Be’, perché no? Una razza come quella degli abitanti del Mondo ad Anello, priva di mezzi di propulsione, poteva anche invitarli a sbarcare. Forse era proprio ciò che i burattinai speravano.
Per non danneggiare il suolo dell’isola, decollarono con i propulsori a non-reazione. Mezz’ora più tardi avevano superato la debole gravità della Rosetta dei burattinai. Passarono in iperpropulsione.
Con una rapida cerimonia, battezzarono la nave col nome Liar, «sporca bastarda». Anche Teela, divertita, accettò il nome.
In una settimana coprirono la distanza di oltre due anni-luce. Quando si rituffarono nello spazio einsteiniano, si trovarono nel sistema al quale apparteneva la stella con l’anello K9.
Louis ispezionò attentamente tutti gli aggeggi degli armadietti. Meglio stare in guardia, disse fra sé. Troppe armi. L’attrezzatura militare gli lasciò il gusto amaro di un cattivo presentimento.
RINGWORLD, IL MONDO AD ANELLO
Il mondo dei burattinai si era spostato pressappoco alla velocità della luce. Speaker aveva girato al sud della Galassia, in rapporto alla stella K9, nell’iperspazio, con il risultato che la Liar, dopo aver superato il Punto Cieco, si stava dirigendo verso il sistema di Ringworld, cioè Mondo ad Anello.
La stella K9 era un punto splendente simile al Sole. Tuttavia, questa stella rivelava un alone appena visibile.
Speaker portò i motori a fusione al massimo della potenza. Fece inclinare i dischi propulsori all’esterno del piano dell’ala, allineandoli all’asse della nave per aggiungere la loro spinta a quella dei motori a razzo. La Liar fece marcia indietro nel sistema, e decelerò a circa duecento gravità.
Teela non se ne accorse neppure, e Louis non glielo disse. Non voleva preoccuparla. Se la gravità della cabina si fosse interrotta anche solo un attimo si sarebbero spiaccicati come insetti.
La gravità della cabina funzionò perfettamente. In tutto il sistema di sopravvivenza aleggiava la vibrazione muta dei motori a fusione. Il rumore sordo dei propulsori cercava di penetrare a forza attraverso l’unica apertura disponibile, il condotto dei cavi conduttori largo appena quanto la coscia di un uomo.
Anche in iperpropulsione, Speaker preferiva pilotare una nave trasparente. Il soggiorno e la cabina di controllo, le pareti e i pavimenti curvi che si inserivano gli uni dentro gli altri, erano trasparenti al punto da sembrare inesistenti. In quel vuoto fittizio gli unici blocchi solidi erano rappresentati da Speaker sul suo sedile di pilotaggio, il banco a ferro di cavallo, gli archi delle porte bordati dal neon, il gruppetto dei sedili disposti intorno al tavolo del soggiorno, il blocco opaco delle cabine di poppa; e naturalmente il piano triangolare dell’ala. Intorno c’erano le stelle. L’universo sembrava vicinissimo… e immobile. La stella con l’anello era a poppa, nascosta dietro le cabine che ne impedivano la visuale mentre si allargava sempre più.
L’aria era permeata dall’odore di ozono e di burattinaio.
Nessus avrebbe dovuto essere rattrappito per il terrore. Appariva invece perfettamente a suo agio, seduto con gli altri al tavolo del soggiorno.
Finché non fossero riusciti a comunicare con Ringworld, la loro presenza in quel sistema avrebbe saputo di brigantaggio. Sino a quel momento non c’era stato alcun segno che fossero stati scoperti.
— I ricevitori sono aperti — disse Speaker. — Se tentano di comunicare sulle frequenze elettromagnetiche, ce ne accorgeremo.
— E non se usano le frequenze normali? — ribatté Louis.
— Hai ragione. Molte razze hanno usato la linea dell’idrogeno freddo per sondare menti estranee.
— Come i Kdatlyno. Sono stati abili a beccarvi.
— E noi siamo stati bravi a domarli.
— Ricordati — intervenne Nessus, — che l’orbita in caduta libera non deve incrociare con l’Anello.
— L’hai ripetuto un sacco di volte, Nessus. Ho una memoria eccellente.
— Gli abitanti dell’Anello non ci devono considerare un pericolo. Spero che non te lo scorderai.
— Sei un burattinaio. Non ti fidi di nessuno — rispose Speaker.
— Calmatevi — fece Louis annoiato. Quella disputa era l’ultima seccatura che aveva voglia di sopportare. Se ne andò nella sua cabina, a dormire.
Passarono le ore. La Liar cadeva lentamente verso la stella inanellata, preceduta da due fiammate di luce luminosa come quella di una Nova.
Speaker non rivelò alcun segno di luce di coesione in urto con la nave. Gli abitanti dell’Anello non avevano ancora avvistato la Liar, oppure non conosceva i laser da scandaglio.
Durante la settimana nell’iperspazio, Speaker aveva condiviso con gli umani le sue ore di ozio. Louis e Teela avevano preso gusto a frequentare la cabina dello kzin, sia per la sua gravità un poco più alta che per i panorami olografici di giungle giallo-arancio e di antiche fortezze alien; e un po’ anche per l’aspro e mutevole sentore di una razza diversa. La loro cabina era decorata con immagini di indescrivibili città e di mari coltivati ad alghe sviluppate geneticamente. Quella cabina piaceva più allo kzin che a loro.
Avevano provato a dividere un pasto con lo kzin. Speaker mangiava come un lupo famelico, lamentandosi perché il cibo degli umani emanava un odore di immondizie bruciate.
Adesso Teela e Speaker chiacchieravano a bassa voce, seduti a una estremità del tavolo. Louis tendeva l’orecchio, nel silenzio, al brontolio lontano dei motori a fusione.
— Nessus, forse tu sai qualcosa del Punto Cieco che noi non sappiamo.
— Non capisco la domanda.
— L’iperspazio ti terrorizza. Questo… rientro nello spazio, invece, non ti spaventa. La tua specie ha costruito la Long Shot; dovete conoscere qualcosa che noi ignoriamo.
— Forse sì. Forse sappiamo qualcosa.
— Cosa? A meno che non si tratti di uno dei tuoi preziosi segreti.
Speaker e Teela si erano messi ad ascoltare. Gli orecchi di Speaker, che quando si appiattivano sparivano nel pelo, si erano allargati come trasparenti parasoli rosa.
— Noi non abbiamo una parte immortale — disse Nessus. — Lo hanno provato i nostri scienziati. Abbiamo paura di morire perché la nostra morte è eterna.
— E allora?
— Nel Punto Cieco le navi spariscono. Nessuno burattinaio si è mai avvicinato troppo a una singolarità in stato di iperpropulsione. Tuttavia le nostre navi sparivano. Ho fiducia nei tecnici che hanno costruito la Liar. E ho fiducia nella gravità della cabina. Ma anche i tecnici temono il Punto Cieco.
C’era stata una notte in cui Louis aveva dormito male, tormentato da sogni fantastici, Teela e Louis avevano scoperto di non poter fare vita in comune. Lei non conosceva la paura. Louis aveva il sospetto che nulla l’avrebbe mai spaventata. Era semplicemente annoiata.
Quella sera, la stella con l’Anello sbucò fuori al di là della poppa, dove si trovavano le cabine e la stanza di soggiorno. L’astro era luminoso quasi quanto il Sole. Si annidava dentro un alone azzurro, sottile come un segno di matita.
Speaker accese lo schermoscopio. Si avvicinarono tutti alle sue spalle per osservare insieme a lui. Lo kzin centrò la linea azzurra della superficie interna dell’Anello e girò la manopola dell’ingrandimento…
Uno dei tanti interrogativi si risolse da sé quasi immediatamente.
— C’è qualcosa sul bordo — disse Louis.