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— Ci stiamo muovendo — disse Louis alzandosi a metà dalla sedia. Il muso della nave stava oscillando a fianco del sole.

Nessus strillò superando d’un balzo tutta la lunghezza del soggiorno. Era ancora per aria quando la Liar s’illuminò come l’interno di un bulbo a flash. La nave rollò violentemente…

Discontinuità.

… La nave rollò malgrado la gravità della cabina. Louis cercò di agguantare lo schienale aggrappandovisi a fatica; Teela cadde nel suo sedile, con una precisione incredibile. Il burattinaio, dopo aver urtato contro la parete, si era arrotolato. Tutto in un accecante bagliore viola. L’oscurità era durata un istante lasciando poi posto a una incandescenza bluastra che veniva dall’esterno.

Speaker doveva aver affidato la guida della Liar al pilota automatico che, dopo aver considerato il sole come una meteorite abbastanza grande da costituire un pericolo, aveva corretto la rotta di Speaker per evitarla.

La gravità della cabina era tornata normale. Louis si alzò dal pavimento. Era illeso. All’apparenza era sana e salva anche Teela. Era già in piedi, appoggiata alla parete, e guardava attentamente verso la poppa, nella luce violetta.

— Metà degli strumenti di bordo è partita — annunciò Speaker.

— Metà dei tuoi strumenti e l’ala — fece Teela.

— Cosa?

— L’ala è andata.

Era proprio così. E con l’ala, tutto ciò che vi era unito: i propulsori, gli impianti per la fusione, le capsule con le attrezzature per le comunicazioni, i carrelli di atterraggio. Non si era salvato niente, a eccezione di ciò che era protetto dallo scafo.

— Hanno fatto fuoco su di noi — disse Speaker. — Siamo ancora sotto tiro, forse si tratta di laser. Siamo in stato di guerra. Perciò prendo io il comando.

Nessus non fece discussioni. Era ancora appallottolato. Louis si inginocchiò vicino a lui tentando di sfiorarlo con le mani.

— Non sono un medico per alien. Non riesco a vedere se è ferito o no.

— È solo spaventato. Cerca di nascondersi nella sua pancia. Assicuratelo al pavimento, tu e Teela, e lasciatelo stare.

Louis non si sorprese di obbedire a quegli ordini. Era piuttosto scosso. Un attimo prima, quella era una nave spaziale. Adesso era poco più di una puntina di vetro diretta verso il sole.

Trasportarono il burattinaio sul suo sedile e gli allacciarono la rete di sicurezza.

— Non ci troviamo di fronte a una civiltà pacifica — disse lo kzin. — Un laser a raggi X è senz’altro un’arma da guerra. Se non fosse stato per l’invulnerabilità del nostro scafo, saremmo morti.

— Deve avere resistito anche il campo statico — fece Louis, — senza contare da quanto eravamo in stasi.

— Da pochi secondi — disse Teela. — Questa luce violetta deve essere la nebbia provocata dal metallo vaporizzato della nostra ala.

— Eccitata dal laser. Giusto. Si sta dissolvendo, credo. — Era vero, il bagliore stava diminuendo di intensità.

— Che sfortuna che la nostra automatica serva a difendere uno solo di noi. Fidarsi di un burattinaio che non sa niente di armi offensive! — disse Speaker. — Persino i motori a fusione erano collocati sull’ala. E intanto il nemico sta ancora facendo fuoco su di noi! Impareranno che cosa significa attaccare uno kzin!

— Stai per dargli la caccia?

Lo kzin non afferrò il sarcasmo. — Sicuro.

— Con che cosa! — esplose Louis. — Sai cosa ci è rimasto? L’iperpropulsione e il sistema di sopravvivenza! Non ci resta che un paio di jets di riserva. Devi essere un bel megalomane se credi di poter fare la guerra qui sopra!

— È il nemico a crederlo! Quel poco che sanno…

— Quale nemico?

— … è che a sfidare uno kzin…

— Sono difese automatiche, pezzo di stupido! Un nemico avrebbe incominciato a sparare dal momento in cui siamo arrivati a tiro!

— Anch’io mi sono meravigliato per una strategia così insolita.

— Sono difese automatiche. Laser a raggi X per fare esplodere le meteore. Programmate in modo che colpiscano qualunque oggetto che possa urtare l’Anello. Non appena l’ombra della nave ha intercettato l’Anello, bum!, laser!

— È… è possibile. — Lo kzin cominciò a chiudere i pannelli del quadro di controllo. — Però spero che tu ti stia sbagliando.

— Certo. Ti farebbe comodo prendertela con qualcuno, no?

— Mi sarebbe comodo che la nostra rotta non intercettasse l’Anello. — Lo kzin aveva già chiuso la metà dei pannelli. — Andiamo a forte velocità. Al di là di questa discontinuità locale, potremo mettere in funzione l’iperpropulsione e ritornare alla flotta dei burattinai. Però, prima, dobbiamo evitare di urtare l’Anello.

— I laser sono ancora in funzione — disse Teela. — Significa che ci stiamo ancora dirigendo alla superficie dell’Anello, vero?

— Sì, se i laser sono automatici.

— Se urtiamo contro l’Anello, moriremo?

— Chiedilo a Nessus. È la sua razza che ha costruito la Liar. Vedi se riesci a farlo srotolare.

Lo kzin sbuffò, disgustato. Aveva chiuso quasi tutti i pannelli. Solo poche luci brillavano pietosamente per dimostrare che quelle parti della Liar erano ancora in vita.

Teela Brown si chinò sul burattinaio ancora appallottolato sotto la fragile rete di sicurezza. Come a smentire le previsioni di Louis, Teela non aveva rivelato il minimo segno di paura. Ora faceva scivolare le mani sull’attaccatura dei colli del burattinaio, grattandoli con delicatezza.

— Ti stai dimostrando uno sciocco codardo — gli disse in tono di rimprovero. — Andiamo, tira fuori le teste. Su, guardami. Perderai lo spettacolo più interessante.

Dodici ore dopo, Nessus era ancora in stato catatonico.

— Quando cerco di farlo uscire non fa che appallottolarsi ancora di più! — Teela era prossima alle lacrime. Si erano ritirati nella loro stanza per cenare, ma Teela non riusciva a mangiare nulla.

— Tu continui a eccitarlo. Nessus non vuole eccitamenti — precisò Louis. — Quando sarà il momento si srotolerà da solo.

Teela fece alcuni passi e incespicò: non si era ancora abituata alla differenza di gravità tra la nave e la Terra. Cominciò un discorso, poi cambiò idea, e finì col dire senza riflettere: — Hai paura?

— Sì.

— Lo sapevo — disse lei. E riprese a passeggiare. — Come mai Speaker non è spaventato?

Dopo l’attacco, lo kzin si era dato a un’attività febbrile, catalogando le armi, eseguendo calcoli trigonometrici per tracciare la rotta, e dando ordini in un tono che ne esigeva l’esecuzione immediata.

— Credo che anche lo kzin sia atterrito. Ha una paura tremenda ma non vuole che Nessus se ne accorga.

Lei scosse la testa: — Non capisco. Perché tutti hanno paura, e io no?

Amore e comprensione lacerarono l’animo di Louis con un dolore antico, dimenticato ormai da tanto tempo da apparire quasi nuovo. — Nessus aveva ragione, almeno in parte — provò a spiegarle. — Tu sei troppo fortunata per soffrire. Noi abbiamo paura di soffrire ma tu non capisci, perché non ti è mai successo niente.

— Stai dicendo che sono anormale?

— Sto dicendo che tu sei la punta estrema della normalità. La fortuna è statistica. Puoi immaginarla come una curva. A sinistra, gli sfortunati assoluti.

— Capisco. Dall’altra parte ci sono i discendenti dei vincitori delle Lotterie. E fra loro, ci sono io.

— Tu sei il prodotto di una lunga elaborazione matematica della natura.