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Ma Egor aveva udito quella musica.

E aveva avuto inizio quel qualcosa che non sarebbe dovuto esistere.

Aveva svoltato chissà perché nell'androne buio e maleodorante. Gli erano venuti incontro una ragazza e un ragazzo che erano lì ad aspettarlo. Che l'avevano stregato. E lui stesso aveva porto il collo alle labbra sottili, taglienti, non umane della ragazza.

Persino ora che era a casa, da solo, Egor avvertiva un brivido gelido, dolce, seducente corrergli lungo la pelle e solleticarlo. Ne provava desiderio! Aveva paura, ma desiderava accostarsi a quei canini risplendenti, a quel dolore momentaneo, dopo il quale, dopo il quale… dopo il quale qualcosa sarebbe probabilmente avvenuto…

E nessuno in tutto il mondo poteva aiutarlo. Egor non aveva dimenticato lo sguardo di quella donna che portava a passeggio il cane. Quello sguardo che l'aveva trapassato, sospettoso ma nient'affatto indifferente. Non si era spaventata, solo non aveva visto ciò che stava avvenendo… A salvare Egor era stata solo l'apparizione del terzo vampiro. Quel ragazzo pallido col walkman che non l'aveva mollato fin dal metrò. Si erano buttati su di lui come lupi affamati su un cervo catturato ma non ancora ucciso.

E a quel punto tutto si confondeva: era accaduto troppo in fretta. Le urla su una certa Guardia e su un certo Crepuscolo. Un lampo di luce blu e un vampiro aveva cominciato a dissolversi sotto i suoi occhi, come al cinema. Il combattimento della vampira cui avevano schizzato qualcosa sul volto.

E la corsa in preda al panico…

La comprensione graduale, terribile, sempre più terribile di ciò che era accaduto: non poteva raccontare nulla a nessuno. Nessuno l'avrebbe creduto. Capito.

I vampiri non esistono!

Non si può attraversare con lo sguardo le persone senza vederle!

Nessuno brucia nel vortice di un fuoco blu, trasformandosi in mummia, in scheletro, in un pugno di cenere!

"Non è vero" pensò Egor. — Sì che si può. Succede!

Quasi non riusciva a credere a se stesso…

Non era andato a scuola, ma in compenso aveva rassettato l'appartamento. Aveva voglia di fare qualcosa. Parecchie volte si era avvicinato alla finestra e aveva scrutato nel cortile.

Nulla di sospetto.

Ma sarebbe stato in grado di vederli?

Sarebbero venuti. Egor non ne aveva dubitato neppure un secondo. Lo sapevano che lui non li aveva dimenticati. L'avrebbero ucciso come testimone.

E non si sarebbero limitati a ucciderlo! Avrebbero bevuto il suo sangue e l'avrebbero trasformato in un vampiro.

Il ragazzo si avvicinò alla libreria dove metà dei ripiani era occupata dalle videocassette. Forse poteva trovare consiglio. Dracula, morto e contento… No, è una commedia. Amore all'ultimo morso. Tutte sciocchezze… La notte dei morti viventi. Egor trasalì. Questo film se lo ricordava. E ormai non rischiava più nulla a rivederlo. Com'è che dicevano nel film? «La croce ti aiuta se hai fede…»

Ma come poteva aiutarlo la croce se lui non era neppure battezzato? E se non credeva neppure in Dio? Non ci aveva mai creduto.

Ora, forse, avrebbe dovuto…

Se esistono i vampiri, allora vuol dire che esiste anche il diavolo; se esiste il diavolo, allora esiste anche Dio?

Se esistono i vampiri, allora esiste anche Dio?

Se esiste il Male, allora esiste anche il Bene?

— Non esiste nulla — disse Egor. Ficcò le mani nelle tasche dei jeans e andò in corridoio. Si guardò allo specchio. Forse aveva l'aria un po' troppo cupa, ma era esattamente un ragazzo come tanti altri. Voleva dire che per ora era tutto normale. Non avevano fatto in tempo a morderlo.

A ogni modo girò su se stesso, cercando di esaminarsi la nuca. No, non c'era nulla. Nessuna traccia. Il collo era inagrissimo e non proprio pulito…

L'idea gli era venuta all'improvviso. Egor si fiondò in cucina, spaventando il gatto che si era acciambellato sulla lavatrice. Prese a rovistare tra i sacchetti con le patate, le cipolle e le carote.

Eccolo. L'aglio.

Dopo averne pulito in fretta una testa, Egor si mise a masticarla. L'aglio era cattivo, e lui aveva la bocca in fiamme. Si versò un bicchiere di tè. Non lo aiutò più di tanto: la lingua bruciava, le gengive gli pizzicavano. Eppure avrebbe dovuto aiutarlo, no?

Il gatto lanciò un'occhiata in cucina. Fissò perplesso il ragazzo, miagolò deluso e si allontanò. Non capiva come si potesse mangiare una simile porcheria. Egor sputò nel palmo della mano e prese a spalmarsi la saliva sul collo. Anche a lui sembrava ridicolo, ma ormai non poteva più fermarsi.

Anche il collo cominciava a pizzicargli. Ottimo aglio. Qualunque vampiro sarebbe crepato al solo sentirne l'odore.

Il gatto si mise a strillare nell'anticamera. Egor si allarmò e sbirciò fuori dalla cucina. Niente. La porta era chiusa a tre mandate e con la catenella.

— Non urlare, Gresik! — intimò al gatto. — Altrimenti do l'aglio pure a te.

Valutata la minaccia, il gatto fuggì nella stanza da letto dei genitori.

Che cosa poteva fare ancora? L'argento, a quanto pare, aiutava. Spaventando una seconda volta il gatto, Egor entrò nella camera da letto e aprì l'armadio guardaroba. Sotto le lenzuola e gli asciugamani trovò una scatolina dove la mamma teneva i gioielli. Tolse una catenina d'argento e se la mise al collo. Avrebbe puzzato d'aglio e in ogni caso se la sarebbe dovuto togliere prima di sera. Era il caso che svuotasse il salvadanaio e si comprasse una catenina con la croce? E la portasse senza mai toglierla? Poteva dire che credeva in Dio. Succede: uno prima non credeva e poi all'improvviso crede!

Passò nel salotto e sedette sul divano allungando le gambe, gettando uno sguardo pensieroso tutt'attorno. Ce l'avevano in casa un ramo di frassino? In teoria no. E come era fatto un ramo di frassino? E se fosse andato all'orto botanico e si fosse ricavato un pugnale da un ramo?

Sarebbe andato benissimo, naturalmente. Ma l'avrebbe aiutato? E se di nuovo fosse risuonata quella musica… quella musica sommessa, irresistibile…? Si sarebbe strappato la catenina, avrebbe spezzato il pugnale e si sarebbe lavato il collo spalmato d'aglio?

Una musica sommessa, una musica sommessa… Nemici invisibili. Forse erano già lì accanto. Solo che lui non li vedeva. Non era in grado di vederli. E il vampiro sedeva lì e sogghignava, fissando quell'ingenuo ragazzo pronto a difendersi. E non gli faceva paura il ramo di frassino, né lo spaventava l'aglio. Come combattere un nemico invisibile?

— Gresik! — chiamò Egor. Il gatto non rispose, aveva un carattere difficile. — Vieni qui, Gresik!

Il gatto stava sulla soglia della camera da letto. Il pelo era ritto, gli occhi fiammeggianti. Fissava un punto oltre Egor, in direzione della poltrona dove stava il tavolino delle riviste. La poltrona era vuota…

Il ragazzo sentì corrergli lungo il corpo il solito brivido gelido. Fece un tale scatto che dal divano finì sul pavimento. L'appartamento era vuoto e chiuso a chiave. Intorno si era fatto buio, come se dietro la finestra il sole si fosse oscurato…

Lì accanto c'era qualcuno.

— No! — gridò Egor, strisciando via. — Lo so, lo so che ci siete!

Il gatto mandò un grido rauco e si precipitò sotto il letto.

— Ti vedo! — gridò Egor. — Non toccarmi!

Il portone anche così era tetro e parecchio sudicio. Ma, a guardarlo dal Crepuscolo, pareva una vera catacomba. Le pareti di cemento, che nella realtà ordinaria erano soltanto sporche, nel Crepuscolo sembravano coperte da un muschio grigio. Uno schifo. Si vedeva che qui non c'era un Altro a ripulire la casa… Passai il palmo della mano su un grumo particolarmente spesso, e il muschio si mosse allontanandosi dal calore.

— Brucia! — intimai.

Non amavo i parassiti. Anche quando non erano nocivi e si limitavano a succhiare le emozioni altrui. La teoria secondo cui ingenti colonie di muschio blu possono scuotere la psiche umana provocando stati depressivi o euforici non è stata ancora dimostrata. Ma io ho sempre preferito cautelarmi.