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Ovviamente Alwhin aveva trovato le due sul’dam con indosso il collare e le aveva denunciate a Suroth. E Suroth aveva difeso l’impero proteggendo Renna e Seta, per quanto fosse pericoloso. E se all’improvviso avessero cominciato a incanalare? Forse sarebbe stato meglio per l’impero se lei avesse inscenato la loro morte, anche se uccidere una sul’dam era considerato omicidio anche per il Sommo Sangue. Due morti sospette fra le sul’dam avrebbero di certo portato l’intervento dei Cercatori. Quindi Renna e Seta erano libere, se così si poteva dire, non essendo loro mai permesso di essere complete. Alwhin aveva fatto il suo dovere ed era stata premiata diventando la Voce di Suroth. Anche Suroth aveva svolto il suo compito, per quanto sgradevole. Non c’era alcuna nuova prova. La sua fuga era stata per niente. E, se fosse rimasta, non sarebbe finita a Tanchico, un incubo che voleva dimenticare ancor più di Falme.

Una squadra di Sorveglianti della Morte marciò lì vicino, splendenti nelle loro armature, e Bethamin si fermò per guardarli passare. Lasciarono un’onda tra la folla come un galeone a gonfie vele. Nella città, nel paese ci sarebbe stata letizia quando Tuon si fosse finalmente rivelata, e celebrazioni come se fosse appena arrivata. Provò un colpevole piacere nel pensare in questo modo alla Figlia delle Nove Lune, come quando da bambina faceva qualcosa di proibito, anche se, naturalmente, finché Tuon non si fosse tolta il velo, era soltanto la Somma Signora Tuon, dello stesso rango di Suroth. I Sorveglianti della Morte incedettero oltre, cuore e anima dedicati all’imperatrice e all’impero, e Bethamin andò nella direzione opposta. Era appropriato, dato che il suo cuore e la sua anima erano dedicati a preservare la sua stessa libertà. I cigni dorati del cielo era un nome altisonante per una minuscola locanda che si trovava fra una stalla pubblica e un negozio di oggetti laccati. La bottega era piena di ufficiali dell’esercito che compravano qualsiasi cosa, la stalla era piena di cavalli acquistati alla lotteria e non ancora assegnati, mentre I cigni dorati era piena di sul’dam. Piena zeppa, in effetti, almeno una volta scesa la notte. Bethamin era fortunata ad avere solo due compagne di letto. Avendo ordini di alloggiare quanti più poteva, la locandiera ne metteva quattro o cinque in un letto quando pensava che ci sarebbero entrati. Tuttavia l’alloggio era pulito e il cibo piuttosto buono, anche se particolare. E, dato che l’alternativa era probabilmente un fienile, era lieta di condividerlo.

A quest’ora, i tavoli rotondi nella sala comune erano vuoti. Alcune delle sul’dam che vivevano lì avevano di certo dei compiti, e il resto voleva semplice evitare la locandiera. A braccia conserte, Darnella Shoran stava osservando diverse servitrici che spazzavano alacremente il pavimento di piastrelle verdi. Una donna scarna con capelli grigi arrotolati sulla nuca e una lunga mascella che le dava un aspetto belligerante, potrebbe essere stata una der’sul’dam malgrado il ridicolo coltello che indossava, il suo manico costellato di dozzinali gemme rosse e bianche. Si supponeva che le servitrici fossero donne libere, ma quando la locandiera parlava balzavano come se fossero sua proprietà.

Bethamin stessa ebbe un leggero sussulto quando la donna le girò attorno. «Sei al corrente delle mie regole riguardo gli uomini, comare Zeami?» domandò. Dopo tutto questo tempo, il modo lento in cui queste persone parlavano sembrava ancora più strano. «Ho sentito delle vostre strane usanze e, se tu sei così sono affari tuoi, ma non sotto il mio tetto. Se vuoi incontrarti con degli uomini, lo farai altrove!»

«Ti assicuro, non mi sono incontrata con uomini qui o altrove, comare Shoran.»

La locandiera la guardò con diffidenza. «Be’, è venuto qui chiedendo di te per nome. Un bell’uomo biondo. Non un ragazzo, ma nemmeno molto vecchio. Uno della vostra estrazione, che strascicava la parole tanto da essere quasi incomprensibile.»

Assumendo un tono conciliante, Bethamin fece del suo meglio per convincere la donna che non conosceva nessuno che rispondesse a quella descrizione e che i suoi doveri non le lasciavano tempo per gli uomini. Entrambe le cose erano vere, tuttavia avrebbe mentito, se necessario. I cigni dorati non era stata precettata, e tre in un letto era di gran lunga preferibile a un fienile. Cercò di scoprire se alla donna sarebbe piaciuto qualche regalino ora che andava a far compere, ma lei sembrò davvero offesa quando le suggerì un coltello con gemme più colorate. Non intendeva nulla di costoso, niente di simile a una corruzione, non proprio, tuttavia comare Sohan parve prenderla a quel modo, sbuffando e accigliandosi con indignazione. In ogni caso, non era sicura di essere riuscita a far cambiare idea alla donna neanche un po’. Per qualche ragione, la locandiera sembrava credere che passassero tutto il loro tempo libero impegnate in attività depravate. Era ancora corrucciata quando Bethamin cominciò a salire per le scale senza corrimano da un lato della sala comune, facendo finta di non avere altri pensieri oltre alle compere.