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Questa spiegazione produsse una reazione inaspettata.

«Perché non l’hai detto subito?» brontolò il soldato che svolgeva i compiti d’ispettore. Si voltò, ed estrasse di tasca un’altra lista. «Hannegan… Hardecker… eccolo qui. Harvey, Donald J. Accidenti! Aspetta un momento… qui c’è un contrassegno! Sergente, sergente! Accanto al nome di quest’uomo c’è un contrassegno rosso!»

«Portalo dentro,» rispose il sergente, con voce annoiata.

Don si trovò spinto nella garitta che presidiava il cancello, insieme a un’altra dozzina di cittadini dall’aria preoccupata. Quasi immediatamente fu condotto in un piccolo ufficio che si trovava sul retro. Un uomo, che sarebbe stato alto, se non fosse stato così grasso, si alzò in piedi, come una montagna di gelatina, e disse:

«Donald James Harvey?»

«Sono io.»

L’uomo venne verso di lui e lo squadrò ben bene, e il suo viso flaccido si raggrinzì in un sorriso di felicità.

«Benvenuto, ragazzo mio, benvenuto! Come sono felice di vederti!»

Don parve sconcertato da quell’accoglienza. L’uomo proseguì:

«Suppongo che dovrei presentarmi… Stanley Bankfield, al tuo servizio. Ufficiale Politico di Prima Classe, I.B.I., attualmente con la mansione di consigliere speciale di sua eccellenza il Governatore.»

Nel sentire menzionato il nome dell’I.B.I., Don s’irrigidì. L’uomo notò la cosa… i suoi occhietti seminascosti dalle pieghe di grasso parevano notare tutto, con implacabile chiarezza.

«Calma, figliolo! Non sentirti a disagio. Non ti voglio fare alcun male; sono semplicemente felice di vederti. Ma devo dirti che mi hai fatto fare un bell’inseguimento… una splendida caccia, attraverso metà del sistema solare. A un certo punto, ho perfino creduto che tu fossi rimasto ucciso nel deplorevole, spaventoso disastro del Cammino della Gloria, e ho pianto amare lacrime sulla tua perdita. Sissignore! Lacrime sincere. Ma adesso questo è passato, e tutto è bene quel che finisce bene. Così, dammelo pure.»

«Che cosa?»

«Andiamo, andiamo! So tutto di te… so quasi ogni parola che tu hai pronunciato, da quando eri bambino. Ho perfino dato dello zucchero al tuo cavallo, Sonno. Così, dammelo.»

«Ma che cosa?»

«L’anello, l’anello!» Bankfield tese la mano grassoccia.

«Non so di che cosa stia parlando.»

Bankfield si strinse pesantemente nelle spalle. Parve il tremolio di una colossale montagna di grasso.

«Sto parlando di un anello di plastica, contrassegnato con un’iniziale, «H», che ti è stato dato dal defunto dottor Jefferson. Come vedi, so di che cosa sto parlando; so che l’hai tu… e intendo averlo io. Un ufficiale che lavorava al mio servizio è stato così stupido da lasciarti andare via con quell’anello… e questo errore gli è costato molto caro. Non vorrai che questo succeda a me, ne sono sicuro. Così, dammi l’anello.»

«Adesso capisco di quale anello lei sta parlando,» rispose Don. «Ma io non l’ho.»

«Eh? Che cosa dici? Dov’è, allora?»

La mente di Don stava lavorando furiosamente, tumultuosamente. Non gli occorse praticamente alcun tempo per decidere che non doveva mettere l’I.B.I. sulle tracce di Isobel… no, era una cosa che doveva evitare, a costo di farsi strappare la lingua per non parlare. Sapeva per esperienza cosa significasse avere a che fare con quella gente.

«Suppongo che sia bruciato nell’incendio,» rispose.

Bankfield piegò il capo da una parte.

«Donald, ragazzo mio, io credo che tu mi stia dicendo una bugia… lo credo davvero! Hai esitato, solo per una frazione di secondo, prima di rispondere. Nessuno, all’infuori di un vecchio sospettoso come me, l’avrebbe notato. Ma io l’ho notato!»

«È vero,» insisté Don. «O almeno, credo che sia vero. Uno di quegli scimmioni che lavorano per lei ha appiccato il fuoco all’edificio, nel momento in cui io uscivo. Suppongo che l’edificio sia bruciato completamente, con dentro l’anello. Ma forse non è stato distrutto.»

Bankfield parve dubbioso.

«Di quale edificio parli?»

«Il Ristorante Due Mondi, in fondo al Vicolo Paradiso, una laterale di Strada Buchanan.»

Bankfield, con una rapidità sorprendente per un uomo delle sue dimensioni raggiunse la porta, e diede degli ordini.

«Usate tutti gli uomini necessari,» concluse, «E passate al setaccio ogni grammo di cenere. Muovetevi, presto!» Si rivolse di nuovo a Don, sospirando. «Non bisogna trascurare nessuna possibilità,» disse, «Ma ora torniamo alla possibilità che tu abbia mentito. Perché avresti dovuto toglierti l’anello in un ristorante?»

«Per lavare piatti.»

«Eh?»

«Mi guadagnavo i pasti lavorando là, e abitavo nel ristorante. Non mi piaceva l’idea di mettere troppo spesso l’anello nell’acqua calda, così lo tenevo nella mia camera.»

Bankfield strinse le labbra.

«Riesci quasi a convincermi. La tua storia regge, devo ammetterlo. Eppure, preghiamo entrambi che tu mi stia ingannando. Se tu hai mentito, e sei in grado di condurmi fino a quell’anello, ti sarò enormemente grato. La mia riconoscenza è una cosa buona: tu potresti ritornare sulla Terra, con tutte le comodità possibili, e in condizioni eccellenti. C’è sempre la Terra che aspetta, lo sai, e si tratta del pianeta più bello del sistema solare… non c’è confronto con questo mondo selvaggio, pieno di nebbie, e di malattie, e di paludi! Posso perfino prometterti una moderata rendita annua; noi disponiamo di fondi speciali, per questi scopi. Sì, ragazzo mio, noi possiamo essere molto generosi… e sarebbe una grande occasione, questa, per la tua vita.»

«È molto difficile che io possa ottenere tutto questo… a meno che i suoi uomini non riescano a trovare intatto l’anello nel ristorante.»

«Povero me! In questo caso, suppongo che né io, né tu, potremo mai più tornare sulla Terra. Nossignore, credo che in un caso simile sarebbe meglio, per me, restare qui dove sono… dedicando i miei ultimi anni di vigore al compito di rendere infelice la tua vita.»

A questo punto, sorrise.

«Scherzavo… sono certo che troveremo l’anello, con il tuo aiuto. E adesso, Don, dimmi che cosa ne hai fatto.» Circondò col braccio le spalle di Don, con aria paterna.

Don cercò di scrollarsi dalle spalle quel braccio odioso, e scoprì che non poteva farlo. La stretta era ferrea. Sempre in tono affettuoso, quasi paterno, Bankfield continuò:

«Potremmo risolvere la questione con estrema rapidità, se qui avessimo l’equipaggiamento più adatto. Oppure potrei fare così…» Il braccio che circondava le spalle di Don si abbassò rapidamente; improvvisamente, Bankfield gli afferrò il mignolo della mano sinistra, e lo strinse rabbiosamente. Involontariamente, Don lanciò un gemito di dolore.

«Oh, mi dispiace! Metodi simili mi ripugnano. Colui che li applica, in un eccesso di zelo, frequentemente danneggia il suo cliente, in modo che non ne può più derivare alcun frammento di verità… nel bene o nel male. No, Don, credo che noi aspetteremo qualche minuto, finché non avremo notizie dal servizio medico… il pentothal sodico sembra il metodo più indicato. Ti renderà più disposto a collaborare, non pensi?» Bankfield andò di nuovo sulla porta; «Attendente! Metti in frigorifero questo ragazzo. E manda qui quel Mathewson.»