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— Sopravvivere è una virtù, in un soldato semplice. — Non resistetti alla tentazione di dirlo. — Ma un ufficiale deve dare esempio di valore. Affondare con la nave. Continuare a passeggiare sul ponte come se nulla fosse, per dimostrare che non ha paura.

Kynock si schiarì la gola. — No, quando è a mille anni luce dal suo rincalzo.

— Comunque, non quadra. Perché mi hanno trascinato qui da Paradiso per offrirmi l’occasione di "darmi un’assestata", quando probabilmente un terzo di quelli che sono qui a Stargate potrebbero diventare ufficiali migliori di me? Dio, la mentalità militare!

— Sospetto che c’entri almeno la mentalità burocratica. Lei ha un’anzianità imbarazzante per un soldato semplice.

— Tutta questione di dilatazione temporale. Ho preso parte a tre sole campagne.

— Non ha importanza. Inoltre, sono sempre due campagne e mezza in più di quanto sopravviva in media un soldato. La propaganda farà probabilmente di lei un eroe popolare.

— Un eroe popolare. — Sorseggiai la birra. — Dov’è John Wayne, adesso che abbiamo veramente bisogno di lui?

— John Wayne? — Il colonnello scosse il capo. — Non sono mai stato nel barattolo, vede. Non sono esperto di storia militare.

— Lasci perdere.

Kynock finì di bere e chiese al soldato di portargli — giuro! — un "rum Antares".

— Be’, io dovrei essere il suo Ufficiale d’Orientamento Temporale. Cosa vuole sapere del presente? Di quello che passa per il presente.

Io pensavo ancora ad altro. — Non è mai stato nel barattolo?

— No, ci vanno solo gli ufficiali destinati al combattimento. Il computer e l’energia che lei ha usato per tre settimane basterebbero a far funzionare la Terra per parecchi giorni. Costa troppo, per noi scaldaseggiole.

— Le sue decorazioni dicono che ha combattuto.

— Combattente onorario. — Il rum Antares era un bicchiere alto e sottile, con un po’ di ghiaccio che galleggiava sul liquido color ambra pallido. Sul fondo c’era un globulo rosso vivo, grosso quanto un’unghia, circondato da filamenti ondeggianti.

— Cos’è quella roba rossa?

— Cannella. Oh, non so che estere, con dentro cannella. Molto buono… Vuole assaggiare?

— No, prenderò un’altra birra, grazie.

— Giù al livello uno, la macchina-biblioteca ha uno schedario di orientamento temporale, che il mio staff aggiorna costantemente. Può interpellarla, se ha qualche domanda specifica. Io voglio soprattutto… prepararla all’incontro con la sua Forza d’Attacco.

— Come? Sono tutti cyborg? Cloni?

Kynock rise. — No, è illegale clonare gli umani. Il problema principale è che lei, ehm, è eterosessuale.

— Oh, ma non è un problema. Sono tollerante.

— Sì, il profilo indica che lei… è convinto di essere tollerante, ma il problema non è esattamente questo.

— Oh. Sapevo già cosa stava per dire. Non i particolari, ma la sostanza.

— Nella FENU vengono arruolati solo individui emotivamente stabili. So che le sarà difficile accettarlo, ma l’eterosessualità è considerata una disfunzione emotiva. Relativamente facile da guarire.

— Se credono di poter guarire me…

— Si calmi, lei è troppo vecchio. — Bevve un sorso, delicatamente. — Non sarà difficile andare d’accordo con loro come immagina…

— Aspetti. Vuol dire che nessuno… che nella mia compagnia sono tutti omosessuali? Tranne me?

— William, sulla Terra sono tutti omosessuali. Tranne un migliaio o giù di lì: reduci e inguaribili.

— Ah — Cosa potevo dire? — Mi sembra un modo drastico per risolvere il problema demografico.

— Forse. Però funziona. La popolazione terrestre è stabile, un po’ al di sotto del miliardo. Quando una persona muore o lascia il pianeta, ne viene attivata un’altra.

— Non "nasce".

— Nasce, sì, ma non nel modo antiquato. Il vecchio termine, ai suoi tempi, era "i bambini in provetta", ma naturalmente non adoperano le provette.

— Be’, è già qualcosa.

— In ogni nido c’è un utero artificiale che si prende cura di una persona per i primi otto o dieci mesi dopo l’attivazione. Quella che lei chiamerebbe nascita avviene in un periodo di giorni; non è l’evento drastico e traumatico di una volta.

Il Mondo nuovo, pensai. — Niente traumi della nascita. Un miliardo di omosessuali perfettamente adattati.

— Perfettamente adattati secondo i criteri terrestri attuali. Io e lei li potremmo trovare un po’ strani.

— È un eufemismo. — Buttai giù il resto della birra. — E lei, lei, uhm… è omosessuale?

— Oh, no — disse Kynock. Mi rilassai. — Per la verità, comunque, non sono più neanche eterosessuale. — Si batté una mano sull’anca, traendone uno strano suono. — Sono stato ferito, ed è risultato che avevo una rara disfunzione del sistema linfatico, e non potevo rigenerarmi. Non sono altro che metallo e plastica dalla cintola in giù. Per adoperare la parola che ha usato lei, sono un cyborg.

Incredibile, come usava dire mia madre. — Oh, soldato — dissi al cameriere — portami uno di quei rum Antares. — Starmene lì seduto in un bar con un cyborg asessuale che probabilmente era l’unica persona normale, oltre me, su tutto quello stramaledetto pianeta.

— Doppio, per favore.

28

Sembravano abbastanza normali, mentre entravano nella sala delle conferenze dove tenemmo il primo raduno, il giorno dopo. Piuttosto giovani e un po’ impettiti.

Quasi tutti erano usciti dal nido solo da sette o otto anni. Il nido era un ambiente isolato e controllato, in cui potevano entrare solo pochi specialisti, pediatri e insegnanti. Quando un individuo lascia il nido all’età di dodici o tredici anni, si sceglie un nome (il cognome è quello del genitore-donatore dal punteggio genetico più alto) ed è a tutti gli effetti legali un adulto in prova, con un’istruzione equivalente a quella che avevo io dopo il primo anno al college. Quasi tutti continuano a studiare per specializzarsi, ma ad alcuni viene assegnato un impiego e cominciano subito a lavorare. Vengono seguiti molto attentamente, e chiunque presenti segni di sociopatia, come ad esempio tendenze eterosessuali, viene spedito in un istituto correzionale. O guarisce, o resta lì fino alla fine dei suoi giorni.

A vent’anni, tutti vengono arruolati nella FENU. In maggioranza, lavorano dietro a una scrivania per cinque anni e poi vengono congedati. Pochi fortunati, circa uno su ottomila, vengono invitati a offrirsi volontari per l’addestramento al combattimento. Rifiutare è "sociopatico", benché significhi una rafferma di altri cinque anni. E le probabilità di sopravvivere per quei dieci anni sono così infinitesimali da essere trascurabili: nessuno, in effetti, è mai sopravvissuto. La possibilità migliore è che la guerra finisca prima dei tuoi dieci anni (soggettivi) di servizio militare. E sperare che la dilatazione temporale metta parecchi anni tra l’una e l’altra delle tue battaglie.

Poiché puoi calcolare di andare in combattimento circa una volta ogni anno soggettivo, e poiché ad ogni battaglia sopravvive una media del 34 per cento, è facile calcolare le probabilità che hai di arrivare vivo allo scadere dei dieci anni. Sono circa due millesimi dell’uno per cento. Oppure, per dirla in un altro modo, prendi una vecchia pistola a sei colpi e gioca alla roulette russa con quattro camere cariche su sei. Se ce la fai per dieci volte di fila, senza decorare la parete di fronte, congratulazioni! Sei un borghese. Poiché nella FENU ci sono circa sessantamila soldati combattenti, si può calcolare che in dieci anni ne sopravvivano 1,2. Io non facevo troppo conto di essere quel fortunato, anche se ero già arrivato a metà strada.