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«Noal qui può raccontarvi cos’è accaduto meglio di me» replicò Mat, rimettendosi il cappello in testa. «Dormirà qui con voi. Stasera mi ha salvato la vita.»

Questo causò esclamazioni di sorpresa e urla di approvazione per Noal, per non parlare di pacche sulla schiena che per poco non fecero crollare il vecchio. Vania si limitò a tenere il segno del libro con il suo dito grassoccio e a sedersi sull’angolo del suo sottile materasso. Appoggiando il suo fagotto su un letto libero, Noal raccontò la storia con mimica elaborata, minimizzando il suo ruolo e descrivendosi perfino come una sorta di buffone che era scivolato nel fango ed era rimasto a guardare a bocca aperta il gholam mentre Mat combatteva come un campione. L’uomo era un cantastorie nato, abile quanto un menestrello nel far vedere ciò che descriveva. Harnan e le Braccia Rosse risero di cuore, sapendo quello che stava facendo per non rubare la scena al loro capitano e approvandolo, ma il riso si spense quando arrivò alla parte in cui l’assalitore di Mat era scivolato via attraverso un minuscolo buco nel muro. Riuscì a far visualizzare anche quello. Vanin mise giù il suo libro e sputò di nuovo attraverso i denti. Il gholam aveva lasciato Vanin e Harnan mezzi morti nel Rahad. Mezzi morti perché inseguiva un’altra preda.

«Quella cosa mi vuole per qualche motivo, sembra» disse Mat con leggerezza quando il vecchio finì e sprofondò sul letto coi suoi averi, apparentemente esausto. «È probabile che abbia giocato a dadi con me in qualche occasione che non ricordo. Nessuno di voi deve preoccuparsi, sempre che non vi mettiate fra quella cosa e me.» Sogghignò, cercando di rendere tutto uno scherzo, ma nessuno accennò neanche un sorriso. «In ogni caso, domattina dividerò l’oro fra voi. Riserverete un passaggio sulla prima nave diretta a Illian e porterete Olver con voi. Anche Thom e Juilin, se verranno.» Immaginava che almeno il cacciatore di ladri l’avrebbe fatto, per lo meno. «E Nerim e Lopin, ovviamente.» Si era abituato ad avere un paio di servitori che badassero a lui, ma non ne aveva affatto bisogno qui. «Talmanes dev’essere da qualche parte vicino a Caemlyn a quest’ora. Non dovreste avere molti problemi a trovarlo.» Quando se ne fossero andati, lui sarebbe rimasto solo con Tylin. Per la Luce, avrebbe preferito affrontare il gholam di nuovo!

Harnan e le altre tre Braccia Rosse si scambiarono delle occhiate, Fergin che si grattava la testa come se non riuscisse a capire. Forse era così. L’uomo ossuto era un buon soldato — non il migliore, certo, ma abbastanza abile — tuttavia su altre cose non era molto sveglio.

«Questo non sarebbe giusto» si permise di dire Harnan infine. «Tanto per dirne una, se tornassimo senza di te, lord Talmanes ci farebbe spellare.» Gli altri tre annuirono. Fergin poteva capirlo.

«E tu, Vanin?» chiese Mat.

L’uomo grasso si strinse nelle spalle. «Se porto via quel ragazzo da Riselle, mi sbudellerà come una trota la prima volta che vado a dormire. Io lo farei, nei suoi panni. Qui comunque ho tempo per leggere. Non ho molte occasioni di farlo lavorando come maniscalco.» Quello era uno dei mestieri itineranti che affermava di praticare. L’altro era lo stalliere. Per la verità, era un ladro di cavalli e un bracconiere, il migliore in due nazioni e forse più.

«Siete tutti matti» disse Mat corrucciato. «Solo perché vuole me, non significa che non vi ucciderà se vi mettete in mezzo. L’offerta rimane aperta. Chiunque riacquisti un po’ di buonsenso può andare.»

«Ho visto gente come te prima d’ora» disse Noal all’improvviso. Il vecchio incurvato era l’immagine dello sfinimento e dell’età avanzata, ma i suoi occhi erano vividi e acuti mentre studiava Mat. «Alcuni uomini hanno attorno a loro un atteggiamento che fa sì che altri uomini li seguano. Alcuni conducono alla rovina, altri alla gloria. Penso che il tuo nome possa finire nei libri di storia.»

Harnan parve confuso almeno quanto Fergin. Vanin sputò e si appoggiò all’indietro, aprendo il suo libro.

«Se tutta la mia fortuna mi abbandona, forse» borbottò Mat. Sapeva cosa ci voleva per entrare nelle storie. Un uomo poteva rimanere ucciso, facendo quel genere di cose.

«Meglio ripulirti prima che lei ti veda» se ne uscì Fergin all’improvviso.

«Tutto quel fango le farà di certo saltare la mosca al naso.»

Strappandosi via il cappello con rabbia, Mat uscì a lunghi passi senza una parola. Be’, a passi lunghi quanto poteva, zoppicando sul suo bastone da passeggio. Prima che la porta si chiudesse dietro di lui, udì Noal che iniziava una storia su una volta in cui aveva viaggiato su una nave del Popolo del Mare e aveva imparato come fare il bagno nell’acqua salata fredda. Almeno era così che cominciava. Mat intendeva ripulirsi prima che Tylin lo vedesse — davvero — ma mentre zoppicava attraverso corridoi alle cui pareti pendevano tendaggi, che la gente di Ebou Dar chiamava drappeggi estivi poiché evocavano quella stagione, quattro servitori del palazzo in livrea verde e bianca e non meno di sette cameriere gli suggerirono che magari voleva farsi un bagno e cambiarsi d’abito prima che la regina lo vedesse, offrendosi di preparargli una vasca e andargli a prendere indumenti puliti senza che lei ne venisse a conoscenza. Non sapevano tutto di lui e Tylin, grazie alla Luce — nessuno, tranne Tylin e lui stesso, conosceva le parti peggiori — ma sapevano dannatamente troppo. Peggio ancora, approvavano tutti, fino all’ultimo maledetto servitore nell’intero maledetto Palazzo di Tarasin. Tanto per cominciare, Tylin era la regina e poteva fare quello che voleva, sempre che la cosa non li coinvolgesse. D’altro canto, era sempre stata sull’orlo della collera fin da quando i Seanchan avevano catturato la città e, se Mat Cauthon ripulito e splendido nei suoi merletti poteva impedire che se la prendesse con loro per delle sciocchezze, allora lo avrebbero strofinato dietro le orecchie e lo avrebbero infiocchettato di merletti come un regalo per il Giorno del Sole!

«Fango?» disse a una graziosa cameriera sorridente, allargando le gonne in una riverenza. Ci fu un luccichio nei suoi occhi scuri e la scollatura del suo corpetto mostrò un seno tanto generoso da rivaleggiare quasi con quello di Riselle. In un altro momento si sarebbe soffermato un po’ a godersi la vista. «Quale fango? Io non vedo affatto fango!» La bocca della cameriera si spalancò e lei si dimenticò di raddrizzarsi, fissandolo con le ginocchia piegate mentre lui zoppicava via.

Juilin Sandar, svoltando rapidamente un angolo, gli finì quasi addosso. Il cacciatore di ladri tarenese fece un balzo indietro con un’imprecazione soffocata, la sua faccia bruna che si faceva grigia quando si rese conto di chi l’aveva quasi travolto. Poi borbottò una scusa e fece per affrettarsi a proseguire.

«Per caso Thom ti ha coinvolto nelle sue sciocchezze, Juilin?» disse Mat. Juilin e Thom condividevano una stanza giù negli alloggi dei servitori, e non aveva scuse per trovarsi quassù. In quella scura giacca tarenese che si allungava fino alla cima dei suoi stivali, Juilin sarebbe risaltato fra i servitori come un papero in un pollaio. Suroth era molto severa per cose del genere, più severa di Tylin. L’unica ragione che Mat poteva trovarci era qualunque affare di cui Thom e Beslan si stessero impicciando. «No; non dirmelo. Ho fatto un’offerta ad Harnan e agli altri, ed è aperta anche a te. Se vuoi andartene, ti darò il denaro per farlo.»