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— Quindi non moriremo di fame.

— È l’unico vantaggio che abbiamo, e non ci compensa certo del pericolo. Se i nostri tecnici avessero provveduto a imballare a bordo della Liar un’esca per i germi stellari!

— Un’esca per i germi delle stelle?

— Un congegno inventato migliaia di anni fa. Stimola nel sole locale l’emissione di segnali elettromagnetici che attraggono i semi delle stelle. Se avessimo un aggeggio come quello potremmo attrarre verso questo astro i semi stellari, e poi trasmettere i nostri problemi a qualsiasi nave Outsider che lo segue.

— Ma i semi stellari viaggiano alla velocità della luce. Ci vorrebbero degli anni.

— Per quanto a lungo si debba aspettare, non possiamo rinunciare alla sicurezza della nave!

— E per te questa sarebbe una vita interessante? — sbuffò Louis. Gettò un’occhiata a Speaker incontrandone lo sguardo.

Speaker-agli-Animali, raggomitolato per terra poco distante, fissava un punto dietro le sue spalle, ridacchiando come il Gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie; poi si alzò con un gesto apparentemente indolente, e con un balzo si dileguò in mezzo agli arbusti.

Louis si voltò a guardare in quella direzione. Sapeva che doveva essere successo qualcosa di importante. Ma che cosa? E perché? Diede una scrollata di spalle.

Teela, sempre a cavalcioni sul sedile sagomato del suo volociclo, sembrò animarsi per l’accelerazione… come se stesse ancora volando. Louis ricordò le rare volte durante le quali era stato ipnotizzato da un terapista. Era come recitare una parte. Rincuorato dalla rosea assenza della responsabilità, sapeva che tutto ciò che stava facendo con l’ipnotizzatore non era altro che un gioco che si poteva interrompere in qualunque momento. Ma per una ragione o per l’altra non l’aveva mai fatto.

Tutto a un tratto gli occhi di Teela ripresero vita. Scosse la testa, poi si voltò: — Louis! Come siamo scesi a terra?

— Nel solito modo.

Gli porse le braccia come fa un bambino in cima a un muro. Louis l’afferrò alla vita e la fece scivolare giù dal volociclo. Il contatto della ragazza gli diede la scossa lungo la spina dorsale, e il calore cominciò a salirgli all’inguine e al plesso solare. Lasciò le mani dove si trovavano.

— Ricordo solo che eravamo in aria, a un miglio di altezza — disse Teela.

— D’ora in avanti, tieni gli occhi lontani dall’orizzonte.

— Che cosa ho fatto, mi sono addormentata sul volociclo? — rise lei scuotendo la testa. I capelli le si agitarono come una soffice nuvola. — E voi, tutti spaventati! Mi dispiace, Louis. Dov’è Speaker?

— A caccia di un coniglio — disse Louis. — Ehi! Perché non ci alleniamo un po’, visto che ne abbiamo l’occasione?

— Che ne dici di una passeggiata nei boschi?

— Ottima idea. — I suoi occhi incontrarono quelli di lei ed entrambi capirono di aver letto il pensiero l’uno dell’altro. Pescò nel bagagliaio del volociclo e tirò fuori una coperta di lana. — Pronto.

— Mi sorprendete — disse Nessus. — Nessuna specie intelligente conosciuta si accoppia tanto spesso come fate voi. Andate, dunque. State attenti a dove vi sedete. Ricordatevi che siete in mezzo a forme di vita sconosciute.

— Lo sapevi — disse Louis, — che una volta la parola nudo aveva lo stesso significato di indifeso?

Togliendosi gli abiti gli sembrava di spogliarsi anche della sua incolumità. L’Anello aveva una sfera biologica attiva e matura, con insetti e batteri e altre cose fornite di denti per mangiare carne protoplasmica.

— No — rispose Teela. Rimase nuda sulla coperta e stirò le braccia contro il sole. — Si sta bene. Sai che, di giorno, non ti avevi mai visto nudo?

— Nemmeno io. Dovrei aggiungere che sei maledettamente bella. Qui, ti faccio vedere qualcosa. — Sollevò una mano verso il petto: — Accidenti…

— Io non vedo niente.

— Non c’è più. Ecco il guaio della droga stimolante. Ho poca memoria. Le cicatrici spariscono e dopo un po’… — Si tracciò una riga attraverso il torace, ma non trovò niente. — Un cercatore di Gummidgy mi ha fatto uno squarcio dalla spalla all’ombelico. Se avesse fatto un altro passo avanti mi avrebbe spaccato in due. Ma prima ha deciso di inghiottire il pezzo del mio corpo che si era preso. Dovevo essere avvelenato, per lui, perché si arrotolò come una palla urlante e morì. — Si guardò il petto: — Non c’è rimasto niente, neanche un segno.

— Povero Louis. Non ho segni nemmeno io.

— Ma tu sei un’anomalia statistica. E poi hai solo vent’anni…

— Ah.

— Mmm. Sei morbida.

— Altre memorie perdute?

— Ho fatto un errore, una volta, con un raggio da scavi… — Le guidò la mano.

Subito dopo si girò sulla schiena e Teela si irrigidì quando lui le sfiorò le cosce. Si guardarono per un lungo, ardente e incomparabile istante prima di incominciare a muoversi.

Quando la donna è in preda all’orgasmo crescente sembra che risplenda di una gloria angelica…

… Qualcosa della dimensione di un coniglio balzò fuori dagli alberi e sgambettò sul petto di Louis scomparendo nel sottobosco. Un istante dopo apparve Speaker-agli-Animali. — Scusatemi — fece lo kzin, e sparì dietro la pista calda.

Quando fecero ritorno ai volocicli, il pelo intorno alla bocca di Speaker era macchiato di rosso. — È la prima volta in vita mia — dichiarò con calma soddisfazione, — che vado a caccia usando come arma niente altro che i denti e gli artigli.

— È l’ora di discutere il problema dei nativi — disse Nessus.

Teela li guardò meravigliata. — Nativi?

Louis le spiegò.

— Ma perché siamo scappati? Come potevano farci del male? Erano proprio umani?

Louis rispose all’ultima domanda, quella che lo infastidiva di più. — Non vedo come possano esserlo. Che cosa ci sta a fare un uomo tanto lontano dallo spazio umano?

— Non c’è alcun dubbio — interloquì Speaker. — Fidati dei tuoi sensi, Louis. Forse scopriremo che la loro razza si differenzia dalla tua o da quella di Teela. Ma sono umani.

— Come puoi esserne tanto sicuro?

— Per il loro odore. L’ho sentito quando abbiamo disinserito il campo sonico. Era l’odore di una moltitudine di esseri umani. Fidati del mio naso, Louis.

Louis accettò il suo giudizio. Un naso kzinti era il naso di un carnivoro cacciatore.

— Che si tratti di evoluzione parallela? — suggerì.

— Sciocchezze — disse Nessus.

— Giusto. — La figura umana era adatta come creatore di attrezzi, ma poteva adattarsi anche ad altre configurazioni. Le menti si sviluppano in qualsiasi genere di corpo.

— Stiamo perdendo tempo — disse Speaker. — Il problema non è sapere come sono arrivati gli uomini fin qui, ma come prendere i primi contatti. Per noi qualunque contatto sarà il primo.

Louis si rese conto che aveva ragione. I volocicli si spostavano più velocemente di qualsiasi servizio di trasmissione informativa in possesso dei nativi. A meno che non avessero semafori…

— Dobbiamo sapere qualcosa — proseguì Speaker, — sul comportamento degli umani allo stato selvaggio. Louis? Teela?

— Io conosco un po’ di antropologia — fece Louis.

— Allora, quando ci metteremo in contatto, parlerai tu in nostro nome. Speriamo che il nostro auto-pilota faccia una buona traduzione.

Avevano l’impressione di essere in aria da pochi minuti, quando la foresta lasciò il passo al terreno coltivato. Pochi istanti dopo, Teela avvistò la città.

Aveva le caratteristiche di un’antica città terrestre. C’erano molti larghi edifici di pochi piani, addensati l’uno accanto all’altro in una massa continua. Alcune torri alte e snelle si ergevano al di sopra dell’agglomerato di case ed erano unite tra di loro per mezzo di rampe tornanti che dovevano servire per le auto da superficie. Quella non era certamente una caratteristica terrestre. Sulla Terra, le città di quell’epoca avevano gli eliporti.