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«Questa torre, Ingegnere, è la sede del governo. Qui governiamo più di mille persone. Potremmo erigere un palazzo più bello di questa torre? Abbiamo sprangato i piani superiori per mantenere calda la parte che usiamo. Una volta difendevamo la torre facendo cadere le pietre dai piani superiori. Ricordo che il problema più grave era rappresentato dalla paura di stare in alto… Tuttavia desideriamo che ritornino i giorni del miracolo, quando migliaia di persone abitavano questa città e gli edifici rimanevano sospesi in aria. Noi speriamo nella vostra decisione di fare ritornare quei bei tempi. Forse ti degnerai di dirci se è vero?

— È abbastanza vero — disse Louis.

— Ritorneranno i vecchi tempi?

Louis diede una risposta sperando che non fosse troppo impegnativa. Sentì la delusione dell’altro o forse l’immaginò.

L’umanoide modulava la voce come se stesse recitando poesie. L’auto-pilota traduceva le parole pronunciate da Louis nello stesso tono cantante. Louis riusciva a sentire anche gli altri dischi traduttori, uno che parlava dolcemente nella lingua burattinaia, mentre l’altro brontolava arrotando la erre nella Lingua dell’Eroe.

Louis fece alcune domande…

— No, Ingegnere, non siano gente assetata di sangue. I teschi? Basta passeggiare per Zignamuclickclick per trovarseli sotto i piedi. A quanto si racconta, sono rimasti lì dal tempo della caduta della città. Li usiamo per il loro significato simbolico. — Il portavoce alzò solennemente la mano voltando verso Louis il dorso con l’uccello tatuato.

E tutti i presenti gridarono una parola intraducibile. Era la prima volta che qualcun altro parlava, oltre il portavoce. A Louis era sfuggito qualcosa, e lo sapeva.

— Mostraci un miracolo — stava dicendo il portavoce. — Non abbiamo dubbi sul vostro potere. Ma può darsi che non passiate mai più da queste parti. Vorremmo un ricordo da tramandare ai nostri figli.

Louis si mise a riflettere. Avevano già volato come gli uccelli; era un giochetto che non avrebbe fatto alcun effetto una seconda volta. Che dire della manna che cadeva dalle scanalature della cucina automatica? Poteva causare allergie per certi cibi. La differenza tra cibo e immondizia era soltanto una questione culturale. C’era chi mangiava le locuste col miele e chi lumache arrostite alla griglia; ciò che da qualcuno era considerato formaggio per un altro poteva essere latte andato a male. No, era meglio non tentare… E il laser a raggi intermittenti?

Mentre Louis stava cercando nel bagagliaio del suo volociclo, il margine della prima ombra sfiorò il bordo del sole. Con l’oscurità, la dimostrazione avrebbe suscitato un’impressione più forte.

Louis puntò l’arma verso l’alto. Il bersaglio era una sagoma che sporgeva dal tetto della torre. Sembrava un grondone surreale. Il pollice di Louis scattò, e il grondone risplendette di luce viola. L’indice si sollevò e il raggio si restrinse fino a diventare una matita di luce verde. Sul grondone germogliò un ardente nucleo bianco.

Si aspettava un applauso.

— Tu combatti con la luce — disse l’uomo dalla mano tatuata. — È proibito.

La folla urlò e poi ripiombò in un silenzio improvviso.

— Non lo sapevamo.

— Non lo sapevate? E come è possibile? Non avete innalzato l’Arco a simbolo della Convenzione Sociale con l’Uomo?

— Quale arco?

Anche se il suo viso era nascosto dai capelli, lo sbalordimento dell’uomo era evidente.

— L’Arco sul mondo, o Costruttore!

Fu allora che Louis capì. E cominciò a ridere.

L’uomo capelluto gli sferrò un pugno sul naso.

Il colpo fu leggero, perché l’uomo era esile e le sue mani delicate. Ma gli fece male.

Louis non era avvezzo al dolore fisico. La gente del suo secolo non aveva mai provato un dolore più forte di quello provocato da un pestone su un piede, perché si faceva un larghissimo uso di anestetici e l’ausilio dei medici era anche troppo facilmente reperibile. La pratica degli sport come la lotta, il karaté, lo judo, lo jujitsu e il pugilato era stata messa al bando da molto tempo. Louis sapeva affrontare la morte ma non il dolore. Urlò, lasciando cadere il laser.

Il pubblico cominciò ad ammassarsi. Duecento umanoidi infuriati si trasformarono in dèmoni scatenati.

L’uomo che fungeva da portavoce aveva avvinghiato Louis Wu, immobilizzandolo con una forza isterica. Louis si liberò dalla stretta scattando freneticamente in avanti. Si trovava già a cavalcioni sul suo volociclo, con le mani sulla leva per il decollo, quando la ragione prevalse.

Gli altri volocicli dipendevano da lui. Se se la fosse svignata, i volocicli lo avrebbero seguito con o senza i loro passeggeri.

Teela Brown era già in aria. Assisteva alla lotta, con le sopracciglia corrugate dall’apprensione. Non le passava neanche per la mente di offrire il suo aiuto.

Speaker si agitava all’impazzata. Aveva già atterato mezza dozzina di nemici. Mentre Louis lo osservava, lo kzin brandì il suo laser a flash e colpì il cranio di un indigeno.

Gli uomini irsuti si affollarono intorno a lui e lo circondarono, indecisi sul da farsi.

Molte mani dalle lunghe dita tentavano di strappare Louis dal suo sedile. Stavano per sopraffarlo, benché Louis si aggrappasse al sedile con le mani e con le ginocchia. Di colpo gli venne in mente di inserire il campo sonico.

I nativi strillarono quando si sentirono spazzare via. Qualcuno di loro era ancora aggrappato alla sua schiena.

Louis lo spinse con forza lasciandolo cadere, staccò il campo sonico per poi reinserirlo nuovamente per buttarlo fuori.

Nessus, intanto, tentava di raggiungere il suo veicolo. I nativi sembravano temere la sua struttura fisica. Un solo umanoide gli sbarrava la strada, armato di una spranga strappata da qualche vecchio macchinario. Nessus si tirò indietro, nell’attimo in cui l’indigeno faceva calare la spranga.

Louis aprì la bocca per gridare. Poi osservò, in silenzio.

Il burattinaio si voltò in direzione del suo volociclo. Nessun indigeno tentò di fermarlo. Ma lo zoccolo posteriore di Nessus lasciava impronte di sangue sulla sporcizia indurita.

Speaker ebbe un gesto da umano, non da kzin: sputò ai piedi dei nativi. Poi balzò sul suo veicolo, tenendo il laser con la mano sinistra. Era insanguinato.

L’umanoide che aveva aggredito Nessus giaceva in una pozza di sangue. Louis guardò verso l’alto. Il burattinaio era già in volo. Louis si alzò, e vide che Speaker stava sparando con il laser a flash.

— Vieni con noi — gli gridò. — Non possono più farci del male.

— Possono usare il tuo laser — disse lo kzin.

— Non possono. Per loro è tabù.

Speaker ripose l’arma. Louis tirò un sospiro di sollievo. Si era aspettato che lo kzin spianasse la città. — Come si è creato un tabù del genere? Una guerra con armi a energia?

— Oppure un bandito armato dell’unico cannone laser esistente sull’Anello. Peccato che non possiamo chiederlo a nessuno.

— Ti sta sanguinando il naso.

Ora che ci pensava, il naso gli dava acutissime fitte. Mise in funzione il circuito che collegava il suo volociclo a quello di Speaker e si dispose a farsi una medicazione.

Sotto di loro, alla periferia di Zignamuclickclick, pullulava una folla pronta a linciarli.

L’ESCA PER I SEMI DELLE STELLE

— Avrebbero dovuto mettersi in ginocchio — si lamentò Louis. — È questo che mi ha confuso le idee. Il traduttore continuava a dire "costruttore" quando invece avrebbe dovuto tradurre "dio".