Don non lo sapeva.
«Bene,» rispose McMasters, «Forse tu non sarai uno studioso della storia antica, ma il commodoro Higgins lo è. È stato lui lo stratega che ha preparato questo colpo di mano. Fagli qualche domanda su qualsiasi ribellione sia mai accaduta sulla Terra; lui ti saprà dire perché ha avuto successo, o per quale motivo è fallita. L’Inghilterra non ha schiacciato le colonie, perché era impegolata fino alle orecchie in guerre più grosse in altri luoghi. La rivolta americana era semplicemente una ‘azione di polizia’… non importante. Ma l’Inghilterra non aveva potuto dedicare a quella semplice azione l’attenzione necessaria; e così, dopo qualche tempo, la cosa era già diventata troppo costosa e troppo scomoda, così l’Inghilterra rinunciò e riconobbe l’indipendenza delle colonie.»
«Lei pensa che la situazione sia uguale, adesso?»
«Sì… perché il commodoro Higgins ha dato una buona spinta nella direzione giusta. Mettendo le cifre e i fatti sulla carta, la Repubblica di Venere non ha una sola possibilità di vittoria contro la Federazione. Vedi, io sono un patriota, come tutti gli altri… ma so affrontare i fatti. Venere non possiede neppure una minima frazione della popolazione della Federazione, né l’uno per cento della sua ricchezza. Venere non può vincere… a meno che la Federazione non sia troppo occupata, per permettersi il lusso di combattere. E adesso è troppo occupata, infatti, o lo sarà entro breve.»
Don rifletté su quelle parole.
«Ho paura di essere completamente stupido. Non ci arrivo.»
«Non hai afferrato il significato della distruzione di Circum-Terra? In una sola incursione, il commodoro ha reso la Terra totalmente indifesa. Avrebbe potuto bombardare tutte le città della Terra. Ma a che cosa sarebbe servito questo? Semplicemente, l’intero globo terrestre sarebbe stato pervaso dal sacro fuoco della vendetta nei nostri confronti. Ci avrebbero odiati. Agendo così, invece, abbiamo indotto due terzi della popolazione terrestre a inneggiare alla nostra azione. E non solo a inneggiare… perché questa gente della Terra si sente ora più sicura, più forte, ed è pronta a ribellarsi a sua volta, ora che Circum-Terra non è sospesa lassù nel cielo, pronta a lanciare delle bombe al minimo segno di disordini. Ci vorranno anni alla Federazione, prima di riportare la pace nelle nazioni federate… se mai riuscirà a farlo. Oh, il commodoro è un uomo astuto!» McMasters sollevò lo sguardo. «Attenti!» esclamò, e balzò in piedi, eseguendo un perfetto saluto.
Sulla porta c’era un tenente dell’Alta Guardia. Egli disse:
«È stata una conferenza molto interessante, professore, ma avrebbe potuto risparmiarla per le ore di scuola.»
«Non ‘professore’, tenente,» disse McMasters, con aria convinta. «’Sergente’, se non le dispiace.»
«Molto bene, sergente… ma lasci perdere le conferenze.» Si rivolse a Don. «Chi è costui, e perché se ne sta seduto qui senza fare niente?»
«Stava aspettando lei, signore.» McMasters spiegò le circostanze.
«Vedo,» rispose l’ufficiale di guardia. Si rivolse a Don, «Lei rinuncia al suo diritto di non testimoniare contro se stesso?»
Don sembrò perplesso.
«Vuole dire,» spiegò McMasters, «Che dobbiamo scegliere. Dobbiamo provare su di te il congegno, o preferisci terminare il viaggio in cella di rigore?»
«Il congegno?»
«La macchina della verità.»
«Oh. Fate pure. Non ho niente da nascondere.»
«Vorrei poterlo dire anch’io. Siediti lassù.» McMastes aprì lo sportello di un armadietto a muro, sistemò degli elettrodi sulle tempie e sulla nuca di Don, e una specie di misuratore della pressione intorno al braccio… una fascia elastica, con un quadrante e una lancetta. «E adesso,» disse, «Dimmi il vero motivo per cui tu stavi passeggiando intorno alla sala delle bombe!»
Don confermò la sua versione dei fatti. McMasters fece molte altre domande, mentre il tenente consultava un apparecchio che si trovava dietro la nuca di Don. Dopo qualche tempo, il tenente disse:
«È tutto, sergente. Lo rimandi nei suoi quartieri.»
«Subito, signore. Vieni con me, ragazzo.» Lasciarono insieme l’ufficio. Quando furono oltre la portata delle orecchie del tenente, McMasters continuò, «Come stavo dicendo quando siamo stati brutalmente interrotti, è questo il motivo per cui dobbiamo aspettarci una guerra lunga. Lo ‘status’ rimarrà ‘quo’, mentre la Federazione sarà troppo occupata, in casa sua, con una serie d’insurrezioni e di disordini civili. Di quando in quando, manderanno da noi qualche ragazzo, con l’ordine di svolgere un lavoro da uomo; noi daremo una lezioncina al ragazzo, e lo rispediremo a casa sua. Quando la faccenda sarà continuata per qualche anno, la Federazoine deciderà che noi costiamo più di quanto l’impresa valga, e ci riconoscerà come una nazione libera. In tutto questo tempo, non ci saranno delle astronavi in rotta per Marte. Un vero peccato!»
«Non so come, ma io riuscirò ad arrivarci,» insisté Don.
«Dovrai andare a piedi.»
Raggiunsero il ponte «G». Don si guardò intorno, e disse:
«Da questo punto, conosco la strada. Devo essere sceso un ponte di più.»
«Due ponti,» lo corresse McMasters. «Ma io ti accompagnerò, finché non sarai tornato nei tuoi quartieri. C’è un modo in cui tu potresti arrivare su Marte… probabilmente l’unico modo.»
«Uh? Come? Me lo dica.»
«Prova a immaginarlo. Non ci saranno navi passeggeri, fino a quando la guerra non sarà finita, ma è più che certo il fatto che sia la Federazione che la Repubblica invieranno un corpo di spedizione su Marte, prima o poi, con l’intenzione di precedere la parte avversa, e di assicurarsi le risorse del pianeta rosso, impedendo al nemico di utilizzarle a sua volta. In una guerra interplanetaria, è impossibile che i contendenti trascurino un pianeta importante come Marte… e lo raggiungeranno, prima o poi. Se fossi in te, mi arruolerei nell’Alta Guardia. Non nella Media Guardia, né nelle Forze di Superficie… la fanteria non avrà mai la possibilità di raggiungere lo spazio… ma nell’Alta Guardia.»
Don rifletté sul suggerimento.
«Ma anche se lo facessi, non avrei molte possibilità di essere prescelto per la missione, no?»
«Non sai nulla della politica delle caserme? Be’, si tratta di un’arte antica come il mondo, e molto più efficace della politica normale. Procurati un lavoro da impiegato… qualcuno dei servizi sedentari, ai quali si accede con un po’ d’istruzione. Se hai un po’ di talento nell’arte di baciare il piede giusto, un lavoro di questo tipo ti farà restare nelle vicinanze della Base Centrale. Sarai vicino alla fabbrica delle voci, e scoprirai tempestivamente quando saranno decisi a inviare una spedizione su Marte. Bacia di nuovo il piede giusto, e mettiti in lista, offrendoti volontario per il lavoro. Questo è l’unico metodo con il quale potrai forse raggiungere Marte. Ecco la tua porta. Fa’ attenzione a non perderti di nuovo a prua.»
Le parole di McMasters riecheggiavano nella mente di Don, che le soppesò a lungo, nei giorni che seguirono. Si era aggrappato ostinatamente all’idea che, una volta giunto su Venere, sarebbe riuscito a ottenere un passaggio per Marte, in un modo o nell’altro. McMasters lo aveva costretto a rivedere tutte le sue idee, e a iniziare un processo ragionativo completamente diverso da quello iniziale. Sì, era molto bello dire che, in un modo o nell’altro, lui sarebbe riuscito a salire a bordo di un’astronave diretta a Marte… legalmente o illegalmente, come passeggero pagante, come membro dell’equipaggio, perfino come clandestino. Ma nel caso non ci fossero più state astronavi dirette a Marte? Nel caso che la guerra avesse chiuso totalmente le linee di comunicazione tra i mondi, lasciando il sistema solare nella situazione precedente alle Intese, ai voli cosmici, alla Federazione? Un cane perduto avrebbe potuto ritrovare la strada e raggiungere il padrone… sì, ma un uomo non era capace di percorrere un solo miglio, nello spazio vuoto, senza trovarsi a bordo di un’astronave. Era un’impossibilità totale…