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— È sicuro? — chiese Marygay. Ormai ne sapevamo troppo, tutti e due, per protestare che non potevano fare una cosa simile.

— Sicurissimo. Ho un amico nella divisione lunare della Commissione Collocamento. Mi ha mostrato la circolare: è redatta in modo molto elegante. Ma dice: "Non sono assolutamente ammesse eccezioni."

— Magari quando uscirò dalla scuola…

— Non ci entrerai mai, nella scuola. Non ce la farai mai a superare quel labirinto di criteri di qualificazione e di numeri chiusi. E se provassi a insistere, ti diranno che sei troppo vecchio… diavolo, io non potrei entrare in un corso di laurea alla mia età, e…

— Già, ho afferrato l’idea. Io ho due anni più di te.

— Esatto. Quindi la scelta è questa: o vivere per tutta la vita col sussidio di disoccupazione o tornare nell’esercito.

— Non se ne parla neanche — disse Marygay. — Sussidio di disoccupazione.

Mi dichiarai d’accordo. — Se cinque o sei miliardi di persone ce la fanno a campare decentemente senza una professione, posso farcela anch’io.

— Loro ci sono cresciuti dentro — disse Mike. — E non è detto che sia quella che tu chiameresti una vita decente. In generale, fanno i perdigiorno, fumano droga e guardano l’olovisione. Ricevono giusto il vitto sufficiente per controbilanciare le calorie consumate. Carne una volta la settimana, persino nella Categoria A.

— Non sarebbe una novità — dissi io. — Per quel che riguarda il vitto, almeno… È esattamente così che ci davano da mangiare nell’esercito.

"In quanto al resto, come hai appena detto tu, Marygay e io non ci siamo cresciuti, dentro. Non passeremmo il tempo a starcene seduti mezzi rimbecilliti dalle droghe a guardare l’olovisione tutto il giorno."

— Io dipingo — disse Marygay. — Ho sempre desiderato mettermi tranquilla e imparare a dipingere veramente bene.

— E io posso continuare a studiare fisica, anche senza rincorrere una laurea. E potrei darmi alla musica o mettermi a scrivere o… — Mi girai verso Marygay. — O a fare qualcuna delle cose di cui ci ha parlato il sergente a Stargate.

— Entrerete a far parte del Nuovo Rinascimento — disse Mike, con voce piatta, accendendo la pipa. Era tabacco e aveva un profumo delizioso.

Probabilmente notò il mio sguardo avido. — Oh, sono proprio un pessimo ospite. — Tirò fuori delle cartine dalla borsa e arrotolò una sigaretta con mosse esperte. — Ecco qui. Marygay?

— No, grazie… se procurarselo è difficile come dicono, non voglio riprendere l’abitudine.

Mike annuì e riaccese la pipa. — Non è mai servito a niente. È meglio abituarsi a rilassarsi senza ricorrere al tabacco. — Si rivolse a me. — L’esercito vi teneva a corto di sigarette per paura del cancro?

— Sicuro. — Non sarebbe stato simpatico morire in un modo così poco militare. Accesi la sottile sigaretta. — Molto buono.

— Migliore di quello che potrai procurarti sulla Terra. Anche la marijuana lunare è meglio. Non stordisce tanto.

Mamma entrò e venne a sedersi. — La cena sarà pronta fra pochi minuti. Ho sentito che Michael ha ricominciato a fare paragoni ingiusti.

— Perché ingiusti? Con la marijuana terrestre, bastano un paio di sigarette per ridurti a uno zombie.

— Correzione: ti ci riduci tu. È perché non ci sei abituato.

— Okay, okay. E un figlio non deve contraddire sua madre.

— No, quando ha ragione lei — disse Mamma, stranamente senza allegria. — Be’, ragazzi, vi piace il pesce?

Parlammo della fame che avevamo, un argomento abbastanza tranquillo, per un paio di minuti, e poi sedemmo davanti a un’enorme aragosta rossa alla griglia, servita su un letto di rìso. Era il primo pasto come si deve che io e Marygay facevamo dopo ventisei anni.

23

Come tutti gli altri, il giorno dopo fui intervistato dall’olovisione. Fu un’esperienza esasperante.

Commentatore: — Sergente Mandella, lei è uno dei militari più decorati della FENU. — (Verissimo, a Stargate ci avevano dato una manciata di nastrini a testa.) — Lei ha partecipato alla famosa campagna di Aleph, il primo vero contatto con i taurani, ed è appena ritornato da un attacco contro Yod-4.

Io: — Be’, non si può dire che…

Commentatore: — Prima di parlare di Yod-4, sono sicuro che al nostro pubblico interesserebbe moltissimo una sua impressione personale dei nemici, poiché è uno dei pochissimi che li ha incontrati faccia a faccia. Hanno un aspetto orribile, vero?

lo: — Be’, sì. Immagino che abbiate visto le foto. Quello che non mostrano, però, è il tipo di pelle. È scagliosa e ruvida come quella di una lucertola, però è arancione pallido.

Commentatore: — Che odore hanno? — Odore?

Io: — Non ne ho la minima idea. Dentro a uno scafandro si sente solo il proprio odore.

Commentatore: — Ah, ah, capisco. Quel che voglio sapere da lei, sergente, è quello che ha provato la prima volta che ha visto i nemici… Aveva paura di loro, era disgustato, infuriato o cosa?

— Be’, avevo paura, la prima volta, ed ero disgustato. Soprattutto la paura… ma prima della battaglia, quando un taurano ci è passato in volo sopra la testa. Durante la battaglia, eravamo sotto l’influenza di un condizionamento d’odio… ci avevano condizionati sulla Terra, e poi hanno fatto scattare la suggestione con una frase chiave… E io non sentivo altro che un furore artificiale.

— Li disprezzava… e non ha avuto pietà.

— Giusto. Li abbiamo assassinati tutti, sebbene non tentassero neppure di reagire. Ma quando ci hanno liberati dal condizionamento… be’, non riuscivamo a credere di esserci comportati da macellai. Quattordici dei nostri sono impazziti e tutti gli altri hanno tirato avanti per settimane a tranquillanti.

— Ah — fece il commentatore, con aria distratta, e guardò a lato per un momento. — Lei personalmente quanti ne ha uccisi?

— Quindici, venti… non lo so. Come ho detto, non eravamo padroni di noi. È stato un massacro.

Per tutta l’intervista, il commentatore mi era sembrato un po’ tardo, tendente a ripetersi. E quella sera scoprii il perché.

Marygay e io guardammo l’olovisione insieme a Mike. Mamma era uscita per farsi mettere qualche dente falso (pareva che i dentisti di Ginevra fossero migliori di quelli americani). La mia intervista era in un programma intitolato Pot-pourri, fra un documentario sulle culture idroponiche lunari e il concerto d’un tale che affermava di saper suonare la Doppia fantasia in la maggiore di Telemann con l’armonica. Mi chiesi se ci fosse qualcun altro, a Ginevra o in tutto il mondo, sintonizzato su quel programma.

Be’, il documentario sulle culture idroponiche era interessante e il suonatore d’armonica era un virtuoso, ma la mia intervista era uno schifo.

Commentatore: — Che odore hanno?

Io (fuori campo): — Orribile, una combinazione di verdura marcia e di zolfo. Il fetore penetra attraverso i tubi di scarico dello scafandro.

Mi aveva fatto parlare tanto per registrare un’ampissima gamma di suoni, e con un lavoretto di montaggio aveva ricavato le risposte che voleva lui alle sue domande.

— E come diavolo ha fatto? — chiesi a Mike quando la trasmissione finì.

— Non prendertela con lui — disse Mike, mentre guardava il musicista che, quadruplicato, suonava quattro diverse armoniche. Tutti i mass-media sono censurati dalla FENU. Sono dieci, dodici anni che la Terra non ha più notizie obiettive della guerra. È già tanto che non abbiano messo un attore al tuo posto e non gli abbiano dettato le battute.