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Bermuda (intercettato). Disordini in Africa Occidentale definiti «Incidenti minori» causati da agitatori religiosi. Polizia locale assistita da squadre della Federazione tiene la situazione sotto pieno controllo (così si afferma).

Bermuda (intercettato). Una fonte d’informazione vicina al Ministro degli Affari Esteri afferma che una rapida soluzione dell’incidente di Venere è attesa dal Governo. Rappresentanti dei coloni insorti sarebbero in conferenza con plenipotenziari della Federazione in qualche punto della Luna in un’atmosfera di buona volontà e di comprensione reciproca. (Nota: questo rapporto è stato ufficiosamente smentito dall’Isola del Governatore).

Nuova Londra (QGP-Ufficiale). Capo di Stato Maggiore ha confermato danneggiamento Valchiria ma afferma che dimensioni sono state grandemente esagerate. Elenco delle perdite viene tenuto segreto in attesa di notifica ai parenti più stretti. Si aspetta di momento in momento un rapporto completo da comandante Adonis.

Bollettino straordinario (non ufficiale). CuiCui - Astronavi non identificate avvistate da radar in atterraggio a nord e nord ovest del centro abitato. Guarnigione locale colpita. QGP rifiuta commento. Segue bollettino.

Don si avvicinò alla finestra, tra la folla, riuscì a leggere i bollettini, e ascoltò i discorsi. Una voce senza volto disse:

«Non potrebbero mai sbarcare… è una cosa antiquata, fuori dal tempo, come una carica alla baionetta. Se hanno veramente distrutto le nostri astronavi… e ne dubito… semplicemente, rimarrebbero in orbita, e trasmetterebbero un ultimatum per radio.»

«Ma se fossero davvero atterrati?» obiettò qualcuno.

«Andiamo! Siamo seri. Quel bollettino… è semplicemente una mossa della guerra dei nervi. Ecco tutto; ci sono dei traditori, tra noi.»

«Non è una novità.»

Una forma indistinta, all’interno dell’edificio, stava affiggendo un nuovo bollettino. Don si aprì un varco tra la folla a forza di gomiti, e si avvicinò.

Ultimissime — lesse Don. — QGP (ufficiale). Incaricato rapporti pubblica opinione in Stato Maggiore conferma la notizia che un attacco è stato sferrato contro alcune delle nostre astronavi da forze non identificate ma presumibilmente della Federazione. La situazione è fluida ma non critica. Tutti i cittadini sono esortati a rimanere nelle loro case, e ad evitare il panico e la diffusione di voci incontrollate. Tutti i cittadini sono esortati inoltre a dare piena cooperazione alle autorità locali. Maggiori particolari verranno resi noti successivamente. Ripetiamo… restate nelle vostre case, e cooperate.

Un individuo, autonominatosi evidentemente strillone sul momento, cominciò a leggere ad alta voce il bollettino. La folla accolse in silenzio la notizia. Mentre l’uomo stava leggendo, l’ululato delle sirene terminò, e nelle strade le luci si riaccesero. La medesima voce che si era lamentata dell’oscuramento pochi minuti prima, a questo punto cambiò indirizzo di protesta:

«Perché diavolo vogliono accendere le luci? Questo è solo un invito a bombardarci!»

Non apparvero altri bollettini; Don tornò indietro, con l’idea di raggiungere l’edificio dell’I.T. T., non certo nella speranza di trovare Isobel in piedi a quell’ora, ma semplicemente per cercare qualche notizia più fresca. Distava ancora pochi passi dall’edificio, quando s’imbatté in un plotone della polizia militare, che stava sgomberando le strade. I soldati lo mandarono indietro, e dispersero la folla ancora radunata intorno agli uffici del giornale. Quando Don se ne andò, l’unica persona rimasta davanti al giornale era un drago, con i peduncoli degli occhi puntati in tutte le direzioni; apparentemente, la creatura stava leggendo contemporaneamente tutti i bollettini. Don provò la tentazione di fermarsi, per chiedere all’alieno se conosceva «Sir Isaac», e, in caso affermativo, dove avrebbe potuto trovare il suo amico; ma un soldato lo convinse con maniere sbrigative a circolare. Il plotone non fece alcun tentativo per invitare il drago ad andarsene per la sua strada; gli venne lasciata l’indiscussa sovranità della strada.

Il vecchio Charlie era ancora in piedi, seduto davanti a un tavolino, intento a fumare. Aveva il suo coltello da cucina davanti. Don gli raccontò quel che aveva scoperto.

«Charlie, lei pensa che sbarcheranno?»

Charlie si alzò in piedi, aprì un cassetto e tirò fuori una pietra per affilare a umido, e cominciò lentamente a passarvi sopra la lama del suo coltello.

«Può succedere.»

«Cosa pensa che dovremmo fare?»

«Andare a letto.»

«Non ho sonno. Perché sta affilando quell’aggeggio?»

«Questo è il mio ristorante.» Sollevò il coltello, lo soppesò. «E questo è il mio paese.» Lanciò il coltello; la lama descrisse due giri nell’aria, e si conficcò in un asse di legno, dall’altra parte della stanza.

«Faccia attenzione, con quell’arnese! Potrebbe fare del male a qualcuno.»

«Tu vai a letto.»

«Ma…»

«Cerca di dormire un poco. Domani potresti pentirti di non averlo fatto.» Si voltò, e Don non riuscì a tirargli fuori nient’altro. Rinunciò, e andò nel suo sgabuzzino, non con l’intenzione di dormire, ma semplicemente di riflettere su quanto stava accadendo. Per molto tempo, così, rimase sdraiato, con gli occhi fissi sul soffitto. E di quando in quando gli giungeva il rumore della lama passata sulla pietra, del coltello che Charlie stava affilando.

Le sirene lo svegliarono di nuovo; era quasi giorno. Uscì dal suo sgabuzzino, e vide che Charlie era ancora nella sala.

«Cosa succede?»

«Colazione.» Con una mano Charlie sistemò un uovo fritto su un piatto, che già conteneva una fetta di pane, mentre con l’altra mano ruppe un altro uovo sulla padella che già friggeva. Sistemò un’altra fetta di pane sul primo uovo, e porse il sandwich a Don.

Don accettò la colazione, e diede un morso robusto, prima di rispondere.

«Grazie. Ma perché fanno suonare le sirene?»

«Combattono. Ascolta.»

Lontano, molto lontano, si udì il fragore soffocato di un’esplosione; alla fine di questo rumore, e molto più vicino, giunse il sibilo secco di un fucile a raggi. Insieme alla nebbia che galleggiava davanti alla finestra, c’era un acuto odore di legno bruciato.

«Ma…» esclamò Don, con voce alterata dall’emozione. «Allora l’hanno fatto sul serio.» Automaticamente, dimenticando il cibo, affondò nuovamente i denti nel sandwich, con la mente lontana migliaia di chilometri.

Charlie grugnì. Don riprese:

«Dovremmo andarcene da qui.»

«Per andare dove?»

Don non aveva alcuna risposta da offrire a questa domanda. Finì il suo sandwich, continuando a guardare la finestra.

L’odore di fumo si fece più forte. Un plotoncino di uomini apparve in fondo al veicolo, muovendosi con rapidità ed efficienza.

«Guardi! Quelle non sono le nostre uniformi!»

«Naturalmente no.»

Il gruppo si fermò in fondo alla strada, poi da esso si staccarono tre uomini, che percorsero il vicolo, fermandosi a ogni porta per bussare rumorosamente.

«Fuori! Svegliatevi, là dentro… fuori tutti!»

Due soldati raggiunsero il Ristorante Due Mondi; uno di loro diede un calcio alla porta. La porta si aprì.

«Fuori! Dobbiamo appiccare fuoco a questo posto.»

L’uomo che aveva parlato indossava un’uniforme verde chiazzata, con due galloni; teneva in mano un corto fucile Reynolds portatile, e sulla schiena la batteria che lo alimentava. Si guardò intorno.