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In realtà, erano stati molti i disertori. Nel frattempo, Nuova Londra brulicava di soldati. Il Ristorante Due Mondi era stracolmo dalla prima mattina a notte inoltrata. Il vecchio Charlie lasciava la cucina solo per accudire al registratore di cassa. Le mani di Don erano gonfie e rovinate per il continuo contatto con l’acqua calda e i detersivi. Negli intervalli, accudiva al boiler dell’acqua calda, che si trovava sul retro della cucina, usando dei rami oleosi che venivano portati da un drago chiamato ‘Daisy’ (ma maschio, malgrado il nome scelto). Un riscaldamento elettrico dell’acqua sarebbe stato più economico; l’energia elettrica era un sottoprodotto quasi gratuito della pila atomica che sorgeva a ovest della città… ma l’equipaggiamento per usare l’energia elettrica era costosissimo ed era quasi impossibile procurarselo, nella situazione attuale.

Nuova Londra era piena di simili contrasti di frontiera. Le sue strade fangose, non lastricate, erano illuminate, qua e là, dall’energia atomica. I traghetti aerei a razzi la collegavano con le altre città umane, ma entro i confini della città i trasporti erano limitati al cavallo di San Francesco e alle gondole che sostituivano i tassi automatici e i tubi di comunicazione… alcune gondole erano a motore, ma in maggioranza venivano guidate dalla forza dei muscoli umani.

Non erano contrasti sorprendenti; dopotutto, Venere era ancora un mondo di frontiera. I ‘coccodrilli’ anfibi, che venivano usati per comunicare con regioni distanti, erano solitamente di proprietà delle grandi fattorie e delle miniere; le città offrivano maggiori garanzie di libertà all’individuo, che nelle fattorie poteva ancora essere venduto come schiavo, ma davano anche minori agevolazioni.

Nuova Londra era brutta, scomoda, e incompiuta, ma era comunque stimolante. A Don piaceva il disordinato, eroico tumulto della città, gli piaceva molto di più dell’asettico lusso di Nuova Chicago, dove ogni cosa era programmata, coltivata, sfruttata per adattarsi ai gusti umani del superfluo. Nuova Londra era viva come una cesta piena di cuccioli, e vitale come un pugno sul mento. Nell’aria c’era il senso di cose nuove che stavano per accadere, di nuove speranze, di nuovi problemi…

Dopo una settimana trascorsa nel ristorante, Don ebbe la sensazione di avere passato là tutta la vita. Inoltre, l’esperienza non era sgradevole. Oh, certo, il lavoro era molto e duro, e lui era sempre deciso ad andare su Marte… prima o poi… ma nel frattempo lui mangiava magnificamente, dormiva in un luogo privato e sicuro, e aveva le mani occupate… e c’erano sempre gli avventori, con i quali si poteva parlare e discutere… spaziali, soldati delle guardie, uomini politici di infimo piano, che non potevano permettersi di mangiare in ristoranti migliori. Il locale era un circolo di discussione politica, la sede della cronaca cittadina, e la reggia dei pettegolezzi; le voci mormorate sopra i piatti squisiti di Charlie diventavano spesso i titoli cubitali del Times di Nuova Londra del giorno dopo.

Don utilizzò il precedente della pausa pomeridiana, che diventò una consuetudine, anche se non aveva affari da concludere in centro. Se Isobel non era troppo occupata, l’accompagnava in un localino dall’altra parte della strada, dove le offriva una coca-cola; in fondo, la ragazza era sempre la sua unica amica, al di fuori del ristorante. I due giovani parlavano spesso di molte cose; cominciarono a darsi del tu, confidenzialmente, e quelle pause pomeridiane erano un’esperienza che Don trovava sempre più piacevole e distensiva. In una di queste occasioni, Isobel gli disse:

«No… vieni dentro. Voglio presentarti il direttore.»

«Eh?»

«A proposito del tuo radiogramma.»

«Oh, sì… ne avevo avuto l’intenzione, Isobel, ma ormai è inutile. Non ho i soldi. Aspetterò un’altra settimana, e chiederò un prestito al vecchio Charlie. Sai, non può sostituirmi molto facilmente; credo che abbia intenzione di mantenermi in schiavitù perenne. Se gli chiedo un prestito, forse me lo farà, facendomi firmare un contratto.»

«Non devi fare niente di simile… tu devi trovare un lavoro migliore, non appena potrai. Vieni dentro.»

Aprì lo sportello del bancone, e lo condusse all’interno di un ufficio sul retro; quando furono là, Isobel lo presentò a un uomo di mezza età, dall’aria preoccupata.

«Questo è Don Harvey, il ragazzo di cui ti parlavo.»

L’uomo più anziano gli strinse la mano.

«Oh, sì… a proposito di un messaggio per Marte… almeno mi è parso di capire questo, da quanto mi ha detto mia figlia.»

Don si rivolse a Isobel.

«Figlia? Non mi avevi detto che il direttore era tuo padre.»

«Tu non me l’hai chiesto.»

«Ma… non importa. Lieto di conoscerla, signore.»

«Il piacere è mio. E adesso, a proposito di quel messaggio…»

«Non so per quale motivo Isobel mi abbia portato qui. Non posso pagarlo. Possiedo solo del denaro della Federazione.»

Il signor Costello si esaminò le unghie, e apparve in difficoltà.

«Signor Harvey, secondo i regolamenti io dovrei esigere un pagamento in contanti, per i messaggi interplanetari. Sarei più che lieto di accettare il suo denaro federale. Ma non posso; è contro la legge.» Fissò il soffitto, con aria pensierosa. «Naturalmente, c’è il mercato nero di valuta federale…»

Don fece un sorriso amaro.

«Già, l’ho scoperto anch’io. Ma il quindici, o perfino il venti per cento, sono un tasso troppo esiguo. Anche così, non riuscirei a pagare il mio radiogramma.»

«Venti per cento! Ma il tasso corrente è del sessanta per cento.»

«Davvero? Immagino di avere avuto l’aria di un allocco.»

«Non importa. Non le stavo suggerendo di rivolgersi al mercato nero. In primo luogo… signor Harvey, io mi trovo nella bizzarra posizione di rappresentare una corporazione della Federazione che non è stata espropriata, ma sono fedele alla Repubblica. Se lei uscisse di qui, e ritornasse tra qualche tempo con del denaro della Repubblica, invece che con banconote della Federazione, mi limiterei semplicemente a chiamare la polizia.»

«Oh, papà, tu non faresti mai una cosa simile!»

«Zitta, Isobel. In secondo luogo, non è bene, per un giovane, trattare simili affari. È pericoloso.» Fece una pausa. «Ma forse potremo escogitare qualcosa. Suo padre sarebbe disposto a pagare il messaggio, vero?»

«Oh, certamente!»

«Ma io non posso spedire un messaggio con tassa a carico del destinatario. Benissimo; mi compili una tratta a vista su suo padre, per l’importo; sono pronto ad accettarla come pagamento.»

Invece di rispondere immediatamente, Don rifletté sulla proposta. Pareva la stessa cosa che spedire un messaggio con tassa a carico del destinatario… cosa che lui era prontissimo a fare… ma cominciare a fare debiti a nome di suo padre, e senza che lui lo sapesse, non gli piaceva affatto.

«Ascolti, signor Costello, non le sarà possibile incassare una tratta, in ogni caso, con maggiore rapidità; perché invece non accetta un mio pagherò, che le salderò al più presto possibile? Non è meglio?»

«Sì e no. La sua cambiale equivarrebbe, semplicemente, a farle ottenere un servizio interplanetario a credito… esattamente quello che il regolamento proibisce. D’altra parte, una tratta su suo padre è un documento commerciale tecnicamente impeccabile, equivalente a una somma in contanti, anche se io non posso incassarla subito. Certo, una differenza da avvocato spaziale… ma si tratta precisamente della differenza tra quello che io posso e non posso fare, per tutelare gli affari della corporazione.»