Eppure, dopo l’ultimo bacio, Teela si era trasformata. Tornarono verso i volocicli, tenendosi per mano. Teela si fermò improvvisamente: — E va bene — disse, — fai pure avvicinare Nessus.
— Grazie — rispose Louis.
Era l’ora di mangiare un boccone. Anche Speaker ebbe la stessa idea: si avvicinò al suo volociclo, e compose la cifra per una fetta di fegato caldo. Non era andato a caccia; forse aveva meditato. Il terrestre gli si avvicinò:
— Ci hai ripensato?
— Sono sempre della stessa opinione. Sono offeso con Nessus e con tutti i burattinai. Se mi viene a tiro, lo distruggo.
— Io la penso in modo diverso. Forse dipende dal fatto che gli alien mi piacciono.
Un uomo dell’età di Louis, se non avesse trovato il modo di svagarsi si sarebbe annoiato della vita. La compagnia di esseri diversi, stravaganti, buffi, ringhiosi, patetici o aggressivi, era una necessità di importanza vitale.
Ripartirono. Il cielo si era rannuvolato. Salirono verso la coltre color piombo, in direzione delle montagne.
— Ci troviamo in un mondo sconosciuto — disse Louis. — Abbiamo bisogno di tutte le nostre qualità: intuito, forza, intelligenza, furbizia…
Lo kzin lo interruppe: — Non ho bisogno dell’intelligenza di un burattinaio!
— Ma hai bisogno della Long Shot.
— Per interesse? Non è un motivo sufficiente. E io non intendo vendere il mio onore, come fai tu.
— Quale onore? La Long Shot non è per me: è per tutta la razza umana, e anche per quella kzinti.
— Sei bravissimo nell’inventare alibi — concluse bruscamente Speaker. E chiuse l’interfono. Louis imprecò con se stesso: era stato abbastanza facile convincere Teela. Lo kzin era un osso duro. E non poteva fare l’amore con Speaker-agli-Animali, per ammansirlo!
Si allontanarono dalle montagne. Louis provò una punta di rimpianto per lo specchio d’acqua con la cascata, in mezzo alla foreste. Non l’avrebbero rivista mai più.
Una scia seguiva i volocicli, un’irritante onda si formava dove le barriere soniche toccavano le nubi. Più avanti, un solo particolare interrompeva l’orizzonte-infinito. Louis concluse che doveva essere una montagna o una tempesta. Aveva le dimensioni di una capocchia di spillo tenuta davanti agli occhi col braccio teso.
Fu Speaker a rompere il silenzio. — C’è una schiarita nella coltre di nubi, Louis. Avanti a noi, in direzione Spinward.
— La vedo.
— Voglio andare a controllare da vicino.
— Bene — disse Louis.
Seguì con gli occhi il puntolino che rappresentava il volociclo di Speaker mentre virava pericolosamente. Alla velocità Mach 2, Speaker avrebbe a malapena visto il suolo di sfuggita…
Nell’interfono echeggiò il miagolio dello kzin. Il puntino argenteo era diventato più luminoso, e la faccia di Speaker risplendeva di luce bianca. Teneva gli occhi serrati e la bocca spalancata nell’urlo.
L’immagine si offuscò. Speaker si riparava il viso con un braccio. Il suo pelo era fumante come sostanza carbonizzata. Il volociclo stava curvando per tornare indietro, mentre una luce abbagliante colpiva le nubi… come se un riflettore inseguisse lo kzin dal basso.
— Speaker! — chiamò Teela. — Ci vedi?
Speaker si scoprì la faccia. Solo una larga striscia intorno agli occhi non era bruciacchiata. Su tutto il resto del corpo il pelo era scuro come cenere. Speaker aprì gli occhi, li richiuse stretti e poi li riaprì. — Sono cieco — disse.
— Sì, ma ci vedi?
Louis notò appena la stranezza della domanda. Ma una parte di lui captò l’intonazione della voce della ragazza: l’ansietà e, oltre a quella, la sensazione che Speaker avesse dato una risposta errata e che sussistesse la speranza che le cose non fossero tanto gravi.
Non c’era tempo a Louis chiamò: — Speaker! Collega il tuo volociclo al mio. Dobbiamo metterci al riparo.
Speaker annaspò nervosamente sul cruscotto. — Fatto. Che razza di riparo, Louis? — La sofferenza affievoliva e alterava la sua voce.
— Dietro le montagne.
— No. Sarebbe perdita di tempo. So che cosa mi ha attaccato. Se non sbaglio, saremo al sicuro finché ci saranno coltri di nubi. Dovrai indagare.
— Ma tu hai bisogno di medicazioni.
— Sicuro che ne ho bisogno, prima però devi trovarci un posto sicuro per atterrare. Scendi dove le nubi sono più fitte.
Il suolo era una pianura ondulata. Non si vedevano le fondamenta dell’Anello, ma terra e vegetazione.
Louis perse quota lentamente, tenendo gli occhi socchiusi per evitare il riflesso abbagliante che veniva dalle nubi.
… Un’unica specie di piante, disseminate regolarmente sul paesaggio, copriva il terreno sino a perdersi nell’orizzonte-infinito. Ogni pianta aveva un unico fiore che si voltava seguendo Louis Wu. Spettatori terribili, silenziosi e attenti.
Louis toccò terra e discese dal volociclo vicino a una pianta. Lo stelo era alto mezzo metro, verde e bitorzoluto. Il fiore era grande quanto il viso di un uomo. La superficie interna era formata da uno specchio concavo. Dal centro dello specchio sporgeva un peduncolo che terminava in un bulbo verdastro.
Tutti i fiori lo tenevano d’occhio. Louis era sommerso dal bagliore. Sapeva che tentavano di ucciderlo. Alzò faticosamente gli occhi verso il cielo: la distesa di nuvole persisteva, fortunatamente, velando la luce del sole.
— Avevi ragione — disse all’interfono. — Sono girasoli Slaver. In piena luce solare, saremmo morti all’istante.
— Louis, cerca un riparo!
— Non è facile.
— Per carità — interruppe Teela. — Svelto, Louis. Speaker sta male sul serio.
— Scendete qui. Non vedo né grotte né altri ripari.
Ispezionò il dominio dei fiori-specchio. Non esistevano possibilità di sopravvivenza. Fra gli steli non nascevano piante né erba. Controllò attentamente: nessun uccello, nessun insetto volava. Sui fiori non vide traccia di muschio o funghi. Sicuramente, i girasoli uccidevano qualsiasi altra forma di vita, vegetale o animale. Gli specchi accentravano la luce della stella centrale sul nodulo fotosintetico al centro del fiore. I girasoli bruciavano qualsiasi sostanza organica, e se ne nutrivano. Oppure le utilizzavano come fertilizzante?
Louis si chiese come fossero arrivati nel Mondo ad Anello. Non potevano essere stati coltivati dagli antichi abitanti. I costruttori dovevano avere perlustrato nei pressi delle stelle per trovare le piante decorative e quelle utili. Forse erano arrivati sino a Silvereyes, nello spazio umano. E avevano deciso che i girasoli erano piante decorative?
No. Qualche seme deve essere caduto fuori dai recinti. Chissà quanto si sono diffusi, disse Louis tra sé. Rabbrividì al solo pensiero. Per quanto lontano arrivava lo sguardo, nessuna cosa vivente sfidava i girasoli.
Entro un certo periodo, i fiori-specchio sarebbero stati i padroni del Mondo ad Anello. Ma ci voleva molto tempo. L’Anello era vasto. Abbastanza vasto per qualsiasi cosa.
IL CASTELLO DEI SOGNI
Louis sussultò, distolto dai suoi sogni dalla voce di Speaker. — Louis! Prendi il disintegratore dal mio volociclo, e scava una fossa. Teela, vieni a curarmi le ferite.
Mentre frugava nel veicolo di Speaker, Louis evitò di guardare lo kzin. Una sola occhiata era stata sufficiente. Speaker era ustionato su quasi tutto il corpo. Attraverso la pelliccia, ridotta in cenere oleosa, usciva uno strano liquido. Le ferite mettevano a nudo il rosso della carne viva. L’odore di bruciato era insopportabile.
Louis prese il disintegratore e si allontanò alla svelta, nauseato, vergognandosi della propria debolezza. Soffriva per le bruciature di Speaker. Teela, che non conosceva la sofferenza, era in grado di aiutare efficacemente lo kzin.