Ma senza arrendersi, mai. Percorrendo cento metri di una strada fangosa, sotto un cielo livido, coperto da un’eterna coltre, Don cominciò a maturare, a rendersi consapevole della situazione, e a prenderne il controllo. Lui si trovava a più di cento milioni di miglia dal luogo in cui i suoi genitori avrebbero voluto che fosse. Non aveva alcun modo immediato per fare sapere ai suoi genitori dov’era, né si trattava semplicemente di aspettare per due settimane… era al verde, e non poteva pagare l’alta tariffa richiesta.
Al verde, affamato, e senza un luogo per dormire… senza amici, neppure un conoscente… salvo, naturalmente, voler considerare «Sir Isaac», ma, per quello che ne sapeva, il suo amico drago avrebbe potuto trovarsi sull’altra faccia del pianeta. Certamente, non abbastanza vicino per aiutarlo a risolvere il problema della cena!
D’altra parte, la storia insegnava — e l’esperienza ricordava — che altri uomini, prima di lui, si erano trovati in situazioni ancora peggiori. Lui era giovane… ma più di esperienza che di età. Essere giovani o adulti è un concetto relativo, dipendente dalle realtà storielle dell’epoca, e dall’ambiente; in un altro tempo, un ragazzo dell’età di Don sarebbe già stato adulto, esperto, un pioniere già sposato e con una famiglia da mantenere, o un rivoluzionario, o perfino un esploratore di mondi nuovi. In un mondo nel quale la sicurezza era stata quasi un dogma, dove chi apparteneva alle classi privilegiate poteva vivere nella più assoluta tranquillità, perfino nel lusso, Don non aveva avuto modo di vivere certe esperienze; ma questo non gli impediva, potenzialmente, di risolvere i problemi. Questo era un punto che lui non conosceva razionalmente, ma che intuiva, sia pure confusamente.
Decise di risolvere il problema più pressante… quello della cena… immediatamente, spendendo la banconota che il banchiere gli aveva dato. Ricordò di avere visto un ristorante, a poca distanza, e si fermò di colpo; il gesto fu così brusco che un uomo si scontrò con lui.
Don disse: «Mi scusi,» e notò che l’uomo era un altro cinese… lo notò senza sorpresa, perché una buona metà degli uomini ingaggiati come operai, e in realtà stivati come schiavi a bordo delle astronavi, e venduti e rivenduti come schiavi dai padroni delle fattorie venusiane, nei primi tempi della colonizzazione di Venere, erano stati degli orientali. Gli parve che il viso dell’uomo fosse familiare… un altro passeggero del Nautilus? Poi ricordò di averlo visto sulla banchina, all’inizio della strada.
«Colpa mia,» rispose l’uomo. «Dovrei guardare dove vado. Mi dispiace di averla urtata.» Sorrise, con aria molto accattivante.
«Nulla di male,» replicò Don. «Ma in realtà, la colpa è stata mia. Ho deciso improvvisamente di voltarmi e tornare indietro.»
«Tornare alla banca?»
«Uh?»
«Non è affar mio, lo so, ma l’ho vista uscire dalla banca.»
«Francamente,» rispose Don, «Non stavo tornando alla banca. Sto cercando un ristorante, e ricordo di averne visto uno più indietro.»
L’uomo guardò i bagagli di Don.
«È arrivato adesso?»
«Sono appena sceso dal Nautilus.»
«Lei non vorrà andare certamente in quel ristorante… a meno che non abbia del denaro da cacciare via. Si tratta esclusivamente di una vistosa trappola per turisti.»
Don pensò alla solitaria banconota da un credito che aveva in tasca, e si preoccupò.
«Uh, dove si può trovare qualcosa da mangiare? Un buon ristorante a buon mercato?»
L’uomo lo prese per il braccio.
«Venga, glielo mostrerò io. Un posticino vicino all’acqua, laggiù, e il padrone è mio cugino.»
«Oh, non voglio darle disturbo!»
«Non ci pensi nemmeno. Anch’io stavo per andare a placare i morsi dello stomaco. A proposito, io mi chiamo Johnny Ling.»
«Piacere di conoscerla, signor Ling. Io mi chiamo Don Harvey.»
Il ristorante si trovava in un vicolo cieco, una traversale di Strada Buchanan. L’insegna annunciava RISTORANTE DUE MONDI — Tavoli per Signore - BENVENUTI GLI SPAZIALI. Tre vieni-sopra indugiavano in prossimità dell’entrata, fiutando gli odori e premendo i nasi tremolanti contro la porta chiusa da una fitta rete. Johnny Ling scostò gli animali con una spinta, e fece entrare Don nel locale.
Un grasso cantonese era in piedi dietro il bancone, a presidiare nello stesso tempo i fornelli e il registratore di cassa. Ling lo chiamò:
«Ciao, Charlie!»
Il grassone rispose:
«Salve, Johnny,» poi esplose in una ricca cantilena d’imprecazioni, mescolando con notevole imparzialità il cantonese, l’inglese, il portoghese, e il linguaggio sibilato dei nativi. Uno dei vieni-sopra era riuscito a infilarsi nel locale, quando la porta era stata aperta, e si stava dirigendo con decisione verso il ripiano dei dolci; i piccoli zoccoli della creatura ticchettavano vigorosamente sul pavimento. Muovendosi con estrema rapidità, malgrado la sua pinguedine, l’uomo chiamato Charlie scacciò l’animale, prendendolo per l’orecchio e spingendolo fuori. Sempre imprecando, Charlie ritornò al ripiano dei dolci, tirò fuori una mezza torta che aveva conosciuto tempi migliori, e ritornò alla porta. Lanciò la torta alle bestie, che si buttarono in quella direzione, in un concerto di belati e di guaiti.
«Se tu non dessi loro da mangiare, Charlie,» fu il commento di Ling, «Non se ne starebbero sempre qui attorno.»
«Tu impicciati degli affari tuoi, accidenti!»
Diversi clienti stavano mangiando al banco; nessuno di loro prestò attenzione al piccolo incidente. Ling si avvicinò al cuoco, e disse:
«È vuota la sala sul retro?»
Charlie annuì, e gli voltò la schiena. Ling condusse Don verso una porta girevole; si trovarono, dall’altra parte, in una sorta di separé, sul retro dell’edificio. Don sedette e prese il menu, chiedendosi cosa avrebbe potuto prendere facendo durare il più a lungo possibile quell’unico credito che possedeva. Ling gli tolse il menu di mano.
«Permette che sia io a ordinare? Charlie è davvero un cuoco di prima grandezza.»
«Ma…»
«Lei è mio ospite. No, non discuta. Insisto.» Charlie fece la sua apparizione a questo punto, infilandosi silenziosamente nella tenda che divideva il. separé. Lui e Ling si scambiarono qualche frase, in una rapida cantilena della quale Don non capì nulla; il cuoco si allontanò, ritornando dopo poco tempo con delle splendide frittate farcite e fumanti. L’aroma era meraviglioso, e lo stomaco di Don smise finalmente di protestare, facendo nel contempo dissolvere la protesta di Don sull’offerta di una cena.