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«Non posso» mormorò Aviendha, con la testa bassa e lo sguardo rivolto alla brocca. Con voce più alta e ferma aggiunse, «Non lo farò.» Alzò la testa e gli occhi sembrarono fuoco verde azzurro. «Non voglio essere presente quando convocherà di nuovo quella insolente di Isendre nel suo letto!»

Egwene la guardò con gli occhi sgranati. «Isendre!» Aveva visto — e disapprovato profondamente — il modo scandaloso in cui le Fanciulle mandavano in giro nuda quella ragazza! «Non puoi davvero voler dire che...»

«Fate silenzio!» scatto Bair come una frusta. Quel suo sguardo dagli occhi azzurri avrebbe potuto spaccare le pietre. «Tutte e due! Siete entrambe giovani, ma anche le Fanciulle dovrebbero sapere che gli uomini sono degli sciocchi, specialmente quando non c’è una donna a guidarli.»

«Sono contenta» disse secca Amys, «di vedere che non trattieni più le tue emozioni come prima, Aviendha. Le Fanciulle sono sciocche come gli uomini quando sono coinvolti i sentimenti. Me lo ricordo bene e ancora mi imbarazza. Lasciare trapelare le emozioni per un momento, per poi tornare a tenerle a freno. Solo accertati di non rilasciarle troppo spesso, o quando è meglio che siano sotto controllo.»

Melaine si protese in avanti finché sembrò che il sudore sarebbe gocciolato sulle pietre roventi. «Conosci il tuo destino, Aviendha. Sarai una Sapiente di grande forza e autorità, anche altro. Hai già la forza. Ti ha aiutata durante la tua prima prova e lo farà anche con questa.»

«Il mio onore» disse Aviendha rauca, quindi deglutì incapace di proseguire. Rimase seduta stringendo la brocca come se contenesse quell’onore che voleva proteggere.

«Il Disegno non vede ji’e’toh» le spiegò Bair, con appena un cenno di simpatia. «Solo quello che è e che sarà. Uomini e Fanciulle si affannano contro il destino anche quando è chiaro che il Disegno tesse malgrado i loro sforzi, ma non sei più Far Dareis Mai. Devi imparare a cavalcare il destino. Solo arrendendoti al Disegno puoi imparare ad avere un po’ di controllo sul corso della tua vita. Se combatti, il Disegno ti costringerà e troverai dispiacere dove invece avresti potuto trovare soddisfazione.»

A Egwene sembrava molto simile a quanto le era stato insegnato riguardo l’Unico Potere. Per controllare saidar, prima devi arrenderti a esso. Se lo combatti ti verrà incontro in maniera selvaggia, ti travolgerà. Arrenditi, guidalo gentilmente, e farà quello che vuoi. Ma non spiegava perché volevano che Aviendha facesse una cosa simile. Lo chiese, aggiungendo anche, «Non è corretto.»

Invece di risponderle Amys esclamò: «Rand al’Thor si rifiuterà di lasciarla fare? Non possiamo costringerlo.» Bair e Melaine guardavano Egwene con molta attenzione, come Amys.

Non le avrebbero detto perché. Era più facile far parlare una roccia che ottenere informazioni da una Sapiente contro la sua volontà. Aviendha si guardava i piedi intenta, imbronciata ma rassegnata. Le Sapienti avrebbero ottenuto quello che volevano in un modo o nell’altro.

«Non lo so» rispose Egwene lentamente. «Non lo conosco più bene come una volta.» Lo rimpiangeva, erano accadute così tante cose oltre al fatto di essersi accorta che lo amava solo come un fratello. Il suo addestramento alla Torre e con le Sapienti aiel, insieme a ciò che lui era diventato, avevano cambiato molto i loro rapporti. «Forse se gli fornite una buona spiegazione. Credo che Aviendha gli piaccia.» La donna aiel emise un sospiro profondo senza mai alzare gli occhi.

«Una buona ragione» sbuffò Bair. «Quando ero una ragazza, ogni uomo sarebbe stato più che felice di avere una giovane donna che mostrasse tanto interesse per lui. Sarebbe andato a raccoglierle i fiori per preparare con le sue mani la corona nuziale.» Aviendha scattò e guardò torva le Sapienti con una traccia del suo vecchio spirito. «Be’, troveremo una ragione che anche qualcuno cresciuto nelle terre bagnate possa accettare.»

«Mancano alcune sere prima dell’incontro che hai concordato nel tel’aran’rhiod» disse Amys. «Stavolta con Nynaeve.»

«Quella potrebbe imparare molto» intervenne Bair, «se non fosse così testarda.»

«Le tue serate sono libere fino ad allora» aggiunse Melaine. «Se non entrerai nel tel’aran’rhiod senza di noi.»

Egwene sospettava quale sarebbe stato il seguito. «Certo che no» rispose loro. Era stato solo per un brevissimo periodo. Più di quello lo avrebbero scoperto certamente.

«Sei riuscita a trovare i sogni di Nynaeve o Elayne?» chiese Amys, quasi per caso, come se niente fosse.

«No, Amys.»

Trovare i sogni di qualcun altro era molto più difficile che entrare nel tel’aran’rhiod, il Mondo dei Sogni, specialmente se si trattava di persone lontane. Era più facile quando queste persone si trovavano vicine e quando le conoscevi bene. Le Sapienti volevano ancora che non accedesse al tel’aran’rhiod senza almeno una di loro, ma i sogni di qualcun altro forse erano altrettanto pericolosi a modo loro. Nel tel’aran’rhiod Egwene aveva un discreto controllo di se stessa e delle cose che la circondavano, a meno che le Sapienti non decidessero di prendere il comando. La sua capacità di dominio stava aumentando, ma ancora non riusciva a eguagliare nessuna di loro per via dell’esperienza. Entrando nel sogno di un altro, però, ne divenivi parte, erano necessarie tutte le tue forze per non comportarti come voleva il sognatore, e spesso nemmeno quelle bastavano. Le Sapienti erano state molto caute nell’osservare i sogni di Rand, nel non accedervi mai completamente. Anche così avevano insistito affinché imparasse. Se dovevano insegnarle a camminare nei sogni intendevano trasmetterle tutta la loro conoscenza.

Egwene non era riluttante, ma le poche volte che l’avevano lasciata esercitarsi, con loro e in un’occasione con Rhuarc, erano state esperienze frustranti. Le Sapienti avevano un discreto controllo dei propri sogni; quanto si era verificato — per mostrarle i pericoli, le avevano detto — era avvenuto tutto per opera loro, ma era stato un colpo scoprire che Rhuarc la considerava poco più di una bambina, come la figlia più giovane. E il controllo aveva vacillato per un momento, breve ma fatale. Dopo di allora ‘era stata’ poco più di una bambina. Ancora non riusciva a guardare l’uomo senza rammentare di aver ricevuto una bambola in premio per aver studiato con impegno. E d’essere stata molto contenta sia del regalo che della sua approvazione. Amys aveva dovuto intervenire e trascinarla via dai suoi giochi felici con la bambola. Che Amys sapesse era terribile, ma sospettava che anche Rhuarc ne ricordasse una parte.

«Devi continuare a tentare» disse Amys. «Hai la forza per raggiungerle, anche lontane come sono. E non ti danneggerà scoprire come ti vedono.»

Di questo non era certa. Elayne era un’amica, ma Nynaeve era stata la Sapiente di Emond’s Field per quasi tutto il tempo in cui lei era cresciuta. Sospettava che i sogni di Nynaeve sarebbero stati peggiori di quelli di Rhuarc.

«Stanotte dormirò a distanza dalle tende» proseguì Amys. «Non lontano. Dovresti riuscire a trovarmi facilmente, se provi. Se non ti sogno, ne parleremo domani mattina.»

Egwene trattenne un lamento. Amys l’aveva guidata nei sogni di Rhuarc — lei era rimasta solo un istante, solo per verificare che lui la vedeva ancora allo stesso modo, come la giovane donna che aveva sposato — e le Sapienti si erano sempre trovate nella tenda con lei quando aveva provato.

«Be’» disse Bair sfregandosi le mani, «abbiamo sentito quello che dovevamo. Potete rimanere se lo desiderate, ma io mi sento abbastanza pulita per andarmene a letto. Non sono giovane come voi altre.» Giovane o no, probabilmente era in grado di superare tutte loro in una corsa e poi trasportarle.

Mentre Bair si alzava parlò Melaine e, fatto strano per lei, sembrò esitante. «Ho bisogno... devo chiedere il tuo aiuto, Bair. E il tuo, Amys.» La donna anziana si sedette di nuovo, e insieme ad Amys la guardò con apprensione. «Io... vorrei chiedervi di avvicinare Dorindha per me.» Le ultime parole le pronunciò in fretta. Amys sorrise apertamente e Bair rise. Anche Aviendha sembrava aver capito ed essere stupita, ma Egwene si era perduta.