Lasciando qui traccia di sé, ciascuno in un esagono.
E che cos’è un uomo, che cos’è una donna, se non il complesso dei suoi ricordi? Cos’altro di significativo avrebbero mai potuto racchiudere gli esagoni? Altrimenti non ci sarebbe stato senso a conservare quelle spoglie di epoche lontane.
La semplice idea le dava le vertigini.
Da chi cominciare? Potendo scrutare una sola mente, chi avrebbe scelto?
Cristo?
O Einstein?
Socrate?
O Cleopatra?
Stephen Hawking?
O Marie Curie?
Oppure, per inquietante che fosse il concetto, la figlia che non aveva più, la sua Mary?
Oppure il padre troppo presto scomparso?
Da chi andare? A chi rivolgersi per primo?
Mentre s’interrogava, vide innescarsi un arco di luce fra un esagono colorato e un esagono buio. Ciò indicava, probabilmente, la possibilità di mettere in comunicazione, su quella specie d’immensa pulsantiera, una mente viva con l’archivio di una mente morta.
Chissà se tale evento si verificava spontaneamente? E se in esso stava la chiave per spiegare la convinzione, che taluni hanno, di avere vissuto altre vite? Heather non aveva mai creduto nella regressione a un’esistenza precedente, ma un canale nel… nello psicospazio, capace di collegare una mente morta con una ancora attiva, poteva benissimo essere interpretato dalla mente attiva, inconsapevole del fenomeno, come il ricordo di una vita antecedente.
Fulmineamente comparso, altrettanto repentinamente l’arco luminoso svanì. Qualunque contatto si fosse instaurato, chissà per quale fine e con quali esiti, aveva avuto breve durata.
Durante la connessione, l’esagono spento era sempre rimasto inerte e passivo. Heather stava vedendo la miglior raffigurazione che la sua mente potesse fornire del mondo quadridimensionale in cui dimorava la super-mente. Ma la quarta dimensione, come spiegato negli articoli sui quali si era documentata, non è il tempo: essa non poteva quindi collegare in modo interattivo il regno dei vivi con quello dei morti.
Heather tornò a osservare l’immenso girasole degli esagoni attivi. Uno di loro, uno fra sette miliardi, era il suo, racchiudeva l’essenza del suo esistere nello spazio tridimensionale.
Ma quale? Giaceva a portata di mano o lontanissimo? Le interconnessioni dovevano essere senza dubbio più complesse di quanto lasciasse intendere quella raffigurazione elementare, più articolate rispetto alla limitata contiguità esagonale, ramificate e pluristratificate così come avviene tra i neuroni del cervello umano. Quello era solo un modo, estremamente semplificato, di considerare la gestalt della coscienza umana.
Ma se anche lei era lì, e c’era di sicuro, in tal caso…
No, non Cristo.
Non Einstein.
Non la povera Mary.
Non suo padre.
No, la prima mente che Heather voleva raggiungere era una mente ancora viva, ancora efficiente, ancora sensibile, ancora attiva nel mondo…
Non era solo un sogno. Esisteva davvero.
La perfetta copia di sicurezza.
La memoria incancellabile.
L’archivio.
Uno di quegli esagoni rappresentava Kyle.
Se avesse potuto individuarlo, se fosse riuscita a penetrarvi, allora avrebbe saputo.
In un modo o nell’altro, avrebbe finalmente saputo.
23
Qualcuno aveva suonato alla porta del laboratorio. Kyle lasciò la poltroncina dinanzi al quadro controllo di Cita e andò ad aprire.
Un individuo alto, spigoloso, di razza bianca, attendeva in corridoio. — Il professor Graves? — domandò.
— Sì? — rispose Kyle.
— Simon Cash — si presentò l’uomo. — Grazie per aver accettato di ricevermi.
— Ah, giusto, me n’ero dimenticato. Venga, venga. — Si scansò per lasciar entrare Cash, poi tornò alla sua poltroncina e fece segno al visitatore di accomodarsi.
— So che è molto occupato — esordì Cash — quindi non sprecherò tempo in preliminari. Vorremmo che lei accettasse di lavorare per noi.
— Noi?
— L’Associazione Bancaria Nordamericana.
— Sì, sì, me l’aveva detto al telefono. Certo che un banchiere di nome Cash… chissà quante battute le toccherà sentire.
— Lei è il primo — replicò l’altro senza scomporsi.
— Io però non sono un banchiere — sottolineò Kyle leggermente innervosito. — Per quale curioso motivo dovreste mai interessarvi a me?
— Vorremmo averla a lavorare nella nostra divisione sicurezza.
Kyle allargò le braccia. — Ancora non capisco.
— Mi riconosce? — domandò Cash.
— No, mi spiace. Ci siamo già incontrati?
— In un certo senso. Ero presente l’anno scorso alla sua conferenza sul calcolo quantico durante il convegno sull’Intelligenza Artificiale a San Antonio.
Kyle scosse la testa. — Dolente, ma proprio non ricordo. Lei mi rivolse qualche domanda?
— No. Non faccio mai domande. Vengo pagato per ascoltare e basta. Ascoltare e riferire.
— E perché, ripeto, l’Associazione Bancaria dovrebbe occuparsi di me?
Cash mise una mano in tasca. Per un tenibile istante a Kyle balenò la folle idea che stesse per brandire una pistola. Ma Cash si limitò a tirar fuori il portafoglio e ad estrarne una carta SmartCash.
— Mi dica, per favore, quanto denaro c’è su questa carta.
Kyle prese la carta e la premette forte fra il pollice e l’indice, provocando l’accensione del piccolo display. — Cinquecentosette dollari e sedici centesimi — disse, leggendo la cifra.
Cash annuì. — Ho versato l’importo prima di venire qui, e c’è un motivo preciso per la scelta di quella cifra. Si tratta della somma posseduta in media da ciascun nordamericano adulto sulla propria carta di credito. L’intero sistema delle transazioni senza contante, che interessa gran parte della nostra società, è basato sulla sicurezza di queste carte.
Kyle annuì; incominciava a capire dove Cash volesse andare a parare.
— Ricorda il cosiddetto “problema dell’anno duemila”? — continuò l’altro. — Credo, a proposito, che noi banchieri dovremmo assumercene tutta la responsabilità. Eravamo stati noi a mettere in circolazione miliardi di assegni cartacei col “19” della data prestampato. Eravamo stati noi a propugnare il concetto dell’anno a due cifre e ad abituare la gente a usarlo nella vita quotidiana. A ogni modo, come lei ben sa, costò miliardi evitare che una catastrofe senza precedenti ci travolgesse tutti un secondo dopo le 23.59.59 del 31 dicembre 1999. — Tacque aspettando un commento da Kyle, il quale si limitò ad annuire.
— Bene, il problema che abbiamo di fronte adesso è infinitamente peggiore. In giro per il mondo ci sono trilioni di dollari che esistono solamente sotto forma di dati immagazzinati nelle carte di credito. Il nostro intero sistema finanziario è basato sull’integrità di queste carte. — Fece una pausa per respirare a fondo. — Vede, quando le carte vennero ideate, ci trovavamo ancora in piena guerra fredda. Noi, cioè il mondo delle banche, ci preoccupavamo di quel che sarebbe avvenuto se una bomba atomica fosse caduta sugli Stati Uniti o in Canada, oppure in Europa, dove cominciarono ad adottare le carte di credito ancor prima che da noi. Eravamo terrorizzati al pensiero che gli impulsi elettromagnetici potessero cancellare la memoria delle carte… distruggendo in un colpo solo tutto quel denaro. Così progettammo le nostre carte in modo da farle sopravvivere persino a un’eventualità del genere. Ma adesso si è presentata una minaccia ancora peggiore della bomba atomica, e questa minaccia viene da lei, professor Graves.
Kyle, che intanto aveva giocherellato con la carta di Cash picchiettandone a turno i bordi sulla scrivania, s’interruppe e gliela rimise davanti. — Dovreste usare una codifica tipo RSA.