Выбрать главу

— L’abbiamo fatto sin dal primo giorno e adesso è prassi consolidata in tutto il mondo. Ma il suo elaboratore quantico, se davvero riuscirà a costruirlo, renderà ciascuna degli undici miliardi di carte di credito in uso sul pianeta suscettibile di manomissione. Un certo utente potrebbe impadronirsi di tutto il denaro di un altro utente durante un normale trasferimento da carta a carta, oppure potrebbe semplicemente alterare la propria carta immettendovi qualunque cifra desiderata sino al massimo consentito, facendo apparire il denaro dal nulla.

Kyle ci pensò qualche istante, prima di replicare. — Questa non è una proposta di lavoro. A voialtri interessa soltanto seppellire le mie ricerche.

— Professor Graves, siamo pronti a farle un’offerta molto generosa. Qualunque cifra lei riceva dall’UDT, la raddoppieremo, pagandola in dollari americani. Disporrà di un laboratorio all’avanguardia in qualunque città del Nordamerica scelga per viverci. Le forniremo tutto il personale che vorrà e lei potrà svolgere ricerche a suo piacimento.

— Solo che non potrò pubblicarne nulla, vero?

— Le chiederemmo di firmare un IES, si capisce. Ma di questi tempi, ne converrà, la maggior parte della ricerca è in mano a privati. E chi produce elaboratori o medicinali non regala certo i propri segreti. Posso comunque assicurarle che inizieremo a cercare un’alternativa sicura al sistema di codifica impiegato finora, cosicché prima o poi lei sarà egualmente in grado di pubblicare il suo lavoro.

— Non lo so. Voglio dire, la ricerca che sto conducendo potrebbe anche farmi entrare in lizza per il Nobel.

Cash annuì, come se non intendesse affatto metterlo in dubbio. — Il riconoscimento in denaro che accompagna l’assegnazione del Nobel equivale attualmente a 3,7 milioni di dollari canadesi. Sono autorizzato a offrirle tale somma come premio di sottoscrizione.

— È una pazzia — commentò Kyle.

— No, professor Graves. Sono solo affari.

— Ci dovrò riflettere.

— Naturalmente, naturalmente. Ne parli con sua moglie Heather.

Sentendola nominare, Kyle provò un tuffo al cuore. Cash sorrise freddamente, mantenendo l’espressione per diversi secondi.

— Conosce mia moglie? — domandò Kyle.

— Personalmente no. Ma ho letto approfondite informative su entrambi. So che lavoro fa. So che ha due anni meno di lei. So che vi siete sposati il dodici settembre del novantacinque. So che attualmente siete separati. E ovviamente so anche tutto di Rebecca. — Sorrise di nuovo. — Cerchi di decidersi in fretta, professore.

Poi se ne andò.

Heather, fluttuando nello psicospazio, cercava di mantenere l’equilibrio, conservare la lucidità, applicare il ragionamento.

Era tutto così sconvolgente, tutto così incredibile.

Ma come procedere?

Dopo un bel respiro profondo, decise di provare innanzitutto col sistema più diretto.

— Mostrami Kyle. Non accadde nulla.

— Kyle Graves — ritentò. Ancora niente.

— Brian Kyle Graves.

Come non detto. C’era da aspettarselo. Sarebbe stato troppo facile.

Cercò di concentrarsi sul volto di lui, evocandone un’immagine mentale.

Niente da fare.

Heather sospirò.

Sette miliardi di scelte. Anche se fosse riuscita a comprendere come stabilire un contatto con gli esagoni, avrebbe potuto consumare il resto della vita in tentativi a casaccio.

La prossima mossa, a rigor di logica, doveva necessariamente consistere nell’avvicinarsi agli esagoni e toccare una di quelle figure luminose. Dandosi una spinta con le braccia, puntò verso la parete curvilinea in cui s’incastonavano le gemme a sei lati.

Sebbene fosse ancora piuttosto lontana, sebbene gli esagoni fossero così tanti che non avrebbe dovuto poterli discernere singolarmente, riusciva invece a distinguerli uno a uno.

Un’illusione percettiva, dunque, un trucco per affrontare la sovrabbondanza d’informazione.

Andava senza dubbio avvicinandosi, tuttavia si rese conto che in apparenza non si stava avvicinando affatto. Gli esagoni situati al centro del campo visivo rimpicciolivano infatti man mano che la distanza diminuiva, mentre quelli periferici si riducevano a una spettrale nebulosità.

Continuò a spostarsi gradualmente attraverso lo spazio, seguendo un’invisibile corrente, riducendo la distanza.

Sempre più vicina.

Finché non raggiunse la parete.

Ciascuna celletta esagonale presentava adesso una larghezza di circa un centimetro e mezzo, non più grande di un tasto, come se l’intera struttura altro non fosse, appunto, che un’immensa tastiera. Mentre guardava, ciascuna delle aree esagonali si ritrasse leggermente formando una superficie concava, incoraggiando il contatto delle sue dita.

Heather, rinserrata nel manufatto centauriano, respirò profondamente.

Sospesa nello psicospazio, sentì un formicolio sull’invisibile indice proteso, come fosse saturo di energia pronta a scaricarsi. Accostò il dito, quasi aspettandosi che scoccasse una scintilla a colmare il varco sino al più vicino tasto esagonale. Ma l’energia continuò, senza erompere, ad accumularsi in lei.

Mancavano cinque centimetri.

Poi quattro.

Ora tre.

Solo due.

Uno.

E, infine…

Contatto.

24

Kyle e Stone pranzavano all’Abbeveratoio; durante il giorno le lampade Tiffany rimanevano spente e le finestre sgombre di tendaggi, facendo assomigliare il locale più a un ristorante che a un bar… sebbene il menù continuasse a propendere per una semplicità da pub.

— Oggi è venuto a trovarmi il rettore Pitcairn — dichiaro Kyle, aggredendo una pantagruelica porzione di pane, formaggio e sottaceti. — È letteralmente entusiasta del mio lavoro sul calcolo quantico.

— Pitcairn — ribatté Stone in tono sprezzante. — Proprio un neandertal, quel tipo. — Fece una pausa. — Be’, non nel vero senso del termine, ovviamente… comunque gli assomiglia di brutto, sopracciglia sporgenti e tutto il resto.

— Forse ha un po’ di sangue neandertal nelle vene — azzardò Kyle. — Non è questa la teoria? Che l’Homo sapiens sapiens dell’Europa orientale si sia incrociato con l’Homo sapiens neanderthalensis, sicché per lo meno qualcuno di noi moderni si porta appresso geni neandertal?

— Ma dove sei vissuto, Kyle, in una caverna? — domandò Stone, sottolineando la battuta con uno sbuffo compiaciuto. — Sono quasi vent’anni che abbiamo frammenti di DNA mitocondriale di origine neandertal, e circa diciotto mesi fa siamo riusciti a ottenere una sequenza completa di DNA nucleico. La Natura delle Cose gli ha dedicato un’intera puntata.

— Be’, come dici tu, nessuno guarda più gli stessi programmi.

Stone approvò con un grugnito. — A ogni modo, il problema è stato risolto. Non è mai esistita una roba come l’Homo sapiens neanderthalensis. Nel senso che l’uomo di Neandertal non era una sottospecie della stessa specie cui apparteniamo noi, bensì qualcos’altro. Homo neanderthalensis, una specie completamente diversa. Diciamo che forse, e sottolineo forse, un umano e un Neandertal avrebbero potuto generare un figlio, ma il frutto della loro unione sarebbe stato quasi certamente sterile, come un mulo.

— No — continuò Stone — è un ragionamento superficiale… sostenere che solo perché uno ha le arcate sopracciliari sporgenti allora deve anche avere sangue neandertal. Le creste sopracciliari rientrano fra le normali variazioni possibili per l’Homo sapiens, come il colore degli occhi o l’entità della membrana interdigitale fra il pollice e l’indice. Se si considerano elementi più caratteristici dell’anatomia neandertal, tipo la cavità nasale con le sue escrescenze triangolari, o l’attaccatura fra muscoli e arti, o anche la totale mancanza di mento, la differenza fra loro e gli umani moderni risulta evidente. — Bevve un sorso di birra. — I Neandertal sono completamente estinti. Furono signori del creato per forse centomila anni, ma noi li abbiamo soppiantati.