
Il quadro è quello paventato da de Soya: non c’è modo di dire se la bambina è uscita da quella parte, con o senza la nave. La distanza fra gli inerti portali è la più lunga fino a quel momento, quasi duecento chilometri; anche se de Soya fa volare la navetta avanti e indietro sulla giungla e sul bordo del fiume, non può stabilire se qualcuno sia passato di lì, non ha testimoni da interrogare né soldati della Pax da mettere di guardia.
Atterra su di un’isola non lontano dal teleporter superiore e discute con Gregorius e Rettig.
— Sono trascorse tre settimane standard da quando la nave ha lasciato Vettore Rinascimento — dice Gregorius. L’interno della navetta è ingombro e funzionale: i tre parlano dai sedioli di volo. Le tute da combattimento di Gregorius e di Rettig sono appese nello scomparto AEV, come seconde pelli di metallo.
— Se sono usciti qui — dice Rettig — probabilmente si sono limitati a decollare con la nave. Non avevano motivo di continuare lungo il fiume, in un simile mondo.
— Vero — dice de Soya. — Però ci sono buone probabilità che la nave sia danneggiata.
— Sì, ma fino a che punto? — obietta il sergente. — Poteva volare? Autoripararsi durante il volo? Raggiungere una base officina Ouster? Qui non siamo molto lontano dalla Periferia.
— Oppure la bambina ha mandato via la nave e ha varcato il portale seguente — suggerisce Rettig.
— Ammesso che uno degli altri portali funzioni — dice stancamente de Soya. — E che su Vettore Rinascimento non si sia trattato di un semplice colpo di fortuna.
Gregorius posa le mani sulle ginocchia. — Sì, signore, è assurdo. Al confronto, cercare un ago in un pagliaio, come si usava dire, sarebbe un gioco da bambini.
Il Padre Capitano de Soya guarda dal finestrino della navetta. Alte felci si piegano nel vento silenzioso. — Ho la sensazione che la bambina segua il vecchio Teti. Ritengo che userà i teleporter. Non so come… forse con la macchina volante che qualcuno ha adoperato per portarla fuori dalla Valle delle Tombe del Tempo, oppure con un canotto gonfiabile o con una barca rubata… ma penso che percorrerà il Teti.
— Cosa possiamo fare qui? — domanda Rettig. — Se è già passata, l’abbiamo mancata. Se non è ancora giunta… be’, potremmo aspettarla in eterno. Se avessimo cento navi Arcangelo per portare soldati su ognuno di quei mondi…
De Soya annuisce. Nelle sue ore di preghiera, spesso si distrae al pensiero di quanto sarebbe più facile il suo compito, se i corrieri Arcangelo fossero semplici navi robotizzate: allora potrebbero traslare nei sistemi della Pax, rendere nota l’autorità del diskey papale e ordinare la ricerca, poi balzare fuori sistema senza neppure decelerare. Per quanto ne sa lui, la Pax non costruisce navi robotizzate: l’odio della Chiesa per le IA e la dipendenza dal contatto umano lo vietano. Per quanto ne sa lui, esistono solo tre navi corriere di classe Arcangelo, la Michele, la Gabriele (quella che per prima gli ha portato il messaggio) e la sua attuale Raffaele. Nel sistema di Vettore Rinascimento aveva voluto mandare in ricerca l’altra nave corriere, ma la Michele aveva urgenti impegni per il Vaticano. Dal punto di vista logico, de Soya aveva capito perché quella ricerca era sua e solo sua. Ma hanno consumato quasi tre settimane per esaminare solo due pianeti. Una nave Arcangelo robotizzata potrebbe balzare in duecento sistemi e trasmettere l’allarme in meno di dieci giorni standard… invece, a questo ritmo, a lui e alla Raffaele occorreranno quattro o cinque anni standard. L’esausto Padre Capitano ha voglia di ridere.
— C’è sempre la sua nave — dice vivacemente. — Se proseguono senza la nave, hanno due possibilità: inviare la nave da qualche altra parte o abbandonarla in uno dei mondi del Teti.
— Lei parla al plurale, signore — dice piano Gregorius. — È sicuro che la bambina non sia da sola?
— Su Hyperion qualcuno l’ha tolta dalla nostra trappola — risponde de Soya. — Con lei ci sono altri.
— Forse un intero equipaggio Ouster — dice Rettig. — Ormai sarebbero a metà strada dallo Sciame, dopo avere lasciato la bambina su uno qualsiasi di quei pianeti. Oppure potrebbero portarla con loro.
De Soya alza la mano per imporre silenzio: hanno già dibattuto a lungo questo punto. — Penso che la nave sia stata colpita e danneggiata — dichiara. — Cerchiamo la nave e forse quella ci condurrà alla bambina.
Gregorius indica la giungla. Fuori piove. — Abbiamo sorvolato l’intero tratto di fiume fra i portali. Nessun segno di una nave. Appena arriviamo nel prossimo sistema della Pax, possiamo inviare qui i soldati della guarnigione per tenere d’occhio i portali.
— Sì — dice il Padre Capitano de Soya — ma con un debito temporale di otto o nove mesi. — Guarda la pioggia rigare il parabrezza e i finestrini laterali. — Frugheremo il fiume.