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Infatti se i motori avessero fallito, la «forza centrifuga» avrebbe lanciato violentemente la nave contro le zone popolate. Gli Anellari non dovevano prendersela alla leggera con le meteore. Non quando una sola botta sul pavimento dell’Anello poteva far defluire a poco a poco tutta l’aria respirabile del mondo, rigurgitandola verso le stelle.

Speaker si voltò dal quadro-controllo, scontrandosi faccia a faccia con le teste piatte del burattinaio. — Dài gli ordini, allora.

— Prima di tutto rallenta fino a raggiungere la velocità orbitale.

— E poi?

— Accelera in direzione dell’astro. Il nostro primo obiettivo sarà la zona d’ombra.

— È una precauzione inutile e umiliante. Le zone d’ombra non ci interessano minimamente.

Maledizione! pensò Louis. Con la stanchezza e la fame che aveva, gli toccava mettersi a fare il paciere, adesso? Era passato troppo tempo dall’ultimo pasto o dall’ultima dormita. Se era stanco Louis, lo kzin doveva essere troppo distrutto per ingolfarsi in una disputa.

«Abbiamo un interesse preciso per le zone d’ombra» stava dicendo il burattinaio. «La loro area intercetta più raggi solari dell’Anello stesso. Potrebbero essere generatori termoelettrici per fornire l’energia a Ringworld.

Lo kzin gracchiò un insulto nella Lingua dell’Eroe. Poi rispose in lingua universale con una dolcezza addirittura comica:

— Tu vaneggi. La fonte di energia di Ringworld non ci interessa affatto. Atterriamo, troviamo un nativo e chiediamo a lui tutte le informazioni sulle loro fonti di energia.

— Mi rifiuto di prendere in considerazione l’atterraggio.

— Vuoi contestare la mia abilità di pilota?

— Vuoi contestare le mie direttive?

— Visto che hai intavolato il discorso…

— Ho ancora il tasp, Speaker. La Long Shot è ancora a disposizione, e altrettanto vale per l’iperpropulsione al II quantum. Sono ancora io l’Ultimo a bordo di questa nave. Ficcati in testa…

— Basta — disse Louis.

Lo guardarono.

— Tutti questi discorsi sono prematuri — fece Louis. — Perché non puntiamo i telescopi sulle zone d’ombra? Così voi due potrete accapigliarvi su fatti concreti. È anche più divertente.

Nessus si guardò diritto negli occhi. Lo kzin ritirò gli artigli.

— Tanto per tornare a un livello pratico — disse Louis, — siamo mezzo morti di fame e di sonno. Chi ha voglia di litigare? Io vado a farmi un sonnellino. Vi suggerisco di fare altrettanto.

Teela era scandalizzata. — Non vuoi rimanere sveglio a guardare? Stiamo per vedere la parte interna!

— Guardala tu. Dopo mi racconti che cosa succede — e se ne andò.

Quando si risvegliò, l’appetito lo costrinse a scendere dalle piattaforme da riposo e a recarsi nella cabina. Tenendo il panino in mano, andò a gironzolare nel soggiorno.

— Che cosa sta succedendo?

Teela gli rispose piuttosto freddamente. — Ti sei perso tutto. Navi negriere, Demoni Neri, draghi dello spazio, germi cannibali. Speaker ha dovuto fronteggiarli tutti a mani vuote. Ti sarebbe piaciuto moltissimo.

— E Nessus?

Il burattinaio rispose dalla sala-controlli.

— Presto saremo nello spazio libero. Speaker dorme.

— Niente di nuovo?

— Altroché. Lascia che ti mostri.

Il burattinaio armeggiò con lo schermoscopio. Doveva avere studiato la simbologia kzinti, da qualche parte.

L’immagine sullo schermo sembrava quella della Terra vista da una grande altezza. Montagne, vallate, fiumi, vaste zone nude che potevano essere deserti.

— Sono deserti?

— Così sembra, Louis. Speaker ha rilevato gli spettri dell’umidità e della temperatura. È evidente che il Mondo ad Anello è ritornato allo stato selvaggio, almeno in parte. Quale altra ragione spiegherebbe l’esistenza dei deserti? Abbiamo trovato un altro oceano salato sul lato opposto dell’Anello. L’analisi conferma la presenza del salino. È chiaro che i tecnici lo consideravano necessario per bilanciare le masse d’acqua.

Louis diede un morso al panino.

— Il tuo suggerimento era giusto — disse Nessus. — Sei più in gamba di noi come capo. È stato proprio dopo aver girato il telescopio sulle zone d’ombra, che Speaker ha acconsentito ad avvicinarsi per dare un’occhiata.

— Ah! E perché?

— Abbiamo fatto una strana scoperta. Le zone d’ombra possono seguire delle orbite ellittiche costanti. Non hanno bisogno di mantenere sempre la stessa distanza dal pianeta primario.

Louis inghiottì con forza il boccone per riuscire a parlare. — È pazzesco, varierebbe il tempo di durata del giorno!

— Pensiamo che serva a separare l’estate dall’inverno — disse Teela, — accorciando e allungando le notti. Ma non c’è senso lo stesso.

— No. Le zone d’ombra compiono il loro circuito in meno di un mese. A che serve un anno di tre settimane?

— Tu azzecchi il problema — disse Nessus. — L’anormalità era troppo piccola per poter essere individuata dal nostro sistema. Qual è la sua causa? Vicino al pianeta primario la gravità aumenta in maniera irregolare richiedendo così una maggiore velocità orbitale? In ogni caso le zone d’ombra meritano una più stretta osservazione.

Il nitido orlo nero di una zona d’ombra passava davanti al sole. Segnava lo scorrere del tempo.

Lo kzin lasciò la sua stanza e sostituì Nessus nella cabina di controllo.

Ne rispuntò fuori poco dopo. Louis si accorse che il burattinaio indietreggiava di fronte allo sguardo omicida dello kzin.

— E va bene — disse Louis rassegnato. — Che altro guaio c’è?

— Questo mangia-erba! — attaccò a dire lo kzin e la voce gli si strozzò in gola per la rabbia. — Il nostro capo-dal-di-dietro ci ha tenuto in orbita al minimo di carburante da quando sono andato a riposare. A questo ritmo ci vorranno quattro mesi prima di raggiungere la fascia delle zone d’ombra. — E incominciò a imprecare nella Lingua dell’Eroe.

— Sei stato tu a inserirci in quell’orbita — ripose soavemente il burattinaio.

La voce dello kzin aumentò di volume. — Avevo l’intenzione di lasciare il Mondo ad Anello piano piano, in modo da ottenere una vasta visuale della superficie interna. Poi si doveva accelerare in direzione delle zone d’ombra, mettendoci qualche ora, e non dei mesi.

— Non c’è bisogno di sbraitare, Speaker. Se acceleriamo, la proiezione della nostra orbita intersecherà l’Anello. Voglio evitarlo.

— Può puntare sul sole — disse Teela. Tutti si voltarono a guardarla.

— Se gli Anellari temono che li urtiamo — spiegò pazientemente Teela, — probabilmente staranno seguendo la nostra rotta. Se invece andiamo verso il sole, non saremmo pericolosi. Capito?

— Potrebbe funzionare — ammise Speaker.

La nave cominciò a ruotare parallelamente all’Anello. Si sentiva nell’aria che qualcosa stava per accadere; lo kzin, ligio agli ordini, stava azionando soltanto i propulsori. Speaker smorzò la velocità orbitale della nave, che iniziò la discesa verso il sole; puntò il muso della Liar all’interno dell’Anello e aumentò la velocità.

Il Mondo ad Anello era un nastro celeste costellato di sbuffi di nubi candide. Si stava allontanando visibilmente. Speaker aveva fretta.

Louis programmò due bulbi di moka e ne porse uno a Teela. Capiva la furia dello kzin. Il Mondo ad Anello lo atterriva. Era convinto di dover atterrare… e si sforzava di arrivarci prima che i suoi nervi crollassero.

Quasi subito Speaker ritornò nel soggiorno. — Raggiungeremo l’orbita della zona d’ombra entro quattordici ore. Noi, soldati del Patriarca, abbiamo imparato a esercitare la pazienza sin dalla prima infanzia. Ma tu, razza di mangiafoglie, hai la pazienza di un morto.