Teela si abbandonò sulla poltrona. Sembrava delusa: — Un portafortuna, ecco cosa sono. Però ho tradito le aspettative di Nessus: siamo stati colpiti.
— Ma siamo ancora vivi. Come la chiami questa, se non fortuna sfacciata?
Qualcosa bruciava là fuori.
Era un sottile filo a volute, nero, con riflessi bianco-viola. Le sue estremità sembravano inesistenti. Da un lato si perdeva nella macchia scura che nascondeva il sole, dall’altro si allontanava, davanti alla Liar, fino a sparire.
Il filo si contorceva come un lombrico ferito.
— Pare che abbiamo urtato contro qualcosa — disse Nessus in tono calmo. — Speaker, devi uscire a indagare. Per favore, indossa la tuta.
— Siamo in stato di guerra — rispose lo kzin, — comando io.
— D’accordo. Cosa farai adesso?
Lo kzin ebbe abbastanza buon senso da tacere. Aveva appena finito di infilarsi il pallone multiplo che gli serviva da tuta pressurizzata. Era evidente che intendeva uscire a dare un’occhiata.
Uscì inforcando uno dei volocicli, un veicolo a propulsione sagomato come un manubrio attaccato a una specie di sedile adattabile.
Rimasero a osservarlo mentre manovrava vicino alla striscia serpeggiante. La temperatura si era notevolmente abbassata; infatti la luminosità che circondava il filo era diminuita passando dal bianco violetto al bianco puro per diventare poi arancio-bianco.
Osservarono con trepidazione la grande figura di Speaker sospesa nel vuoto. Lo kzin lasciò il volociclo e si avvicinò al filo. Dalla tuta estrasse un morsetto, e cominciò a manovrarlo. Lo sentivano respirare e sbuffare. Ma non disse una parola. Rimase fuori oltre venti minuti. L’oggetto incandescente si raffreddava, scuriva, diventava invisibile.
Speaker rientrò nella Liar. - Ha lo spessore di un capello, eppure non sono riuscito a tagliarlo. — Mostrò il morsetto: — Me l’ha mozzato netto. — La superficie del taglio, sull’acciaio del morsetto, era lucida come uno specchio.
— Louis, ci capisci qualcosa? — domandò Teela.
Louis si grattò il mento: — Un filo che tronca un morsetto! Qualcosa di nuovo, senza dubbio. Qualcosa al di là delle nostre capacità.
— Qualcosa che rimane solido a una temperatura spaventosa — disse Speaker. — Mi domando che cosa ci facesse sulla nostra rotta.
— Gli ingegneri del Mondo ad Anello hanno creato i rettangoli d’ombra per determinare gli intervalli notturni, vero?
— Giusto — continuò lo kzin. — Si sono serviti di quello strano filo per congiungere i rettangoli e formare una catena.
— Congetture, naturalmente. Fatemi pensare… Se facessero ruotare la catena a una velocità superiore a quella orbitale, il filo resterebbe in tensione e…
— E i rettangoli resterebbero in posizione orizzontale rispetto all’Anello.
Era una rappresentazione bizzarra: venti zone d’ombra in una danza di caldendimaggio, con i confini di ogni zona attaccata a fili lunghi cinque milioni di miglia. — Dobbiamo procurarci quel filo — disse Louis. — Le applicazioni possono essere illimitate.
— Purtroppo, niente da fare — rispose Speaker.
— Teela — disse bruscamente il burattinaio, — la tua fortuna ci ha tradito!
La ragazza rimase sorpresa, con la bocca dischiusa. Poi scrollò le spalle quasi infantilmente: — Non ho mai detto di essere un amuleto vivente, io!
— Allora è stato Ultimo a informarmi male. Lo maltratterò, quel mio presunto fidanzato…
La cena si svolse come un rito. L’equipaggio della Liar cenò nel soggiorno per l’ultima volta. Teela Brown era bella da mozzare il fiato. Portava un abito leggero e svolazzante. Alle sue spalle, il Mondo ad Anello si stava ingrandendo lentamente. Per caso la ragazza si voltò a guardare e tutti ne seguirono l’esempio.
Louis poteva solo intuire i sentimenti degli alien. In Teela scorse chiaramente l’impazienza. Anche lei aveva il suo stesso presentimento: non sarebbero riusciti a evitare l’Anello.
Quella notte l’amò con una veemenza che la rese felice. — Allora è questo l’effetto che ti fa la paura! Devo tenerlo a mente.
Lui non riuscì a rispondere al suo sorriso. — Continuo a pensare che potrebbe essere l’ultima volta.
— Ma Louis! Siamo su uno scafo della General Products!
— Supponi che il campo di stasi si interrompa. Lo scafo resisterebbe all’impatto, ma noi saremmo ridotti in poltiglia.
Teela gli passò le unghie sulla schiena, abbracciandolo. Lui la strinse a sé per impedirle di guardarlo in viso…
Quando si fu profondamente addormentata, fluttuante come un vago sogno tra le superfici da riposo, Louis la lasciò. Stanco e pago, si adagiò pigramente in una vasca da bagno calda, con un bulbo di bourbon in bilico sul bordo. Aveva provato il piacere, ancora una volta.
Il Mondo ad Anello si protese nel cielo, celeste a strisce blu mare. Poi si incominciarono a intravedere i dettagli: tempeste, aurore boreali parallele, nuvole lanose, tutto in proporzioni minuscole. Si allargava. Poi i contorni dei mari… Quasi mezza superficie dell’Anello era ricoperta dalle acque.
Nessus era assicurato con le cinghie, sempre raggomitolato in se stesso. Speaker, Teela e Louis Wu si allacciarono le cinture e rimasero in attesa.
— Sarà bene osservare tutto con attenzione — disse Louis al burattinaio. — La topografia del paese potrebbe rivelarsi utile.
Nessus fece una cosa gradita: una delle teste di pitone spuntò fuori per tenere d’occhio il paesaggio incombente.
Gli oceani, le curve biforcazioni di un fiume, una successione di montagne…
La velocità della nave era di duecento miglia al secondo: abbastanza per portarli comodamente in salvo fuori dal sistema se il Mondo ad Anello non fosse intervenuto.
La terra emerse di sghembo, a settecentosettanta miglia al secondo. Di traverso, venne verso di loro un mare a forma di salamandra che crebbe, rimpicciolì e poi svanì. Improvvisamente il paesaggio avvampò in uno splendore viola.
IL BASAMENTO DELL’ANELLO
Un attimo di luce, vivida come quella di un bulbo a flash. Cento miglia di atmosfera, condensate in un cono di plasma dal calore stellare, sferzarono con violenza la Liar. Louis sbatté le palpebre, abbagliato.
Ammiccò e si trovarono a terra. La Liar era inclinata di trenta gradi a testa in giù. Anche se la gravità della cabina era ancora perfetta, la nave si era infilata in testa il paesaggio come un cappello sulle ventitré.
Il cielo assomigliava a un cielo in pieno mezzogiorno della zona temperata della Terra. Il panorama era sconcertante: uniformemente lustro e traslucente, con catene di montagne rosso-brune. Bisognava uscire per vederlo bene.
Louis si liberò dal sedile e si alzò. Il suo equilibrio era precario. Se la prese con calma. Calma. Senza fretta. Il momento di emergenza era stato superato.
Si voltò e vide che Teela era nella camera di equilibrio. Non indossava la tuta pressurizzata. La porta interna si stava chiudendo in quel preciso momento.
— Teela, razza di idiota — ruggì, — esci fuori di lì!
Troppo tardi. Era impossibile che lei lo sentisse attraverso la tenuta ermetica della porta. Louis si lanciò verso gli armadietti. Le sonde campionatrici, sull’ala della Liar, si erano volatilizzate insieme ai sensori esterni. Doveva uscire con una tuta pressurizzata e usare i sensori per saggiare se l’aria del Mondo ad Anello si poteva respirare senza danno.
Sempre che Teela non fosse stata colta da collasso e non fosse morta prima che lui potesse uscire. Allora avrebbe saputo che l’aria non era respirabile.
La porta esterna si stava aprendo.
La gravità interna si disperse automaticamente nella camera di equilibrio. Teela Brown si lasciò scivolare attraverso la porta spalancata, aggrappandosi convulsamente allo stipite quel tanto che bastava per cambiare l’angolo della sua caduta. Atterrò col sedere invece che di testa.