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Non avevo incontrato nessuno della mia compagnia durante le due settimane di rieducazione fisica che seguirono la lunga seduta con il CSVA. Prima delle presentazioni dovevo incontrarmi con l’Ufficiale dell’Orientamento Temporale. Chiesi un appuntamento e il suo segretario disse che il colonnello si sarebbe incontrato con me dopo cena al Circolo Ufficiali del Livello Sei.

Scesi presto al Sesto Livello, pensando di cenare un po’ in anticipo, ma non avevano altro che spuntini. Così masticai una specie di fungo che aveva un sapore vagamente simile alle lumache e assorbii il resto delle calorie sotto forma di alcool.

— Maggiore Mandella? — Io ero occupatissimo con la settima birra e non avevo visto avvicinarsi il colonnello. Feci per alzarmi, ma lui mi accennò di restare seduto e si lasciò cadere pesantemente sulla sedia di fronte a me.

— Sono in debito con lei — disse. — Mi ha salvato da almeno metà serata di noia. — Mi porse la mano. — Jack Kynock, per servirla.

— Colonnello…

— Non mi chiami colonnello, e io non la chiamerò maggiore. Noi vecchi fossili dobbiamo… conservare le nostre prospettive, William.

— Per me va benissimo,

Egli ordinò una specie di drink che non avevo mai sentito nominare. — Da dove cominciamo? L’ultima volta che lei è andato sulla Terra è stato nel 2007, secondo i documenti.

— Esatto.

— Non le era piaciuta molto, eh?

— No. — Tutti zombie, robot felici.

— Be’, poi è migliorata. E poi è peggiorata. Grazie. — Un soldato gli portò il drink: un intruglio gorgogliante che sul fondo del bicchiere era verde e si schiariva fino ad arrivare a un color chartreuse in alto. Il colonnello lo sorseggiò. — Poi sono andati meglio, poi peggio, poi… non lo so. Questione di cicli.

— E adesso com’è?

— Be’… non ne sono sicuro. Arrivano fasci di rapporti e roba del genere, ma è difficile setacciare la propaganda. Io non ci sono più tornato da duecento anni. Allora andava piuttosto male. Dipende dai punti di vista.

— Sarebbe a dire?

— Oh, vediamo. C’era parecchio subbuglio. Ha mai sentito parlare del Movimento Pacifista?

— Non mi pare.

— Uhm, il nome trae in inganno. In realtà era una guerra, anzi una guerriglia.

— Credevo di essere in grado di darle nome, grado e numero di matricola di tutti i partecipanti a tutte le guerre, partendo da quella di Troia — dissi, e il colonnello sorrise — ma devono averne lasciata fuori una.

— E per un’ottima ragione, è stata combattuta dai veterani… reduci da Yod-38 e Aleph-40, ho sentito dire. Li avevano congedati tutti insieme ed essi avevano deciso che potevano impadronirsi della FENU, sulla Terra. Hanno avuto un notevole appoggio da parte della popolazione.

— Però non hanno vinto.

— Siamo ancora qui. — Fece roteare il drink e i colorì cambiarono. — In verità, ne so soltanto quello che ho sentito dire. L’ultima volta che sono stato sulla Terra, la guerra era finita, a parte qualche sabotaggio sporadico. E non era precisamente l’argomento ideale per una conversazione.

— Mi sorprende un po’ — dissi io. — Be’, più di un po’. Il fatto che la popolazione della Terra abbia fatto qualcosa… contro la volontà del governo.

Il colonnello rispose con un grugnito che non voleva dire né sì né no.

— E soprattutto una rivoluzione — continuai. — Quando ci siamo stati noi, non si riusciva a convincere nessuno a dire una parola contro la FENU… O contro uno qualunque dei governi locali, in quanto a questo. Erano tutti condizionati fino alle orecchie ad accettare le cose come stavano.

— Ah. Anche questo è ciclico. — Il colonnello si appoggiò alla spalliera della sedia. — Non è una questione di tecnica. Se volesse, il governo terrestre potrebbe controllare tutto… ogni pensiero ed ogni azione di ogni cittadino, dalla culla alla tomba.

"Non lo fanno perché sarebbe fatale. Perché c’è in corso una guerra. Prenda come esempio il suo caso: ha subito qualche condizionamento motivazionale, mentre era nel barattolo?"

Riflettei per un istante. — Se anche fosse, non ne sarei necessariamente informato.

— È vero. In parte è vero. Ma mi creda sulla parola, hanno lasciato stare quella parte del suo cervello. Ogni cambiamento nella sua posizione verso la FENU O questa nuova guerra, o la guerra in generale, deriva esclusivamente dalle sue nuove conoscenze. Nessuno ha pasticciato con le sue motivazioni basilari. E dovrebbe sapere perché.

Nomi, dati, cifre sfrecciarono tintinnando nel labirinto delle mie nuove conoscenze. — Tet-17, Sed-21, Aleph-14. Il Laszlo… — Il Rapporto della Commissione d’Emergenza Laszlo, giugno 2106.

— Esatto. E, per estensione, la sua stessa esperienza su Aleph-1. I robot non sono buoni soldati.

— Lo sarebbero stati — dissi io. — Fino al Ventunesimo secolo. Il condizionamento comportamentistico avrebbe realizzato il sogno dei generali. Avrebbe fatto un esercito con tutte le caratteristiche migliori delle SS, dei pretoriani, dell’Orda d’Oro, degli Arditi di Mosby e dei Berretti Verdi.

Il colonnello rise, alzando il bicchiere. — E poi metta quell’esercito contro una squadra di uomini con i moderni scafandri da combattimento. Finirebbe in due minuti.

— Purché ogni uomo della squadra pensasse a se stesso. E combattesse disperatamente per restar vivo. — I soldati della generazione che aveva causato il rapporto Laszlo erano stati condizionati dalla nascita a conformarsi all’idea che qualcun altro si era fatto del combattente ideale. Facevano un magnifico lavoro collettivo, erano totalmente assetati di sangue, non attribuivano grande importanza alla sopravvivenza personale… e i taurani li avevano fatti a pezzi. Anche i taurani combattevano senza pensare a se stessi. Però lo sapevano fare meglio, ed erano sempre più numerosi.

Kynock riprese il bicchiere e guardò i colori. — Ho visto il suo profilo psicologico — disse. — Prima che venisse qui e dopo la seduta nella vasca. È sostanzialmente lo stesso, prima e dopo.

— È rassicurante. — Feci segno che mi portassero un’altra birra.

— Forse no.

— Come? Dice che non sarei un buon ufficiale? Questo l’avevo detto io fin dal principio. Non sono un capo.

— Giusto in un certo senso, sbagliato in un altro. Vuol sapere cosa dice quel profilo?

Scrollai le spalle. — Non è riservato?

— Sì — disse Kynock. — Ma adesso lei è maggiore. Ha diritto di vedere il profilo di chiunque sia ai suoi ordini.

— Immagino che non riservi molte sorprese. — Ma ero un po’ incuriosito. Quale animale non è affascinato da uno specchio?

— No. Dice che lei è un pacifista. Un pacifista fallito, per la verità, il che le causa una lieve nevrosi. Che lei riesce a sopportare trasferendo sull’esercito il peso della colpa.

La birra era così fredda che mi fece male ai denti. — Anche questa non è una sorpresa.

— Se lei dovesse uccidere un uomo, piuttosto di un taurano, non so esattamente se ne sarebbe capace. Anche se deve conoscere mille modi diversi per farlo.

A questo non seppi cosa rispondere. Il che probabilmente significava che aveva ragione lui.

— E in quanto all’essere un capo, un certo potenziale ce l’ha. Ma andrebbe bene come insegnante o come ministro: potrebbe guidare gli altri grazie all’empatia, alla pietà. Lei desidera imporre agli altri le sue idee, non la sua volontà. E questo vuol dire che ha ragione lei, e che sarebbe un pessimo ufficiale, se non si desse un’assestata.

Provai l’impulso di ridere. — La FENU doveva saperlo, questo, quando mi ha spedito al corso addestramento ufficiali.

— Ci sono altri parametri — disse il colonnello. — Per esempio, lei è adattabile, ragionevolmente intelligente, analitico. Ed è una delle undici persone che ce l’hanno fatta a sopravvivere durante tutta la guerra.