— Pensa a farci atterrare. È in trance!
Si abbassarono di colpo di un miglio. Louis sopportò la nausea che la caduta libera gli dava, finché Speaker non mise di nuovo in funzione la propulsione a razzo. Tenne d’occhio l’immagine di Teela per seguirne le reazioni. La ragazza appariva serena. Gli angoli della sua bocca si rialzavano in un accenno di sorriso.
Mentre perdevano quota, Louis si lasciò cogliere dall’irritazione. Possedeva una certa cognizione dell’ipnosi: nozioni a spizzichi e bocconi che un uomo può collezionare in più di duecento anni di osservazione tridimensionale. Se solo fosse riuscito a ricordarsene.
I verdi e i rosa si concretizzarono in campi e foreste, e in un corso d’acqua. Una regione lussureggiante e selvaggia quale gli abitanti delle megalopoli si aspettavano di trovare in un mondo coloniale.
— Vedi di farci scendere in una valle — disse Louis a Speaker. — Vorrei portare Teela fuori dalla vista dell’orizzonte.
— Benissimo. Tu e Nessus staccatevi dall’auto-pilota e seguitemi manovrando a mano. Penserò io a fare atterrare Teela.
La formazione dei volocicli si spezzò per poi ricomporsi. Speaker si spostò verso Port-Spinward dirigendosi al corso d’acqua che Louis aveva individuato. Gli altri lo seguirono.
— Le piante sono molto simili a quelle terrestri — disse Louis. Gli alien si dichiararono d’accordo con lui.
Seguirono l’ansa del fiume. Lungo un ampio tratto della riva qualche nativo stava preparando una rete per la pesca. Non appena la fila dei volocicli fece la sua apparizione alzarono il capo verso di loro. Per un lungo istante si limitarono a trascurare la rete, intenti com’erano a fissarli con le bocche spalancate.
Louis, Nessus e Speaker ebbero la medesima reazione. Tirarono diritto, aumentando però un poco la quota. I nativi si rimpicciolirono, riducendosi a puntolini; il corso d’acqua si restrinse sino a diventare un serpeggiante filo d’argento. La foresta lussureggiante e selvaggia si trasformò in una macchia confusa giallo-bruna.
— Inseritevi sull’auto-pilota — ordinò Speaker, in un tono di comando inequivocabile. — Atterreremo in un punto qualunque.
Quel tono autoritario doveva essere strettamente riservato ai contatti con gli umani. I doveri di un ambasciatore, meditò Louis, erano veramente molti e di diversa natura.
A quanto sembrava, Teela non si era accorta di nulla.
— Be’? — fece Louis.
— Erano uomini — disse Nessus.
— Lo erano o no? Potrei anche avere avuto un’allucinazione. Come possono esserci degli uomini, qui?
Ma nessuno si provò a rispondere.
PUGNO-DI-DIO
Avevano planato in una zona isolata della regione selvaggia, attorniata da basse colline. I rilievi celavano il finto orizzonte e la luce del giorno smorzava lo splendore dell’Arco. Il panorama era simile a quello di un qualunque mondo umano. L’erba non era proprio erba, però era verde e formava un tappeto soffice. C’erano terriccio e roccia, e cespugli ricchi di un verde fogliame che si contorcevano tutti sulla loro destra.
La vegetazione, come Louis aveva già osservato, era paurosamente simile a quella terrestre. Le fratte erano al punto giusto e le radure erano dove avrebbero dovuto trovarsi delle radure. Secondo gli strumenti dei volocicli le piante erano di tipo terrestre anche dal punto di vista molecolare. Poiché Louis e Speaker discendevano da un qualche virus dell’antichità, gli alberi di questo mondo avrebbero potuto chiamarli fratelli.
Un albero gigantesco si era sviluppato su un angolo di quarantacinque gradi, con una corona di foglie ricadenti verso un solo lato. Le radici rispuntavano dal suolo e ricrescevano verso il cielo, formando un altro angolo di quarantacinque gradi… Louis aveva visto qualcosa di simile su Gummidgy; ma questa serie di triangoli era di un verde brillante e la corteccia era bruna: i colori della vita sulla Terra. Louis le battezzò radici a gomito.
Nessus si aggirava nel breve tratto di foreste raccogliendo piante e insetti per analizzarli poi nel laboratorio. Indossava la sua vacuum-tuta, un pallone trasparente con tre stivali e due specie di guanti applicabili alla bocca. Non c’era niente sul Mondo ad Anello che potesse attaccarlo senza prima lacerare quello schermo protettivo, nessun animale predatore e nessun insetto, e neppure un granello di polline o la spora di un fungo oppure una molecola di virus.
Teela Brown inforcava ancora il suo volociclo, con le mani leggermente appoggiate sui controlli. Gli angoli della bocca erano lievemente rialzati. Riusciva a mantenersi in equilibrio nonostante l’accelerazione del volociclo, rilassata ma all’erta, mettendo in risalto le linee sinuose del corpo, come in posa per una fotografia artistica. I suoi occhi verdi guardavano attraverso Louis e la barriera di colline per cercare l’infinito sull’orizzonte astratto dell’Anello.
— Non capisco — disse Speaker. — Si può sapere qual è il problema? Non dorme ma è in un curioso stato di incoscienza.
— Ipnosi da rotta — disse Louis Wu. — Ne verrà fuori da sola.
— Allora non è in pericolo?
— Adesso no. Temevo che cadesse dal veicolo, o che facesse qualche pazzia con le leve dei comandi. A terra è abbastanza al sicuro.
— Perché non si interessa a noi?
Louis si sforzò di spiegarglielo.
Nella cintura di asteroidi del Sole gli uomini trascorrono metà della loro vita pilotando fra le rocce le navi monoposto. Cercano le loro posizioni riferendosi alle stelle. Per ore e ore un minatore della Cintura osserva le stelle: gli archi guizzanti provocati dai motori a fusione, le deboli luci vaganti degli asteroidi più vicini, e i punti fissi rappresentati dalle stelle e dalle galassie. In mezzo a tanto splendore un uomo può perdere la sua anima. Solo più tardi comprende ciò che ha fatto il suo corpo, agendo in sua vece, e guidando la nave mentre la mente vagava in reami indimenticabili. È lo sguardo lontano. È pericoloso. Non sempre l’anima di un uomo fa ritorno.
Sul vasto altipiano di Mount Lookitthat, un uomo si ferma sull’orlo che si affaccia nel vuoto e guarda giù, verso l’infinito. La montagna è alta soltanto quaranta miglia; ma l’occhio umano, seguendo il fianco frastagliato della montagna, trova l’infinito nella spessa bruma che occulta la base del monte.
Il vuoto brumoso è bianco, informe, compatto. Si estende immutabile dal fianco rugoso del monte sino all’orizzonte del mondo. Il vuoto può ghermire la mente dell’uomo e prenderne possesso, lasciandolo agghiacciato ed estatico al confine dell’eternità finché non arrivi qualcuno a staccarlo. È quello che tutti chiamano trance dell’Altopiano.
Poi c’è l’orizzonte del Mondo ad Anello…
— Ma è tutta auto-ipnosi — disse Louis. Guardò la ragazza negli occhi. Lei si agitava senza posa. — Probabilmente dovrei portarla via di qua, ma perché correre rischi? Lasciatela dormire.
— Io non capisco l’ipnosi — disse Speaker. — So che cos’è ma non la capisco.
Louis sorrise: — Non mi sorprende. Gli Kzin non sono buoni soggetti per l’ipnosi. E nemmeno i burattinai. — Nessus aveva smesso di collezionare i campioni di vita alien e si era unito silenziosamente a loro. — Cos’hai scoperto su quelle piante?
— Si avvicinano molto alla vita della Terra — rispose il burattinaio. — Eppure sono diverse, più di quanto non sembri.
— Una maggiore evoluzione, intendi dire?
— Forse. E poi, sull’Anello, una forma di vita differenziata trova uno spazio maggiore per crescere. Il punto importante è che le piante e gli insetti sono abbastanza simili per attaccarci.
— E viceversa?
— Oh, sì. Qualche forma è commestibile per me. Altre serviranno a riempire la pancia a voi. Dovrete analizzarle individualmente, prima di tutto per controllare se sono velenose e poi per provarne il sapore. Però la cucina del tuo volociclo può usare tranquillamente tutte le piante che troviamo.