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Lo aspettavano al riparo dello scafo. Tutte le domande si condensarono in una sola. — Hai visto qualche segno di civiltà?

— No.

Gli fecero descrivere quanto aveva visto. Stabilirono le direzioni. Spinward era il sud, verso il solco tracciato dall’atterraggio. Anti-spinward era dalla parte opposta, verso la montagna, e rappresentava il nord. Port e Starboard erano l’est e l’ovest.

— Hai visto i bordi, a Starboard o a Port?

— No. Eppure avrebbero dovuto esserci.

— Lo credo bene. Dall’alto si vedevano perfettamente.

— Mi sembra tutto maledettamente stregato.

— Oltre il deserto, che cosa hai visto?

— Una immensa macchia blu. Potrebbe essere un oceano.

— Nessuna costruzione? Nessun segno di civiltà?

— Vi ho già detto di no. Secondo me, i dieci trilioni di Anellari si sono trasferiti in una sfera di Dyson.

— Dobbiamo cercare aiuto per riparare la Liar - disse Teela.

— Quale selvaggio, magari. O qualche sopravvissuto ormai regredito alla preistoria.

— Non siamo costretti a riparare la nave — disse il burattinaio. — Basterà spingerla oltre l’orlo dell’Anello. Il movimento rotatorio la scaglierà verso l’esterno.

— In ogni caso, abbiamo bisogno di aiuto — sospirò Speaker.

— Perché state tutti lì a perdervi in chiacchiere? — eslose Teela. — Perché non trasportiamo i volocicli fuori dalla nave? Muoviamoci! Chiacchiererete dopo!

— Certo che ce ne andremo — disse il burattinaio. — Dobbiamo sono decidere dove andare.

— Ci dirigiamo alla parete più vicina!

— Teela ha ragione — disse Louis. — Se da qualche parte c’è una civiltà, deve essere sulla parete del bordo. Ma non sappiamo dove sia. Da lassù avrei dovuto scorgerla.

— No — disse il burattinaio.

— Tu non c’eri, per tutti i diavoli! Lassù potresti guardare in eterno. Per miglia e miglia senza interruzione! Aspetta un momento.

— Il Mondo ad Anello è largo all’incirca un milione di miglia UN.

— Ci stavo proprio arrivando — disse Louis Wu. — La gradazione in scala continua a ingannarmi. Non riesco a vedere con chiarezza niente di così grande.

— Ci riuscirai — lo rassicurò il burattinaio.

— Chissà. Forse il mio cervello non è abbastanza sviluppato. Continuo a ricordare quando era stretto l’Anello visto nello spazio. Come un pezzo di nastro celeste. Un nastro celeste — ripeté Louis. E rabbrividì.

Cominciarono a spostare gli apparecchi, calandoli con un cavo di metallo dall’interno della Liar. Passando dalla cabina-controllo, Louis scorse Teela, imbronciata, che guardava fuori attraverso la parete trasparente. Si avvicinò, posandole una mano sulla spalla. La ragazza reagì, scostandosi.

— Che hai? — domandò Louis. — Sei offesa perché ti ho rimproverato? Ma ti rendi conto che sei uscita senza tuta, e che poi sei salita sopra la lava ancora calda, quasi a piedi nudi?

— Avevo voglia di bruciarmi i piedi.

— Come preferisci. Ti sarà più facile ricordare le scottature che le mie prediche.

— Sono arrabbiata con voi. Mi considerate solo un portafortuna.

Louis sorrise. L’abbracciò: — Teela, tesoro, ma che dici? Noi abbiamo bisogno dei tuoi consigli… E poi, ho intenzione di farti fare i lavori più pesanti, mentre noi osserviamo il paesaggio.

Teela riuscì a sorridere. Poi, di colpo, cominciò a piangere. Nascose il viso sulla spalla di Louis e gli si appoggiò singhiozzando disperatamente.

Non era proprio la prima volta che una donna si abbandonava in lacrime sulla spalla di Louis Wu. Teela aveva probabilmente qualche ragione in più delle altre. La tenne stretta, strofinandole le dita lungo la schiena in un tentativo semiautomatico di massaggiarla, e aspettò che le passasse.

— Come potevo sapere che la roccia scottava? — disse Teela con la bocca pressata sulla tuta di Louis.

— Pensa alle Leggi di Finaglo. La perversità dell’universo tende sempre al massimo. Senti — continuò Louis, — devi imparare a pensare come un paranoide. Pensa come Nessus.

— Non posso. Non so come la pensa lui. Non lo capisco affatto. — Rialzò il viso rigato di lacrime. — Non capisco te.

— Dobbiamo portare qualsiasi oggetto che si possa usare come arma — disse Speaker-agli-Animali. Frugava fra gli apparecchi disseminati attorno alla nave.

— Niente armi — rispose Nessus. — Noi burattinai vogliamo venire considerati esseri pacifici in tutto il cosmo. Noi non siamo né umani né kzin, sempre pronti a scannarsi a vicenda.

Speaker aveva radunato strani congegni dall’aria minacciosa. — E questi cosa sono? — chiese.

— Laser e riflettori, non lo vedi? Questa è una scavatrice a raggio.

— E se dovessimo fare brutti incontri?

— Ho sempre il tasp. Ed è mia esclusiva proprietà. Avete dimenticato che la nostra spedizione appartiene ai burattinai? — Sembrava molto contento: — I burattinai nel cosmo — gridò. — I burattinai nel cosmo, e le altre razze sono comparse!

Louis lo guardò, vivamente incuriosito. Poi scosse la testa. Si avvicinò a una serie di dischi comunicatori disegnati per il polso umano e per il polso kzinti. Nessus avrebbe potuto infilarselo in uno dei due colli. — E questi? — domandò Louis Wu.

Il burattinaio stava predisponendo i volocicli multipli. Si voltò verso Louis: — In origine servivano per le comunicazioni con il pilota automatico. Adesso sono dei traduttori. Se ci imbattessimo in creature intelligenti, forse potremmo comunicare… Un’invenzione dei burattinai, mio caro terrestre.

Avevano terminato il lavoro. Sotto lo scafo della Liar era rimasta qualche attrezzatura. Materiale inutile: equipaggiamenti per la caduta libera in spazi profondi, tute pressurizzate, alcune parti di ricambio degli apparecchi ridotti in vapore dal sistema difensivo del Mondo ad Anello.

Louis era stanco morto. Salì sul suo volociclo e diede un’occhiata attorno chiedendosi se aveva dimenticato qualche cosa. Vide Teela che sollevava gli occhi verso la stella: — Non c’è giustizia — imprecò. — È ancora mezzogiorno!

— Non farti prendere dal panico. Il…

— Louis! Abbiamo trafficato per sei ore buone. Come può essere ancora mezzogiorno?

— Non ti preoccupare. Il sole non tramonta.

— Non tramonta? — L’attacco d’isterismo finì quasi prima di cominciare. — Ah. È naturale, non tramonta.

L’ARCO DEL PARADISO

I quattro volocicli si alzarono a grappolo nella luce del giorno calante. Il pavimento dell’Anello si allontanò dalla loro vista.

Nessus aveva insegnato ai suoi compagni l’uso del circuito del collegamento di guida. I volocicli erano programmati in modo da imitare qualunque cosa Louis facesse. Il terrestre guidava anche per loro. Sul sedile sagomato come una poltrona auto-massaggiante, pilotava il volociclo con i pedali e con la leva di comando.

Nel cruscotto fluttuavano quattro teste in miniatura e dall’aspetto allucinante. Una deliziosa sirena dai capelli corvini, un feroce quasi-tigre dagli occhi troppo intelligenti, e un paio di pitoni con un solo occhio. Il relais dell’interfono funzionava perfettamente, con un risultato simile a un’esplosione di delirium tremens.

I volocicli si levarono al disopra dei pendii di lava nera. Louis osservò le espressioni degli altri. La prima a reagire fu Teela. Scrutò velocemente la distanza, poi cercò l’infinito. Gli occhi le si sgranarono, completamente tondi, e il suo viso s’illuminò: — Oh, Louis!