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Garrow lo guardò di traverso e gli disse: «Ti sembro morto?»

«Non posso aiutarti» disse Eragon dolcemente, con le lacrime agli occhi.

Ci fu un improvviso ruggito, e Garrow si trasformò nei Ra’zac. «Allora muori» sibilarono, e si scagliarono su di lui.

Il ragazzo si svegliò in preda alla nausea e rimase lì a contemplare il lento viaggio delle stelle nel cielo nero.

Andrà tutto bene, piccolo, disse Saphira.

21

Daret

Daret era stato costruito sulle rive del Ninor, una posipione strategica per poter sopravvivere. Il villaggio era piccolo e selvaggio, e non videro traccia di abitanti. Eragon e Brom si avvicinarono con grande cautela, Saphira si nascose vicino alle case, questa volta: se ci fossero stati problemi, sarebbe giunta al loro fianco in pochi secondi.

Entrarono a Daret più silenziosi che potevano. Brom stringeva la spada nella mano sana, lo sguardo che guizzava da un lato e dall’altro, Eragon teneva l’arco pronto mentre passavano tra le case silenziose, scambiandosi occhiate apprensive. Non mi piace, commentò Eragon rivolto a Saphira. Lei non rispose, ma il ragazzo la sentì prepararsi ad accorrere. Abbassò lo sguardo sul terreno e si sentì sollevato nel vedere orme di bambini. Ma dove sono?

Brom s’irrigidì quando arrivarono al centro del villaggio e lo trovarono deserto. Il vento soffiava per la città desolata, sollevando mulinelli di sabbia. Brom fece voltare Fiammabianca. «Andiamo via. Ho un brutto presentimento.» Spronò il cavallo al galoppo, ed Eragon lo imitò con Cadoc.

Non avevano percorso che un breve tratto quando dietro le case sbucarono dei carri, sbarrando loro la strada. Cadoc sbuffò e si arrestò di botto accanto a Fiammabianca. Un uomo dalla carnagione scura saltò giù dal primo carro e si parò davanti a loro, uno spadone lungo il fianco, un arco incordato in pugno. Eragon alzò il proprio arco e mirò allo straniero, che gridò: «Alt! Deponete le armi. Siete circondati da sessanta arcieri. Se fate una mossa, siete morti.» A quelle parole, dai tetti delle case si affacciarono molti uomini armati.

Resta dove sei, Saphira! gridò Eragon. Sono in troppi Se vieni, ti abbatteranno. Sta’ lontana! Lei lo udì, ma Eragon non era sicuro che gli avrebbe obbedito. Si preparò a usare la magia. Devo fermare le frecce prima che colpiscano me o Brom.

«Che cosa volete?» domandò Brom in tono calmo.

«Perché siete qui?» ribatte l’uomo.

«Per comprare provviste e conoscere le novità. Nient’altro. Stiamo andando a trovare mio cugino a Dras-Leona.»

«Siete armati di tutto punto.»

«Anche voi» disse Brom. «Questi sono tempi difficili.»

«Vero.» L’uomo li scrutò attentamente. «Non credo che abbiate cattive intenzioni, ma girano troppi Urgali e altra feccia perché mi possa fidare solo della vostra parola.»

«Ma se la nostra parola non basta, allora che cosa si fa?» replicò Brom. Gli uomini sui tetti non si erano mossi; Eragon giudicò che fossero molto disciplinati, o spaventati a morte. Sperava che fosse vera la seconda ipotesi.

«Avete detto che volete soltanto delle provviste. Acconsentite a restare qui mentre vi portiamo ciò che vi occorre, per poi pagarci e andarvene immediatamente?»

«Sì.»

«D’accordo» disse l’uomo, e abbassò l’arco. Fece un cenno a uno degli arcieri, che balzò giù dal tetto e corse . verso di loro. «Ditegli che cosa vi serve.»

Brom recitò una breve lista e aggiunse: «Inoltre, se avete un paio di guanti di riserva che possano andare bene a mio nipote, sarò lieto di comprare anche quelli.» L’arciere annuì e si dileguò.

«Il mio nome è Trevor» disse l’uomo davanti a loro. «In circostanze normali vi stringerei la mano, ma poiché queste non lo sono, credo che mi terrò a distanza. Ditemi, da dove venite?»

«Da nord» rispose Brom. «ma non abbiamo mai vìssuto in un posto abbastanza a lungo da chiamarlo casa. Sono stati gli Urgali a costringervi ad adottare queste misure?»

«Già» disse Trevor. «e nemici ancora peggiori. Avete notizie delle altre città? Noi ne riceviamo di rado, ma sappiamo che molte sono state assaltate.»

Brom si fece scuro in volto. «Vorrei non dover essere io a portarti questa notizia. Una quindicina di giorni fa siamo passati da Yazuac e l’abbiamo trovata devastata. Gli abitanti erano stati massacrati e i cadaveri ammassati in una pila. Volevamo dar loro una degna sepoltura, ma due Urgali ci hanno attaccati.»

Sgomento. Trevor fece un passo indietro, con le lacrime agli occhi. «Ahimè, questo è proprio un triste giorno, Eppure non capisco come due soli Urgali abbiano potuto fare scempio di tutta Yazuac. I suoi abitanti erano combattenti valorosi... alcuni erano amici miei.»

«Le tracce indicavano che un’intera banda di Urgali aveva saccheggiato la città» disse Brom.

«Credo che quelli che abbiamo incontrato fossero disertori.»

«Quanti erano?»

Brom armeggiò con le bisacce per qualche istante. «Tanti da annientare Yazuac, ma abbastanza pochi da passare inosservati nella campagna. Direi non più di cento, e non meno di cinquanta. In qualunque caso, voi siete in pericolo.» Trevor annuì tristemente. «Dovreste prendere in considerazione l’idea di partire» continuò Brom. «Questa regione è diventata troppo pericolosa per viverci in pace.»

«Lo so, ma la gente di qui si rifiuta di muoversi. Questa. è casa loro... ed è casa mia, anche se vivo qui solo da un paio d’anni... e loro la considerano più importante della vita.» Trevor lo guardò con aria seria. «Abbiamo respinto gli Urgali, uno alla volta, e questo ha dato agli abitanti una sicurezza che va al di là delle loro vere capacità. Temo che un giorno ci sveglieremo con le gole tagliate.»

L’arciere uscì di corsa da una casa, con le braccia cariche di provviste. Le posò accanto ai cavalli, e Brom lo pagò. Mentre l’uomo si allontanava. Brom chiese: «Perché hanno scelto te per difendere Daret?»

Trevor si strinse nelle spalle. «Per alcuni anni sono stato nell’esercito del re.»

Brom rovistò fra gli oggetti, porse un paio di guanti a Eragon e infilò il resto delle provviste nelle bisacce. Eragon si infilò i guanti, stando attento a tenere il palmo rivólto verso basso, e flette le mani per saggiarli. La pelle era morbida e resistente, anche se graffiata dall’uso. «Bene» disse Brom. «come promesso, ce ne andiamo subito.»

Trevor annuì. «Quando arrivate a Dras-Leona, mi fareste una cortesia? Avvertite l’Impero delle nostre disgrazie e di quelle delle altre città. Se il re non ha ancora saputo niente di tutto questo, c’è di che preoccuparsi. Se lo ha saputo, ma ha scelto di non fare niente, c’è di che preoccuparsi ugualmente.»

«Porteremo il tuo messaggio. Che la tua spada resti affilata» disse Brom.

«Così la tua.»

I carri vennero spostati, e i due cavalcarono fuori da Daret, verso gli alberi lungo il Ninor. Eragon passò i suoi pensieri a Saphira. Stiamo tornando, È andato tutto bene. L’unica risposta della dragonessa fu un moto di rabbia.

Brom si accarezzò la barba. «L’Impero è in condizioni peggiori di quanto immaginassi. Quando gli erranti sono passati per Carvahall, hanno riportato notizie di tensioni, ma non avrei mai créduto che fossero così diffuse. Con tutti questi Urgali in giro, pare che l’Impero stesso sia assediato, eppure non sono state inviate truppe. È come se al re non importasse di difendere il proprio dominio.»

«È strano» convenne Eragon.

Brom chinò il capo per passare sotto un ramo basso. «Hai usato i tuoi poteri mentre eravamo a Daret?»

«Non c’era ragione di farlo.»

«Sbagliato» disse Brom. «Avresti potuto sondare le intenzioni di Trevor. Perfino con le mie limitate capacità, io sono riuscito a farlo. Se quella gente avesse avuto davvero intenzione di ucciderci, non me ne sarei restato seduto in sella tranquillo. Tuttavia ho avvertito una ragionevole probabilità di cavarcela parlando, cosa che ho fatto.»